giovedì 20 febbraio 2014

SIDDHARTA (29) - Pensieri cinici quotidiani

A) – Sinapsi.

Le scienze neurocognitive sostengono che il nostro cervello consta di miliardi di neuroni tra loro strettamente connessi ( sinapsi ).
Per i ricercatori queste connessioni o sinapsi sarebbero all’incirca 100.000.000.000.000 ( cento trilioni o se preferite centomila miliardi ).
Per il neurologo Charles Scott Sherrington < 1 seguito da 76 zeri >.
Una vera galassia dentro la nostra testa.
< Se uno scienziato pignolo volesse contare tutte le sinapsi una ad una, impiegando un secondo per ognuna, impiegherebbe 32 milioni di anni per completare il conteggio >.
Se venissero allineate, anziché compattate, formerebbero < una chioma della via Lattea >.
Così dice il nostro filologo e critico Carlo Ossola. 

 B) – Brivido.
Ancora i soliti scienziati neurocognitivi sostengono che il cervello umano sarebbe un organo ancora tutto da scoprire.
Forse l’ultima frontiera da superare per sapere finalmente come e perché funzioni così alla grande.
A loro dire, ad esempio, quando assistiamo ad un incontro di boxe più o meno consciamente parteggiamo per l’uno o l’altro dei contendenti, movendo d’istinto il braccio quasi a sferrare uno swing o un uppercut a chi non ci piace sul ring.
A me capita con certa poesia infuturata, leggendo la quale sento come un brivido nella schiena, per lo più d’orrore, poche volte di piacere…

C) – Caratterialità.
Secondo lo psicologo Panksepp, studioso del cervello animale ed umano, gli individui sarebbero titolari di cinque emozioni: felicità, tristezza, rabbia, paura e disgusto.
In termini calcistici un quattro a uno per le magliette nere…
Così mi spiego ancora una volta il perché di tanto mio radicato pessimismo caratteriale ed intellettuale, specie quando leggo taluna tremenda letteratura contemporanea.

SIDDHARTA

22.2.2014


1) – Invito.

<< Brain – Il cervello, istruzioni per l’uso >>.
E’ il promo grafico di una grande esposizione di carattere scientifico allestita al Museo di Storia Naturale di Milano – C.so Venezia,55 – dal 18 ottobre 2013 al 13 aprile 2014.
Essa accompagna il visitatore alla scoperta stupefacente del cervello umano, delle sue immense potenzialità e capacità, percezioni, emozioni, opinioni e sentimenti.
Con l’interazione sul posto di tecnologie coinvolgenti: exibit, installazioni, giochi, filmati e tanti altri sorprendenti stimoli conoscitivi ed esperenziali.
Correte, cari lettori, non lasciatevi sfuggire quest’occasione irripetibile.
Per voi, i vostri figli, amici e conoscenti.
Per saperne di più andate su Google.

B) – Terre devastate.

Terra dei fuochi, Crotone, La Spezia, Brescia e chissà quanti altri luoghi.
Tutti ad inquinamento ad alto rischio, com’è noto.
Non è servito a nulla il precedente di Seveso ( 1976 ) con la fuoriuscita della diossina dell’ICMESA.
E neppure quello della baia di Minamata in Giappone ( 1956 ), città avvelenata dal pesce al metilmercurio scaricato in mare dalla Chisso, azienda chimica leader del posto.
Chissà cosa ci riserva ancora il futuro qui in Italia, appena si scoperchieranno le altre malefatte nascoste.


C) – Linguaggio.

Il neurolinguista Philip Lieberman sostiene che il linguaggio moderno sia un’acquisizione assai recente della specie umana, forse avvenuta tra i
90.000 e i 50.000 anni fa.
Di questa manna dal cielo facciamone allora un buon uso: soprattutto in poesia, per far sì che almeno si capisca…

SIDDHARTA

20.2.2014


Lo zero matematico.

