martedì 18 marzo 2014

DAL BIANCO STEFANO - Galleria di Poeti Contemporanei - ovvero - Poeti del XXI° secolo dall' A alla Zeta


 Stefano Dal Bianco (Padova, 1961) è un poeta e critico letterario italiano.
Ha pubblicato La bella mano (Crocetti 1991), Stanze del gusto cattivo nel Primo quaderno italiano di poesia contemporanea (Guerini & Associati 1991) e Ritorno a Planaval (Mondadori 2001).
Dal 1986 al 1989 ha diretto con M. Benedetti e F. Marchiori la rivista di poesia Scarto minimo; nel 2011 ha curato l’edizione di Tutte le poesie di Andrea Zanzotto (Milano, Oscar Mondadori, 2011). I due suoi principali libri di poesia sono Ritorno a Planaval (Mondadori, 2001) e Prove di libertà (Mondadori, 2012).


Dicono di lui
La prima sorpresa, per chi non conoscesse Ritorno da Planaval (2001), nel leggere Prove di libertà (Mondadori, 2012) di Stefano Dal Bianco, è la vicinanza al parlato, la prosaicità del dire, in contrasto con la raffinatezza del suo filologare sul metro zanzottiano e ariostesco. (Golfedombre)

Ritorno a Planaval di Stefano Dal Bianco è una sorta di diario raccontato in poesia e arricchito da brevi prose. Gli ambienti sono la città, il mare e il villaggio di Planaval, in Valgrisenche.

Scriveva Mengaldo nel risvolto di Planaval: "Questo poeta così notevole non assomiglia a nessun suo confratello d’oggi, anzitutto perché non ha alcuna fretta. La parsimonia e la concentrazione non sono in lui che la faccia operativa della serietà della sua introspezione." Sono parole da ripetere oggi, anche perché la mancanza di fretta è sempre più una dimensione utile alla poesia e alla critica, a quel che rimane della critica e a quella critica che prova persino a convivere con i goffi tentativi, più o meno riusciti, di promozione editoriale della poesia


Sogno o visione di Arturo           

Un pomeriggio ho chiuso gli occhi a letto un quarto d’ora
e in sogno o in dormiveglia, ma molto chiaramente,
ho visto Arturo che dormiva.
Arturo, il vero Arturo,
quando dorme fa una faccia strafottente
come di chi non avesse doveri
ma soltanto diritti di pappa e di nanna
e di gioco e di cacca
da tenere a memoria,
e di questo si vantasse o compiacesse
perché possa invidiarlo
(alla faccia mia, al mio cospetto)
o sciogliermi d’affetto.
Questo qui della visione invece se ne stava
(falso Arturo, mia proiezione)
coricato sul fianco come un grande, e serio
concentrato, maledettamente preso
nel suo sogno, come fosse un lavoro.
Faccia di Arturo

Quando vedo la faccia di Arturo imbronciata,
che cerca di capire e non capisce
di noi niente che non sia tutto l’importante
rispetto a quello che sappiamo e non sappiamo
di noi con la nostra testa di adulti,

quando vedo l’infame paffuto fidarsi
del senso delle cose,
essere tutto nello sguardo
e cercare la stessa fiducia nel nostro, nel mio,

non mi resta che fidarmi,
visto che non ho niente da nascondere
se mi tengo alla sua mano
fingendo di sorreggerlo.

“A Arturo per forza di cose”

“A Arturo per forza di cose”
è una frase d’inizio o di augurio
che capirebbe chi avesse intelletto
d’amore e dolore: io no. Io non conosco
responsabilità della scrittura e mi può capitare
di buttar giù cose sconosciute
o soltanto per poco conosciute.

Eppure c’è qualcosa che mi pare di capire,
se mi fermo sulle sillabe e mi sforzo.
è la forza delle cose
che ha generato Arturo
e l’amore e il dolore che non ho
conosciuto a sufficienza,

e dunque dedicare a lui un libro, una poesia,
è come dire
“Questa poesia è delle cose:
fate che almeno Arturo ne sia degno”
(sia degno delle cose non della poesia).


Autolavaggio

Forse dovremmo bere molto.
Forse dovremmo respirare meglio.
Io morirò per qualche cosa di circolatorio.
Tu morirai per qualche cosa di cardiaco.
Tutto normale. Le tubature e la pompa.

Allora cibarsi con cognizione,
respirare consapevolmente,
ogni giorno lavare la macchina
con quello che ci viene offerto, la materia,
la materia che raffina i Pneumatici.

Spazzare via ciò che non serve,
lasciarsi impressionare da vivande più sottili,
coltivare una pazienza attiva,
pregare: chiedere e aspettare.

Tutti i giorni lavare la macchina
senza pensare di sapere-già,
senza pensare di sapere-tutto.

