lunedì 24 febbraio 2014

Il ritorno di Yasmin . di Augusto Benemeglio

1.       L’amico ritrovato.
Mi telefona Nicola, è un sabato di dicembre , roba di ceneri di mare , sai la risacca quando trasporta un po’ di tutto, detriti , foglie morte, rumore d’ali, e poi contrabbassi, flauti e violini, voci morte, sabbia e piume … Sto a Roma, mi dice, anzi a Fiumicino, con mio fratello Ugo, e ti vengono in mente quella squadriglia di pescherecci e i gabbiani tra le sartie, e Baudelaire col suo Albatro, il poeta con l’ali grandi che non servono a niente, anzi sono d’impaccio, fanno ridere i marinai , se non voli…Tanti anni fa ci feci un filmino c’erano i pescherecci, i gabbiani, le vele, le sartie, il sole, e la voce – magnifica – di Placido Domingo, e insomma si poteva vedere. Ma, insomma, Gallipoli è tutt’altra cosa! …Non ci vediamo neppure stavolta? Ma come non ci vediamo, Nicola mio?... Certo che sì, quanto stai?... Domani parto. Ahi, ahi, l’eternità in un attimo da decidere… Ma cos’è l’eternità? È il mare mescolato al sole.



E quindi, eccomi già in macchina alla ricerca del mare, per Campo di Mare. Mi ritrovo sulla via crucis, un mese dopo la morte di mio fratello, i cui funerali sono stati celebrati proprio da quelle parti, nella chiesa di San Francesco D’Assisi, ma valli a ri-trovare quei posti, con il mio senso di …disorientamento(sic!) Chissà perché durante il viaggio mi vengono in mente i versi di Scotellaro, “M’avete fatto umano/baci dolenti, terre nascoste/ dove un dolore antico era prima del mio arrivo. Ricordati, mi sussurra Dario V. Caggia, mitico fondatore de L’Immaginale, che la psiche è memoria, una memoria che conserva un passato profondo, assoluto, originario, tracce dell’inconscio. E insomma mi sembra che qui, insieme all’Amico Ritrovato (sono tre anni che non ci vediamo), io possa ritrovare quelle immagini archetipiche della mia lontana etnia (da parte paterna) etrusca e maremmana.


2. Yasmin
Intanto sono arrivato in zona, ma trovare la villa di Ugo, che è, fisicamente, la metà esatta di Nicola, rimane un problema, nonostante le dettagliate indicazioni che lui stesso mi ha fornito via cellullare. Ho la fortuna che due ragazzi che orbitano in quella ex palude di Torre Flavia, in quella “Maremma laziale” dove un tempo c’era tutta l’avifauna migratoria, centinaia di migliaia di uccelli che vi sostavano, mi conducano loro, passo passo nel luogo in questione. E Nicola sta sulla strada, in attesa, con la lanterna di Diogene (s’è fatto già buio), e dopo un grande abbraccio m’introduce nella villa. C’è anche Gabriella, sorriso aperto di sole , che è porta, ponte abbraccio e incendio per Nicola, e poi la padrona di casa, la dolce, la soave Anna, coi pasticciotti salentini, (quanto tempo!) e il grappino aromatizzato, e poi Ugo, impareggiabile prefatore dell’ultimo mio libro, “Ritratti”: ex giornalista, ex docente universitario alla Luiss, ora inseguitore di lucciole con la faccia quieta della sera, ma ancora con l’inchiostro di china nel cuore, ancora palpitante di passioni e memorie, ( “I ricordi, queste ombre troppo lunghe per il nostro breve corpo”). Parliamo un po’ di tutto, di giornalismo, di viaggi, di bocce e di teatro, di farmacia e di pittura, di bellezza, d’arte ed ecco un’evocazione, Yasmin Brandolini D’Adda!. Chi è? Era un’artista. Ugo m’introduce in una delle tante camere e mi mostra un quadro: ecco, questa è una delle opere di Yasmin, una pittrice di fama internazionale. Era la moglie del conte Brando Brandolini D'Adda, ex Presidente della Readers Digest Italiana, in cui ho lavorato per tanti anni, anche come direttore. Poi ci siamo persi di vista, lui si è ritirato nel suo paese natio, Cison Valmarino, dove ha fatto il Sindaco per diversi anni. Yasmin, invece, era nata a Città del Capo, aveva conosciuto il conte alla fine degli anni Quaranta a Venezia, dove si trovava per approfondire lo studio della storia dell'arte. Tiziano, Giorgione Bellini, Tiepolo, Canaletto, Veronese, Marco Polo, Casanova, Otello e le nozze con il mare dei vari Dogi della Serenissima. Fu un amore travolgente, un delirio circolare di passione, ai margini del caos. Il corpo di Yasmin era come un’onda che rinasce da se stessa, in lei c’era un deserto immenso e la fonte segreta del silenzio africano, il suo grembo nell’oscurità era un terreno da abitare, il suo corpo si dispiegava come una vela, si ripiegava come la brace, come un cuore strappato dalla notte, il suo sguardo era una lampada che ti guida all’ingresso del sogno. In pochi mesi ci fu il matrimonio, in Sudafrica, poi il trasferimento in Italia, dove Ugo la conobbe, giovane e bellissima. Allora Yasmin lasciò tutto, pittura, pianoforte, musei, serate di gala e si dedicò completamente alla famiglia, al marito e ai suoi due figli, Annibale e Sebastiano. Solo dopo che i ragazzi crebbero e iniziarono a essere autonomi, la contessa si rituffò nell'arte.