Il mondo greco-romano non conosceva lo < zero >.
La numerazione successiva allo zero era data dalle lettere dell’alfabeto in sequenza.
Lo zero come lo conosciamo da qualche secolo è di derivazione Maya ( ove aveva forma di conchiglia, ma non era usato per le operazioni ), indiana e infine araba.
Di qui passò in Europa verso il XII° secolo attraverso l’Andalusia in seguito alla conquista musulmana della penisola iberica.
Gli arabi chiamarono lo zero < sifir >, da cui i nostri < cifra > e < zero >.
Pur fra molte discordanze, i più ritengono che il primo ad usarlo sia stato Fibonacci sempre nel 1100.
Nel mondo cristiano per molto tempo fu chiamato < il numero infedele >.
Anzi il suo uso parve tanto strano e nel contempo efficace da esser considerato dalle autorità religiose magico e diabolico, osteggiato fin dentro il XV° secolo!
Lo zero ha influenzato diversi settori del sapere, financo letterario.
Per certo pensiero più o meno mistico lo < 0 > raffigurava l’uovo orfico ( il non essere ), la morte, ecc.
Eccesso di zeri significherebbe mania di grandezza…
La filosofa María Zambrano ( 1904-1991, spagnola ) vi vedeva un pieno equivalente.
Per Manuel Caballero Bonald ( 1926, età 88 anni ) rappresenta diverse suggestioni emotive ( esubero del nulla, pretesto d’assenza, pura quiete, ecc. ).
Per Antonio Porchia ( 1885-1968 ) una guida a mò di lucerna nella foresta dei numeri…
Nel libro < Zero: biografia di un’idea pericolosa > ( tutto dedicato allo zero! ) il matematico americano Charles Seife vi vede l’infinito, l’origine dei < wormholes > ( cunicoli spazio-temporale ) che permetterebbero in teoria di viaggiare a velocità maggiore della luce…
Per lui addirittura inizio e fine dell’Universo.
Anche per un folle autore ( A. Ireland ) lo < 0 > è simbolo della nostra vita, della fine dell’Universo e quindi dell’eternità.
Ciò perché Origene avrebbe rivelato che nel giorno del Giudizio Universale gli eletti entreranno nelle porte del cielo rotolando, in quanto resuscitati in forma sferica, quella più perfetta…!
Ma lo < 0 > è importante anche nella tecnologia moderna, atteso il sistema binario dei calcolatori sistemici.
Narra il citato Seife che il 21.9.1997 la corazzata Yorktown si fermò in mare al largo della costa della Virginia.
Perché per errore negli elaboratori della nave non era stato cancellato dal codice uno zero di troppo.
Rimorchiata in porto, gli ingegneri impiegarono alcuni giorni per stanare lo < 0 > clandestino dai computers di bordo.
( fonti: le più disparate… ).   

Siddharta
19.2.2014





A) – Scemenze.
Un cattedratico oggi se la passa male.
I social network sono palestre dove tutti partono alla pari.
E di solito prevale il pifferaio che sa meglio tormentare, vellicando i lati deboli della massa, vale a dire allineandosi all’ignoranza predominante.
L’intellettuale se di pregio deve arrendersi e ritirarsi in buon ordine, anzi a fuggire a gambe levate, travolto dalla valanga di insulsaggini che invadono le piattaforme.
Prendete Facebook: in un baleno le bacheche sono attenzionate, ingombrate e affondate da una miriade di scemenze d’ogni tipo.
Si passa più tempo a cancellare che a postare qualcosa di sensato.

B) – La Resurrezione.
Intanto noi postiamo testi e commenti in web con identificazione a mezzo meccanico.
Questo tipo di sottoscrizione e paternità ( al di là dei nickname ), mi lascia sempre una sensazione di freddezza.
La vera personificazione e soddisfazione per me si raggiungono solo con la firma autografa.
L’unica che coi suoi svolazzi, irregolarità grafiche, forma, ecc. ci fa sentire come unici, esistenti, fisicamente indispensabili.
Tanto esclusivi da non sopportare l’idea dell’annullamento post-mortem, che so polvere e gas nella materia ed energia indistinta nel cosmo.
Ecco allora la trovata religiosa della resurrezione dei corpi nel Giudizio Universale.
Già, ma se come assai probabile saremo stati quasi tutti condannati all’Inferno eterno, si aggiungerà mai alla sofferenza dell’anima anche quella della carne?
A li mortacci, ci vorrebbe anche questa…

C) – Ancora aforismi.
1 – < La poesia è come l’aforisma: è l’arte del sottrarre > ( Siddharta ).
2 - < Se dovessi amare il prossimo mio come me stesso, il mondo andrebbe presto a catafascio > ( F. Hebbel – 1813/1863 ) , così da me liberamente interpretato…
3 - < Più che andare con le donne che mi piacevano, sono andato con quelle a cui piacevo… > ( letta non so dove, Siddharta ).

