martedì 11 marzo 2014

Attila, "piccolo padre" o "flagellum dei"? - Appunti di storia - Serenella

L'Impero romano fu circondato  fin dalla sua costituzione da popolazioni barbare dalle quali dovette difendersi, ma nel 300 d.c., sotto la pressione degli Unni, le invasioni assunsero carattere di migrazione violenta.

Attila fu l'ultimo e più potente sovrano unno.
Era chiamato "il flagello di Dio" e si vantava che dove passasse il suo cavallo non crescesse più erba.
Di religione pagana, era credulo e superstizioso.
 La sua figura aveva talmente colpito l'immaginazione dei suoi contemporanei che  fu coniata una moneta rappresentante l'imperatore dell'Occidente Valentiniano III che schiaccia un drago con la testa simboleggiante Attila.



 Si racconta che quando attaccò e devastò Naissus (nell'attuale Serbia), le rive del fiume della città si coprirono di un tal numero di cadaveri che a causa del fetore mortale diventò impossibile per chiunque entrare a Naissus per anni, e che Attila gongolasse davanti alle gesta di devastazione compiute dai suoi uomini.

Eppure, pur essendo passato nella storia come un barbaro sanguinario, non dobbiamo trascurare che venne a contatto con la più raffinata civiltà romana subendone il fascino; non gli mancavano infatti le qualità di organizzatore e di uomo politico: si dimostrava assai abile nelle trattative diplomatiche, riuscendo a trovare pretesti atti a far apparire fondati nel diritto i suoi ricorsi alla guerra.
Alla sua corte erano presenti educatori greci e romani.

E' lo storico Prisco di Panion, che si recò presso gli Unni quale legato della Corte di Costantinopoli, che ci ha lasciato una sua descrizione:
“Basso di statura, con un largo torace e una testa grande; i suoi occhi erano piccoli, la sua barba sottile e brizzolata; e aveva un naso piatto e una carnagione scura, che metteva in evidenza la sua origine”.

Ed è sempre Prisco che ci riferisce come fosse un uomo assai semplice e umile: “Abbondanti pietanze furono servite su piatti d'argento, sebbene Attila mangiasse soltanto della carne da un tagliere di legno e dimostrasse in tutto una grande modestia, bevendo da una coppa di legno, mentre agli ospiti furono dati calici d'oro e argento ”. E aggiungeva ancora che, a differenza di un tempo, ora gli Unni usavano “abiti molto semplici ma puliti, con la spada al fianco, anche se le borchie delle calzature e la bardatura del cavallo non erano adorne con guarnizioni d'oro, pietre preziose o di altro materiale pregiato, come quelle degli altri Sciti ”. Raccontava pure di Cerea, moglie di Attila e amministratrice del suo palazzo e di come lo avesse invitato alla sua tavola, facendosi incontro a lui tutta gaia e generosa, accompagnata da un gran stuolo di principi sciti; di come fosse magnifico il convito per l’apparato delle vivande e accompagnato dagli scherzi e risa di quella principessa.

Purtroppo ci sono pervenuti solo frammenti, e la perdita di gran parte dell'opera redatta da Prisco di Panion nella seconda metà del V secolo, si rivela una grande mancanza per la conoscenza storica di quel periodo, cruciale per l'impero romano.

Attila, nato nel 406 o 407 d.c. (la data di nascita è incerta) era diventato sovrano assoluto degli Unni della Pannonia (Pianura Ungherese) alla morte del fratello maggiore Bleda.
I due regnarono insieme dalla morte di Rua o Ruga, loro zio, dal 434 fino al 444, quando Attila, come sembra, fece uccidere Bleda.

Nel 441, quando i due fratelli condividevano ancora il governo, invasero i territori dell'Impero romano d'Oriente, mentre con l'Occidente i rapporti inizialmente si mantennero formalmente buoni.
Gli Unni, infatti, per i complessi giochi politici dell'epoca, per alcuni anni furono alternativamente nemici o alleati degli imperatori romani.

Tutto cambiò quando ad Attila venne rifiutata Onoria, sorella dell'imperatore Velentiniano III, che egli considerava sua fidanzata.
Sembra che Attila avesse male interpretato una lettera che la donna gli aveva indirizzato chiedendogli di intervenire perché l'aiutasse a rifiutare le nozze con un senatore romano che  il fratello voleva imporle.
Attila la intese come un invito a chiederla in sposa e trovò politicamente interessante la proposta, che gli avrebbe permesso di inserirsi nell'asse ereditario dell'Impero romano d'Occidente; ma per gli stessi motivi contrari, la sua richiesta di matrimonio fu respinta da Valentiniano.

