lunedì 24 febbraio 2014

Salotto di febbraio 2014

Reblog*

Sia lode al Trascrittore!

Trascrivere, ovvero trasferire un pensiero, un’idea, una scrittura altrui sul proprio quaderno, mentre, nel frattempo, in noi tutto tace. La scrittura altrui ospite del nostro supporto, cartaceo o virtuale che sia, cui cediamo volontariamente il posto, per sopperire alla nostra défaillance, al ritirarsi del nostro pensiero. Trascrivere non è citare, poiché citare significa ricorrere ad altri scrittori perché convalidino il nostro pensiero, lasciar dire ad altri meglio di noi quello che noi abbiamo detto peggio, utilizzare le parole a riprova di una volontà di dire. Trascrivere, invece, prevede l’assenza di ogni volontà, il congelamento di ogni soggettività, il desiderio di non scrivere. Trascrivere è un oltrepassare la scrittura, andare al di là del proprio segno, una pura perdita di noi stessi. Trascrivere è un ritrovare la nostra scrittura dentro quella di un altro, ma in un modo particolare, che prevede non già un’appropriazione, ma una risonanza. Trascrivendo, noi risuoniamo, ovvero rimandiamo un suono nel quale appare concentrato il senso ultimo di ogni scrittura, la sua possibilità di sopravvivere alla distruzione del tempo, alla morte dello scrittore. Trascrivere è l’unico modo serio di leggere, poiché ogni frase, ogni parola, ogni lettera diventa soggetta alle stesse attenzioni di colui che la scrisse. Il trascrittore è l’unico uomo della Terra che renda il giusto onore allo scrittore. Sia lode al Trascrittore!
di Gianluca Virgilio in: Bazar • 

*Se trascrivere è un ritrovare la nostra scrittura dentro quella di un altro, non un’appropriazione ma una cassa di risonanza del pensiero, il copia incolla al tempo del digitale ha la stessa dignità della scrittura?
Questa operazione sul web oggi si chiama “reblogging”

Un reblog consiste appunto nel ri-pubblicare messaggi pubblicati altrove: l'utlilità consiste nel farne una selezione, e nel renderli fruibili appunto tutti insieme. In tal modo un ReBlog diventa un ossevatorio privilegiato in tempo reale sulle notizie e sulle novità che, come ormai è dimostrato, si diffondono in rete molto più rapidamente che con i media tradizionali.


Storiella ebraica

Un ebreo entra in sinagoga e inizia a pregare Dio.
“Signore, sono buono e giusto, vivo seguendo la Torah e la Cabala. Rispetto tutte le tue regole e non ho mai peccato. Da quando ho quindici anni ti prego di aiutarmi a vincere alla lotteria, ma non è successo ancora niente. Ed ecco che un mio vicino ha vinto una lavatrice, mio cognato una bicicletta, il mio vecchio zio una macchina… Ti prego, ti scongiuro, fa’ che sia io a vincere almeno una volta, usa i tuoi poteri.”
Nel cielo sono tutti sconvolti da una preghiera così toccante, ma Dio non mostra nessun segno d’interesse. A un certo punto Mosè non si trattiene e s’intromette, si butta davanti a Dio con le braccia aperte e gli chiede:
“ Signore Onnipotente, creatore di ogni cosa, ascolta questa preghiera del tuo umile schiavo, aiuta quell’uomo buono e giusto a vincere alla lotteria!”
Dio, parecchio stufo risponde al vecchio amico Mosè:

“Ma cosa pensi, Mosè, che io sia fatto di pietra? Che non m’importi niente delle preghiere di quel buon uomo? È che lui da quando quindici anni mi chiede di vincere alla lotteria, però non ha mai comprato un biglietto!

tratto da:
Il respiro del buio
di Nicolai Lilin (Einaudi)


Dossier - La Letteratura italiana Contemporanea: tendenze, evoluzioni-involuzioni, contraddizioni

2.1. I luoghi

Ci sono senza dubbio storie fortemente vincolate alle ‘location’ scelte dagli autori, luoghi più o meno noti che attraversano lo Stivale, luoghi che arrivano - a volte - a diventare personaggi, partecipano ai fatti con le loro caratteristiche geografiche, molto più spesso attraverso le affettività di uno o più personaggi quanto dell’autore stesso per bocca del narratore.