SIDDHARTA
18.2.2014


A) – Dignità.
Il nostro filosofo Remo Bodei sottolinea che la dignità dell’individuo non consiste nella posizione sociale rivestita ( rango di ministro, nobiliare, religioso, ecc ), ma nel rispetto degli altri.
E tra l’altro cita come esempio questo aneddoto: << Nove giorni prima della sua morte Kant, pur essendo molto anziano ed estremamente debole, rifiutava di sedersi prima che il suo ospite ( il suo medico ) si fosse seduto a sua volta… >> ( fonte : Google ).
Ebbene due considerazioni al riguardo:
1 – A me risulterebbe che Kant avesse abbandonato l’insegnamento universitario per il precoce avanzare della demenza senile.
Se l’alzheimer progredisce impietosamente, come faceva Kant a ricordarsi di una simile pratica ossequiosa a pochi giorni dalla morte ( a 80 anni )?
Inoltre parrebbe che in quei giorni fosse anche allettato per la malattia che lo portò alla tomba…
2 – Mio figlio a tavola si butta a pesce sulle vivande senza ritegno per gli altri.
Invece mia nuora avvocato non s’avvia a mangiare prima che tutti noi si sia pronti ad accingervi.
Questione di dignità, cortesia, rispetto innato nell’individuo?
O semplicemente di educazione bene o male appresa?

B) -  Novità tecnologiche.
Con una specie di phon vi passano sopra, sotto, intorno alla testa per registrarne le dimensioni ( altezza, larghezza,
 profondità, profilo, ecc. ) .
Poi i dati vengono automaticamente inviati al computer che li digitalizza per l’utente finale, il quale li trasforma in 3D mediante apposita apparecchiatura.
Ed ecco il modellino del vostro capo fresato in materiale leggero…
Senza cavi, usabile ovunque anche in viaggio, al posto delle vecchie foto si potranno avere dei fac-simile tridimensionali della realtà locale ( bistecca nel piatto, paesaggio, ecc. ).
N.B.: sempre che io abbia ben capito le spiegazioni sulla tecnologia avanzata in corso…

C) – Immodestia senile.
Chissà se v’è talun di testa fine
ch’intenda queste righe per divine… 

SIDDHARTA

15.2.2014


32 commenti:

  1. Immodestia senile.
    Chissà se v’è talun di testa fine
    ch’intenda queste righe per divine…

    Anch'io che son testa di legno
    son sbalordito dal tuo ingegno...

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  2. D'ingegno è pieno fin sopra i capelli
    da fare impallidir persin le stelle.

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    1. Son Ropite e tu ben sai
      se lo cerchi troverai

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    2. Va Ropite in girotondo
      per le vie di questo mondo,
      si sofferma qua e là
      e i suoi versi poi ci dà!
      Sid

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  3. Quel di che mi affiancasti sulla via
    d’istinto mi accodai alla tua scia;
    ancora non sapevo la tua meta,
    oggi lo so, la via dell’asceta.

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  4. Quel dì io cercava solo un poeta
    una gran penna per casa di frame
    non sapeva ch’eri anche profeta
    matematico, filosofo immane
    fine dicitore, critico, vate...
    Del web una cometa, anzi, la meta.

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  5. (Kant) in effetti, se così fosse, l'aneddoto sembrebbe costruito a tavolino per spiegare il concetto. Personalmente, credo più convincente la nozione secondo cui la dignità di una persona è il valore che la stessa ha di se stesso a prescindere dalla considerazione altrui (che è la reputazione) e, addirittura, della considerazione che ciascuno attribuisce a se stesso (che è l'onore, o il decoro) sia come singolo, sia nella società.

