giovedì 6 marzo 2014

IL SILENZIO DI MAHLER - di Augusto Benemeglio





1.La sottile voce di silenzio

Nelle mia consuete  navigazioni su alcuni blog  ecco imbattermi su “ La shoa” e la nona sinfonia di Mahler: è quella che amo di più, - dice Fabrizio Centofanti ,-   soprattutto il quarto tempo, uno dei più meravigliosi adagi che siano stati mai composti, un lentissimo non ancora trattenuto. E’ il suono del silenzio.


E a me  subito  viene in mente  quella  “ sottile voce di silenzio”  ( mal tradotta nella Bibbia  con  “brezza leggera” ), che è la voce di Dio, e che lui , sacerdote , spesso ripete  dall’ambone, col quel suo sguardo per un attimo disperso nel cielo, ma subito dopo lucido e attento alla terra , ai cinquecento volti terreni che riempiono la chiesa , visi  che conosce ad uno ad uno, e che sembra voler accarezzare tutti con quel suo sorriso sempre un po’ sospeso tra un’ ironica  dolcezza e una stanchezza estrema, come  un sospiro di morte.  E non si può non pensare alla morte, quando si dirige Mahler, - disse Claudio Abbado , sommo esecutore del musicista boemo - , che arrivava  fino alle lacrime  quando dirigeva  la IX. Leonard Bernstein la considerava il vertice delle composizioni sinfoniche del XX° secolo. Paragonò il decisivo e forse testamentario ultimo movimento a uno stato di meditazione trascendentale ove l’ego pare dissolversi in un’ambigua estasi dell’essere.
Disse un barman che amava il rock, i Beatles e i Rolling Stones ,  quando sono entrato nel mondo delle sinfonie di Mahler, sono rimasto sconvolto dalla loro bellezza, a volte complicata, o se vogliamo, difficile, ma se riesci a trovare la chiave per entrare in quelle stanze, difficilmente uscirai uguale a prima di quel gesto… di quell’ascolto! … Ripeto, se ascolti e ami il sublime Mahler puoi ascoltare tante altre cose, non solo rock… ti si apre la mente, si aprono nuovi mondi!

http://www.youtube.com/watch?v=hIBFLGe-0s8

2. Il Dalai Lama

Di questo grande musicista e direttore d’orchestra ebreo ( non a caso Fabrizio l’ha associato al post della Shoa) , costretto a convertirsi al cattolicesimo, anticipatore  della poetica dell’espressionismo, costante e “straziato” evocatore dei motivi originari popolareschi ( da il corno magico del fanciullo al canto della terra ) conservo tra i miei Cd la prima sinfonia , il Titano, con il suo “programma interiore basato sui sentimenti”, la IV , la più lieta, la più semplice, la più solare di tutte le sue sinfonie, anche se non scevra da ironia, come il  “nostro”   don  Fabrizio – se vogliamo -  nei suoi momenti di grazia suprema , in cui riesce  magicamente  a mettere insieme il bilama, trilama e il Dalai-Lama; il vessatorio canone della Rai, la pubblicità sciacquacervelli, il Chievo che ferma il suo adorato Napoli e la fine escatologica del nostro senso dell’attesa, che non è quello di Godot, ma di un Dio-papà che sta sempre –eternamente - alla finestra , in attesa  del nostro ritorno, figli smarriti, turbati e travolti dagli eventi della vita.
Anche in questa sinfonia – disse Gustav Mahler ad un amico - il clima sereno viene a volte turbato da momenti drammatici. Quando l’ascolti, tu immagina l’indifferenziato cielo azzurro, che è il più difficile da cogliere tra tutti i colori contrastati e mutevoli. E’ il tono fondamentale del tutto, ma talvolta si oscura e diventa spettrale e spaventoso. L’azzurro diventa improvvisamente orribile, come spesso può accadere, che in una giornata bellissima nel bosco pieno di luce uno sia colto da un terrore panico. 
A me è soprattutto l’adagio della decima (che ricorda vagamente quello famoso della V) – mi dice l’amico d’infanzia Pino Audino, violinista dell’Orchestra della Rai - che mi ha sempre affascinato per quella carica emotiva che trasmette, per quei violini che arrivano quasi a stridere fino allo spasimo, per quel senso di desolazione che ti senti iniettare dentro. Tutto il mondo di questo grande musicista si sintetizza in quei 26 minuti e ti coinvolge totalmente… Probabilmente una delle pagine più belle della storia della musica !