Ma ci sono anche, nel panorama italiano, storie narrate in luoghi ricollegabili a geografie italiane senza un’identificazione precisa, senza che si nominino città o territori. In questi casi sono gli umori, le atmosfere, i tratteggi sfocati che, per quanto ricollegabili a un determinato scenario, rifiutano l’etichetta specifica. ‘La Città’ può essere Torino o Palermo o Roma, dipende dal contesto, da ciò che attorno il narratore spennella davanti al lettore.  […]

Permane, sotto pelle, la percezione che l’invasione di libri stranieri, soprattutto americani, abbia scatenato una sorta di ‘riduzione’ nell’inserimento e nell’uso in narrativa di luoghi entro i confini dello Stivale, come se, per alcuni autori italiani (e un certo pensiero generale in sottofondo) si scatenasse una sorta di ‘vergogna’ o incertezza nell’ambientare il proprio romanzo a Barletta, o a Savona, Ravenna, Altamura, Isernia ecc.
È altrettanto necessario notare, però, che laddove l’autore italiano ambienta la sua storia fuori dai confini nazionali, i risultati più spesso traballano, restano fragili e incerti, gli spessori tendono a scivolare tra cliché e immagini sbiadite.
Un’osservazione a parte meritano le narrazioni ambientate nel Sud d’Italia […]E numerosi sono gli esempi, in proposito, a individuare libri dove le storie, gli intrecci, i generi, non mettono mai in discussione il luogo, anzi, dipendono da esso per ogni possibile peso specifico dell’opera nel complesso. Autori come Roberto Alajmo, Pietrangelo Buttafuoco, Valeria Parrella, Andrea Camilleri, Rosella Postorino, Andrea Di Consoli, Marcello Fois, Giorgio Vasta, Omar Di Monopoli ecc.

Font: http://www.agoravox.it/Dossier-La-Letteratura-Italiana,30215.html?




L’importanza delle cazzate sul web

Oggi volevo tranquillizzare i 950 visitatori unici* dell’ultimo mese (font: google analytics) rivelando che quel tasto verdognolo, presente sulla barra di destra da circa quattro settimane, non era né un virus elettronico, né un mezzuccio squallido per dirottarvi su YouPorn e nemmeno un subdolo espediente messo in atto dal sottoscritto per arricchirsi alle vostre spalle. Molto più semplicemente era un tentativo di ottenere più visibilità nel web, obbiettivo più che lecito nel mondo digitale. Allo stesso tempo rappresentava un’occasione per testare la popolarità del sito.
Essì, perché piaccia o meno, da quando Larry Page e Sergey Brin, convinti che le pagine citate con un maggior numero di link fossero le più importanti e meritevoli (Teoria delle Reti), decisero di approfondire la loro teoria all'interno dei loro studi e posero le basi per il loro motore di ricerca, il Click rimane il carburante d’eccellenza per Google. (font: http://it.wikipedia.org/wiki/Google) Non per nulla facebook resta al primo posto tra i social network su scala mondiale. In seguito l’algoritmo originale è stato più volte modificato, ma non esistono strumenti efficaci per determinare la qualità di un sito.
Dopo questa premessa e per tornare ai cavoli nostri, sapete quanti di questi quasi mille Garibaldini, salpati da tutte le parti del mondo, si sono degnati di lasciare un segno tangibile del loro gradimento? Lo volete proprio sapere? È meglio se non lo dico, non vorrei impressionarvi, ma sappiate che l’ultima cena, anche senza contare lo Spirito Santo, era più affollata.
Considerata la ben nota puzzetta che accompagna e contagia il naso degli scrittori e dei poeti in genere, e che la predisposizione al tecnologico della maggior parte dei fruitori del blog, rasenta lo zero, devo prendere atto che l’appeal di questo sito non sia brillantissimo. Tuttavia, senza perdermi d’animo e con la consueta cocciutaggine, ho approntato un piano per rientrare nelle grazie dei miei numerosi ma annoiati lettori. Ho deciso pertanto, per alleggerire un sito definito dai più, “pesantemente letterario”, di mettere in cantiere una nuova serie di rubriche di questo genere:

L’angolo delle barzellette, con frizzi, lazzi, battutacce e tormentoni internettiani.
La soffitta del gossip, ovvero pettegolezzi vecchi e nuovi del web.
L’oroscopo di ieri, della settimana scorsa, del mese passato e dell’anno che fu.
Le Previsioni del tempo virtuale.
Il racconto del menga e la poesia cretina.

