domenica 13 aprile 2014

BRUCIATEMI SE MUOIO - Marilena - Primavera di poesie (14)


di MARILENA


Sono arrivata tardi e ancora arranco
i miei fratelli sono già lontani
l’errore è stato di ripartizione.
Ho sempre avuto dubbi su mia madre

diceva troppo spesso che ero bella
ma aveva lenti doppie e poi mi amava.
Da quando se n’è andata non mi guardo
non serve, tanto so che faccia fare.

I denti del giudizio li ho lasciati
dentro una scatolina di cartone
con un foglio che spiega chi non sono

bruciatemi se muoio, col vestito
quello nero che mi fa tanto snella
ultimo vezzo di femmina ostinata.

13 commenti:

  1. Marilena leggerti, e di prima mattina poi, é una garanzia.
    Tu sai il fatto tuo in tema di poesia, e chi ti si fuma a te ....
    Tu passerai per il camino, ma resteranno i tuoi versi
    Anais

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Per carità, per il camino sono già passati milioni di ebrei.
      Penso che possa bastare.
      Siddharta

      Elimina
    2. Penso che la cara Marilena fa dell'autoironia la sua arma vincente. La madre che gli diceva che era bella ma portava le doppie lenti...e quel vestito nero che la snellisce! A questo punto urge una foto che scioglierebbe ogni dubbio!!!
      Amichevol/mente Pietro.

      Elimina
  2. Una poesia, direi, molto bella.
    Introspettiva quanto basta, da autoanalisi terapeutica.
    Perchè ognuno di noi prima o poi si guarda allo specchio e poi dentro, traendone le conclusioni.
    Naturalmente il giudizio esteriore si può superare per quanto impietoso.
    Certo, dieci, mille, un milione di persone sono più belle ed attraenti di noi, ma poi ci si fa l'abitudine ( anche se in misura minore per le donne, ancorate pervicacemente all'estetica ).
    Il dramma vero è il sentirci inadeguati psicologicamente, il ritenere gli altri sempre più più intelligenti, preparati e bravi di noi.
    Con quella forma di timidezza, di invidia e di rabbia che tende a farci isolare.
    Ma poi a ben vedere, ci rincuoriamo nel tempo ( specie in vecchiaia ) constatando la veridicità del motto del buon Andreotti di un tempo: < se mi guardo attorno, non mi vedo circondato da giganti... >.
    E allora niente più autodistruzione, ma ricostruzione, secondo quando < dittano > i nostri denti messi correttamente a giudizio.
    La lirica, a strofe discendenti e non è un caso ( 4.4.3.2.1 ), noi la rifacciamo risalire, chè in fin dei conti non siamo responsabili di niente, ma solo vittime di una sorte che ci sovrasta.
    Il tutto in lettura appare chiaro, con concetti e parole masticabili, con metafore dal tono leggero.
    E' così che si fa vera poesia,
    Satisfatta/mente, Siddharta.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi dispiace se per un errore di formattazione di ho tratto in inganno, ma le strofe sono quelle classiche di un sonetto: 4-4-3-3. Mi scuso anche anche con Marilena, ma questi blog con una grafica complessa sono difficili da gestire.

      Elimina
    2. Mutando l'ordine degli addendi la somma non cambia...
      Sid

      Elimina
  3. Serenella Tozzi14 aprile 2014 10:44

    Un curriculum steso con fantastica ironia il tuo; una poesia che si riveste di divertita allegria pur trattando di temi di per sé non proprio allegri.
    L'ho letta con vero piacere per il brio che emana.

    RispondiElimina
  4. Aggiungo i miei apprezzamenti a quelli che hai già ricevuto - mi piace il tuo stile che ondeggia (e mai fuori misura) fra lo sbarazzino e la riflessione seria.
    Come a dire: il nostro impasto è fatto di sapori diversi, tutti comunque stuzzicanti.
    Quanto all'accettazione di sé, essa cresce con l'aumentare dell'età, quando si ha una visione più chiara delle esperienze vissute e di quelle che si intende portare avanti.
    Certo, l'insorgenza di qualche malanno frena un po' l'entusiasmo, ma non si piò certo avere tutto :-))

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Salvo tengo questo ultimo tuo commento tra le cose preziose che mi hai lasciato.

      Elimina
  5. Molto bella Marilena, una poesia introspettiva che miscela riflessione e ironia in modo semplice ma incisivo. Non saprei indicare una strofa in particolare, ciascun verso suggerisce analisi intima in maniera suggestiva e accattivante. I miei complimenti :-)

    RispondiElimina
  6. Chiara e ironica, si legge d'un fiato perchè un po' tutti siamo "scarraffoni belli a mamma soja" (perdonate il napoletano che ho sicuramente errato)Mi piace particolarmente i dentini da latte conservati in una scatola come a dire l'infanzia no, quella almeno lasciatemela con tutte le sue promesse e fantasie.
    Molto bella questa poesia , mi ricordo di una tua altrettanto bella " ...e "

    RispondiElimina
  7. brava, ha un gran ritmo, sembra quasi una canzone... mi sembra proprio che ci sia molta autoironia, e una specie di confessione fatta a te stessa...

    RispondiElimina
  8. Eccomi a ringraziarvi tutti uno per uno :-)
    i vostri commenti sono molto piacevoli e divertenti, Anais mi hai fatto proprio ridere. Quando Franco mi ha chiesto una poesia ho pensato che questa mi rappresentasse per intero, dalla nascita e fino alla fine ;-)
    un abbraccio a tutti

    Mi scuso per la mia scarsa presenza ma durante il giorno lavoro e con il mio PC di casa non riesco a mandare commenti, è obsoleto (un po' come la sottoscritta) e si blocca continuamente con il blog di Franco.

    RispondiElimina