https://www.youtube.com/watch?v=QVoviGYThxw

3. I giri del mondo e Bukowski

Ho  anche la quinta sinfonia , una sorta di percorso di redenzione , dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita , dalla disperazione alla gioia eterna, che si articola in una serie di stazioni intermedie, con il  famoso adagetto per archi e arpa che Luchino Visconti ( sensibilissimo e coltissimo in materia musicale ) utilizzò per  “ Morte a Venezia”. E’ il quarto movimento, nell’arco della quale rappresenta un quieto e tenero momento di raccoglimento, ed è dominato da una lunga melodia di intenso lirismo, con evidenti affinità con uno dei Lieder composti da Mahler nel 1901,

https://www.youtube.com/watch?v=yjz2TvC2TT4

“Sono perduto al mondo”. Disse Bernstein, è come se Mahler raggiungesse un paese vicino non per la strada più semplice, ma facendo tutti i giri del mondo. Ricorda un po’ il Kafka dell’impossibilità di arrivare al paese più vicino. Infine c’è il “canto della terra”, il Lied del rassegnato distacco tra natura e vita presente, di cui ho fatto più volte uso, anche recentemente ,  per introdurre  il mondo contadino di Rocco Scotellaro, in un recital a Terlizzi.
Il mondo artistico di Mahler è stato accostato , non a caso,  a quello di Dostoevskij ( altro amatissimo scrittore di Fabrizio) , con l’uomo divorato costantemente dall’ansia del sublime e il fascino dell’abiezione , orgoglio e umiltà, volontà di ferire e brama di ferirsi, e da tutti i molteplici  strati della propria lacerata coscienza. Ma non va sottaciuto che in Mahler ci sono sfaccettature kafkiane, agganci a Nietzsche ( vds. la III sinfonia), a Strindberg , e all’angoscia di Kierkegaard.  
Diceva Bukowskij, Amici, c’è Mahler alla radio, che fila via liscio, rischiando grosso, a volte ne senti il bisogno. E poi annuncia l’ascesa di lunghi poteri. Grazie Mahler, per il prestito che non ti renderò mai. Fumo troppo, bevo troppo ma non posso scrivere troppo, mi viene così e io ne chiedo ancora, arriva e si mescola con Mahler. (…) tutti dobbiamo morire, tutti quanti, che circo! non fosse altro che per questo, dovremmo amarci tutti quanti, e invece no. Siamo terrorizzati e schiacciati dalle banalità, siamo divorati dal nulla. Vai avanti, Mahler! hai fatto di questa serata una serata splendida. Non ti fermare, figlio di puttana! non ti fermare!


