martedì 18 febbraio 2014

Marco Antonio generale romano - Appunti di storia - Serenella

Marco Antonio, ma anche le tormentate vicende della sua storia d'amore con Cleopatra.


 Ancora oggi, quando si vuole indicare un uomo robusto, di alta statura e di bell'aspetto, si suole dire "è un "Marcantonio".
E Marco Antonio doveva essere proprio così, un uomo robusto e dal fisico atletico, come rimasto nel detto popolare (al contrario di Ottaviano, che viene descritto come un tipo mingherlino e malaticcio... anche se poi è morto vecchissimo e con un grande potere fra le mani). 
Antonio, dopo Cesare, divenne l'amante della più affascinante donna del momento: Cleopatra. Però, dai busti e dalle effigi sulle monete non si direbbe che Antonio fosse veramente un tipo così imperdibile, e lo stesso vale per Cleopatra... ma le monete sono monete ed inoltre gli storici ci hanno tramandato che Cleopatra era una donna affascinante più che bella.


Marco Antonio era nato a Roma il 14 gennaio dell'83 a.C.
Plutarco ha lasciato scritto che la giovinezza di Antonio fu caratterizzata da uno stile di vita dissoluto, tanto che prima di compiere 20 anni sembra avesse già contratto debiti ingenti per circa 250 talenti, una somma enorme per quei tempi.
Ce lo possiamo immaginare Antonio: un giovane passionale, irruente, ambizioso, spietato; però, leale... almeno verso Cesare lo fu.
Amava l'avventura, il sesso, le decisioni azzardate, ma sapeva essere affascinante e le donne (ne ebbe molte, e anche più mogli) furono da lui lasciate ma nessuna mai l'abbandonò.

Come tutti i giovani aristocratici di allora studiò retorica in Grecia, poi, successivamente, arruolatosi nella cavalleria del proconsole Aulo Gabinio diretta in Siria, si distinse per coraggio. Fu durante questa campagna che nel 55 a.c. visitò per la prima volta l'Egitto e, molto probabilmente, alla corte d'Alessandria, splendente nella sua corazza ornata di finimenti dorati, sarà stato ammirato dalla quattordicenne Cleopatra.
L'anno successivo partecipò alla conquista della Gallia al seguito di Giulio Cesare e divenne suo fidato questore, tanto da destare la gelosia di Tito Labieno (abilissimo luogotenente al quale Cesare lasciava il comando quando doveva assentarsi dalla Gallia). Forse, dopo il passaggio del Rubicone, fu anche questo a spingere Labieno a parteggiare per Pompeo.
Successivamente alla battaglia di Farsalo, quando Cesare venne nominato dittatore, ad Antonio fu concessa la direzione della politica militare (ebbe l'imperio propretorio per l'Italia), ma proprio nel ruolo di amministratore militare si rese responsabile di una strage di cittadini romani, e questo raffreddò i loro rapporti.
Tuttavia, nel 44 a.c. venne eletto console come collega di Cesare, e fu in quell'anno, durante la festività dei lupercali, che i due sostennero la pantomima dell'offerta da parte di Antonio di un diadema (ad indicare Cesare come re di Roma), cui seguì lo sdegnato rifiuto di Cesare (a sottolineare la negazione del simbolo). L'atto fu fatto probabilmente per smorzare le voci secondo le quali Cesare avrebbe avuto mire a proclamarsi re di Roma.
Quando Cesare venne ucciso, Antonio scese a compromessi con i cesaricidi, salvo poi ottenere i funerali di Stato durante i quali non solo lesse il testamento di Cesare, che prevedeva lasciti per tutti i romani, ma pronunciò un'infiammante orazione che accese il popolo d'ira verso i congiurati.
(Il discorso di Antonio,  tramandato da Plutarco ed al quale Shakespeare si rifece, è la parte più conosciuta della famosa tragedia "Giulio Cesare" che William  Shakespeare compose fra il 1599 ed il 1600).