Altri dicono che fu Onoria ad aver complottato con il proprio amante Eugenio per rovesciare Valentiniano III. I due amanti furono scoperti ed Eugenio messo a morte; Onoria inviò allora il proprio servitore Giacinto presso il re degli Unni Attila, per recargli la proposta di matrimonio e il suo anello imperiale come pegno. Attila accettò la proposta di matrimonio e chiese metà dell'Impero romano d'Occidente come dote, ma Valentiniano rifiutò.
Secondo altri storici questo episodio andrebbe letto come un tentativo di Onoria e sua madre Galla Placidia, di decidere la successione al trono di Valentiniano, il quale non aveva figli maschi.

Nel 451, quindi, forte di un esercito fra i più grandi d' Europa da duecento anni a quella parte, Attila oltrepassò il Reno provocando morte e distruzione nelle zone della Germania, dilagò poi nella Gallia mettendo a ferro e fuoco molte città lungo il percorso.

Fu fermato dal grande generale romano Flavio Ezio, ai Campi Catalaunici, presso Chalons, in una sanguinosissima battaglia, non persa dagli alleati e non vinta da Attila, che si ritirò facendo ritorno in Pannonia.

Seguendo le usanze unne, Attila chiese ai suoi indovini di esaminare le interiora di una vittima sacrificale durante la notte precedente la battaglia. Questi predissero che il disastro incombeva sugli Unni, ma che d'altro canto uno dei capi dei loro nemici sarebbe caduto nella battaglia.
Interpretando questo vaticinio come un auspicio della morte di Ezio, Attila decise di affrontare il rischio di una sconfitta pur di vedere morto il suo nemico.
E' da notare che Ezio in precedenza si era avvalso degli Unni come mercenari di Roma per combattere molte battaglie nella Gallia.

Ezio, inoltre, aveva frequentato in gioventù gli Unni, aveva vissuto presso di loro come ostaggio quando Roma aveva concluso un trattato di pace con il re Rua, in base al quale l'Urbe doveva pagare un tributo annuale in oro ed entrambi gli schieramenti avrebbero trattenuto ostaggi di alto rango come garanzia.
Era stato ancora Ezio a cedere agli Unni  gran parte della Pannonia nel 432.

La vittoria romana ottenuta ai Campi Catalaunici non fu decisiva: Ezio non volle sfruttarla appieno, rinunciando ad inseguire le forze unne in ritirata nel timore che il loro annientamento potesse accrescere la forza dei suoi alleati del momento: i potenti Visigoti.

L'anno successivo, nel 452, Attila, frustrato nei suoi piani di saccheggio in Gallia, rivolse il suo esercito contro l'Italia, reclamando nuovamente a pretesto le sue nozze con Onoria.

Il suo esercito avanzò su Trieste, mise sotto assedio la bella città di Aquileia e conquistatala si diresse verso Padova, che saccheggiò totalmente. Prima del suo arrivo è probabile che le popolazioni dei territori depredati si siano riparate temporaneamente nella zona lagunare dove sarebbe sorta Venezia. Nelle aree lagunari sorgevano all'epoca solo piccoli insediamenti, che si sostentavano con la pesca e lo sfruttamento delle saline.

La sua avanzata era rivolta a Roma, dove peraltro si era rifugiato anche l'imperatore Valentiniano, e avvenne senza difficoltà in quanto nessuna città tentò di resistere e tutte aprirono le porte all'invasore.

Fortunatamente "il flagello di Dio" ebbe un momento di esitazione rimanendo fermo a nord del Po, e a Roma decisero di inviare un'ambasceria in cui erano rappresentati i poteri della città: ne facevano parte il vecchio console Avieno, il prefetto Tricezio e papa Leone Magno. L'incontro avvenne a Governolo, presso Peschiera sul Mincio.
Si ignora cosa abbia detto il papa ad Attila; è un fatto che questi si ritirò, ripiegando in Pannonia, senza più pretendere la mano di Onoria, nè i territori conquistati.

E l'incontro di Leone Magno con Attila diventò leggenda.

Molte sono le supposizioni fatte in proposito: si dice che il papa avesse pagato un forte tributo ad Attila; che l'esercito unno fosse fiaccato dalla malnutrizione e dalle malattie e temesse l’arrivo imminente di Ezio fermato in Gallia; che la vista dei tre anziani personaggi, in particolare del papa che teneva in mano il crocifisso, avesse fortemente impressionato Attila.
Prisco riporta che la paura superstiziosa della fine di Alarico - che morì poco dopo aver saccheggiato Roma nel 410 - diede all'Unno una battuta di arresto.

Una figura leggendaria fu dunque Attila, che viene ricordata in modo diverso a seconda delle zone: guerriero feroce, avido e crudele nell'area al tempo sotto Roma; condottiero impavido e coraggioso nei paesi che facevano parte del suo impero.
Ancora oggi nelle saghe germaniche e nei poemi nibelungici è celebrato come un eroe.

