mercoledì 30 aprile 2014

Poesia napoletana - di Pietro Zurlo

     COMME SE FA?....

Doppo zappato 'a terra e faticato...
doppo ca doje cammise aggio surato;
me nè so' ghiuto 'a casa assaje beato
pe' chillu campo a rape semmenato.

Neh!...Ma ch'è passata, na jurnata...
io vaco p'aracquà e aggio truvato...
le formichine...quei cari animaletti...
che hanno pigliato tutt'e seme 'e rapa!

Nc'è bastata sultanto na nuttata...
che s'hanno dato 'a voce?...Ll'adunata?
Aggio truvato 'a terra spertusata...
manco nu seme nc'è rimasto cchiù!

Mo' aspetto quacche juorno e po verimmo
si n'ata vota 'e seme aggi'a menà!
Dimane, lunnerì pigli'o bbeleno
e 'o vutto attuorno a tutto lu terreno!





Che belli rrose'!

Che bbelli rrose tene chist’amico…
stessero buono nnanze a lla Madonna;
’o core dice: scìppane nu paro…
e puortancelle ’a Mamma Addulurata!

Chesto penzavo…e, pettramente ’a mana…
se jette a cogliere ’e ddoje chiù bbelli rrose.
Mo’ ’e ttengo rint’a ll’acqua, int’a nu vaso,
nnanz’o ritratto ’e figliema e ’a Madonna!

Amico, no! Nun ’o ccercà chi è stato…
Songo stat’io, io l’aggio cugliuto;
tanto tu ’o ssaje che ’ncapo a doje jurnate…

’e rrose ’e truvarrisse spampanate.
Pirciò mm’ita scusà, e…perdunate…
pe’ chelli bbelli rrose so’ ’mpazzuto!

GLOSSARIO:
-scippane nu paro= cogline un paio; scippare, rubare;
-'e truvarriste= le troveresti.




Calamita ire pe' mme

Aggio visto tanta femmene
tutte belle ’a stravedè;
ma nun m’hanno ditto niente
comme a quanno truvaje a tte.

Tu parlave e me dicive
cu nu sguardo, cu chill’uòcchie,
tutt’o bbene ca vulive
a stu còre ’nchiuso ’mpietto.

E fuje isso, chistu core,
a mme fa parlà d’ammore;
fuje stu sango rint’e vvene,
stu gulìo ’e sta cu tte.

Calamita ire pe’ mme,
pecché m’azzeccavo a tte;
chelli ccarne, chill’addore
me trasette rint’o core.

Ne truvaje ancòra fèmmene,
tutte belle ’a stravedè;
ma però nisciuna ’e chelle
nun fuje maje chiù meglio ’e te!


GLOSSARIO:
-gulio= voglia;
-m'azzeccavo= mi stringevo;
-me trasette= mi entrò;


13 commenti:

  1. Amo le poesie in dialetto, talvolta mi sono cimentato anch'io con questo genere. Certo voi napoletani siete molto avvantaggiati rispetto ai noi polentoni, in quanto il vostro gergo è senza dubbio molto più armonioso, ricco e accattivante.
    Il primo è un sonetto quasi nella sua forma tipica, composto da quattordici versi endecasillabi raggruppati in due quartine e in due terzine. Mancano le rime incrociate, ma personalmente approvo la scelta, Rispettiamo la tradizione ma affranchiamoci almeno dalla rima.
    Nella seconda invece core fa rima con ammore, e a fèmmene nisciuna ’è chiù meglio ’e te! Mi ricorda qualcosa, ma in questo momento mi sfugge, eppure ce l'ho sulla punta della lingua ma... niente, non mi viene in mente ;-)
    In ogni caso complimenti e ben arrivato tra noi.

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    1. Caro Franco, quella tal cosa che ti sfugge sarà senz'altro qualche frase detta e ridetta sulle donne da altri poeti prima di me, non sono il primo ad elogiarle e non sarò l'ultimo.
      Pietro

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    2. Quel < c'è l'ho sulla punta della lingua, ma... niente, non mi viene in mente > è una mia costante.
      Serve per ammonire che non siamo dei computer.
      Il fatto si è che le cose mi riaffiorano alla memoria quando ormai non mi servono più...
      Quante volte mi son lamentato a posteriori con l' < avrei potuto dire, pensare, ecc. >, evitando così di fare la figura del cioccolatino!
      Sid

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  2. 1) - Su .
    La calamita è una costante del nostro poeta. Niente più di essa riesce a definire il misterioso miracolo di due amori che, pur mischiati a mille altri, si ritrovano e si attraggono imperiosamente. Me lo son sempre chiesto. Ci deve essere un…fluido invisibile che colpisce gli amanti: perché questo/a e non quello/a? Sarà l’odore della pelle, il piacere della vista, sarà chissà che cosa, eppure scatta un non so che di impalpabile che ci travolge di passione. E parlo solo di questione fisica. Se poi si aggiungono l’affinità spirituale, intellettiva, di gusti, ecc. il patatrac è assicurato. Cinque quartine musicali che compongono una dichiarazione d’intenti esclusiva all’amata, con quelle sincerità e semplicità proprie di chi è convinto di una scelta di vita. Resisterà questo amore all’usura del tempo? Chissà, per ora accontentiamoci dell’approccio appassionato, dal quale poi potrà sempre sbocciare un concreto rapporto di coppia. Lirica elegante, direi scorrevole e piacevole, con un’accurata scelta lessicale e correttezza sintattica. Una rarità, coi tempi poetici che corrono.

