giovedì 13 febbraio 2014

Raccoltina... di Lola Falena


La coda del serpente
Congestione
Come perdere tempo il più possibile di sabato
Come perdere tempo il più possibile di lunedì




La coda del serpente

Il serpentello si inanella
da qui a Bellinzona …
a Berna …

In mezzo all’acquitrino
degli accessori di serie
ascolta musica a palla,
beve alla pompa.

Ha un cuore multitasking
pieno di umanità
cambia pelle
e qualche volta
lascia la sua pelle
morta
per la strada
se si propaga a caso
per un vizio di forma.


Congestione

La lente sciacquala  con l’acqua
dopo i residui del ‘a bagno’ notturno,
sarà miglior visuale garanzia
dei tuoi occhi.
Altrimenti tappali
per non vedere enormità,
la montagna di sale,
il popolo navigatore
su ben conditi mari

su chi più anima
su chi più appare.



Come perdere tempo il più possibile di sabato.

Ora, tutte le pellicine in esubero alle dita
sono passatempo di mente persa via
in corse d’automobili una strada più in là,
rombi di moto, e musichette varie in sfondo
ai video giochi d’un iphone, e modi
di costringere la panna nel riflesso
ad esser cosa solida,
la cosa morta
a diventare sostanza.


Come perdere tempo il più possibile di lunedì

Siamo morti proprio
adesso,
nell’attimo in cui
nasce lei,
bambina affamata
con manine di ferro.


12 commenti:

  1. Serenella Tozzi14 febbraio 2014 11:39

    Leggo tante descrizioni eseguite con ricercatezza. Ad un primo impatto potrebbero apparire oscure, rilette con più attenzione ci si aprono, ci si accorge a chi sono rivolti i riferimenti.
    L'ultima è certamente la più chiara. Un momento di difficoltà di coppia proprio nel momento importante di una nascita.
    Uno stile riconoscibile. Il tuo.

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  2. Incomprensibili ed incommentabili.
    Per le mie misere capacità intellettuali.
    Siddharta

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  3. Non è assolutamente vero, si capisce tutto benissimo:
    la prima parla della coda di un serpente la seconda di una congestione e la terza e la quarta, del malessere del sabato e del lunedì...hi,hi,hi,hi

    A parte gli scherzi, c'è qualcosa d'indefinibile però che non mi dispiace nel tuo stile.

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  4. La prima è una poesia sociale, la seconda politica, la terza e la quarta sono poesie sulla poesia, uffa siddharta cosa ci vuole a capirlo! :-))

    Ma frame che sorpresa, da te non so mai quando e come.
    grazieeeeee!!

    Un saluto e grazie, a tutti,
    lola

    Scrivo anche poesie comprensibili, la maggior parte.

    g

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    1. Ma Lola, mica te la puoi cavare così...
      Per le spiegazioni anche nell'interno di ciascuna proposta pendiamo dalle tue labbra.
      Diffonditi sul contenuto e poi noi vedremo se hai centrato l'obiettivo.
      Speravamo che Serenella ci avesse azzeccato sull'ultima, ma dai tuoi accenni non parrebbe così.
      Come la Sibilla cumana, le tue parole sono scritte sulle foglie, che poi il vento le mischia a piacimento.
      Per interiorizzare la tua poesia ultramodernista ci vuole tempo e tanto aiuto.
      Svelaci i tuoi misteri.
      Sid

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    2. Aggiungo: per le arrampicate poetiche non sono attrezzato.
      Figurati che da studente non ero capace nemmeno di salire a metà sulla pertica della palestra...
      Sid

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  5. Rifacendomi alla "Schegge" precedenti a questa "Raccoltina", mi par di poter dire che non vi sia cesura: sempre questi flash, queste impressioni di vissuto interiore ritagliate e assemblate a fare poesia. Sono ben scritte, non ci piove, e vive, ma nella fattispecie, in queste quattro, effettivamente, appari più misteriosa. Non mancano mai (tutt'altro) le evocazioni e l'"aiutino" del tuo commento è, almeno per me, fondamentale per trovare la strada.
    La prima pur sfuggente riguardo l'oggetto, si intuisce che rientra nel campo dell'etologia umana, come pure la seconda prende atto delle "enormità" che o le provi a guardare per bene da vicino oppure è meglio tapparsi gli occhi.
    Per la penultima mi serve molto la tua indicazione e alla luce di questa mi cambia, e molto, e in positivo, il giudizio che è buono (quelle pellicine pensose...) ed è quella che mi piace di più.
    Per l'ultima il suggerimento è addirittura irrinunciabile: la bambina che nasce - la poesia - forte, dalle nostre disperazioni e morti, è il paradosso e il miracolo che accade forse solo a chi scrive poesia. Bella, ma solo riuscendo a capirne il campo di applicazione. Condivido questo bel pensiero, naturalmente. Non fosse, non avrei potuto comprendere - scrivo anch'io del resto :-).
    Un saluto

    Franco "Pale"

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    1. P.S.: Pollice verso per i titoli delle ultime due, parere personale, io almeno la penso così.

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  6. Serenella Tozzi15 febbraio 2014 15:53

    Io, che tendo sempre a semplificare e che rifuggo dalle interpretazioni astruse e azzardate, avevo inteso la prima come uno sguardo dato al comportamento umano in quel di Svizzera: Bellinzona e Berna.
    La seconda uno strale lanciato a chi si lascia abbagliare dalle apparenze (vuoi politiche, vuoi sociali).
    La terza, le timidezze e incertezze adolescenziali (quel mangiarsi le pellicine) e la crescita a venire, con conseguente perdita della morbidezza che si fa sostanza di vita.
    La quarta, infine, come ho già detto: una coppia in crisi dopo la nascita di un bambino (pare sia percentualmente molto rilevante il numero delle coppie che dopo una nascita passano attraverso una crisi coniugale... e qui mi pareva molto ben sintetizzato il concetto).
    Concordo con Pale sull'infelice scelta degli ultimi due titoli.

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  7. É che non conoscete ancora altri titoli, mi ricordo che una volta una poetessa mi disse che non si usano più i titoli corti, ma intere frasi-titolo, titoli-versi. Insomma io a volte agisco d'istinto, come ho fatto con queste cose della LolaFalena che hanno tutte la stessa matrice, un comune denominatore stilistico essendo state scritte in molto simili contesti emotivi.
    Caro signor Sid non spiego xke lei vuol farmi fare l'avvocato del diavolo, o peggio la parte dell'oca, le parole spesso sono maschere che uno non vuole o non puó togliersi.
    Grazie a chi così generosamente mi ha commentato, é perché la 'lola' lascia il segno, vero pale?
    E grazie a serenella a cui lascio la libera interpretazione, la poesia non é più mia una volta che l'ho consegnata.
    Lola

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    1. Carissima Lola, non posso far mia l'espressione < o peggio la parte dell'oca >.
      Rispetto tutti: ho semplicemente detto di non aver capito.
      Della qual cosa mi dispiaccio.
      Serena/mente, Siddharta.

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    2. Lo so, lo so,
      Serenamente
      Lola

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