venerdì 21 marzo 2014

MODI DI DIRE, DI FARE, DI ESSERE di Salvo Scollo


1
Vorremmo una casa senza pensieri recita il manifesto della banca che offre mutui a giovani coppie.
Sfido io! Chi vorrebbe accollarsi i pensieri di una casa, oltre i propri?

2
Quando il medico dimette il paziente e lo speziale consegna i farmaci al richiedente, non dovrebbero congedare con l’insano auspicio arrivederci.
Vero che essi campano sui nostri guai, ma la pietas imporrebbe che lo spicciolo saluto fosse di ben altro contenuto.

3
Nella boutique, lei all’amica: Questo capo ti sta da dio.
Certo, il Papa ha rivelato che Lui è anche madre, ma non ha dettagliato il suo aspetto fisico.




4
Ciao ciao, a presto!
Il cuore di chi saluta però non è d’accordo, preferisce non incontrarlo ancora, gli serve tirarsi su il morale senza ascoltare altri guai.

5
Tutti a dire Se ognuno fosse buono e onesto, si vivrebbe meglio.
Non è vero, scaleremmo d’importanza: non ergersi ad esempio (“io sono diverso”) sarebbe perverso, ci priverebbe di una gioia senza eguali.

6
Il cartellone pubblicitario annuncia a lettere cubitali: I saldi sono esplosi.
Tace però (pudore o reticenza?) sul numero delle vittime provocate nel centro commerciale.

7
Non ho la più pallida idea, confessa alla fidanzata, seduti a un tavolo da McDonald’s, mentre divora un hamburger oleoso con contorno di patatine fritte.
Mi pare ovvio: come potrebbero manifestarsi idee anemiche in un corpo di sì esuberante floridezza?




8
Le bandiere della pace esposte sui balconi delle case nobiliari e mai su quelli delle case popolari; sospetto che l’intento delle prime sia l’augurio di una pace sociale - niente rivendicazioni d’eguaglianza - e non di quella universale.

9
In giro a fare acquisti in via Mazzini in carrozzina con la sua mamma, le amiche si accosciano all’incontro, rapite lo tempestano di baci.
Nella sua innocenza, si augura che, da grande, le loro figlie avranno nei suoi riguardi lo stesso tenero comportamento, virando gesto e affetto sulle labbra.

10
Settimane fa, un detenuto agli arresti domiciliari, appena rincasato dal permesso di lavoro accordatogli dal magistrato, ha avuto una violenta lite con la moglie.
Non era la prima volta e così il marito, esasperato, ha chiamato il 112 e si è fatto arrestare per evasione.
“Meglio in cella che qui con lei”, ha spiegato ai militari dell’Arma attoniti.
Pesa sulla Nazione non solo il problema delle carceri reali ma anche quello delle carceri metaforiche (quando la convivenza fra coniugi è impossibile per contrasti insanabili).
Sarebbe bene che il Governo dei tecnici se ne occupasse, ingegnandosi a procurare un alloggio al coniuge che vorrebbe scapparsene da casa e che, purtroppo, non avendo in sospeso conti con la Giustizia, non gode in automatico di un domicilio alternativo messo a disposizione dallo Stato.


11
È ciò che lui, il lanciatore di coltelli, vuole: un bersaglio immobile, un corpo senz’anima, una donna che non attira per il suo fascino.
Con la tensione che prova ogni giorno, ogni giorno diventa più vecchia. Presto non somiglierà nemmeno a quello che una volta era una donna.
Non ha un nome, è annunciata solo con un rullo di tamburi.
Terminato il numero, si rintana nel suo carrozzone, disposto nell’angolo più remoto dello spiazzo. Da lì, finalmente, scorge il cielo infinito.
Non serve parlare. Meglio, come il nulla che stringe in mano, non stancarsi mai di tacere.
(Rielaborazione di alcuni testi poetici di Wolf Wondratschek)

12
Aperto a tutti il primo venerdì del mese, pomposamente si fregia d’essere il Simposio dei Poeti.
Chi vuole, dà lettura di un suo testo, segue sempre un applauso (di condiscendenza o di approvazione? Vallo a capire). Assenti sia il commento sia l’approfondimento.
Gli anziani verseggiano in vernacolo, i versi dei giovani sono apodittici o svenevoli, senza via di mezzo.
Uno stare insieme democratico, dove tutti hanno diritto di parola senza tema d’essere discriminati.
Un appiattimento culturale che non provoca ripensamenti: a conclusione della serata, un abbondante buffet di stuzzichini e vino rassicura che non si è sprecato il tempo.

13
Mi sento osservato da dietro mentre riporto versi espressivi (sono io a pensarlo) sul quadernetto.
Nel mentre avverto una pacca confidenziale sulla spalla; mi giro sorridendo per mostrare all’amico l’ultima fatica.
Non scorgo nessuno: era il mio ego, l’unico rimasto a incoraggiarmi.

