mercoledì 5 marzo 2014

Perché il “Racconto”? - Salotto di marzo 2014


Passione, attitudine, scelta o ultima risorsa?

La situazione in Francia
Secondo Andrè Gide “ Il racconto è fatto per essere letto di getto, in una volta sola”. Ecco una tra le innumerevoli definizioni di un genere letterario che ha avuto il suo momento di gloria con Maupassant e Aymé. Oggi si preferisce parlare di “testo breve” di “frammento” e di “romanzo breve”. 


Prima dell’attribuzione del premio Nobel per la letteratura ad Alice Munro, libri di questo genere non sembravano aver invaso gli scaffali delle librerie francesi. Stiamo forse assistendo ad un ritorno della novella? Ci si domanda anche sulle pagine culturali di Figaro.
Ad eccezione di Alice Munro e di Sylvain Tesson, non sembra questo un genere che si vende bene nemmeno in Francia. Ben diversa invece la situazione negli Stati Uniti dove autori sconosciuti debuttano con questo genere, mentre in Francia soltanto le grandi firme si permettono di pubblicare racconti.
Perché la dicitura “Racconti” non appare quasi mai sulle copertine. Ci si chiede se non ci sia anche da parte degli autori stessi, una certa prevenzione nei confronti della "Nouvelle".
Spesso sulla copertina di una raccolta di racconti, la parola "romance" è considerata più nobile.  I racconti non consentono errori, non è affatto un genere facile da affrontare, ma nonostante ciò, quando un autore ha pubblicato una serie di racconti gli si chiede amabilmente “A quando il tuo prossimo romanzo?”
L’articolo continua con l’analisi dell’effetto Munro, che ha prodotto segni di risveglio nel settore delle novelle, e in particolar modo si sottolinea l’interesse del mondo digitale verso questo genere di scrittura breve.
La situazione del “racconto” in Francia sembra pertanto molto simile a quella dell’Italia e credo non molto diversa dal resto dell’Europa. Niente che noi non si sapesse già, eppure sarebbe interessante sapere che cosa ci spinge, noi di acasadiframe intendo, a continuare scrivere racconti? Forse perché pensiamo di non avere le capacità di concepire un romanzo, oppure perché questa è la nostra passione e ci sentiamo portati per questo genere? Forse perché non ci sono alternative per gli scrittori on line e la “storia breve” rappresenta l’unico modo reale per farsi leggere nel web?

Le motivazioni possono essere diverse, molti di noi lo fanno soltanto per passione, altri perché credono di poter fare il grande salto, alcuni non se lo chiedono proprio e anch’io che me lo sono domandato tante volte, non saprei esattamente dire perché resto qui a pigiare sui tasti e a leggere il racconto di Tizio, Caio e Sempronio, invece di andare a pescare sul mare. No dico, e voi che ne pensate?

10 commenti:

  1. Penso che scrivere un buon racconto sia difficilissimo. Molto più complicato che scrivere un romanzo sopportabile. Non sto dicendo buono eh,dico sopportabile. Nel senso : un testo che non sia in grado di averti già detto tutto entro le prime trenta pagine per poi dilungarsi per trecento. E non sto parlando di originalità della storia,ma di prospettiva. Omero poteva forse concedersi l'arroganza di immaginarsi originale, noi no,in questa era multimedia e globalizzata. A scrivere e una che funziona meglio sul lungo,ma che ritiene che il racconto,quello buono , sia una perla. Ai porci purtroppo. Il mercato non ha niente a che vedere con la qualità e la dignità di un genere. Ma a volte anche il mercato sbaglia. Basta pensare alla storia della settima arte. Forse stavolta hanno pestato una merda, i conoscitori del trend. E il racconto farà come fece l'arrivo del treno.

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    1. Siamo d'accordo sulla dignità letteraria del racconto, ma ho l'impressione che i nostri racconti siano figli del web. Senza la rete chi leggerebbe i nostri racconti?
      L'obbiettivo rimane la carta stampata oppure ci si deve accontentare di farli circolare nei siti e nei blog? Mah... io non ho le idee molto chiare.