Chi fosse interessato a occuparsi ad una di queste rubriche e si ritenesse all’altezza del delicato compito di sollazzare il pubblico presente, può scrivere al sottoscritto.
No perditempo, no discorsi seriosi, no manfrine intellettuali, niente menate acculturate, si accettano solo cazzate.:-)
Che ne dite, può funzionare?
Accetto consigli, grazie

* Visitatori unici indica il numero di visitatori del tuo sito web non duplicati (contati una sola volta) nel periodo di tempo specificato.



Dossier - La Letteratura italiana Contemporanea: tendenze, evoluzioni-involuzioni, contraddizioni

1.5. I racconti
Dal punto di vista meramente editoriale, in Italia i racconti non sono mai stati particolarmente considerati, più spesso ritenuti poco interessanti, troppo brevi, difficili da inserire nei formati pubblicabili.
Non c’è, in Italia, né probabilmente c’è mai stata una vera e propria ‘cultura del racconto’, una dimensione creativa riconosciuta alle narrazioni brevi. Il più delle volte il racconto finisce relegato tra le sperimentazioni, diventa una sorta di ‘prova’ o ‘anticipazione’ di una narrazione più lunga, dunque del romanzo.
Ciò nonostante non sono mancate in Italia (con maggiore incidenza negli anni novanta e nel decennio successivo) le raccolte di racconti, pubblicate di frequente rispetto a tendenze specifiche, ad esempio legando le short story a tematiche, generi, autori o progetti riconoscibili (magari con finalità sociali o per sostenere cause d’interesse collettivo).
Ma anche, attraverso le raccolte di racconti alcuni operatori editoriali hanno tentato di proporre autori sconosciuti ritenuti talentuosi o comunque meritevoli di essere letti col vantaggio che la brevità del racconto può favorire l’avvicinamento a scritture e voci senza vincolare a una lettura ‘lunga’ come per il romanzo.

Font: http://www.agoravox.it/Dossier-La-Letteratura-Italiana,30215.html?




 

San Valentino
Il continuo bombardamento di proposte, idee e programmi che attraversa i media in occasione di San Valentino può essere indigesto per chi, per caso o per scelta, passerà il "giorno degli innamorati" da solo, o semplicemente lo passerà proprio come un giorno qualunque. Ecco allora tre letture per affrontare la romantica ricorrenza e uscirne incolumi.

Rimedi contro l’amore – Publio Ovidio Nasone (Marsilio)
Il vate dell’amore per eccellenza non ha solo insegnato l’arte amatoria, ma ha anche provveduto a metterci in guardia dalle conseguenze negative, che, si sa, sono profondamente dolorose. In quest’opera sono raccolti 400 distici elegiaci per resistere all’amore o liberarsene.

È così che la perdi – Junot Diaz (Mondadori)
Soprattutto negli affetti, qualunque cosa possa accadere, qualsiasi sbaglio uno possa compiere o colpo baso possa ricevere, questa divertente raccolta di racconti ci ricorda una cosa fondamentale: c’è sempre un nuovo inizio.

Se fa male non vale – Walter Riso (Piemme)
Il sottotitolo spiega bene l’intento del libro: Come rottamare le false verità sull'amore e vivere alla grande in coppia. L’autore, psicologo, compie una rassegna sui pregiudizi e le credenze che trasformano l’amore in doloroso sacrificio, quando dovrebbe essere invece un costante toccasana.