Morì nei primi mesi del 453 durante la prima notte di nozze.
Il "Flagello di Dio" moriva accanto all'ultima giovane sposa, Ildico, soffocato da un'emorragia.
"I suoi guerrieri, dopo aver scoperto la sua morte, si tagliarono i capelli e si sfregiarono con le loro spade in segno di lutto".

Attila veniva sepolto coperto da tre bare, una d'oro, una d'argento e una di ferro e tumulato in una semplice fossa. Tutti coloro che avevano partecipato alla tumulazione vennero uccisi perché non rivelassero il luogo che, infatti, non venne mai ritrovato.
Così ci ha lasciato detto Prisco.

Attila era riuscito a riunire intorno a sé numerose popolazioni nomadi di origine turca e mongola, ma anche barbari della pianura russo-sarmatica ed europea.
Bisogna dire che gli Unni furono validi combattenti e possedevano un' arma particolare, l'arco unno, ideato per essere usato a cavallo e che surclassava gli archi utilizzati in Europa occidentale per la maggiore portata e per la maggiore forza di penetrazione; avevano inoltre la capacità di spostarsi con straordinaria rapidità. Questi fattori li resero in grado di ottenere la supremazia militare sulle popolazioni rivali, anche se più acculturate e civilizzate.

Testimonianze confermate da varie fonti ci riportano che l'unno contrattava a cavallo, dormiva a cavallo - appoggiato al collo dell'animale - mangiava a cavallo e faceva addirittura i suoi bisogni a cavallo, sporgendosi su un lato dell'animale.
Anche per questo motivo emanavano un odore nauseabondo, che sfruttavano come arma di terrore psicologico nei confronti del nemico.

Ammiano Marcellino, storico della fine del IV secolo, riporta:
“Il popolo degli Unni supera ogni limite di barbarie. Siccome hanno l’abitudine di solcare profondamente le guance con un coltello ai bambini appena nati, affinché il vigore della barba, quando spunta al momento debito, si indebolisca a causa delle rughe delle cicatrici, invecchiano imberbi, senz’alcuna bellezza e simili ad eunuchi. Hanno membra robuste e salde, grosso collo e sono stranamente brutti e curvi, tanto che si potrebbero ritenere animali bipedi o simili a quei tronchi grossolanamente scolpiti che si trovano sui parapetti dei ponti. Sono così rozzi nel tenore di vita da non aver bisogno né di fuoco né di cibi conditi, ma si nutrono di radici di erbe selvatiche e di carne semicruda di qualsiasi animale, che riscaldano per un po’ di tempo tra le loro cosce e il dorso dei cavalli. Adoperano vesti di lino oppure fatte di topi selvatici, né dispongono di una veste di casa e di un'altra per fuori. Ma una volta che abbiano fermato al collo una tunica di colore sbiadito, non la depongono né la mutano finché, logorata dal lungo uso, non sia ridotta a brandelli. Nelle assemblee, tutti loro, in questo medesimo atteggiamento discutono degli interessi comuni. Nessuno di loro ara né tocca mai la stiva di un aratro. Infatti tutti vagano senza aver sedi fisse, senza una casa o una legge o uno stabile tenore di vita. Assomigliano a gente in continua fuga sui carri che fungono loro da abitazione. Quivi le mogli tessono loro le orribili vesti, qui si accoppiano ai figli sino alla pubertà. Sono infidi e incostanti nelle tregue, mobilissimi ad ogni soffio di una nuova speranza e sacrificano ogni sentimento ad un violentissimo furore. Ignorano profondamente, come animali privi di ragione, il bene ed il male, sono ambigui ed oscuri quando parlano, né mai sono legati dal rispetto per una religione o superstizione, ma ardono di un’immensa avidità di oro. A tal punto sono mutevoli di temperamento e facili all’ira, che spesso in un sol giorno, senza alcuna provocazione, più volte tradiscono gli amici e nello stesso modo, senza bisogno che alcuno li plachi, si rappacificano.” (Ammiano, XXXI,2.)

Il saccheggio e il commercio erano fondamentali nell'economia unna: ovunque si stabilissero chiedevano come primo requisito la possibilità di commerciare liberamente. Con ironia si può dire che siano stati i primi liberisti.



10 commenti:

  1. Afascinante, affascinante, affascinante Attila.
    Grazie Serenella per questa sintesi così ben dettagliata e profonda nella sua spiegazione. Attila m'ha sempre affascinato, ... sai, sono friulano (nacqui a pochi km da Aquilea) e me l'ero sempre immaginato come tu mi racconti. in più avendo studiato a Venezia andavo spesso all'isola di Torcello e mi sedevo sul suo trono immaginandomi che li ci s'era seduto lui, il grande Attila!!! Solo che tu aggiungi tanti particolari interessanti ... come quello che per esempio facevano i loro bisogni a cavallo o sfregiavano i bambini per indebolire la crescita della barba ... grazie ancora.