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  2. Primo tentativo di commento post influenza. Secondo me conta solo la storia. Se hai tante cose da dire scrivi un romanzo. Se ne hai poche un racconto. Lo stile è il modo in cui le dici. Se è sintetico tendi al racconto. Se analitico al romanzo. Se alla fine il testo è molto breve avrai un testo adatto al web. Puoi tenerci e preferire e o pubblicare solo quel tipo di testi , cioè quelli per il web, oppure fregartene più o meno altamente. Tutto qui.
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    1. Mi fa piacere sapere che stai meglio :-)

      Be',a quanto pare noi ce ne freghiamo un bel po' del taglio web. Ma da sempre, cioè da quando ho aperto questo blog mi sono detto che doveva essere una opportunità anche per i racconti cosiddetti lunghi. (sei - settemila parole non di più).
      Per quelli ancora più lunghi si potrebbero pubblicare a puntate, ma ho già visto che non funziona moltissimo nel web. Però... non è detto, potrebbe essere una risorsa.

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    2. la storia... la storia...
      non sono affatto convinto che se hai tante cose da dire devi scrivere un romanzo. e ovviamente non sono convinto neppure del contrario. Non credo che la scelta tra affrontare un romanzo o scegliere un racconto sia vincolata alla quantità di cose da dire.

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  3. Ottima la precisazione di Franco Luigi Melzi: a volte si pensa che sul web sia impossibile scrivere storie troppo lunghe. Invece, è possibile pubblicare un romanzo, ovviamente "a puntate" e sperando che qualcuno lo legga. Credo inoltre che scrivere un racconto sia un ottimo esercizio di scrittura: perché in esso prevale la brevità e dunque non si può menare troppo il can per l'aia, perdersi in eccessive elucubrazioni per allungare il sugo... S'impara a essere essenziali, precisi, diretti, e a scrivere senza arzigogolare...

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  4. Beh si può scrivere tanto senza dire niente. I testi dei discorsi politici ne sono un buon esempio. Non credo però che sia il caso di seguirlo. Oppure si può dire tanto in poche parole. Aforismi e poesie, oltre che frasi fatte e luoghi comuni, funzionano così. Oppure puoi concentrarti solo sulle idee e sulla loro connessione logica. Allora avremo saggistica. La narrativa si distingue proprio perchè racconta cose che succedono a qualcuno. Tante cose, un romanzo, poche un racconto.

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    1. Affatto d'accordo Rob.
      Cioè, sul fatto che la narrativa si distingua per raccontare cose che succedono a qualcuno sono d'accordo con te e credo sia piuttosto ovvio. Invece relegare la scelta del formato, racconto o romanzo, in base alla quantità di cose da dire mi sembra quantomeno riduttivo.
      Cià.

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    2. Secondo me funziona al contrario. Cioè io chiamo romanzo un testo narrativo lungo e complesso, ma anche se lo chiamassi "madrigale" il contenuto non cambierebbe. Non credo che si debbano fare delle parole delle bandiere, perché poi si rimane prigionieri. Uno chiama racconto un testo breve e, senza accorgersene, è portato a pensare che sia roba da poco. Invece conta solo il testo o, secondo me, quando si parla di narrativa, la storia. Quanto succede ai personaggi. Se io definisco racconto lungo "il vechhio e il mare" mica lo sminuisco. Non so se sono riuscito a spiegare quanto intendo. Insomma, le definizioni devono servire alla comprensione di un testo, non determinarla.

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  5. Serenella Tozzi6 marzo 2014 12:27

    In questa era frettolosa il racconto secondo me ha senz'altro un avvenire certo.
    Poi, sul fatto che scrivere un buon racconto sia più difficile che scrivere un buon romanzo, non saprei... forse c'è del vero, ma occorre comunque molta fantasia per portare a termine un romanzo.
    Sul come presentarlo? Ma! Secondo me tutte le strade vanno percorse, chi ama leggere lo farà comunque. Magari se lo stampa dal web.
    Maupassant già a suo tempo scriveva: "datemi qualche cosa di bello, nella forma che vi pare più adatta, secondo la vostra natura";

    ...e anche: "Invero bisogna essere proprio pazzi, audaci, presuntuosi o sciocchi per continuare a scrivere al giorno d'oggi!
    Dopo tanti maestri, d'indole così diversa, di attitudini così molteplici, che cosa c'è più da fare che non sia stato fatto e da dire che non sia stato detto?
    Chi, tra noi, può vantarsi di aver scritto una pagina, una frase che non si trovi già, press'a poco la stessa, in qualche altro scritto?"
    Come si vede problemi dibattuti e ribattuti.

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