lunedì 17 febbraio 2014

PALLOTTOLA VACANTE - Rubrus - narrativa


In fondo al cuore il boss era un romantico, per questo aveva avuto l’idea del duello.
Non poteva tollerare che i due suoi uomini migliori (Johnny Sorriso e io o, se preferite, io e Johnny Sorriso) si facessero fuori l’un l’altro, magari attirando l’attenzione degli sbirri.
D’altro canto, non poteva andare avanti così.
La situazione era diventata insostenibile quando un proiettile uscito dal ferro di Johnny mi era passato a meno di cinque centimetri dalla testa. Mi aveva sbrindellato il cappello ed ero contento, anche se mi era costato una cifra, quel cappello.



Johnny sosteneva di avere sparato da tutt’altra parte – stavamo risolvendo una questione con gli uomini di Jake Manomozza e i proiettili erano più fitti dei parenti al capezzale di uno zio ricco – e che, a rifarmi la scriminatura, era stata una pallottola vagante. Io la vedevo diversamente.
Sapete, c’era di mezzo la solita storia dell’allievo che supera il maestro e io ero il maestro, casomai la faccenda non fosse ben chiara.
Comunque eccoci là, in fondo allo scalo ferroviario abbandonato, dove finivano i binari morti. Il boss aveva anche senso dell’umorismo.
«Vinnie è lo sfidato, quindi tocca a lui la scelta delle armi» aveva stabilito il boss. Vinnie sarei io, e scusate se non mi sono presentato prima.
Ci pensai un attimo e poi dissi a Tommy Lunga Canna: «Revolver. Del vecchio tipo». Tommy si occupava delle armi da quando gli avevano tirato in faccia una bottiglia di acido durante una rissa in un bordello, ed era detto Lunga Canna per motivi che non sto a spiegare casomai ci fossero delle signore.
Johnny si fece una gran risata (non lo chiamavano Johnny Sorriso mica per niente) e disse: «Stai cercando di tirarla per le lunghe, eh Vinnie? Beh, tanto hai già sparato le ultime cartucce»
Tommy Lunga Canna mi guardò,  poi guardò Johnny, poi il boss e poi ancora me.
«E tu ti vanti sempre di finire in fetta eh?» dissi al mio potenziale ex allievo. Mi ringhiò dietro un “niente pallottole vaganti, stavolta, vecchio”, ma era ormai fuori tempo massimo. Anche nelle battute i tempi contano.
Intanto il boss aveva mandato Tommy a prendere due Colt 1873 dalla sua armeria personale. Ci vollero venti minuti e tutti ce ne stemmo zitti buoni sotto lo sguardo severo del boss e dei ragazzi. Se fosse passato uno sbirro avremmo potuto raccontargli che giocavamo a “chi ride per primo?”.
Quando Tommy Lunga Canna tornò eravamo abbastanza sulle spine.
Tommy consegnò le pistole al boss, il boss le controllò, le caricò, le posò su una cassa rovesciata che aveva usato come tavolino e poi ci fece avvicinare per scegliere.
Johnny arrivò per primo, poi mi fece una specie di riverenza, invitandomi a prendere l’arma che preferivo. Era il suo modo di dirmi che era lui il più veloce e che tutto il resto non faceva differenza.
Io scelsi la mia pistola e Johnny la sua. La regola voleva che le controllassimo, ma le aveva caricate il boss e farlo sarebbe stato una mancanza di rispetto e, a quel punto, non ci sarebbe stato nessun bisogno del duello. Romantico o no, spiritoso o no, su certe cose il boss non scherzava.
Ci mettemmo alla distanza regolamentare e il boss disse che avremmo dovuto sparare quando l’orologio della chiesa di S. Patrick, appena oltre il fiume, avesse battuto l’una.
Pensai che, se non fosse stato necessario andare a prendere i revolver, il boss avrebbe detto di sparare a mezzogiorno e io avrei avuto undici rintocchi di vita in più.
Pensai che ero un dannato pignolo e che è da scemi istruire troppo il proprio potenziale concorrente.
Pensai che Johnny non aveva bisogno di dimostrarmi un accidente: sapevo benissimo che era più veloce di me.
E così fu.
Johnny estrasse e sparò.
Io estrassi, feci ruotare il tamburo e sparai.
Beh, avete già capito come è andata a finire, dato che sono io a scrivere queste righe.
Nei vecchi revolver si lasciava sempre vuota la camera di scoppio in corrispondenza della canna, tanto per evitare che partisse un colpo accidentale.


17 commenti:

  1. Ironico e arguto Roberto. La dimostrazione di come un piccolo dettaglio - la faccenda del tamburo immagino sia frutto di una ricerca in merito - possa dare un senso a un intero racconto.
    Stay tuned. ciaoooooo

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    1. Ciao. Sì è così. In realtà succedeva soprattutto coi vecchi revolver: Ne "gli spietati", per esempio, c'è una scena in cui Hackman spiega al biografo di Richard Harris che lo stesso Harris era sopravvissuto a un duello perchè il suo avversario, prima, si era sparato in un piede per via di un colpo accidentale e poi perchè lo stesso revolver era scoppiato.
      Se possibile, poi, le prime automatiche erano ancora più pericolose.
      L'idea del racconto mi è venuta comunque da un errore di battitura non rilevato dal correttore ortografico.