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  6. Resurrezione
    Quando si parla di resurrezione della carne non posso fare a meno di pensare al povero Pereira, il personaggio inventato da Tabucchi, il quale credeva nella resurrezione della carne, e siccome era perennemente in sovrappeso, si domandava se fosse necessario rinascere a nuova vita con tutta quella ciccia addosso. :-)
    Non è facile dare una risposta a questa domanda: Se dovo rinascere, perchè trascinarmi per l'eternità i difetti. Se uno era zoppo, che facciamo, gli forniamo una stampella oppure una gamba nuova? E se sono morto centenario, io non voglio vivere per l'eternità da vecchio. Eccchecavolo voglio risorgere giovane, alto, bello e biondo.

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    1. ... magari anche ricco, non si sa mai, atteso che ai Ministri di quaggiù il denaro non fa per niente schifo...
      Sid

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  7. Son Ropite e fino a quando
    scriverò dei versi e canto
    qui verrò, in casa Frame...
    queste sono le mie brame.
    Poiché so che troverò
    chi la rima in me inculcò.
    Ropite Ruzol

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    1. Non son mica tanto convinto di aver fatto bene a incitarti sulla metrica, atteso l'attuale andamento anarchico della Poesia.
      Non vorrei aver contribuito a far di di te un disadattato letterario...
      Intanto sappiate, cari lettori, che l'amico Ropite è un fine poeta vernacolare ed autore di accattivanti pièces teatrali in forma scritta.
      Sid

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  8. Se qualcuno sa dirmi come si fa per aprire una "Stanza in questo sito ne sarei lieto" potrei farvi conoscere i lavori accennati da Siddharta...
    Ropite

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    1. Solo Franco titolare del blog può farlo. Devi accordarti con lui.
      Sid

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  9. Caro Sid...rimpiango solo di averti conosciuto tardi...ma ti ringrazio per gli insegnamenti e la voglia di poetare che mi hai trasmesso. Mi dispiace solo che l'età avanza e gli occhi non si prestano più alla lettura e stesura di liriche. Fui lungimirante nel conservare tutti i nostri duetti e tenzoni poetiche, nonché i tuoi commenti alle mie liriche che ne hanno avvalorato il contenuto del testo.
    Ropite

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    1. Non esagerare.
      Se la tua vena fosse di bassa lega, nessun lievito potrebbe migliorarla.
      Sei un uomo fortunato: chi scrive poesie non sarà mai solo.
      Sid

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  10. Caro Sid,
    fai tu gli onori di casa. I tuoi amici sono i miei amici. Mi casa es tu casa.

    Sei tu il garante di questa persona che non abbiamo ancora il piacere di conoscere.
    Fammi pervenire il materiale e ti consegno la chiave della sua stanza.
    Oppure aggiungiamo un letto nella tua singola? Fai come vuoi, ma ti ricordo che in bassa stagione abbiamo molte stanze vuote, mentre la promiscuità distrae, non favorisce la concentrazione.

    Attendo fiducioso.

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    1. Franco, un poco di pazienza, intanto che le cose s'avviano.
      Il mio amico Ropite è garantito dalla divisa che ha portato per tanti decenni con onore: persona esimia ed entusiasta.
      Sid

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  11. Dimmi cosa ti serve e te lo mando...io di stanze non m'intendo, mi basta dormire per terra, possibilmente da solo...dato la mia età!

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    1. Mi serve materiale sufficiente per una serie di post, per aprire una stanza è fondamentale. Altrimenti ti faccio fare un'ospitata, un giro di pista, una passerella in vetrina e poi si vedrà.
      Non ti pare?

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    2. Gli ho spiegato con messaggio come funziona.
      Caro Ropite, se scrivi in vernacolo non ti dimenticare in calce un breve glossario per le parole meno conosciute.
      Sid

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  12. OK...Cercherò di mandarti alcune liriche miste italiano-Napoletano con glossario poi, vedi tu dove alloggiarmi.
    Ropite

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  13. RISPOSTA ALLO ZERO MATEMATICO:
    ’O ZERO
    ***di Ropite RUZOL***

    Zero compreso, ’e nummere so’ diece,
    ma ’o zero a sulo a sulo nun è niente;
    ’o nummer’uno è isso sulamente
    e tutte ll’ate songo ’e chiù potente.

