venerdì 7 marzo 2014

FESTA DELLA DONNA: ORIGINI E STORIA DELL'8 MARZO - Salotto di Marzo 2014


C’è molta confusione sulle origini della ricorrenza. Nel secondo dopoguerra, cominciarono a circolare fantasiose versioni, secondo le quali l'8 marzo avrebbe ricordato la morte di centinaia di operaie nel rogo di una inesistente fabbrica di camicie Cotton o Cottons avvenuto nel 1908 a New York[ Wikipedia].
Sono in molti a pensare che questa sia l'origine della Giornata Internazionale della Donna. 
In realtà la storia di questa festa è molto più complessa, (font: Style.it di Francesca Porta) Un gruppo di donne protestano contro il governo inglese per le discriminazioni nei confronti del genere femminile. 

Una giornata in cui ricordare le conquiste sociali e politiche delle donne, un'occasione per rafforzare la lotta contro le discriminazioni e le violenze, un momento per riflettere sui passi ancora da compiere. La Giornata Internazionale della Donna, che cade ogni anno l'8 marzo, è tutto questo e anche di più. È un modo per ricordarsi da dove veniamo, noi donne, e dove stiamo andando.
Ma da dove nasce questa ricorrenza? Una leggenda molto celebre narra che la Festa della Donna sia stata istituita nel 1908 in memoria delle operaie morte nel rogo di una fabbrica di New York, la Cotton. In realtà, appunto, si tratta solo di una leggenda nata negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale.
La Giornata Internazionale della Donna nacque infatti ufficialmente negli Stati Uniti il 28 febbraio del 1909. A istituirla fu il Partito Socialista americano, che in quella data organizzò una grande manifestazione in favore del diritto delle donne al voto. Il tema era già stato a lungo discusso negli anni precedenti sia negli Usa (celebri sono gli articoli della socialista Corinne Brown) sia dai delegati del VII Congresso dell'Internazionale socialista (tenutosi a Stoccarda nel 1907).
Le manifestazioni per il suffragio universale si unirono presto ad altre rivendicazioni dei diritti femminili. Tra il novembre 1908 e il febbraio 1909 migliaia di operaie di New York scioperarono per giorni e giorni per chiedere un aumento del salario e un miglioramento delle condizioni di lavoro. Nel 1910 l'VIII Congresso dell'Internazionale socialista propose per la prima volta di istituire una giornata dedicata alle donne.
Il 25 marzo del 1911 cadde la goccia che fece traboccare il vaso: nella fabbrica Triangle di New York si sviluppò un incendio e 146 lavoratori (per lo più donne immigrate) persero la vita. Questo è probabilmente l'episodio da cui è nata la leggenda della fabbrica Cotton. Da quel momento in avanti, le manifestazioni delle donne si moltiplicarono. In molti Paesi europei, tra cui Germania, Austria e Svizzera, nacquero delle giornate dedicate alle donne.
La data dell'8 marzo entrò per la prima volta nella storia della Festa della Donna nel 1917, quando in quel giorno le donne di San Pietroburgo scesero in piazza per chiedere la fine della guerra, dando così vita alla «rivoluzione russa di febbraio». Fu questo evento a cui si ispirarono le delegate della Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste a Mosca quando scelsero l'8 marzo come data in cui istituire la Giornata Internazionale dell'Operaia.
In Italia la Festa della Donna iniziò a essere celebrata nel 1922 con la stessa connotazione politica e di rivendicazione sociale. L'iniziativa prese forza nel 1945, quando l'Unione Donne in Italia (formata da donne del Pci, Psi, Partito d'Azione, Sinistra Cristiana e Democrazia del Lavoro) celebrò la Giornata della Donna nelle zone dell'Italia già liberate dal fascismo.
L'8 marzo del 1946, per la prima volta, tutta l'Italia ha ricordato la Festa della Donna ed è stata scelta la mimosa, che fiorisce proprio nei primi giorni di marzo, come simbolo della ricorrenza. Negli anni successivi la Giornata è diventata occasione e momento simbolico di rivendicazione dei diritti femminili (dal divorzio alla contraccezione fino alla legalizzazione dell'aborto) e di difesa delle conquiste delle donne.

Francesca Porta, 2013

14 commenti:

  1. Detto questo per dovere di cronaca più che per altro, idealmente mando un rametto di mimosa a tutte le signore del blog, anche a quelle che ci seguono silenziosamente. Niente auguri che porta male, solo un abbraccio.
    Franco

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    1. Serenella Tozzi8 marzo 2014 04:00

      Sono la prima fra le signore a ringraziarti per la mimosa.
      E proprio oggi che si parla tanto di quote rosa vorrei esprimere la mia contrarietà a queste quote. Ritengo che i propri diritti si debbano difendere con convinzione determinata e non accettando regalie.