3. Etelia
Ti posso dire solo che dipingeva con grande impegno e serietà, realizzando quadri come questo che vedi, Etelia, che è un collage molto originale, facendo uso della carta di lettere di antenati dei Brandolini che risalivano al 1564. Lo guardo a lungo, questo ritratto di donna un po’ espressionistico, un po’ metafisico, già sulla via dell’informale, ed è bello come una stella caduta nell’infinitudine dell’opale sanguigno, come la rosa di Milton, l’immarcescibile rosa che è fragranza, che risorge dalla tenere cenere per l’arte dell’alchimia, l’ardente e cieca rosa senza canto. E’ il suo autoritratto, disinvolto, quasi orgoglioso e cieco, come lo sono tutti i veri piaceri della vita. E Yasmin visse gli ultimi suoi quarant’anni facendo mostre ovunque, da Roma a Milano, da New York a Parigi, e più recentemente dal Palazzo dei Diamanti a Ferrara alla Casa del Mantegna, a Mantova; le sue opere sono presenti in molto gallerie private, in Italia e all’estero, in Inghilterra, Francia, Sudafrica e negli Stati Uniti. Nel 1987 Yasmin, con il marito, si era trasferita a Cison Valmarino, nella villa di famiglia dei Brandolini D'Adda, dove il conte, su insistenza pressante degli amici e dei cittadini, accettò di fare il sindaco dal 1990 al 1995. Yasmin, donna di vasta cultura, fedele al dettato kandiskiano, ha sempre lavorato in progetti in cui si realizzava l’ensamble tra poesia, pittura e musica, dove si integrava l'aspetto visivo e letterario. Kamdisky, - diceva Yasmin - ha rivoluzionato la pittura come Einstein ha rivoluzionato la scienza e Schonberg la musica. Yasmine ha poi vissuto a lungo a Milano, dove conobbe tutti i grandi personaggi della cultura degli anni settanta e ottanta. Amava ripetere spesso che la direzione culturale, che è stata sempre dei burocrati e dei preti, dovrebbe essere affidata agli intellettuali. Sono gli artisti, diceva, che devono gestire la cultura nel suo duplice aspetto di produzione e di consumo. Ma non è stato facile per una donna come lei, bella, affascinante, aristocratica, appartenente al jet set milanese, essere accettata nell'ambiente artistico. Racconta il figlio Sebastiano che ci sono stati diversi incontri-scontri con artisti e critici di una certa rinomanza, ma alla fine i fatti (le sue opere) stanno lì a testimoniare la validità della sua creatività artistica. L’arte non è decantazione o approfondimento della visione che si ha del reale, ma processo formativo dell’esperienza visiva. Allo stesso modo potrebbe dirsi che la poesia non è quintessenza ma processo formativo del linguaggio. La sua tecnica di base che io vedo rappresentata in due opere, “Etelia” e in “Figura seduta”, si rifà al primo Klee, al primo Kandinskij, con una sua originalità, un retaggio, inconscio forse, dell’arte antica degli egizi, dell’arte greca e pompeiana, una sorta di elegia funeraria, la patetica nostalgia del sonno e del riposo come momento di grazia supremo che gli dei concedono all’uomo nei momenti in cui dimenticano il giardino, il profitto, il fango, la new age e il futuro. Ci sono stati critici di una certa rinomanza e scrittori come Dino Buzzati, Giuseppe Marchiori che hanno scritto cose bellissime su di lei. Nei suoi quadri c’è lo spazio di un gesto, un viaggio nel luogo dei luoghi, un mosaico di tessere incediate dalla meraviglia. E alcuni studenti universitari hanno fatto delle ricerche e tesi di laurea sulla sua opera.

Yasmine si è spenta nella sua casa di Milano a 82 anni, serenamente, silenziosamente, mentre dal sedile in ombra guardava le luci disperse della città. Era di venerdì, il 7 luglio 2007, la sua salma è stata trasportata nel castello di Cison, nella tomba di famiglia: «La ricordo come una signora distinta e molto cordiale- disse il Sindaco - . Amava l'arte ed aveva una grande passione per ciò che faceva, amava vivere e amava la vita. Ora riposa per sempre qui da noi, accanto al marito Brando, scomparso nel 2001.

Ormai s’è fatto tardi, devo andare. Ma Ugo mi porta nel suo giardino, mi fa vedere le sue luci natalizie, che fanno una sorta di pleiade in un silenzio addormentato, mi fa sentire l’odore del gelsomino, l’arco dell’androne. E poi è tutto un abbraccio da fine d’anno con Anna, Ugo, Gabriella, Nicola, un sedimento di eternità, un sapore del mondo. Eccolo l’amico di sempre, che mi fa da alfiere e da ansiosa guida fino all’imbocco delle luci dell’Aurelia. Ciao, Nicola, ci rivedremo ancora presto, per convertire di nuovo l’oltraggio degli anni in una stretta di mano, in un sorriso, in una nuova luminaria a Campo di Mare.

3 commenti:

  1. Serenella Tozzi25 febbraio 2014 15:57

    Bella commistione fra ricordi d'amicizia autentica e ricordi d'arte.
    Una giornata così partecipata nei ricordi che me ne sono sentita partecipe anch'io.

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  2. Un personaggio pieno di fascino questa Yasmin. Non famosa, ma certamente molto nota nell'ambiente dell'arte e della nobiltà. Ho cercato le sue opere sul web, ma ho trovato poche cose, anzi quasi nulla. Peccato.
    Ciao e complimenti.

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  3. Bello questo racconto limato sul filo dell'amarcord, cha ha saputo giocare con artistiche amicizie e ricordi cosmopoliti. Ben scritto. Pulito e onesto. Tra l'altro ha avuto il pregio di farmi ricordare certi scritti di quello che per me è il miglior Arbasino. complimenti all'autore e a Franco per averlo scelto. ciaoooooo

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