venerdì 31 gennaio 2014

Why? - frame - narrativa


La musica degli Eurythmics avvolgeva il locale in una soffice coperta e mentre Annie Lennox cantava, how many times… quante volte devo tentare di dirti che mi dispiace per le cose che ho fatto… io guardavo rassegnato due occhi a mandorla che facevano capolino dietro un enorme White Russian e mi domandavo insieme a lei: «Why?»
Perché quel delinquente di Mario non mi restituisce i miei soldi, invece di farmi regali di questo genere?
Perché quella canaglia non mi dice che i soldi non li ha e che forse non li avrà mai, invece di scaricare dentro il mio bar tutte le ragazze di cui si vuole liberare? 
Il cadeau orientale arrivava certamente dal night del mio ex socio in affari, era incartato e infiocchettato come un uovo di Pasqua; non aveva ancora un nome, non parlava, non mi guardava, ma in compenso beveva come un marinaio in libera uscita.

Quel farabutto di Mario era arrivato con la ragazza che mancavano pochi minuti alle due e sfoderando il suo prezioso sorriso di porcellana finissima, quello che si era comprato anche con i miei denari, aveva ordinato da bere per entrambi. Poi si era allontanato alla chetichella, forse con la solita scusa delle sigarette, o con un’altra fandonia del suo repertorio e non era più tornato.
«Ti ha mollato?» le domandai, prendendo il bicchiere vuoto sul bancone.
«No!» mi rispose con calma, scrollando i lunghi capelli neri dalle esili spalle nude e guardandomi finalmente negli occhi, «Sono io che sono voluta restare.» 
Poi sorrise e sciorinando un italiano quasi perfetto aggiunse:
«I tuoi drink sono i migliori che abbia bevuto da quando sono in Italia.»
«Forse sei arrivata soltanto l’altro ieri.» risposi cercando di nascondere la mia soddisfazione, «Te ne faccio un altro, l’ultimo, poi te ne devi andare… come vedi, stiamo per chiudere.»

Invece non andò così e quello non fu l’ultimo bicchiere. Dopo il secondo White Russian eliminai la panna fresca, trasformando il terzo drink in un ben più sobrio Black Russian. In seguito tolsi anche il liquore al caffè, versando nel bicchiere solo un po’ di vodka e molto, molto ghiaccio.
A quel punto, dopo che anche l’ultima coppia si era schiodata dalle poltrone, dopo che tutto il personale, un giovane cameriere croato, lesto di piede e di testa, era scappato dalla porta di servizio, solo allora mi disse:
«Portami al mare!»
«Non dobbiamo fare molta strada.» le risposi, cercando di capire quanto fosse ubriaca, «Dobbiamo solo attraversare il lungomare, mettere i piedi sulla spiaggia e siamo arrivati.»
«Allora che aspetti!» disse scendendo con agilità insospettata dallo sgabello.

I piedi sulla sabbia li pose mentre io camminavo ancora sulle strisce pedonali, nei pressi delle prime cabine raccattai le sue scarpe che mi parvero incredibilmente piccole, all’altezza degli ombrelloni raccolsi l’abitino di seta verde, leggero come una farfalla, e sul bagnasciuga le onde mi restituirono un paio di slip che avevo scambiato per il guscio di un granchio.
Rabbrividii guardandola giocare tra la spuma delle onde. Era già la fine di settembre, l’aria era fresca e l’acqua non era per nulla invitante.
Mi sedetti su una sedia a sdraio abbandonata sulla spiaggia libera e rimasi a guardarla sotto la luna.

Quando ritornò a riva, pareva sapesse dove mi trovavo. Mi corse incontro leggera e gioiosa, sfiorando la sabbia e scrollando dai lunghi capelli neri l’acqua salata.
Si raggomitolò per il freddo sul mio grembo, nascondendo la testa bagnata tra le mie braccia. Solo quando smise di ridere e cominciò a tremare capii che aveva smaltito la sbornia e forse era già pentita di trovarsi in quella situazione. Mi tolsi la camicia e con questa cercai di asciugarla; mentre le accarezzavo le spalle, sentii la punta dei suoi piccoli seni premere sul mio petto e le sue labbra umide posarsi sul mio naso.
«Nasone!» bisbigliò, e non aggiunse altro.
 In seguito appresi che il Between the Sheets non è soltanto un cocktail da bersi con molta cautela, ma anche una soluzione più comoda della sedia a sdraio; lei continuò a chiamarmi nasone passando in modo naturale dai bicchieri a calice ai piatti, dal mio stereo alla televisione e perfino dalla doccia al mio wc.
Finché un giorno scoprì che il Ciù Ciù, la Passerina e il Pecorino non erano quello che pensava, ma tre ottimi vini del Marchigiano e scomparve nella cantina di un ristoratore di Offida.