4.Il suono del silenzio

Ma per tornare alla IX sinfonia , ho riascoltato il suo mirabile adagio finale grazie a Fabrizio , proprio da questo Blog ,  nel  suo  post del 26 gennaio u.s. sulla Shoa  e i suoi versi sulle tre teste di maiale : ” …E’ il pensiero che manca a chi schernisce/ le piaghe del fratello, a chi ferisce/ la morte disperata, l’abbandono/ in punta di coltello. La tristezza/ che prende quando a sera si ricontano/ i presenti e gli assenti, chi rimane/ e chi invece saluta, senza voce,/ in un ultimo sogno di perdono”   Ricordo che  Claudio  Abbado – racconta il musicologo Arnaldo Benini - ci ha messo 28 minuti per eseguire quel tempo, quasi il doppio della direzione di Bruno Walter, che fu suo maestro e, a sua volta, allievo prediletto  di Mahler.  E una ragione c’è, secondo Quirino Principe. La tarda musica di Mahler è un doppio filo intrecciato: volendo andare avanti, va dall’altra parte, e l’artista, lasciandosi alle spalle il mondo terrestre ne vede la proiezione ingrandita su uno schermo di nubi disteso dinnanzi i suoi occhi. Quanto più grande è la proiezione, tanto più lontano e sospinto all’indietro è l’oggetto proiettato, che si muove in senso inverso alla vita dell’artista, attratto da un remoto e perduto punto d’origine”.
Essa trasmette tutto lo struggimento, la malinconia, i rimpianti, la tristezza trattenuta del presagio della fine  (Gustav Mahler morirà l’8 maggio 1911, a 51 anni ,  per un’endocardite , lasciando incompiuta la sua decima sinfonia,  con il dolore ancora vivo e straziante per la perdita di Anna , una delle sue due bambine ,  e una grave crisi con la giovane moglie Alma Schindler, che s’era innamorata dell’architetto  Walter Gropius). Quell’ultima volta in cui Abbado diresse la Nona di Mahler – riprende Benini - fu davvero memorabile.  Era il 19 agosto 2010, il pubblico gremiva l’auditorio del Palazzo della Cultura di Lucerna; ed ecco la fine del quarto tempo, che si spegne lentamente. Dell’immensa orchestra suonavano sempre meno strumenti fino a ridursi a due soli violini, sempre più tenui. E’ il quasi niente, poi il silenzio. I due violinisti rimasero fermi con l’archetto sullo strumento, come se continuassero a suonare. Io seguivo Abbado, “viso e gesto di musica”. Aveva gli occhi quasi sempre chiusi, la mano sinistra con le dita leggermente divaricate, prima sollevata, poi appoggiata al petto.
Silenzio.
Per quasi due minuti solo silenzio. 
Il volto di Abbado esprimeva l’emozione del silenzio. L’orchestra e il pubblico rimasero immobili e attoniti, incantati dalla sorpresa del suono del silenzio e dall’intensità dell’emozione.
Seguì un applauso di 18 minuti.
Abbado, che amava l’Engadina, raccontò poi, che lì, per la prima volta aveva sentito il suono della neve cadere.
Era il suono del silenzio.






4 commenti:

  1. Serenella Tozzi6 marzo 2014 11:53

    Leggendoti si capisce la tua grande sintonia con la musica di Mahler; la parte finale dello scritto, poi, è addirittura commovente: ti penetra nell'animo e ti fa rimpiangere di non essere stato lì, ad ascoltare, a vivere quel momento che deve essere stato sublime. Una compartecipazione di anime unite dalla stessa intensa emozione. Che cosa splendida deve essere stata; credo che i presenti terranno dentro di loro quella sensazione come un tesoro dal quale attingere forza nei momenti di debolezza per tutta la vita.
    Ancora una volta grazie Augusto dei tuoi scritti così partecipati.

    RispondiElimina
  2. Un'occasione imperdibile per risentire la musica di Mahler.
    Spero siano di tuo gradimento i brani musicali scelti che accompagnano il tuo pezzo.
    Un post fantastico.

    RispondiElimina
  3. Per i miei gusti un pò pesantino...
    Siddharta

    RispondiElimina
  4. Tutto ciò che hai esposto, con dovizia di sentimento religioso, lo condivido e rilevo maggiormente, nel famoso Adagietto tratto dalla V Sinfonia redatta sempre da G. Mahler. Il pezzo sinfonico da me preferito, secondo soltanto all' "Adagio of Spartacus and Prhygia" tratto dal medesimo balletto "Spartacus" di A. Khachaturian.

    RispondiElimina