Infine una poesia di Fernando Pessoa, intitolata: 

Tutte le lettere d’amore:

Tutte le lettere d’amore sono
ridicole.
Non sarebbero lettere d’amore se non fossero
ridicole.
Anch’io ho scritto ai miei tempi lettere d’amore,
come le altre,
ridicole.
Le lettere d’amore, se c’è l’amore,
devono essere
ridicole.
Ma dopotutto
solo coloro che non hanno mai scritto
lettere d’amore
sono
ridicoli.
Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo
senza accorgermene
lettere d’amore
ridicole.
La verità è che oggi
sono i miei ricordi
di quelle lettere
a essere ridicoli.
(Tutte le parole sdrucciole,
come tutti i sentimenti sdruccioli,
sono naturalmente
ridicole).

di Andrea Bressa

http://cultura.panorama.it/libri/san-valentino-3-libri-una-poesia-per-sopravvivere


Dossier - La Letteratura italiana Contemporanea: tendenze, evoluzioni-involuzioni, contraddizioni

1.3. Trama vs lingua

[…]
In Italia, poi, il conflitto si è acceso anche recentemente (probabilmente non si è mai spento) sull’onda di quella che appare ormai essere una tendenza recente in alcuna letteratura contemporanea: le narrazioni virtuose ovvero romanzi dove lo sforzo dell’autore è incentrato – quasi totalmente - sul linguaggio, sull’uso di una lingua funzionale a dire e respirare autonomamente, sulla definizione di uno stile che è anche (o dovrebbe esserlo) massima espressione dell’autore stesso, dei suoi intenti, i simbolismi e le forme comunicative che innesca proprio attraverso le parole.
 Sostanzialmente negli ultimi anni si sta assistendo in Italia a una tendenza o, se proprio non la si vuole definire in questo modo, a una ‘necessità’ che accomuna diversi autori italiani nei cui romanzi la trama se c’è è una comparsa, a volte si tratta appena di alcuni fatti che si perdono nel magma della narrazione. Accade qualcosa, insomma, ma non è poi così rilevante perché tutti gli sforzi sono concentrati su come l’autore ha scritto, e su ciò che ‘dice’ attraverso la lingua.


Font: http://www.agoravox.it/Dossier-La-Letteratura-Italiana,30215.html?



1.2. L’interruttore dei generi.

 […]
Un altro genere che in Italia ha visto negli ultimi due-quattro anni un forte incremento di storie, pubblicazioni e diramazione è la narrazione storica declinata e contaminata in molti modi (storico investigativo, storico romance, storico fantasy…).
Il romanzo storico non è una novità, per la LIC, già dagli anni Ottanta hanno iniziato a diffondersi romanzi a mescolare la Storia (con particolare interesse per l’epoca dell’Impero Romano, il Rinascimento, l’Ottocento) con impasti narrativi che attribuiscono corpi, volti ed emozioni a personaggi storicamente esistiti quanto ad altri di finzione.
Come ha fatto Valerio Massimo Manfredi, che si è avvalso delle proprie competenze di archeologo per pubblicare oltre una ventina di libri (tra cui la trilogia di ‘Aléxandros’, ‘L’oracolo’, e ‘L’armata perduta’).


La particolarità della recente tendenza non è dunque tanto nel genere in sé, piuttosto nella cura e nella verosimiglianza con cui diversi autori hanno ricreato ambientazioni, atmosfere, regole sociali, dinamiche relazioni appartenute ad altri secoli. Nella maggior parte dei casi si tratta di romanzi che richiedono veri e propri studi specifici, gli intrecci possono essere la narrativizzazione di fatti realmente accaduti quanto la libera interpretazione dell’autore rispetto ai manuali di Storia; ma la trama può anche fondersi sulle mescolanze tra Storia e fiction. Come ha fatto Alfredo Colitto che ha ambientato la sua trilogia nell‘300 tra Bologna (‘Cuore di ferro’, 2009 e ‘I discepoli del fuoco’, 2010) e Venezia (‘Il libro dell’angelo’, 2011) strutturando trame complesse, storicamente precise e accurate, con intrecci tesi a risolvere misteri che assumono rilevanze anche per i secoli successivi nell’eterna lotta tra Bene e Male. (segue)