    E allora ’o zero disse ’nfaccia all’uno:
    si tu te mitte nnanze e io vengo arreto
    chiù forte ’e nuje nun ce sta nisciuno.

    ’O ssaccio, io senza te nun conto niente
    e tu, tu sulamente cuonte uno;
    ma tu ce piènze si appriesso a mmè

    te porto duje tre frate addrete a tte?!
    Nuje addeventammo diece, ciente, mille,
    na forza ca nisciuno ’a po’ cuntà.

    Te faccio sta pruposta sulo a tte,
    ca nun me piace ’o doje e manco ’o trè;
    e nun vaco a prià ’o quatto e ’o cinche

    e tutt’o riesto ca po’ vene appriesso.
    Ti ho preferito ca mme staje vicino
    e simmo cumme a ddoje frate-cucine.

    ’O nummer’uno restaje lusingato,
    e disse a ’o zero: sono compiaciuto;
    da mo’ a ghì nnanze staje vicino a mmè
    che all’occorrenza ’ncimma fa valè!

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    1. Ah... ma sei Zurlo!?
      Potevi dirlo prima.

      le poesie le devi mandare a me a questo indirizzo: fmelzi@email.it
      Intanto complimenti per questa, gustosa e arguta.
      Ciao

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    2. E' un caso del tutto fortuito che don Pietro ed io si abbia postato in contemporanea due proposte sullo < zero matematico >.
      Ma in verità la poesia in vernacolo è precedente per diritto di primogenitura, segno che l'Autore ne è stato per primo ispirato.
      Ispirato dico, perchè riuscire ad esprimersi poeticamente su materia tanto... arida non è da tutti.
      Godibilissima poesia, che a tratti può anche assumere veste lirica esaltante, perchè svolge un dialogo immaginario del tutto pertinente, corretto matematicamente, donando ai due attori numerici voce ed ironia.
      Ancora una volta la bravura del nostro Autore, specie in vernacolo verace ( attenzione: lui controlla parola per parola su di un dizionario d'antan dialettale ) che ancora ai primi del Novecento era parlato alla corte degli Zar come seconda lingua sofisticata, al pari del francese.
      Bravissimo, Siddharta.

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    3. Il "dizionario d'antan dialettale" che cita il SID fu già trattato dall'Abate Ferdinando Galiani (1728/1887) già nell'anno 1779 ma pubblicato postumo dopo la sua morte due anni dopo, cioè nel 1789 col titolo "Vocabolario Napoletano- Toscano" - Tomo I e Tomo II.
      La copia in mio possesso è una ristampa del 1976 a cura della C.E.M. S.p.a. via Roma, 228 - Napoli. Questo per la precisione, ma mi serve per ricerche e per tradurre le parole ormai in disuso, non più comprensibili; mentre per le liriche attuali, mi servo di vocabolari più recenti, diciamo pure...italianeggianti.

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  14. [lo zero] mi viene in mente un "abbasso lo zero" di Malerba, col personaggio di Mozziconi, che lessi tanti, tanti anni fa...

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  15. SPERANZE PERDUTE
    ***di Ropite RUZOL***

    Non so per quante volte ti ho cercato,
    tra i volti della gente del paese,
    tra i vicoli, le strade, nelle chiese,
    qualunque luogo pur di rivederti.

    Venivo nelle vie del tuo rione
    sostando proprio sotto il tuo balcone;
    e come sempre io guardavo su,
    sperando che affacciata c'eri tu.

    Ma non ho più rivisto il tuo bel viso,
    su quel balcone, in mezzo a delle rose;
    che tu curavi da mattino a sera,

    amante come sei della natura.
    Non ti ho rivista più e la mia speme
    è rivederti dentro i sogni miei.

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    1. Serenella Tozzi20 febbraio 2014 12:32

      Molto romantica, per le ultime due strofe mi ricorda quelle cartoline d'epoca con bei visi di donna circondati da fiori.

