mercoledì 19 febbraio 2014

Amici Scrittori: Perché e Come Evitarli - di Andrea pelliccia


EmanueleProperzi, autore di diversi corsi di auto-promozione libraria che hanno aiutato decine e decine di scrittori a vendere migliaia di copie, ospitando sul suo blog il pezzo di Andrea Pelliccia, giovane autore di belle speranze, si è voluto divertire punzecchiando gli scrittori che frequentano il suo corso. Ai limiti della parodia, dissacrante, ironico e molto istruttivo ecco la prima parte dell'articolo:

Amici Scrittori: Perché e Come Evitarli 
Può capitare di avere, tra i parenti, gli amici, i conoscenti, uno scrittore o una scrittrice. Sconosciuti ai più, alle prime esperienze, ma fermamente ed entusiasticamente convinti che la strada del successo prima o poi si spianerà ai loro piedi.

Può capitare. E se capita, credetemi, è un’autentica disgrazia. Per almeno due motivi.
Il primo.
Lo scrittore o scrittrice (d’ora in poi userò solo la forma maschile sperando che questa scelta non provochi manifestazioni di piazza o interrogazioni parlamentari), in quanto tale, scrive libri. Non solo li scrive ma pretende che vengano acquistati e addirittura letti. Quelli più audaci e sfacciati reclamano perfino il parere dei lettori.
Ora, non tutti possono vantare di avere come amici penne raffinate come Federico Moccia o Fabio Volo: perciò si dà per scontato che il libro proposto dall’amico scrittore faccia cagare. Magari non è così, magari è appena sbocciato un nuovo talento, ma è meglio restare nel dubbio che intaccare il proprio capitale.
Sì, perché ad amici e parenti viene chiesto dallo scrittore di acquistare quel libro, di pagare per avere qualcosa che non vogliono. Il prezzo, poi, è esorbitante: in media una quindicina d’euro. Il calcolo per stabilire a cosa si debba rinunciare per avere quell’oggetto inutile è presto fatto. Tre pacchetti di sigarette o una pizza con birra o un biglietto di curva allo stadio.

Il dramma dell’incontro con lo scrittore
Si pone così il problema di evitare accuratamente contatti con l’amico scrittore, in particolare nell’anno successivo alla pubblicazione del libro. Di certo, non si può fingere di ignorare che la persona abbia pubblicato un libro. Non lo si può ignorare perché lo scrittore ha divulgato l’uscita del libro attraverso tutti i social network, citofono compreso, reiterando l’annuncio con cadenza bisettimanale (nella migliore delle ipotesi).
Ci si trova allora in situazioni agghiaccianti: l’incontro casuale con l’amico scrittore fa più paura che camminare soli di notte per le strade di Bogotà.
Se lo sfortunato incontro avviene occorre evitare, glissare, cercando, se possibile, di non sfociare nella maleducazione. Ecco un tipico dialogo.
Scrittore entusiasta: “Ciao, come stai? Lo sai che ho appena pubblicato un libro?”
Segue un gesto che terrorizza: lo scrittore mette una mano nella propria borsa per estrarre non un coltello (magari!) ma una copia del libro.
Malcapitato interlocutore (mantenendosi sul vago): “Ah sì, credo d’avere letto qualcosa su Facebook. Complimenti!”
Il sorriso che segue è falsissimo, come testimonia l’incipiente sudorazione. Ma allo scrittore non importa: insiste. Risponde con un ampio sorriso e pone sotto il naso dell’interlocutore il temuto oggetto cartaceo.
Ecco il momento peggiore. “Sei fortunato, si dà il caso che ne abbia con me una copia. Il prezzo di copertina è sedici euro ma a te che sei un amico lo offro a quindici.”
Seguono considerazioni tanto rassicuranti quanto farneticanti: “Sai, sono state vendute già molte copie, l’editore è entusiasta di come stanno andando le vendite.”
L’autore ha letto qualche testo di marketing letterario e prova a mettere in atto, senza alcun pudore, le strategie consigliate.
È difficile contrattaccare, ribattere: l’incontro era inatteso, non erano state predisposte le dovute contromisure.
Il debole cede subito: “Va bene, lo prendo”, sussurra, consapevole del fatto che maledirà quel giorno e quell’incontro per il resto della propria esistenza. Guarda con commiserazione quella banconota da dieci e quella banconota da cinque euro che escono dal portafoglio: per loro sognava un destino migliore.
“Bravo, ottima scelta, non te ne pentirai. Ho qui la penna, ti scrivo anche una bella dedica”. Al danno (economico ed esistenziale) segue la beffa.
Qualcuno prova a opporre resistenza: “Lo prenderei volentieri ma sono uscito senza soldi.”
Purtroppo lo scrittore ha la risposta pronta: “Ah, non c’è problema, c’è un bancomat lì, dietro l’angolo.”
Per inciso, lo scrittore non si azzarda a dire: “Prendilo, poi mi darai i quindici euro con calma”, perché sa bene che non vedrà mai quei soldi.
Si consulta nervosamente l’orologio, ci si guarda intorno con sgomento, alla ricerca di qualcosa, qualcuno che fornisca una scusa valida per andarsene subito da quel luogo maledetto. Ma a quel punto la situazione è compromessa: difficile tornare a casa a mani vuote e senza le tasche alleggerite.