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1.2. L’interruttore dei generi.
La letteratura contemporanea è destinata a essere dominata dalla tendenza dei generi, o meglio: dai generi che impongono tendenze temporanee in ciclica perdita e ritorno.
 Gli interruttori dei generi alternano ciò che - in un dato momento, periodo, annualità - diventa di interesse generale tra promozioni, pubblicità e iniziative divulgative che ammiccano al consumatore.
Ci sono però generi che ‘resistono’ da decenni, con i dovuti adeguamenti rispetto alla realtà sociali, i mutamenti generazionali e le modificazioni nelle stesse scritture nonché nei potenziali lettori.
 In primis, forse sopra tutti i generi, il giallo-poliziesco-noir (a volte miscelato con il thriller o il mistero anche storico). Numerosi se non addirittura eccedenti, sono i libri pubblicati ogni anno e numerosi sono gli autori italiani che, in modo più o meno continuativo, scrivono entro questi generi a cui s’associano a seconda delle intenzioni, tematiche sociali contemporanee, dinamiche di indagine e suspense a ricalcare le atmosfere già messe in scena dalla cronaca e le medialità ma anche trame a intrecciare sentimenti controversi, personaggi sempre meno legati ai cliché ormai consolidati dei ‘commissari’, gli ‘investigatori’ (meno frequenti in Italia per ragioni di verosimiglianza), ‘poliziotti’, ‘medici legali’, ‘magistrati’, ‘carabinieri’, ‘giornalisti’ che partecipano alle indagini, e così via. Tra i tanti, veramente tanti (che possono aver scritto anche entro altri generi) ricordo: Carlo Lucarelli, Sandrone Dazieri, Gianrico Carofiglio, Valerio Varesi [*], Luigi Bernardi [*], Giampiero Rigosi, Nicoletta Vallorani [*], Marco Vichi, Loriano Macchiavelli, Paolo Grugni [*], Alan D.Alteri, Andrea Camilleri, Giampaolo Simi ecc. (segue)

Font: http://www.agoravox.it/Dossier-La-Letteratura-Italiana,30215.html?






COME PRIMA di Lionel Papagalli

Alfred si riconferma autore di razza e bissa il successo di 
Perché ho ucciso Pierre a Angoulême

Lionel Papagalli, in arte Alfred, indiscutibilmente una pietra miliare del fumetto internazionale, si aggiudica il Prix De Meilleur Album, per la 41° edizione del Festival Internazionale del Fumetto di Angouleme. Premio ambitissimo, che il suo ultimo graphic novel Come Prima, edito in Francia dalla celebre casa editrice Delcourt, ha saputo aggiudicarsi grazie alla commovente storia on the road di due fratelli che intraprendono un viaggio nell’Italia degli anni ’60, in seguito alla morte del padre.
Lo stile narrativo dal sapore toccante e di profondo dolore proprio dell’autore francese sorprende ancora una volta il pubblico e la giuria del festival che già nel 2007 aveva conferito il Prix du public ed il Prix essentiel a Perché ho ucciso Pierre, un graphic novel dal grande coraggio in cui il racconto autobiografico dello sceneggiatore Oliver Ka si completa dei disegni di Alfred, che ha saputo splendidamente tradurre una storia tanto amara in fumetto.



Nato in una famiglia di attori di teatro, divoratore di libri, musica, cinema, ha conseguito il diploma di maturità in lettere e ha iniziato a lavorare come fumettista.
Ha cominciato pubblicando in una fanzine prima di creare con gli amici Scalp! le fanzine qui décoiffe.
Nel 1995 ha creato Ciel Ether un servizio di self-publishing, per far conoscere il suo lavoro, che gli ha permesso di incontrare Eric Corbeyran autore di qualche storia breve e poi di "La Digue", albo noir pubblicato da Delcourt. Da allora Alfred inizia a pubblicare opere di vari generi.
Nel 2007, con Olivier Ka, vincono il "Prix du Public" e "Prix Essentiel" al festival del fumetto di Angoulême per Per­ché ho ucciso Pierre.
Nel 2010 esce in Italia per Tunué, Non morirò preda.


Se mettessimo su un ring un libro e un ebook, chi vincerebbe?