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    2. Un sonetto d'amore tanto ispirato e semplice nel suo andamento da non necessitare di una metrica assillante.
      Eh sì, l'amore non ha età.
      Poi gli anni passano ma i ricordi piacevoli resistono nel tempo.
      Il paese dalle case bianche, i balconi fioriti, le giovani che vi si affacciano e subito si ritirano, gli sguardi languidi, i sospiri appassionati.
      Tutto un rituale quasi misterioso del passato, oggi non più esistente, che rendeva i palpiti d'amore trascendenti.
      La volgarità dell'oggi messa in un angolo.
      Ammirevol/mente, Siddharta.

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    3. A PROPOSITO DEL MIO PAESE...PROPRIO IERI HO SCRITTO QUESTO:
      RICORDI…(prosa)
      ***di Ropite RUZOL***

      Ecco…
      Ogni tanto ritorno al mio paese
      Ostuni, ritrovando la mia strada,
      quella che ha visto i primi passi miei.
      La casa della mamma fu venduta,
      ma nella stessa strada abita ancora
      la più grande delle mie sorelle.

      Di solito, ci vado nell’estate,
      e vi ritrovo qualche vecchio amico;
      ci sono ancora quei cari “rondoni”,
      che tanto mettono il buonumore.

      Non cambiano mai…verso l’imbrunire
      si rincorrono con voli radenti
      festosamente, coi loro cinguettii,
      passando e rasentando i muri
      da un nido all’altro e salutati
      da altri garriti di richiamo amici.

      Poi d’improvviso, tutto è silenzioso,
      il sole è tramontato, e in quelle strade,
      regna la pace, una pace che
      sa mestamente di…desolazione!

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  16. Il cervello umano è senza dubbio una meraviglia della natura, e le capacità intellettive dell'uomo ancora tutte da scoprire. L'umanità invece sembra rispondere ai comandi e alle sollecitazioni di un perfetto pirla. Come mai? Altra grande incognita.

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  17. a proposito di sinapsi e potenzialità del cervello umano.. Ho avuto modo di conoscere un neuropsichiatra davvero bravo, il quale ottenne un finanziamento per una ricerca mirata a studiare il rapporto di causalità tra patologie e traumatologia pre e neo natale.
    Alla base di questo studio c'era l'idea che ciascun individuo sviluppa una predisposizione a questa o quella patologia (es. infiammazione vie respiratorie, gastrite, colon irritabile ecc..) e che questa "predisposizione" è frutto di imput del cervello che, ab origine (cioè in fase di formazione) ha subito "influenze" distinguibili in microtraumi, macrotraumi e apporti. Oltre naturalmente ai fattori ereditari e congeniti. L'intenzione era quella di verificare, dal punto di vista neurologico, la rispondenza tra evidenti sofferenze fetali, gravide con un'alimentazione scorretta e patologie del bambino, basandosi su un campione ad ampio spettro. La ricerca aveva prodotto importanti risultati, poi però gli hanno tagliato i fondi e l'hanno trasferito. Tutto questo per dire che il cervello, questo grande sconosciuto, è anche in grado di ingannare il corpo ospite. E la risposta fisiologica è l'espressione del suo potere mistificatorio. Basti pensare alle situazioni post traumatiche provocate da aneurismi, ictus ecc.. Anche dove ci sia una situazione di effettivo ripristino delle funzioni, se il cervello non riparte (per quell'area che era stata compromessa ) o riparte solo a metà, allora le zone del corpo paralizzate rimarranno tali, anche se non c'è reale danno biologico.
    Tutto questo sembra incredibile. Prima di andarsene mi parlò della Franzoni. Mi disse che gli sarebbe piaciuto poterla sottoporre a una serie di ecg prima e dopo il fatto. Mi disse che era sicuro che non avrebbe trovato tracce di alterazioni, perchè, secondo lui, in quel caso specifico il cervello della donna non aveva operato una "rimozione" apparente, ma una vera e propria cesura. Aveva tagliato e ricucito, senza lasciare tracce nelle sinapsi. "Se potessi studiarlo" mi disse " E se ci fosse modo di dimostrarlo, cadrebbero tutte le querelle intorno al mentire o meno di quella donna. Perchè se hai capito quello che sto dicendo, per il cervello di quella donna quel fatto non esiste. Non è mai esistito".

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