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    2. Ehilà, buongiorno... ma te di notte non dormi? :-)))
      Le quote rose? Solo propaganda politica, sono d'accordo.

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    3. Pietro Zurlo8 marzo 2014 09:50

      Per ricordare l'otto marzo, inserisco questa mia breve lirica dove è rappresentato il mio pensiero:
      L'OTTO 'E MARZO, FESTA DELLA DONNA!!
      ***di Pietro ZURLO***

      L'ott'e marzo...per le donne
      è na jurnata 'e dulore;
      nun po' essere arricurdato
      comme na jurnata 'e festa...
      pe' mme s'avessera vesti
      cu 'o llutto 'o vraccio,
      pe' chello ch'è succiesso
      int'a na fraveca,
      in America, anne fà.
      'Mmece se fa festa...
      ma festa nun ppo essere:
      è sbagliato!!!
      Chist'anno po' 'e mmimose...
      comme si nun ne vulessero sapè
      d'essere ogne anno sfrunnate
      e spezzate, so' già sciurite.
      Pirciò, niente 'e chiste sciure belle
      e lassate sta pure ll'ati sciure...
      comme aggio ditto primma:
      faciteve vedè c''o lluto a 'o vraccio!!!

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  2. interessante testimonianza... anche io aborro le quote rosa...

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  3. Intanto da sempre mi chiedo: a quando la festa degli uomini contro la violenza delle donne?
    Personalmente ne ho avute tre di tale stampo: che siano maledette!
    Siddharta

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  4. Serenella Tozzi9 marzo 2014 15:46

    Ti è andata bene Sid, sei ancora vivo. :-)
    Ma hai ragione, l'influenza delle donne può avere effetti devastanti sulla vita dei bambini affidati alle loro cure. Ci sono donne senza cuore, purtroppo.

    In quanto all'influenza, mi hai fatto ricordare un episodio vero letto non ricordo dove, ma che riportava la sentenza di un giudice (inglese?) che vietava ad una donna di sposarsi prima che non fossero trascorsi dieci anni. Questo perché la donna si era presentata davanti alla legge per ben quattro volte denunciando i mariti di maltrattamenti. Ora, l'ultimo marito era una tale pasta d'uomo che il giudice decise di andare a fondo della questione, e scoprì che la donna istigava talmente quei poveri uomini da togliergli dalle mani le botte.

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    1. Cara Serenella, hai parlato per me.
      Più di una volta ho rischiato la galera per difendere il mio 50% di rispetto,autonomia e libertà.
      Senza chiedere null'altro di più.
      Mia suocera zittiva il marito apostrofandolo < fa sito tè che te capeset nient >.
      La mia adorata Santippe è cresciuta a quella scuola, ma con me non c'è mai riuscita: mi son sempre ribellato a suon di sberle pur contro la mia natura pacifica.
      Ma mica l'ha ancora capita, sai!
      Sid

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    2. Serenella Tozzi9 marzo 2014 19:27

      Ahahah, testa dura Santippe!
      Però, caro Sid, forse con Santippe basterebbe un severo offeso riserbo unito ad uno sguardo di muta riprovazione, senza dover arrivare ai dati di fatto.

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    3. ...epperò, questa boutade per rispetto alla tua adorata Santippe te la potevi risparmiare. Non si dicono e non si fanno queste cose.
      Una smargiassata, sono sicuro che non dicevi sul serio. In ogni caso fammi un favore, cambiamo discorso. Sono momenti in cui si riscontra tra le mura domestiche una violenza inaudita. Non mi sembra il caso di approfondire la questione.
      Siete una coppia fantastica, se mi posso permettere una domanda, ma da quanti anni siete sposati?
      Ciao a tutti e due ;-))))

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    4. Serenella Tozzi10 marzo 2014 00:31

      Sai, Franco, per un attimo ho pensato che parlassi di me e Sid. :-)))

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    5. Caro Frame, da oltre sessant'anni!
      Epperò son riuscito a mantenermi un uomo libero a metà...
      I tempi son cambiati: forse fanno bene mio figlio e la sua lei avvocato che conducono da sempre una convivenza... a distanza.
      Cara Serenella, siamo fortunati entrambi: al massimo ci possiamo accapigliare letterariamente...
      Sid

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    6. Cara Serenella: ho provato di tutto. Ma l'adorata Santippe non si smentisce...
      Sid

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    7. Pedrito Ruzol10 marzo 2014 09:45

      Lo schiaffo dell'uomo (a volte) fa meno male delle ferite che può causare la lingua della donna!!!

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