domenica 30 marzo 2014

I SIGNORI IN GIALLO (3) - il Post it di Rubrus


Padre Brown, il prete detective


In aperta contrapposizione con Holmes e con lo scientismo che incarna, il prete – detective ideato da Chesterton vorrebbe indagare sull’uomo o, meglio, sull’anima.
Rifuggendo altresì dalla psicologia – altra derivazione, in fondo, del positivismo – padre Brown, più che fare luce sul delitto, aspira a che il delinquente sia illuminato /salvato.
Ovviamente l’indagine è al centro dei suoi racconti, ma essa diviene fine “mediato”. Fine ultimo è quello etico e morale.
Non siamo di fronte ad un Savonarola che, individuato il colpevole, gl’intima di pentirsi, si badi bene, ma, piuttosto, a qualcuno che mette il delinquente di fronte al delitto e lascia che la grazia, se c’è e quando c’è, faccia il resto.
Lo strumento è la simplicitas evangelica – inevitabilmente fonte di scandalo.



Come Poirot, Padre Brown è fisicamente imbelle, ma si tratta – è chiaro – di una trappola (facendo un balzo in avanti vogliamo ricordare l’ingenuità, benché usata diversamente, di cui fa spesso mostra il tenente Colombo?).
Egli è (e lo è per missione) esperto del male, spesso più dello stesso colpevole.

Per combatterlo usa non la forza o l’intelligenza, ma l’innocenza e il candore – e si tratta di un’astuzia evangelica.
Lo strumento che usa per risolvere i casi è la ragione, ma una ragione che sa di non essere e non vuole essere onnipotente e salvifica. Siamo insomma lontani dalla tronfia acutezza di Dupin, Holmes, Poirot, dalla ragione autosufficiente e che tutto può spiegare. Padre Brown, prima o più che alla soluzione (quantomeno negli intenti) mira alla salvezza, ma sa che, in ultima analisi, la salvezza spetta ad altri.
Padre Brown è un personaggio un po’ dimenticato, sebbene i religiosi detective sugli schermi non manchino ed è un po’ un peccato, visto che si tratta di un capostipite di questa genia.
A proposito di peccati, va detto che (come Doyle e come la Christhie), col tempo Chesterton considerò il suo personaggio come uno strumento e lo trascurò riproponendolo in trame meno convincenti e più “a tesi”.     


Hammett
Spade e Marlowe e i tizi con la pistola

Si dice che Hammett e Chandler fecero uscire il delitto dai salotti e lo restituirono a chi lo commette davvero.
Si dice anche che furono due realisti, ma questo può essere vero per Hammett mentre lo è solo in minima parte per Chandler.
Senz’altro, per la hard boiled school, il crimine, con il suo carico di violenza, sangue, degrado morale e materiale, è lontanissimo dai delitti di cui parlava la Christhie.
Tratto distintivo e novità di questo tipo di romanzi è che l’azione riveste un ruolo pari – e a volte superiore – all’indagine.
Hammett e Chandler descrivono il mondo com’è e, a differenza di Doyle, non sono affatto sicuri di guarirlo.
Chandler, però, va oltre.
Con Marlowe egli descrive non solo e non soltanto il mondo com’è, ma soprattutto come teme o come vorrebbe che fosse.

Sam Spade ha una sorta di etica, Marlowe, al di là dei suoi vizi, ha un’ideale. Attraverso il suo personaggio, l’autore dà un giudizio morale sulla realtà e, a farne le spese, è ovviamente il detective, che ne paga lo scotto col suo disincanto e la sua malinconia salvandosi col whisky e l’autoironia.
La sua solitudine deriva non dalla sua straordinaria ed anormale intelligenza, ma dall’essere – o dall’aspirare ad essere – migliore della realtà che lo circonda.
Nella realtà un personaggio come lui non può esistere, ma Chandler (a differenza di altri) ne è tristemente consapevole.
Il pregio maggiore di Chandler sta tuttavia nella volontà di dare dignità letteraria al romanzo giallo – fino ad allora considerato mera evasione, categoria narrativa inferiore alle altre.

Per Chandler un romanzo giallo dev’essere un romanzo a prescindere dalla trama gialla e, infatti, dei suoi
Chandler
romanzi, oltre che la trama, si rammentano riflessioni, considerazioni, squarci di società e personaggi.
Il direttore di “Black Mask”, su cui Chandler iniziò a scrivere, quando il racconto languiva chiedeva ai suoi scrittori “dov’è il tizio con la pistola?” suggerendo di far entrare sulla scena un tipo armato (azione, ragazzi, azione!) e di trovare, a posteriori, giustificazioni per la sua comparsa.
Con Chandler partiamo da quel punto, ma andiamo molto, molto lontano.
Da una parte, per esempio, andiamo verso il poliziottesco, (una veloce menzione per Spillane che ne è uno dei padri, spesso in aperta polemica col letterato Chandler) e il thriller (dove però l’indagine è affatto secondaria, essendo preminente l’esigenza di
dare brividi al lettore), dall’altro, il rovello disilluso e un po’ esistenzialista di Marlowe è parente, alla lontana, ma non tanto, del flusso di coscienza, del giallo e del romanzo psicologico. Con però (e questo è per me un gran pregio, ma non divaghiamo) l’asso della manica di una trama che regge il tutto, perché nella vita non si pensa e basta, ma si agisce, subisce e reagisce. 

Sta di fatto che, con la scuola dei duri, il giallo è diventato noir.

2 commenti:

  1. Una curiosità. Fisicamente, sia Spade sia Marlowe sono abbastanza differenti da Bogart, l'attore che li impersonò sul grande schermo. Spade, in particolare, è descritto come alto, grosso e biondo. Anche Marlowe è piuttosto ben piazzato. Bogart, invece, era piuttosto smilzo e non troppo alto, ma seppe interpretare in modo convincente le caratteristiche psicologiche dei due personaggi. Secondo lo stesso Chandler, l'attore che meglio rispondeva al tipo fisico della propria creatura era Mitchum, che il padrone di casa ha pure messo in effige (e che in seguito interpretò Marlowe in modo convincente, malgrado uno dei due film sia stato inspiegabilmente ambientato in Gran Bretagna). Spillane, invece, era piuttosto restio a descrivere fisicamente il suo Mike Hammer. Riteneva che l'assenza di una descrizione fisica accurata potesse aiutare il lettore ad identificarsi nel personaggio. Quello che contava, soprattutto, diceva in modo provocatorio, era che Hammer fosse armato.

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    1. Io non ho mai avuto dubbi, Marlowe per me ha la faccia da schiaffi e gli occhi sonnolenti di Robert Mitchum.
      Padre Brown invece non sono mai riuscito a prenderlo sul serio, forse l'immagine di Rascel ha influito negativamente..
      Molto molto interessante, Roberto, complimenti davvero.

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