    2) - Su < CHE BELLI RROSE >.
    Altro sonetto da manuale. Con in più un sentimento paterno e di devozione. No, non s’è rubato al supermercato. Un gesto impulsivo: solo due rose del vicino, per onorare la memoria del passato. E comunque un gesto che è rimasto impresso nell’intimo dell’autore: ed ora ce ne canta con la sensibilità da par suo. Qui non si parla di amore e di passioni terreni. Siamo ad un livello superiore, ad una spiritualità profonda e delicata. La mia adorata Santippe, che alla bisogna chiamo Attila perché dove passa lei si fa il deserto, strappa i petali immacolati del bosco, li annusa e poi li getta via. Qui no, sono per una persona cara, accanto all’immagine della Madonna, due rose soltanto, profumate, irresistibili in tutta la loro bellezza. Il vicino capirà e non protesterà, perché anche lui certo avrà dei ricordi da coltivare, nel suo profondo. Che altro dire? Che ci riconosciamo tutti nel gesto innocente , grati che in questo caso abbia contribuito prepotentemente a far fiorire una poetica emotiva ed appagante.
    Splendida/mente, Siddharta.

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    1. Il computer fa le bizze.
      Si integri ad 1) con: Su < Calamita ire pe' mme >.
      Sid

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    2. Cosa dire a Siddharta...per uno che scrive per passione è un piacere avere un suo commento e per la stessa lirica è senz'altro un "valore aggiunto"
      Grazie SID...
      Fraterna/mente, Pietro.

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  3. Serenella Tozzi27 febbraio 2014 16:13

    Queste poesie, hanno una caratteristica particolare, sono lievi e sognanti, tali da richiamare alla mente la Napoli della «belle époque, quel favoloso periodo che ha reso questa città così simile alla Parigi dell'epoca, con la sua elegante mondanità.

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    1. Grazie Serenella...se mi danno spazio in questa casa conoscerai altri pensieri di Napoli e della napolenaneità

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  4. Su < Comme se fa?... >.

    Poesia bucolica ad alto valore aggiunto. Quasi certamente l'apprezzamento da parte dei Cincinnato, forse meno da chi frequenta solo le discoteche. Il rapporto diretto con la terra. Forse perchè dalla terra veniamo e ad essa torneremo, certo è che il contatto manuale con le zolle è appagante per gli amanti della natura. L'ortoterapia da qualche anno è in cima alle classifiche dei dottori della psiche. Lavorare la terra, certo con le tecnologie odierne, può essere un piacere. Limitandoci al campicello, all'orto, al balcone, si prova un' intima goduria a dissodare, concimare, seminare, curiosi giorno per giorno di quel che nascerà. Don Pietro è distrutto: gli hanno mangiato tutta la semente, un lavoro sudato per niente. Personalmente ho fatto un patto unilaterale: metà raccolto a me e l'altra metà agli habituès del rosicchiamento. Coltivare l'orto significa anche imparare: seguire le fasi lunari, sapere cosa s'adatta al clima, come e quando innaffiare, come lottare contro lumache e limacce, ecc. ecc. In pratica una lotta all'ultimo sangue contro le avversità atmosferiche, la voracità di graziosi animaletti, e così via. Don Pietro, sei di una comicità contadina a tutto tondo. L'adorata Santippe ed io ci siamo sbellicati dalle risa. Vedi, il senso umoristico è solo di pochi fortunati, è innato, non te lo puoi dare. Sei un uomo baciato dal talento.
    Con ammirazione e riconoscenza, Siddharta.

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  5. Purtroppo, quei cento metri quadri di terreno dato in comodato, l'ho lasciato...ma vi dirò: mi teneva vivo combattere con lumache, limacce, formiche ed altro...mi sentivo più vivo. Ora, ho posato la vanga, la zappa ed altro...ma mi piace sempre osservare la natura...e purtroppo ne soffro quando la si tratta male e si avvelena, avvelenando noi stessi, sich!!!

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    1. Be', la poesia si presta a due interpretazioni, la prima, un manifesto d'amore verso la natura, la seconda come monito a rispettare l'ambiente, a non avvelenare la terra.

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    2. In effetti, caro Franco...il fatto di avvelenare il terreno è stato più uno sfogo che altro...lo vedi uno che avvelena il terreno tutto intorno? Impossibile. Il fatto strano sai cos'è stato?: che dopo pochi giorni, gli stessi semi asportati prima li ho ritrovato germogliati in un solo mucchio vicino ad un formicaio. Si vede che alle formiche gli davano fastidio quei germogli che crescendo li avrebbero disturbate. Quindi, li ho ripreso e ributtate sullo stesso terreno e molte, sono attecchite.

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  6. Serenella Tozzi2 maggio 2014 13:27

    Una bella e vivace poesia questa sui semi e le formiche.
    Tremendi questi animaletti, così operosi e fastidiosi. Quasi quasi preferisco le cicale :-))

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