Quel disgraziato di Mario non si fa più rivedere da un pezzo. Ho sentito che non se la passa bene nemmeno lui. È pieno d’acciacchi, la moglie l’ha lasciato e i figli sono finiti in Australia o in qualche posto dall’altra parte del mondo. I soldi non me li ha mai restituiti e, anche se finge di aver perduto la memoria, io la rivedrei volentieri quella canaglia, perché non gli credo e sono convinto che almeno lui se lo ricordi ancora il nome di
quella ragazza malese.


11 commenti:

  1. Mi hai ricordato la famosa scena di Anita Ekberg che nel film "La dolce vita" fa il bagno nella Fontana di Trevi. E sono stato invaso dalla malinconia, pur non essendo presente all'avventura del tuo protagonista sulla spiaggia :-))
    Inutile dire che il racconto è piacevolissimo da leggere.
    E ora una tiratina d'orecchi: da perfetto padrone di casa, sei sempre il primo a commentare per accogliere con un sorriso noi autori che ti forniamo la "robba".
    Tale garbo istituzionale, a mio parere, sarebbe da mettere in atto anche per i tuoi testi, in modo da non creare discriminazioni e sospetti di partigianeria :-))

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    1. Quasi sempre Salvo, quasi sempre sono il primo a commentare e con piacere.
      Io avrei anche un orto da mandare avanti, quattro galline da non far morire di fame e mi è rimasto pure un coniglio da accudire, senza contare i cani e gatti, pertanto quando non mi vedi da queste parti pensaci tu Salvo a fare gli onori di casa, sei bravissimo ;-)
      Ciao

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  2. Serenella Tozzi31 gennaio 2014 20:00

    Piacevole e distensivo questo racconto, quello che ci voleva in questa giornata di pioggia continua per risollevare un po' il morale. Qui intorno è tutto un lago... e non smette. E' fuori uso pure il telefono, si rifiuta di funzionare con tutta questa umidità.

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    1. Ah... ecco perchè fa sempre tu...tu...tu... :-) Grazie

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  3. Credo poter dire con sufficiente certezza che questa per me è non è stata una lettura ma una rilettura. E se non ho sognato, mi par di ricordare diversi passaggi.
    Bella atmosfera, ottima scrittura, apprezzo molto (sicuramente avrò apprezzato anche la volta precedente). Speriamo solo di non essermelo immaginato, nel qual caso la figura di m. è assicurata e c'è da preoccuparsi per la mia salute mentale.

    Franco "Pale"

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    1. Sì non ti sbagli, non è nuovo. L'ho rispolverato per fargli prendere aria altrimenti nel cassetto prendono la muffa. proverò con la naftalina. Grazie

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  4. Scritto bene, diretto, non si perde in chiacchiere inutili, manca qualche guizzo di originalità, ma in questi temi credo sia impossibile trovarne, tutto è un deja vu, ti sei destreggiato abbastanza bene, tra musica drink e cocotte, per restare nell'aia, hihihi, dai, niente male.

    Lola

    te capì il frame?!

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    1. S' è sempre la solita storia, niente di nuovo all'orizzonte. Grazie

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  5. Il ristorante era rinomato, la combriccola allegra, l'appetito ragguardevole.
    Arrivato il mio turno nell'ordinazione, mi imbattei in una proposta altisonante, sufficientemente blindata linguisticamente, dal prezzo sostenuto.
    La scelsi nella certezza di una raffinatezza culinaria.
    Mi vidi recapitare sul piatto una polpetta di carne cruda tritata, con una spruzzatina di parmigiano e verzure d'abbellimento.
    Così può accadere per una storia letteraria, narrativa o poesia.
    L'Autore di pregio, ma la creazione scadente.
    Non in questo caso, però.
    Complice la brevità, la storia si snoda su due piani perfettamente allineati.
    Spezzando il ritmo e la tensione, in modo fintamente svagato, per poi riannodare i fili delle sceneggiatura.
    Ci ho trovato anche una elevata conoscenza da barman, chissà se frutto della precedente esperienza da trattore.
    Comunque, di fronte a tanta capacità... alcolica mi son sempre sentito spiazzato: come faranno ad ingollare tanto spirito quando io al secondo bicchierino cado preda di un'insopportabile emicrania?
    < Fortunato te >, mi diceva con la voce impastata un alcolizzato all'ultimo stadio.
    Poi c'è la malese.
    Ecco, mi vengono in mente i ragazzoni americani con le vietnamite al tempo della guerra, minute e servizievoli.
    Dalle mie parti c'è un emporio cinese: quando vi entro rimango stupito delle commesse.
    Sembrano bambine con la faccia da adulte.
    Ecco, forse ad amoreggiarvi proverei un certo senso di imbarazzo e prevaricazione.
    Chissà.
    Molto bravo, anche a scatenare tutte queste mie impressioni, alla mia età poi....
    Siddharta.

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    1. Troppo buono Sid e troppo modesto... Grazie

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  6. io me lo ricordavo, ecco perchè passo adesso (sono quasi certo di averlo letto altrove); è un cocktail di incontri e partenze, delusioni e illusioni, che si beve d'un fiato, per restare in tema.

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