14
Continuo a comprare libri, pure se convinto che non avrò tempo sufficiente per leggerli tutti.
Una forma di compulsione simile a quella di chi insiste a stipare gli armadi di borse, scarpe e vesti nuove?
Ci sono punti in comune fra i libri e il rapporto di coppia: di entrambi non si può fare a meno.
Il libro fa scoprire l’orizzonte oltre, quello delle conoscenze mancanti e aiuta a comprendere meglio le mille sfaccettature della vita; il rapporto di coppia fa prendere coscienza che, da soli, non si arriva in alcun posto, che il senso di autosufficienza è presunzione maldestra.
Certo, ci sono libri che non mantengono le promesse, tuttavia rimane intatta la voglia di riprovarci: capiterà d’incontrare quello giusto che ripagherà l’attesa.
Succede lo stesso nell’innamoramento: a volte, all’inizio tutto appare perfetto, poi ci si accorge che le aspettative sono state deluse.
Allora ci si lascia, permane la speranza che la nuova avventura si rivelerà più gratificante.
A ben pensarci, però, sussiste anche qualche differenza.
Il libro è quieto nel proporsi, non gesticola né alza la voce; nella coppia, a volte, il cosiddetto confronto assume la valenza della Verità rivelata - la disattenzione/contestazione dell’altro/a provoca stravolgimenti facciali, l’agitarsi frenetico delle mani, la messa al bando d’un volume soft della voce.
E poi, il libro che si lascia a metà non rimprovera al lettore l’abbandono né chiederà gli alimenti, mentre la coppia non sempre assorbe il colpo col medesimo savoir-faire.

FINE

13 commenti:

  1. Caro salvo,
    Mi sono permesso di frazionare i tuoi “Pensieri” in più parti. Mi sembravano troppi, e alcuni molto complessi da postare in una volta sola. Prendiamoci tutto il tempo necessario per rifletterci sopra, tanto qui non abbiamo nessuna fretta. Cominciamo così oggi ad assaporare queste tre pillole, poi nei giorni a venire arriveranno gli altri.

    Intanto lasciami dire che io sto bene attento in farmacia, dal dottore, dal dentista e perfino dal commercialista a NON salutare con un arrivederci. E’ una cosa sulla quale avevo riflettuto anch’io, roba da non credere )))

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  2. Arguti tutti ma la numero 1 mi ha strappato un sorriso in più!
    Aspetto curiosa gli altri

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  3. "Questo capo ti sta da dio..." cioè ci vuole un miracolo perchè qualcosa ti stia bene...(sottinteso)

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  4. Chi ben comincia è a metà dell'opera, dice il proverbio.
    Che poi prende le distanze con < il cattivo vino può esser buon aceto >.
    Ma che ci azzecca...
    Appunto, me lo stavo chiedendo anch'io.
    Come Sara, del piano di sopra, attendo altri inserimenti.
    Fiduciosa/mente, Siddharta.

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  5. Serenella Tozzi18 marzo 2014 22:27

    Ce n'è per tutti in questi tuoi modi di dire, tutti appetibili, e alcuni molto succosi.


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  6. Voto la 5, sono una modesta nata! :-)

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  7. Uhm, nessun numero mi ha ancora preso.
    Attendo i rinforzi...
    Sid

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  8. Al numero dieci, con la consueta ironia e acutezza, hai messo il dito sulla piaga. Costretti a vivere insieme per mancanza di alternative? Un problemino da niente.

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  9. numero 10... tsk tsk... purtroppo ci sono casi ben più singolari o tristi: gente senza fissa dimora condannata ai domiciliari su una panchina, gente condannata per maltrattamenti in famiglia che sconterà la pena ai domiciliari (cioè in famiglia)...

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  10. Il n° 10 era stato a suo tempo ripreso per certi versi in un mio pensiero e commento.
    Ora vedo che non sono solo.
    E voglio ribadire la condotta insopportabile delle nostre signore in famiglia e non.
    I casi sono così tanti da riempire dei volumi.
    Perchè le care donne sono così rompiscatole, una volta passata la luna di miele, da far saltare i nervi anche ad un santo.
    Loro non avranno la forza fisica, ma la lingua è ben allenata: dai un giorno dai un altro, passa un anno passa l'altro, lui finisce per perdere la pazienza e giù tutti ad incolparlo.
    Ribadisco ancora una volta, tra moglie e suocerta, mi stupisco di non essere ancora andato in galera.
    Perchè, porca miseria, anche noi uomini avremo ben dei diritti, almeno il 50%.
    E non mi si venga a dire che certe cose non si fanno, imparino anche le donne a stare al loro posto ed il problema è risolto al 99%.
    E adesso, care lettrici, sbranatemi pure, ma sul punto non defletto di una ette.
    Puntigliosa/mente, Sid.

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  11. Gli ultimi quattro punti chiudono in bellezza questa ricca raccolta di pensieri. Che dire? Ogni punto meriterebbe un'analisi approfondita e tutti insieme, chi per un verso o per l'altro, offrono spunti sui quali riflettere, che poi è lo scopo principale di queste operazioni letterarie. Quindi missione compiuta caro Salvo, e ancora una volta ho potuto constatare con piacere la sintonia di pensiero che ci accomuna. Anche nell'ultimo punto, sissignore, anche in quello.:-)))

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  12. Un bel pensare Salvo, un invito intelligente alla riflessione. Per ogni punto c'è molto da assorbire. La 13 mi ha fatto sorridere anche se amaramente, la 14 mi ha conquistata, ho trovato in essa un'originalità particolarissima nell'accostamento/ distanziamento che hai costruito. Peccato che siano finiti, avrei continuato volentieri

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  13. La dieci può anche essere vista al contrario, miseria! Perché perché non ci ho pensato prima?

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