… ricerche pubblicate su Scientific American dimostrano come la lettura su carta presenti moltissimi vantaggi rispetto a quella digitale.
In sintesi chi legge un libro su carta riesce a ricordarlo meglio, anzi a trasformare il ricordo in 
«sapere», e questo discorso vale anche su test effettuati su nativi digitali. I bambini sono più capaci di ricordare dettagli di una trama se letta su carta. L'apprendimento su ebook, sottoposto a rigorose sperimentazioni, risulta carente proprio nei circuiti neurali che non vengono attivati rispetto a un libro tradizionale. In generale la lettura digitale non permette un'elevata concentrazione né, cosa importante, una rappresentazione spaziale della lettura nelle tre dimensioni, e perfino nel tempo.
L'effetto, nel cervello di chi legge un ebook, è quello di una passeggiata su un nastro trasportatore in cui si resti sempre allo stesso posto. A poco servono gli effetti speciali, come la simulazione della pagina girata inventata dalla Apple…
Per saperne di più leggi qui.



Facebook compie dieci anni


Il 4 febbraio Facebook compie dieci anni. Il più grande social network della terra frequenta la quinta elementare, è ancora un bambino, ma sta studiando per diventare ancora più grande. Gli sviluppi sono ancora imprevedibili, ma ormai Facebook è un dato di fatto, inutile essere pro o contro, è un sistema che mette insieme un miliardo e duecento milioni di utenti. Oggi Facebook è la nazione più abitata del pianeta.
Gli esseri umani evolvono verso immensi agglomerati sociali, scrive Luca Pani sul Sole24ore di domenica 2 febbraio, l’area metropolitana di Tokio infatti conta trentasette milioni di abitanti, partendo dalla solitudine della caverna.
Recenti studi sociologici, sempre secondo questo articolo, affermano che sia possibile predire quante relazioni interpersonali può facilmente amministrare (tenere sotto controllo) un adulto normale per ottenere un vantaggio evolutivo.


Nel senso che esiste un’equazione capace di determinare l’evoluzione dei rapporti sociali? Più o meno, così mi pare d'aver capito, ma per maggior sicurezza vi consiglio di leggere qui l'articolo.

Come in ogni equazione che si rispetti il primo numero da prendere in considerazione è il numero 1 (uno): cioè si parte dall’individuo e lo si moltiplica per 3,5 (indice Holter Shelter) e otteniamo il nucleo più semplice, quello della famiglia, padre, madre un fratello e quasi una sorella. Se continuiamo a moltiplicare per lo stesso numero arriviamo a circa 12, che rappresenta il numero delle persone con le quali riusciamo a stringere un legame affettivo molto rilevante. Successivamente saliamo a 40 che è la quota di parenti ed affini che costituiscono la nostra tribù o se volete il nostro clan. Procedendo di questo passo arriviamo pressapoco a 130 che equivale al numero massimo di amici che possiamo gestire in modo efficace nella vita reale e 450 rappresenta il numero minimo di abitanti di un villaggio perfettamente funzionante anche per evitare pericolose consanguineità e garantire l’evoluzione della specie.
1575 invece rappresenta il numero massimo di persone che siamo in grado di riconoscere e di associare correttamente ad ogni faccia il nome.
In conclusione, decina più decina meno, 150 “amici” e 1350 “conoscenze”
Ora contate i vostri amici (sostiene in conclusione Luca Pani) su facebook, i follower su Twitter o i contatti di Skype e chiedetevi onestamente con quanti di loro avete rapporti davvero significativi e vi accorgerete che i numeri sopra tornano con estrema precisione.


Estrema precisione mi sembra un po’ esagerato. Io ho fatto i miei conti  e non credo di arrivare a tanto con la mia memoria. Mi capita di chiamare mio nipote perfino col nome del cane e viceversa, figuriamoci se riesco a riconoscere e a dare un nome a più di mille persone. Manco fossi Pico della Mirandola.

25 commenti:

  1. Due osservazioni personali:

    1 - Amicizie parentali e conoscenze periferiche.
    Mai esistite, escluse quelle del nucleo-base familiare.

