martedì 4 febbraio 2014

Post it di Rubrus

“A quale motivo si deve attribuire la rovina degli spartani e degli ateniesi, per quanto forti sul piano militare, se non al fatto che respingevano i vinti come stranieri?
… Stranieri hanno regnato su di noi... Ormai i galli si sono assimilati a noi per costumi, cultura, parentele: ci portano anche il loro oro e le ricchezze, invece di tenerle per sé! Senatori, tutto ciò che crediamo vecchissimo è stato nuovo un tempo: i magistrati plebei sono venuti dopo quelli patrizi, quelli latini dopo i plebei, quelli degli altri popoli italici dopo i latini”

Claudio – imperatore romano – 48 D.C.


9 commenti:

  1. Se non osservi le nostre leggi, se non condividi i nostri valori, se non ami la nostra patria:
    “Camel, barcheta e te turnet a cà”
    www.Prosperini.it 2007

    Lo slogan, più che un pensiero, si commenta da solo, infatti a coniarlo non è stato un Imperatore romano, ma un Consigliere Comunale e Assessore di Lega Nord e Lega Nuova a Milano. Mi astengo da commenti di carattere politico, anche se come essere umano mi indigna il tono profondamente offensivo per la dignità di esseri umani. Tuttavia non mi meraviglia affatto e molti non avvertono nessun pericolo di fronte a queste parole.
    La Signora Merkel in parlamento recentemente ha ammesso che il venti per cento di tedeschi nutre ancora sentimenti antisemitici. Secondo me gli italiani non sono più razzisti degli altri popoli e nemmeno più ospitali, semplicemente di fronte allo straniero, al nuovo, allo sconosciuto di un’altra razza, l’essere umano e gli animali in genere reagiscono facendo gruppo. E’ un fenomeno ben noto agli antropologi e agli etologi. Ma ci sono le leggi per mettere a freno l’istinto umano, è una questione di civiltà, tuttavia è sconfortante scoprire quanto il discorso di Claudio sia ancora così attuale. La storia si ripete.

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  2. Serenella Tozzi5 febbraio 2014 01:48

    Il discorso di Claudio intendeva certo che alla fine è tutto un evolversi.
    Ma in effetti credo non via sia stato, e non vi è tuttora, un popolo meno razzista di quello romano. Troppo abituato alla vista del nuovo ed al disincanto.
    Ma i romani erano abituati allo straniero, basti pensare che la popolazione
    dalla metà del primo secolo a.c. si stima fosse superiore al milione di abitanti.
    Quello che meraviglia è che non si ritenessero di caratura superiore, superiore erano le istituzioni. Tutti erano ritenuti uguali una volta ottenuta la cittadinanza romana.

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  3. I romani ebbero una straordinaria capacità di assimilazione e adattamento (il "Graecia capta", per esempio) e di omologazione (le loro terme, le loro fognature, i loro accampamenti erano uguali in tutto l'impero). Quando questa capacità si attenuò le forze centrifughe e la pressione dei barbari portarono alla crisi. Inoltre, furono, nel loro conservatorismo, molto adattabili, come si evince dal pezzo. Non furono mai razzisti, ma molto classisti, quello sì.

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    1. Serenella Tozzi6 febbraio 2014 18:58

      Forse la meritocrazia era tenuta in maggior pregio rispetto ad oggi, basti pensare a tutti gli imperatori stranieri eletti dai romani: Traiano e Adriano erano spagnoli; Antonino Pio era di origine gallica; Settimio Severo era di origine africana.
      Direi che definirli classisti forse non è il termine esatto, molti gladiatori e molti liberti ebbero fortuna, non vi erano preclusioni verso chi si mostrasse capace e molti nobili romani adottarono schiavi liberandoli e dando loro il proprio nome.
      Era la romanità, invece, ad essere molto sentita: essere cittadino romano significava rispetto e riconoscimento a livello mondiale.

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  4. Io insomma tutto questo nazionalismo spinto dalle nostre parti non ce lo vedrei.
    Campanilismo forse sì, perchè le piccole differenze arricchiscono.
    Morta la mia e la successiva generazione, lo spirito < ecumenico > prevarrà senz'altro.
    Vedo mio figlio e i più o meno suoi coetanei che girano per il mondo, se ne vanno all'estero per lavoro, per turismo, ecc. senza preclusioni di sorta e con grande mobilità di trasferimento.
    Adesso poi anche in nostri pensionati meno abbienti si stanno sempre più disperdendo all'estero per ragioni economiche...
    Siddharta

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  5. Infatti dici bene: nazionalismo non ce n'è molto, piuttosto campanilismo. Non credo che preverrà l'ecumenismo, ma la società è già globalizzata - e in effetti l'Impero Romano fu uno dei primi esempi di globalizzazione (certo su scala mediterranea, ma per chi allora viveva sulle sue sponde, quello mediterraneo era il mondo)

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    1. Serenella Tozzi7 febbraio 2014 16:41

      Non solo mediterraneo.
      Sotto Traiano, quando l'Impero romano aveva raggiunto la sua massima espansione, erano compresi, in tutto o in parte, oltre ai territori mediterranei, anche territori al di fuori di quest'area quali: Belgio, Paesi Bassi, Regno Unito, Lussemburgo, Germania, Svizzera, Austria, Liechtenstein, Bulgaria, Romania, Ucraina, Siria, Irak, Iran, Armenia, Georgia, Azerbaijan, Arabia Saudita.
      Accoppiato ad un sistema militare ed amministrativo, l'Impero Romano è stato inoltre uno dei più duraturi, essendo durato, contando dalla sua fondazione alla caduta dell'Impero bizantino ben 2.214 anni.
      E ancora sentiamo molta della sua influenza (il diritto, ad esempio).

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  6. A questo proposito il post di cui sopra consente una digressione interessante.
    Uno dei segreti della durata dell'impero fu la sua capacità di combinare duttilità e continuità e questo emerge proprio nel campo giuridico.
    Formalmente, per secoli, la legge romana fondamentale furono le XII tavole, di epoca arcaica. Queste, già in epoca repubblicana, erano obsolete, tuttavia il diritto quiritario non venne mai rinnegato.
    Tutte le interpretazioni,gli adattamenti, le evoluzioni venivano ricondotte e giustificate in nome della fedeltà al mos maiorum - col passare degli anni sempre più lontano.
    Un giurista romano sarebbe inorridito al pensiero di una norma generale ed astratta come esprimente lo ius.
    Lo ius si esprimeva attraverso il richiamo (come dicevo) al costume degli antichi adattato ai tempi nuovi secondo la "prudente" interpretazione del giurista - giudice, avvocato ecc.
    Anche quando si aveva a che fare con leggi (non è che i romani ignorassero il concetto o non sapessero usarlo: la lex aquilia de damno injuria datum si trova pari pari nel nostro codice civile), la giustificazione sociologica stava sempre nel richiamo al "precedente", non al precetto generale ed astratto.
    Insomma il diritto romano era molto simile al moderno sistema di common law; molto più, senza dubbio, a quel sistema giuridico che a quello vigente nel continente europeo.
    Coi secoli, la stratificazione di precedenti e glosse divenne ingestibile, finchè l'illuminismo e Napoleone spazzarono via tutto in nome dell'illusoria e razionalistica illusione del giudice "bocca della legge" - generale ed astratta.
    Oggi - per un gioco di corsi e ricorsi - facciamo una fatica tremenda a gestire la massa di leggi.

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    1. Una lectio magistralis di storia del diritto romano.
      Complimenti, Sid.

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