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  2. Attila conosceva bene le tattiche romane e, in generale, la cultura tardo romana; pare che egli stesso sia stato, in gioventù, prigioniero di guerra.
    Gli Unni furono un po' un rullo compressore: muovendo dall'Asia e spingendo i popoli germanici verso ovest, li costrinsero a invadere il Mediterraneo. Roma (anzi, Ravenna) e Bisanzio, indebolite, non riuscirono più ad assimilarli e gestirli, come era sempre avvenuto in passato. La battaglia di Adrianopoli, del 385, può essere considerata l'inizio della fine degli imperi romani e segna il fallimento (l'imperatore d'Oriente fu ucciso in battaglia) di respingere masse migratorie non più gestibili.
    La stessa storia di Attila dimostra come egli non volesse semplicemente distruggere le autorità romane, ma sostituirsi ad esse.
    Indica inoltre - lo stesso generale Ezio, se non ricordo male, non era di origine romana - come l'elemento barbarico fosse ormai importante all'interno della società romana d'oriente e d'occidente.
    Suggerisce infine, al di là del fatto che l'episodio di Leone sia vero - come alla declinante autorità imperiale vada sostituendosi, anche nell'immaginario, quella della chiesa.

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  3. Serenella Tozzi11 marzo 2014 14:01

    Purtroppo non ci sono giunte testimonianze certe su questo periodo storico. Prisco di Panion è stato testimone oculare degli accadimenti ma, purtroppo, della sua Storia ci sono giunti solo frammenti.

    Per quanto riguarda Flavio Ezio, era nato nella Mesia inferiore (oggi Bulgaria) intorno al 390. Il padre era un comandante romano di origine scita o gotica e la madre una nobile italica.

    Ezio in gioventù era rimasto a lungo in ostaggio presso il re degli unni Rua, zio di Attila, e nel tempo probabilmente Attila avrà mantenuta l’amicizia con questo generale dell’Impero d’Occidente.
    Inoltre, era stato Ezio a negoziare lo stanziamento di parte degli Unni in Pannonia, lungo il corso del fiume Sava nel 449; i suoi buoni rapporti con gli Unni di questo periodo sono confermati dal fatto che inviò un segretario ad Attila e Attila contraccambiò regalandogli un nano di corte.
    Inoltre, Ezio, in occasione di una controversia per la rivendicazione da parte di Attila di un piatto d'oro che sosteneva gli fosse stato rubato, per redimere la controversia gli inviò, oltre ad un amico come ambasciatore, anche il proprio al figlio Carpilione; questo fatto avvenne probabilmente nell'anno 448. Un frammento dell'opera di Prisco sembrerebbe indicare che Carpilione venne inviato più come ostaggio che come legato.

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  4. Brava Serenella, adesso che so più cose su Attila e sugli Unni, spero di riuscire a pensare a lui e ai “babbari” senza farmi venire in mente il faccione di Abatantuono nel celebre film, Il Flagello di Dio. Sarebbe già qualcosa… Sperem ;-)
    Una bella ricerca. Complimenti.

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  5. Io non ricordavo la questione di Onoria.
    Continua a scriverne.
    Sono sempre interessanti

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  6. Anche questa volta un percorso storico sintetico ma esaustivo per una conoscenza d'insieme.
    Sembrerebbe facile, ma le fonti sono le più disparate e spesso in contraddizione tra loro.
    Muoversi facendo lo slalom tra di loro farebbe passare la pazienza pure ai santi...
    Avanti così, Serenella, e grazie.
    Siddharta

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  7. Serenella Tozzi12 marzo 2014 19:39

    Grazie a tutti voi per l'attenzione.

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  8. Brava Serenella, una bella ricerca che rinfresca le nozioni ma che aggiunge anche particolari curiosi come è già stato detto. Ottima iniziativa la tua!
    Sara

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  9. Bel pezzo davvero, molto interessante, con particolari che colpiscono.
    Lettura assolutamente apprezzata, Serenella, avanti così.

    Franco "Pale"

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  10. Di Attila e del suo popolo conoscevo ben poco, forse solo lo storico incontro con Leone Magno che convinse Attila a ritirarsi in Pannonia decidendo così di non attaccare Roma. Sapevo che erano valorosi e spietati guerrieri, ma non immaginavo che fossero così sanguinari e così privi di qualsiasi sentimento o rimorso. Un popolo senza terra, senza fissa dimora e senza una identità culturale. Grazie anche per questo contributo Serenella.

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