Separare le cose dai significati, andare contro
a ciò che di meglio si è pensato,
perché qualcosa va perduto in noi
perché una nuova nota suoni.


Dalla gabbia

Vi sono giorni di debolezza estrema
poiché – dice qualcuno – la pressione
atmosferica di fuori,
che ha potere sui corpi, essendo bassa,
si consustanzia a noi fin dentro il sangue
con la sua tenera virtù di morte.

Ma altri vi potranno assicurare
(e oggi io sono tra quelli)
che tutto questo spossamento, in certi giorni,
non procede dall’aria né dal corpo
ma è soltanto dolore
di anime costrette,
solitudine di molti,
vuoto vissuto male,
mancanza o assenza di uno scopo.

da Prove di libertà (Mondadori, 2012)


Platano

Sono uscito a camminare verso il mare, ma devo negarlo
perché ero uscito e in realtà quasi subito
ho incontrato un platano e mi tocca di scriverlo,
anche se scrivere è di più che raccontare,
anche se raccontare è già difficile,
anche se il difficile è rientrare
a scrivere del platano,
a raccontare il platano
senza averlo davanti,
cercando di ricordare,
tradendo nel ricordo come se lui non esistesse, veramente
platano di rami e foglie nella luce.


Lenzuola

Ho due lenzuola vecchie di vent’anni
e una federa a fiori
che tengo in casa per gli amici intimi,
usandole sempre ma ogni volta pensando
e pregando, temendo lo strappo
che potrebbe seguire al lavaggio,
ogni volta congetturando
un utilizzo diversificato dei ritagli
come tendina, fazzoletto, come involucro antipolvere,
come sacca per le pantofole.

 I miei amici non lo sanno che ogni volta un poco tremo
a vederli dormire beati
nel sudario di un passato solo mio
che ogni volta per loro si assottiglia e ogni volta,
grazie a loro, mi tortura.


Il rumore

Come quando si è concentrati su qualcosa
– per esempio la lettura di un romanzo –
e un rumore sordo e secco si produce
in un altro appartamento
che attraverso la finestra aperta più robusto e più preciso
e più imprevisto di un qualsiasi altro rumore
dall’esterno giunge al timpano,
il lettore ha un mancamento e tanto più trasale
quanto più forte è l’altro mondo scritto
e più denso il sogno che conduce;

così non preparato alle figure e ai fatti della sua giornata
è colto uno che conosce
e non ascolta la sua vita.



Il sogno

Ho appena fatto un sogno velocissimo,
di un attimo,
che non ricordo cosa fosse esattamente,
o più che un sogno era un’immagine…
So soltanto che mi sono svegliato
subito con l’intenzione di fissarlo,
catturarlo nella carta

e adesso sono qui con la penna
e il sogno se n’è andato col sonno
forse da Laura che mi dorme accanto
o da qualcuno, attraversando le pareti,
al piano sopra o sotto:

segno che non era un sogno
rigorosamente mio, era,
probabilmente, un sogno vero



5 commenti:

  1. La prima di Arturo confesso di non averla digerita. Le altre sono di mio gradimento, forse perchè accessibili e non cervellotiche. Quella sulle lenzuola è forte però, sono riflessioni, più che altro. Se sia vera poesia, ai critici l'ardua sentenza.

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  2. Serenella Tozzi19 marzo 2014 22:01

    Anche a me sembrano più che altro riflessioni. Sono rimasta stupita per "i pneumatici" nella poesia "Autolavaggio".

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  3. Dal Bianco..., mai sentito dire, lette tutte, per adesso una sola volta, mi ha davvero impressionato. Anche per me Arturo forse è troppo (ma va riletta), però era un pezzo che non leggevo poesia così volentieri - evidentemente gusto personale, sintonia.
    Significativo e leggero, che io ricordi, il migliore tra i poeti "in lista" qui pubblicati

    Franco "Pale"

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    1. Ecco , questo è quello che intendo io per poesia/prosa. Però si dovrebbe smettere di andare a capo, che tanto la poesia sta nel pensiero dominante e non nei versi, che nemmeno si possono definire tali. Sarebbe più innovativo, e non si dovrebbe confrontare con il passato. Qualcuno ha già smesso di andare a capo, ma in questo caso l'impressione è che la prosa prenda il sopravvento.
      Insomma, 'na roba del genere. Io l'ho scoperto per puro caso. Il suo nome è tuttavia compreso nell'elenco ufficiale dei poeti contemporanei. Non è un dilettante allo sbaraglio, è un uomo di lettere prima di tutto.

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  4. La decadenza culturale e sociale del Paese ci ha le sue belle responsabilità.
    Trionfo della peste linguistica, contabbandata come letteratura.
    Boh...
    Disperata/mente, Siddharta.

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