    2 - Amicizie virtuali.
    Una stranezza: tre o quattro così vischiose e resistenti da risultare inossidabili.
    Contro ogni previsione e aspettativa.
    Siddharta

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    1. Tra queste amicizie vischiose virtuali ci sono senz'altro io...
      Reietto SPURIO

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    2. Tu l'hai detto: ho scritto proprio pensando a te, Manrico, Armida, Damiano e pochi altri.
      Amici virtuali come una seconda pelle.
      Con affetto, Sid

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    3. Una pelle che rinsecchirà appiccicata vischiosamente ed onorevolmente alla tua...ti abbraccio mio "decano amico".
      Spurio.

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  2. Book vs e-book.
    Le solite diatribe perditempo.
    Chi oggi spedirebbe più una lettera affrancata?
    L'e-book vince per KO!
    Siddharta

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    1. Le email sono un'altro discorso, che c'entrano con l'ebook?

      Secondo me gli ebook presentano molti vantaggi. Costano mediamente di meno, sono pratici a letto, infatti si leggono meglio al buio, sono facili da reggere in mano, non si sgualciscono, li puoi portare facilmente in viaggio. In qualunque parte della terra ci sia la connessione puoi acquistare un libro, e puoi perfino adattare il carattere alle tue esigenze.
      Ma non vanno bene per tutte le occasioni.
      Oggi è possibile regalare un ebook, ma vuoi mettere la soddisfazione di ricevere e di regalare un bel libro tradizionale? E che dire del piacere di entrare in una libreria? Non ricordo quale scrittore diceva che viaggiare in un mondo senza librerie è come attraversare il deserto. Per me leggere un ebook c'è la stessa differenza che esiste tra una conversazione telefonica e una chiacchierata vis a vis. Vuoi mettere?
      Io sono convinto che la partita sia ancora aperta e per il momento le due versioni, la digitale e la cartacea, devono viaggiare in coppia, e una non esclude l'altra.

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  3. beh... certo, per certi versi i due mezzi non sono comparabili.
    prova a mettere un fiore secco dentro una e- mail...

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  4. Corollari di Rubrus all'equazione di Pani:
    1° il numero di recapiti di un soggetto è inversamente proporzionale rispetto alla sua reperibilità
    2° il numero di contatti di un soggetto è inversamente proporzionale al tempo speso dal soggetto stesso nel coltivare i rapporti stessi
    Proprietà transitiva del secondo corollario: il numero di contatti di un soggetto è inversamente proporzionale alla serietà degli stessi.

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  5. Serenella Tozzi10 febbraio 2014 22:29

    Bene, a proposito di e-book.
    Fantastica iniziativa quella di inserirne uno scaricabile direttamente dal sito.
    Il tuo "Sulle scale" l'ho trovo molto, molto interessante. Un giallo coi fiocchi.
    Bravissimo, Franco, sempre pronto con nuove iniziative.

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    1. Grazie Serenella,
      mi offri l'occasione per precisare che non è solo un'operazione di promozione personale. Sto usando come cavia un mio lungo racconto, o romanzo breve che dir si voglia, per mettere a punto la tecnica per una produzione di ebook fatti in casa e da distribuire sempre gratis, naturalmente.
      Nelle precedenti occasioni mi ero limitato a mettere a disposizione dei documenti in pdf. Il prossimo passo sarà l'epub, ma qui ho ancora difficoltà con le immagini. Ancora un po' di pazienza.
      Nel frattempo se qualcuno ha consigli da darmi sull'argomento ebook mi faccia sapere.

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  6. LIC dossier secondo me Manfredi & soci rientrano nel filone (che è come dire genere, ma fa più intellettuale) del romanzo storico (anche se più alla Scott che alla Manzoni) e/o del romanzo di avventura.
    Poi, volendo anche giocare sulla commistione tra i generi si potrebbe parlare del Dante investigatore di Giulio Leoni e di altri ancora.

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  7. Capita sempre più spesso di incontrare scrittori che si specchiano e si compiacciono della loro bravura. La trama del racconto perde d'importanza e diventa solo un pretesto per una esibizione di stile. Una tendenza che trova molti seguaci nel web.