Allora, che fare? Come comportarsi?
L’unica soluzione che mi sento di suggerire, se già avete tentato senza successo quella dell’ipocrisia, è la maleducazione. Lo scrittore va affrontato a viso aperto, con decisione. Se non si riesce a fingere di non vederlo (magari l’incontro avviene in un vicolo) bisogna intervenire subito. Non appena lo scrittore vi saluta con sorriso affabile e cordiale, la reazione deve essere pronta: “Ciao, scusami ma vado di fretta!”

La fuga non di corsa ma a passo veloce è l’inevitabile azione seguente.
L’autore del libro resterà sgomento, offeso. E questo, oltre all’integrità del portafoglio, è il secondo vantaggio: non vi cercherà più. Sì, perché gli scrittori sono permalosi e non tollerano di essere trattati con sufficienza.


Andrea Pelliccia



10 commenti:

  1. Divertentissimo, una prosa frizzante che mette il dito nella piaga a proposito delle tante insulsaggini che circolano abbondantemente sulla carta stampata.
    Ma che, purtroppo, non incoraggerà nessun amico scrittore a intraprendere altro mestiere (più remunerativo per sé e per gli altri).

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  2. ah ah fantastica,. geniale e, ahimé, non così lontano dalla realtà... per evitare di andare alle preserntazioni credo che la scusa migliore sia questa: "Sono stato assoldato come killer: l’omicidio era proprio all’ora della tua presentazione (scusa da usare con delicatezza: se lo scrittore non è sufficientemente intelligente da cogliere la vostra ironia potrebbe denunciarvi alle autorità competenti)". Bellissima e credibile

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  3. uah uah uah
    io una volta mi son nascosta dal tabacchino di fiducia, sperando che lo scrittore in erba perdesse le mie tracce.
    E invece nisba.
    Si vede che ero sottovento. Oppure tra i superpoteri dello scrittore in erba, c'è anche il superolfatto. :)

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  4. Serenella Tozzi20 febbraio 2014 12:26

    Ahaha! Mi sono sempre piaciute le istantanee. ;-))

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  5. Intanto con la scusa dell'articolo, si è fatta la promozione a due libri del Pelliccia ( col < continua a leggere > ).
    Io sono più duro, alla Grillo...
    Siddharta

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    1. Oddio... quel continua a leggere è di mia iniziativa, perchè l'articolo intero mi sembrava troppo lungo, e poi era doveroso, dal momento che non è farina del mio sacco io non ho mai difficoltà a citare la fonte. E' una forma di collaborazione tra blogger.
      Per il resto invece hai perfettamente ragione, anche questa è una forma di autopromozione. Questa gente ci campa con queste cose ed io non ci trovo assolutamente niente di male, anzi. Che poi, come in questo caso ci abbia guadagnato Pelliccia, se lo merita anche, il pezzo è buono.

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    2. Serenella Tozzi20 febbraio 2014 20:23

      Una sponsorizzazione così è più accettabile, anzi, rimane simpatica e non ti chiama in causa direttamente.

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  6. Franco a me il pezzo non sembra così buono, sfido chiunque fra voi che avete commentato: sono sicura che scrivereste molto meglio.
    Se poi ci si accontenta, ok, e non mi dire che faccio la maestrina sennó non ti commento piu.
    Occhio in fondo che hai messo due volte lo stesso periodo, mi sa che stai invecchiando frame,
    Per quanto riguarda il pezzo trovo troppo facile l'ironia, io a quelli lì gliela canterei in faccia la verità, hahaha, altro che comprare il libro.
    Eppure ho fatto di peggio, li ho anche commentati un paio su richiesta dell'autore cercando di essere gentile e non mi hanno neanche detto grazie, vaffanbrodo.
    Ciao, a tout a l'heure forse, ciao
    Lola

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  7. Sì è vero, hai proprio ragione, sto invecchiando :-) E non puoi immaginare quanto!

    A parte lo stile e lo charme in esubero, tu invece che problemi hai? Sei sicura di stare bene?
    E se ti arrabbi adesso ti tarpo le ali e trasformo Lola Falena in rospo.... ah, ah, ah, ah Vuoi vedere che lo faccio hi, hi, hi
    Ciao neh

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