Fu dunque in questo clima infuocato che Antonio si unì ad Ottaviano (Cesare lo aveva nominato figlio adottivo) e a Marco Emilio Lepido (Lepido si trovava a Roma con una legione; fatto che lo poneva in una situazione di netto vantaggio per eseguire la vendetta nei confronti dei cesaricidi). Fu formato, così, il secondo triumvirato.
Ottenuta dai comizi la condanna dei cesaricidi, i triumviri diedero inizio ad una sistematica persecuzione degli oppositori. Antonio si accanì in particolare contro Cicerone e ne pretese la morte.
Dopo la battaglia di Filippi e la morte di Bruto e Cassio (fra gli assassini di Cesare), i Triumviri si spartirono il territorio concludendo, in ultimo, l'affidamento delle province romane occidentali ad Ottaviano, quelle orientali ad Antonio, e l'Africa a Lepido.
Come governatore, Antonio, nel 41 a.c., rivide Cleopatra a Tarso. La regina si presentò a lui in una cornice splendida e regale (questo ci dimostra l'intelligenza di Cleopatra: a Cesare si era fatta condurre avvolta in un tappeto). Si innamorarono e Antonio la seguì ad Alessandria.
Per questioni politiche, per negoziare un trattato di pace con Ottaviano, un anno dopo Antonio dovette però acconsentire a sposare Ottavia Minore, sorella di Ottaviano.
Non resistendo alla lontananza da Cleopatra, che nel frattempo aveva avuto due gemelli, Antonio tornò in Egitto e volle intraprendere, benché ritardassero gli aiuti militari da Roma, la battaglia contro i Parti. La campagna risultò disastrosa e le perdite molto ingenti.
Dopo la nascita di un terzo figlio, Antonio e Cleopatra intrapresero una guerra contro l'Armenia, la vinsero e ne celebrarono suntuosamente il trionfo alla maniera orientale. In quell'occasione Antonio nominò la sua amata "regina dei re", i loro tre figli vennero incoronati sovrani, e Cesarione, il figlio di Cesare e Cleopatra, fu dichiarato ufficialmente erede di Cesare.
Naturalmente a Roma questi comportamenti destarono grande preoccupazione.
Plutarco ci tramanda come si dicesse che la regina fosse riuscita ad assoggettare il generale romano manipolandolo come se fosse un ragazzo, ricorrendo addirittura ad incantesimi e filtri magici.
Dietro ad una simile caratterizzazione del personaggio doveva esserci la precisa volontà di delegittimare Marco Antonio, così da trovare un pretesto per la guerra.
Certamente Ottaviano seppe sfruttare e alimentare abilmente tutte queste voci facendo credere che il rivale fosse completamente incapace di intendere e di volere. Insomma, un burattino nelle mani di una regina straniera. 
D'altra parte, nei dipinti e nelle statue Antonio si faceva raffigurare, lui come Osiride (o Dioniso), mentre la regina era Selene (o Iside). Fu soprattutto questo a suscitare l'impressione che fosse stregato da lei.

Marco Antonio venne gradatamente abbandonato dai sui luogotenenti, rimanendo pressoché solo in Egitto  ad affrontare Ottaviano nella guerra che Roma aveva dichiarato contro la regina Cleopatra.
Quando vi fu lo scontro, nella battaglia di Azio, nel 31 a.c.,  persa ogni speranza di vittoria Cleopatra abbandonò Antonio facendo ritorno ad Alessandria con parte della sua flotta.
Antonio fu costretto alla fuga e la seguì.
Marco Antonio si uccise un anno dopo, nel 30 a.c.
Era una bella serata del primo di agosto e, dopo un'abbondante libagione, fra suoni di flauti e canti languidi e malinconici, si immerse la spada nello stomaco.
A questo punto a Cleopatra rimanevano due alternative: o sottomettersi ad Ottaviano, e probabilmente essere portata come prigioniera a Roma in trionfo attraverso il Foro Romano lungo la Via Sacra, oppure morire.

E' Plutarco (Antonio, 84, 4-7) che ci presenta un monologo di Cleopatra sul sepolcro di Antonio, che si rifà ai toni della tragedia greca:
"«O amato Antonio, poco fa ti seppellivo con mani ancora libere; ora libo prigioniera esorvegliata affinché non deturpi né con i colpi al petto né con lacrime questo corpo schiavo, conservato per i trionfi che si celebreranno su di te. Non aspettare altri onori o libagioni; questi sono gli ultimi di Cleopatra trascinata via prigioniera. In vita nulla ci separò l'uno dall'altra; in morte rischiamo di scambiarci i luoghi, tu Romano giacendo qui, io infelice in Italia, e solo quella parte riceverò della tua terra. Ma se gli dei di laggiù hanno qualche forza e potenza – poiché quelli di lassù ci hanno tradito –, non abbandonare la tua donna finché sia viva, e non permettere che si trionfi su di te nella mia persona; nascondimi invece e seppelliscimi qui con te, poiché degli infiniti miei mali nessuno è grande e terribile quanto questo breve tempo in cui sono vissuta senza di te»".

Questo bel passo anticipa quella che sarà la fine della storica regina, che pochi giorni dopo morirà anch'essa suicida (non si sa se col veleno o facendosi mordere da un aspide, in quanto recenti studi dimostrano che il morso dell'aspide non sarebbe bastato ad ucciderla).
Questo gesto suscitò l'ammirazione anche di Ottaviano che fece in modo che i due amanti potessero riposare per sempre in uno stesso sepolcro.
(Plutarco, Antonio, 86, 7; Svetonio, Augusto, 17)

(Il sepolcro, che era stato probabilmente scelto da Cleopatra,  nonostante le ricerche archeologiche è ancora oggi sconosciuto).

