domenica 9 marzo 2014

DE ANGELIS MILO - Galleria di Poeti Contemporanei - ovvero - Poeti del XXI° secolo dall' A alla Zeta

Milo De Angelis è nato nel 1951 a Milano, dove vive. Le sue raccolte di poesia: Somiglianze (Guanda, 1976), Millimetri (Einaudi, 1983), Terra del viso (Mondadori, 1985), Distante un padre (Mondadori, 1989), Biografia sommaria (Mondadori, 1999), Dove eravamo già stati. Poesie 1970-1999 (Donzelli, 2001), Tema dell'addio (Mondadori, 2005), Poesie (Oscar Mondadori, 2008), Quell'andarsene nel buio dei cortili (Mondadori, 2010). Ha pubblicato il libro di narrativa La corsa dei mantelli (Guanda, 1979) e il saggio Poesia e destino (Cappelli, 1982)

Poeta, scrittore, critico letterario, Milo De Angelis ha esordito nel 1976 con la raccolta Somiglianze ed è considerato uno dei protagonisti più importanti della scena poetica italiana contemporana. Vincitore del premio Viareggio 2005 con Tema dell'addio, si divide fra l'attività letteraria – con ampie incursioni anche nella narrativa e nella saggistica – e quella di traduttore, sia dal francese che dal greco: fra gli autori da lui tradotti figurano Racine, Baudelaire, Maeterlinck, Blanchot, Drieu La Rochelle, ma anche grandi classici come Eschilo, Virgilio, Lucrezio, dell'Antologia Palatina e di Claudiano. Insegnante presso un carcere milanese, ha diretto la rivista di poesia “Niebo” e l'omonima collana delle edizioni La vita felice. E' impegnato in un costante lavoro di ricerca e valorizzazione delle nuove voci della poesia contemporanea e membro della giuria di numerosi premi poetici e letterari.


da Tema dell’addio

*
Milano era asfalto, asfalto liquefatto. Nel deserto
di un giardino avvenne la carezza, la penombra
addolcita che invase le foglie, ora senza giudizio,
spazio assoluto di una lacrima. Un istante
in equilibrio tra due nomi avanzò verso di noi,
si fece luminoso, si posò respirando sul petto,
sulla grande presenza sconosciuta. Morire fu quello
sbriciolarsi delle linee, noi lì e il gesto ovunque,
noi dispersi nelle supreme tensioni dell’estate,
noi tra le ossa e l’essenza della terra.

*
Contare i secondi, i vagoni dell’Eurostar, vederti
scendere dal numero nove, il carrello, il sorriso,
il batticuore, la notizia, la grande notizia.
Questo è avvenuto, nel 1990. E’ avvenuto, certamente
è avvenuto. E prima ancora, il tuffo nel Ticino,
mentre il pallone scompariva. E’ avvenuto.
Abbiamo visto l’aperto e il nascosto di un attimo.
Le fate tornavano negli alloggi popolari, l’uragano
riempiva un cielo allucinato. Ogni cosa era lì,
deserta e piena, per noi che attendiamo.

*
Non è più dato. Il pianto che si trasformava
in un ridere impazzito, le notti passate
correndo in Via Crescenzago, inseguendo il neon
di un’edicola. Non è più dato. Non è più nostro
il batticuore di aspettare mezzanotte, aspettarla
finché mezzanotte entra nel suo vero tumulto,
nella frenesia di tutte le ore, di tutte le ore.
Non è più dato. Uno solo è il tempo, una sola
la morte, poche le ossessioni, poche
le notti d’amore, pochi i baci, poche le strade
che portano fuori di noi, poche le poesie.

Nel cuore della trasmissione 

Di sera ti sanguina la bocca
e ti aggiri frenetico
nel cerchio della tua necessità
nel dormitorio senza finestre
mentre interi popoli guardano i bei quadri, tu
rivedi i passi giovanili
con gli occhi sbarrati della fine:
non l'idea reggente, ma quell'immobile
raffica che ti esige fino all'ultimo,
ti chiede l'esatta versione e l'esatto
andare a capo, te lo chiede interamente
mentre ti aggiravi a un centimetro
dai corpi ed eri ciò che resta muto
quando due si lasceranno presto
quanta poca vita rimane in un saluto
tu eri questo.


da Quell'andarsene nel buio dei cortili (Mondadori, 2010)

*
E' così. La memoria
di un uomo era solamente questa
manciata di sillabe. Solo loro
ritornano dalle cantine
abitate per niente
e sono puntuali, sono
scagliate oltre le rocce, bisbigliano
parole esterrefatte, sono un battere
di ali protese e fedeli
a un ordine oscuro. Adesso tu
devi tradurre.

*
L'amore era silenzioso come una congiura
nessuno sapeva se la vita era immensa
oppure niente, se il tempo dilagava
oltre le colline oppure un dio venerando
impediva al gesto la sua crescita o impediva
alle more di restare sulle labbra.

*
A volte, sull’orlo della notte, si rimane sospesi
e non si muore. Si rimane dentro un solo respiro,
a lungo, nel giorno mai compiuto, si vede
la porta spalancata da un grido. La mano feriva
con una precisione vicina alla dolcezza. Così
si trascorre ignoti dal primo sangue fino a qui,
fino agli attimi che tornano a capire e restano

imperfetti e interrogati.

6 commenti:

  1. Serenella Tozzi10 marzo 2014 10:23

    Mi piacciono molto le poesie di Milo de Angelis, un premio meritato quello di Viareggio per la raccolta "Tema dell'addio".
    Sembrano tutte avvolte in un sogno le sue poesie, eppure descrivono precisi stati d'animo.
    Le trovo coinvolgenti.

    RispondiElimina
  2. Questa presunta poetica non mi piace.
    L'autore potrà anche essere un fenomeno ( v. biografia ), ma la sua non la considero nemmeno versificazione.
    Siddharta.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma come fa? Come fa, dico io, ad affermare certe cose Sid?
      Ah gia, al circolo letterario stanno studiando 'La pioggia nel pineto' (con tutto il rispetto, intendiamoci,)
      Sid, siamo nel nuovo millennio!!!!
      :-)) :-))

      Ciao
      Lola

      Elimina
    2. Più che poesia, io direi una prosa ed in questo do ragione al Sid. Se poi la vogliamo buttare sul modernismo...fate pure! Non son di questo mondo!!!

      Elimina
    3. Carissimo don Pietro, mi rincuori.
      A pensarla allo stesso modo siamo perlomeno in due...
      Sconsolata/mente, Sid.

      Elimina