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  8. Oddio... qui potrei essere molto lungo e, siccome sono di parte, sarò breve.
    I bambini chiedono "raccontami una storia" e, da grandi, la domanda si raffina, si diventa più esigenti, ma la domanda, nel suo nucleo costitutivo, rimane tale e quale nella stragrande maggioranza dei casi.
    Alcuni autori rispondono "guarda come sono bravo a scrivere".
    Le conseguenze sono di facile intuizione.

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  9. Franco, adesso mi tocca fare la figura del minus habens, ma dov'è 'il tasto verdognolo, presente sulla barra' di cui parli? io mica lo vedo...

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    1. VOTA QUESTO SITO
      IN
      NET- PARADE.IT

      Sid

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    2. sì.. quel tentativo l'ho fatto, ma l'unica cosa che succede è l'apertura di una serie di immagini presenti nel blog..

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    3. Uriah: Be', l'ho tolto, adesso non vale più ;-) Apprezzo la buona volontà.

      Sid: Simpatico, anche se in ritardo ma accetto volentieri.
      Dopotutto non era un affare di stato ah, ah, ah,

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    4. Ah ecco, peccato.
      Ps. mi piace muchissimo l'idea dei racconti del menga!

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  10. mmm... allora inizio con una battuta: in termini di appeal verso coloro che considerano il sito "pesantemente letterario" opterei la sostituzione del testo verde con un altro che "dirotti" su youorn (non so, qualcosa tipo: "vota il video del mese...")

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    Risposte
    1. Eh, eh, sarebbe un'idea. perchè no ;-)))
      Tanto per smuovere le acque.

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  11. (Localismo) non penso che si tratti soltanto di localismo o provincialismo della letteratura - anche se magari ci sarà - in parte deriva dall'esigenza di raccontare al lettore storie in qualche modo "note" perchè sono quelle che, paradossalmente, ama leggere. E' una tendenza uguale e contraria all'escapismo per cui ci si orienta verso storie che parlano del borgo natio, di un certo periodo storico che si è vissuto ecc. Non c'è offerta senza domanda, insomma.

    PS: in un'ottica propositiva continuo a pensare che, scritto così, il "salotto" sia troppo dispersivo e disordinato: non si capisce bene chi stia dicendo cosa in rapporto a cos'altro. In più la pagina è troppo lunga.

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  12. Storiella ebraica.
    In realtà la conoscevo già, ma ne era stato esaltato il lato umoristico; nella versione originaria è più sottile e secondo me migliore.
    Ricordo altresì una scena di un giovane Troisi con Lello Arena impegnato a pregare San Gennaro per ottenere la medesima "grazia".

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    1. Mi accodo a Rubrus.
      Per me ideale per Berlusconi dal palco di uno dei suoi meeting.
      Siddharta

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  13. Serenella Tozzi25 febbraio 2014 14:58

    Non mi voglio riferire ai “reblogging”, ma al trascrivere dai libri: trascrivere per non smarrire le emozioni, ecco il primo pensiero che mi viene in mente.
    Certe narrazioni, magari ormai datate, ma che possiedono una forza che ancora permane, che esce fuori dalle parole e si fa capire, diventa penetrante.
    Diventa memoria.
    Non credo che il copia-incolla abbia la stessa incisività; forse ti coinvolge lì per lì, ma poi si perde fra le mille altre cose del giorno.

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    1. Si è vero, il copia incolla non è un'operazione che emoziona più di tanto, ma per chi legge soltanto la cosa non fa nessuna differenza
      Inoltre chi prende più in mano carta e penna e si mette a ricopiare a mano un pezzo che vuole assaporare e conservare il più a lungo possibile nella memoria? Sì, molti della nostra generazione ancora scrivono a mano, ma la generazione digitale ormai non più.
      Semmai leggere uno scritto sullo schermo non ha lo stesso fascino della pagina di un libro, e su questo siamo d'accordo.
      Il reblogging è una forma di comunicazione virtuale. La televisione infatti ne fa molto uso, una volta fatto il servizio lo ripropongono in tutte le salse, ne fanno uno spezzatino e lo rimandano in circolo spacciato per nuovo. Questa sì che è una mezza pataccata.
      Il reblogging nel web invece, se fatto bene e senza occultare la fonte, permette che le cose buone e valide, anche se vecchie, non vadano dimenticate

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