E a Roma, quale fu la reazione nei confronti della morte della regina e di Marco Antonio?
Per Antonio, Ottaviano decretò una sorta di damnatio memoriae che si concretizzò nella distruzione delle statue del generale (Plutarco "Antonio" 86, 9), mentre dalla "Vita di Cicerone" (49, 6) sempre Plutarco riporta che sotto il consolato del figlio di Cicerone il senato ordinò che nessun Antonio portasse più il prenome Marco.
Per Cleopatra il discorso è in parte diverso, dal momento che essendo in Egitto una figura di culto, la distruzione delle sue statue avrebbe procurato ad Ottaviano non pochi problemi religiosi e politici.
La più celebre reazione alla notizia della morte di Cleopatra è senza alcun dubbio un carme di Orazio (Odi, I, 37) in cui, pur essendo Cleopatra rappresentata negativamente, acquista dignità proprio per il coraggio dimostrato nella morte.
Il suo fascino continuava a conquistare gli animi più sensibili del popolo romano.


In definitiva, malgrado la censura augustea, il cammino della storia ci ha consegnato intatto non solo il ricordo di Marco Antonio, ma anche le tormentate vicende della sua storia d'amore con Cleopatra.    

8 commenti:

  1. Antonio - sicuramente anche sotto l'influsso di Cleopatra - aveva molto probabilmente in testa una monarchia di stampo ellenistico - orientale che gli oligarchi senatori romani vedevano come il fumo negli occhi. Ottaviano seppe abilmente svuotare questa ostilità e contare sull'innato conservatorismo dei romani "duri e puri", quindi, rifiutando l'odiato titolo di "Rex" e preferendo quello di "imperator" mantenne in vita formalmente le istituzioni e lo spirito repubblicano (basti pensare in campo letterario alla promozione del mito della fondazione, che fu affidato a Virgilio con l'Eneide), iniziandone però lo svuotamento che, a fasi alterne, a passi avanti e passi indietro, sarebbe proseguito nei secoli successivi. Formalmente, infatti, la fine dell'Impero d'Occidente è data da una cesura diplomatico- giuridica, più che militare o culturale (nel 476 Roma era stata già conquistata e non era più la capitale neppure del mezzo impero che le restava), quando Odoacre rifiutò la qualifica, appunto, di "imperatore", rimandò le insegne a Bisazio e si proclamò, senza mezze misure, "Re". Era iniziato il Medioevo.

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  2. Serenella Tozzi19 febbraio 2014 18:30

    Certamente Antonio subiva molto l'influenza di Cleopatra e, certamente, Cleopatra aspirava a divenire regina delle due grandi potenze unite: quella Egiziana e quella romana.
    Antonio più che contro Ottaviano dovette combattere Vipsanio Agrippa (fautore di molti trionfi militari di Ottaviano), infatti fu Agrippa a vincere ad Azio; mentre le idee di Mecenate sul fronte politico e culturale hanno influenzato la struttura della Stato Romano (Senato e magistrature furono svuotate di significato).
    Fu sempre Mecenate ha sostenere Virgilio per l'Eneide, una genealogia atta a fornire valida preparazione alla deificazione di Augusto.
    Ottaviano, Agrippa e Mecenate, era amici da lunga data. Merito di Ottaviano è stato affidarsi a questi validi collaboratori.
    A pelle trovo più simpatico Antonio rispetto ad Ottaviano che troppo spesso si era mostrato falso e subdolo.

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  3. eccellente ritratto... la storia romana mi ha sempre affascinato..

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  4. Ecco, adesso finalmente so perchè dicesi marcantonio di uomo grande e grosso.
    Del resto io sono rimasto al Richard Burton e Liz Taylor, pertanto quanto dici è tutto nuovo per me... o quasi:-)

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  5. Indubbiamente un ritratto sobrio e puntuale, frutto di meticolosa ricerca.
    Essenziale nella ricostruzione e veloce alla lettura.
    Al fondo si nota, con i precedenti interventi, una innata vena storicistica, cosa non da tutti.
    Di questo passo, la galleria dei < grandi > nel bene e nel male andrà senza dubbio ad arricchirsi.
    La nostra soddisfazione anche per la comodità bibliografica di base riportata.
    Attenta/mente, Siddharta.

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  6. Bel ritratto, ben condotto, si beve in un sorso e a me fa bene - sono un pentito, di quelli che al liceo della storia non ne voleva sapere (chissà perché, molta immaturità e una presa di posizione rigida, aprioristica: pensa che l'unica volta che mi rimandarono a settembre fu proprio in storia. D'altronde non avevo aperto libro tutto l'anno, e l'estate feci il minimo, non potevano bocciarmi per... così poco, eh eh eh).
    E infatti tuttora in materia di storia ho lacune notevoli, vabbè, lasciamo stare
    Ciao Serenella, grazie.

    Franco

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  7. Serenella Tozzi27 febbraio 2014 15:25

    Mi avete fatto dei commenti molto gradevoli, grazie davvero. Grazie a tutti.

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  8. Hai capito il Marcantonio...di questa storia, comunque, avevo qualche conoscenza in più, anche se leggere il tutto è stato utile ed interessante. Mi viene in mente subito Richard Burton e Liz Taylor, la loro storia d'amore e la superba interpretazione di Antonio e Cleopatra. Anche questo, Serenella, è un bellissimo ritratto di due grandi personaggi della storia.

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