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  2. gustoso, mi piace il finale che illumina tutto il resto, così, diciamo senza retorica né moralismi o rivelazioni clamorose

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    1. e' un racconto leggero che ho messo adesso perchè quello dello scorso mese era un po' cupo e poi questo è il mese di Carnevale, quindi...
      Non ha una particolare morale, se non molto elementare.

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  3. Serenella Tozzi17 febbraio 2014 11:50

    Johnny era più veloce, e come tutti i giovani aveva fretta di dimostrare la sua bravura, ma Vinnie aveva più esperienza. Eh, eh, molto simpatico.
    Lineare, lineare, questo racconto. Di che banda fai, o hai fatto parte, Rubrus?

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  4. "Sono un tipo duro, lo sanno tutti. Spezzo le ciambelle con una mano sola".

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  5. Mi piace la scrittura.
    Una simpatica parodia del vecchio e dannato Farwest, si capisce che sei del mestiere, però la storiella è un po' scialba, peccato.
    Inoltre c'è un refuso, oppure non ho capito bene - Cosa vuol dire - e tu ti vanti di finire in fetta?
    Attilio

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    1. ehmm... uh... finire in fretta, finire le cartucce... è basato sui doppi sensi, il dialogo... ma non farmi dire di più. Potrebbero esserci delle signore.

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  6. Un clima da western alquanto stemperato.
    Io sostituirei con < Jhonny estrasse l'arma un istante prima di me, premendo a vuoto il grilletto >.
    Probabilmente revolver a sei colpi, ridotti a cinque dal boss.
    Qualcosa non quadra nei tempi di sparo.
    Se contemporanei ( come nella norma dei duelli ), pur con frazioni di differenza, il sopravvissuto avrebbe perso secondi preziosi nel girare prima il tamburo.
    Rimettendoci la pelle nel caso il boss non avesse manomesso i revolver.
    Jhonny d'altra parte, con cotanto maestro, avrebbe anche lui dovuto sapere di ruotare il tamburo, sfidando poi la sola sorte. E così via.
    Mah, mi sembra che lo sviluppo della storia non resista alla logica.
    Siddharta.

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    1. mmm... il revolver era vecchio (come dico sotto il racconto si svolge negli anni '30/'40, quando le armi erano più progredite rispetto a quella usata). Per far girare il tamburo occorre un secondo / due (http://www.youtube.com/watch?v=HL3E2SDggss ). Chi è esperto come Vinnie ci mette di meno di chi è inesperto ed è in più sorpreso dal fatto di avere sparato a vuoto (come Johnny), quindi secondo me i tempi ci stanno.
      Vinnie fa girare il tamburo (basta un colpo di mano) mentre Johnny spara e si rende conto di avere mancato il bersarglio.
      Se scrivessi come dici tu direi una cosa inutile.
      Prima scrivo: Johnny estrasse e sparò
      Poi scrivo: io estrassi, feci girare il tamburo e sparai.
      Se il primo colpo fosse andato a segno, la seconda azione non si sarebbe svolta così. Forse non ci sarebbe stata affatto.
      Occhio che il boss NON ha manomesso il revolver: lo ha caricato esattamente come doveva essere caricato, lasciando una camera di scoppio vuota.
      Solo che Johnny, non abituato a quell'arma, non lo sapeva - e su questo contava il vecchio.
      "Manomettere" il revolver sarebbe stata una scorrettezza imperdonabile e, dato che insisto su questo punto, forse non hai letto bene..

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    2. Insomma una resa dei conti all'O.K. Corral, un giallo dai mille indizi, una tesi-antitesi-sintesi?
      Mi arrendo all'opinione della maggioranza, evidentemente impreparato alla bisogna.
      Allora perchè commentare?
      Perchè la narrazione è ha un taglio intrigante ed è formalmente ineccepibile.
      Sid

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  7. io mi sono divertita un botto. Eccezionale e puntuale la caratterizzazione, puntuale e arguta pur contenendosi nei minimi termini. Concordo sulla intelligenza della soluzione narrativa che da un lato implica una conoscenza delle armi da fuoco, dall'altro la capacità di mettere in relazione alcune caratteristiche tecniche( dell'arma) con ciò che differenzia i duellanti e fonda il succo della storia. Precisato in una frase (per me), e cioè questa : Pensai che ero un dannato pignolo e che è da scemi istruire troppo il proprio potenziale concorrente.

    davvero gheggoso, intelligente. Armato :)

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    1. eheheh.. infatti ho detto che è da scemi istruire troppo il proprio allievo. Mica che Vinnie era scemo..

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  8. Non sono sicuro che si tratti di una storia di pistoleri del vecchio Far West, infatti, dopo una rapida occhiata sul web ho letto che la Colt 1873, in dotazione all'esercito, è stata prodotta sino agli anni quaranta. Pertanto potrebbe essere una gangsterstory più recente, il linguaggio in questo caso sarebbe più confacente e verosimile. E' un po' macchinosa la faccenda ma funziona, inoltre è scritto con spirito e ironia.

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    1. Ciao. Sì è ambientata negli anni '30/'40. Se fosse ambientata nel vecchio west una Colt 1873 non sarebbe detta "vecchio tipo". Probabilmente nel citare i western avrò creato un po' di confusione, ma li ho citati nel commento, quindi..

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  9. Beh, bravissimo. Due, tra gli altri, gli aggettivi riguardo la tua scrittura: sorniona e rigorosa, nella migliore possibile delle accezioni.

    Franco "Pale"

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  10. Grazie. E' un po' una parodia del genere hard boiled e quindi va benissimo così.

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