martedì 15 aprile 2014

Gengis Khan - Appunti di storia - di Serenella

Tiriamo fuori dalle pieghe della storia... Gengis Khan.


Gengis Khan, che si chiamava in realtà Temujin (Temucin), rimase orfano a nove anni e la madre, senza più alcun aiuto e dovendo badare oltre ai suoi quattro figli anche ai due che il marito aveva avuto da un'altra donna, per sopravvivere insegnò a pescare a lui e ai suoi fratelli.
Non si hanno notizie certe sul resto della sua infanzia, ma sembra fosse un bimbo forte e robusto, sveglio di mente.
 Era nato nel 1162, secondo le cronache cinesi (ma la data è incerta), in Mongolia: una terra di nomadi situata nell'altopiano stepposo dell'Asia centrale.




La Mongolia confinava a nord con la Russia e a sud con la Cina, e i cinesi, proprio per difendersi dalle scorribande mongole (i Barbari delle Steppe), già dal III secolo a.c. avevano iniziato ad erigere la Grande Muraglia. 
I mongoli, nomadi per necessità e costumi di vita, erano uniti in piccoli clan, per lo più familiari, ma erano combattivi e decisi difensori dei loro pascoli e delle loro mandrie.
Vivevano (e ancora oggi) per lo più di pastorizia e allevamento, abitavano in caratteristiche tende coniche ospitanti l'intera famiglia patriarcale a struttura poligama, e si nutrivano soprattutto di carne e latte.
Era un popolo molto superstizioso e sembra anche che si lavassero di rado.

A sedici anni Temujin si sposò, e intorno ai venti, dopo che gli avevano rapito la moglie Borte, la moglie che gli era stata scelta dal padre quando lui era ancora bambino, iniziò la sua vita di condottiero riunendo alcune tribù. Combatté e vinse anche contro coloro che gli avevano rapito la sposa e, benché fosse incinta del suo primo figlio, la cui paternità lasciava fondati dubbi, la riprese con sé. In seguito ebbero altri tre figli.

Nel 1206, quando Temujin era già il dominatore assoluto di un vasto territorio abitato dai mongoli, tutte le popolazioni, riunite in un grande consesso insieme ai tartari (i Tartari costituivano un gruppo cospicuo e importante della  Mongolia Occidentale), gli conferirono il titolo di "Signore universale", ovvero Gengis Khan.
Successivamente, per gli europei tutti i Mongoli furono definiti Tartari.

Dopo aver unificato le tribù (e fondato l'Impero mongolo), condusse il suo popolo alla conquista della maggior parte dell'Asia centrale, della Cina, della Russia, della Persia, del Medio Oriente e di parte dell'Europa orientale, dando vita, anche se per breve tempo, al più vasto dominio della storia umana.

 Condottiero abile e audace, crudele e spietato nelle sue azioni di guerra, Gengis Khan dimostrò anche notevoli doti di legislatore e diplomatico e seppe indurre l'ordine e la disciplina in una società che prima del suo avvento era in piena anarchia. Emanò un corpo di leggi che regolarono la vita di tutte le popolazioni a lui soggette secondo un rigido criterio militare; organizzò uno Stato burocratico centralizzato impedendo il costituirsi di signorie locali e utilizzò abilmente gli amministratori persiani e cinesi per mantenere la propria autorità sui popoli conquistati.
Ma la cosa più importante fu l'adozione di una sola lingua ufficiale: lo Uiguri.
Gengis Khan mise in pratica quanto avrebbe asserito Winston Churchill parecchi secoli dopo, e cioè: "Se vuoi rendere vassallo un popolo imponigli la tua lingua".

Gengis Khan fu un genio in campo militare e possedeva una tattica particolare: le sue armate, forti di arcieri a cavallo, attaccavano nel più completo silenzio guidate solo da bandiere di diverso colore compiendo manovre complesse in assoluta simmetria e coordinazione, il che incuteva una soprannaturale paura nel nemico.
Aveva ben presente il concetto di meritocrazia: i parametri di nascita e stirpe venivano ignorati, infatti, il figlio di un guardiano di bestiame divenne uno dei suoi comandanti più stimati.

Curò anche la sua immagine attraverso azioni di straordinaria ferocia nel punire i nemici, o di grande magnanimità verso gli alleati. La fama di inflessibile e invincibile fu un'ottima propaganda per lui: mise a terra e fuoco grandi città e i suoi avversari sapevano che non sottomettersi equivaleva ad essere sterminati.
A Bukhara, dotta e ricca roccaforte dell'Islam, alloggiò i suoi cavalli nelle biblioteche, tra i volumi del Corano, e li fece abbeverare nelle fontane delle ville principesche. Devastò Samarcanda, la città delle delizie, un paradiso in terra, con i suoi orti, i suoi giardini, le sue piscine. Di Merv e di Herat lasciò solo le ceneri e poche mura diroccate.

Gengis Khan ebbe numerosi figli dalle tante mogli e concubine, a ciascuno dei quali furono assegnati titoli e beni, ma ai 4 figli maschi (Djuci, Jagatal, Ogodei e Tolui) avuti dalla prima moglie Borte furono riconosciuti i maggiori onori ed il diritto di successione nelle cariche più elevate. 

Gengis Khan morì il 18 agosto 1227 dopo una lunga agonia.
Fu sepolto in un luogo tuttora ignoto nella nativa Mongolia.

Lasciò un territorio conquistato che si estendeva dal Caspio al Mar Cinese, dalla Persia alla Siberia Meridionale.

Marco Polo, in seguito  avrà maniera di ricordare lo stesso Gengis Khan, terrore dell'Asia, come "prudente e saggio amministratore".

I viaggiatori occidentali erano stupiti dalla stabilità e dall'ordine che regnavano nell'Asia. Un loro proverbio diceva: «Una vergine sola, sopra un mulo carico d'oro, può traversare i domini del Khan senza alcun pericolo».
Era la cosiddetta Pax mongolica e la Via della seta, sotto la protezione imperiale, era diventata un percorso pressoché sicuro.

Fu un suo nipote, Kublai Khan , figlio di Tolui, a rimanere nella storia come l'ultimo dei Gran Khan.

Kublai (o Qubilai) Khan era conosciuto in Europa già nel Medioevo grazie a Marco Polo che proprio attraverso la Via della Seta era giunto fino al regno del Catai (regione settentrionale della Cina) diventando consigliere di fiducia di questo imperatore e servendo alla sua corte per oltre diciassette anni (dal 1275 al 1292), come racconta lui stesso nel Milione.

Kublai era sì il nipote di Gengis Khan, ma non possedeva lo stesso spirito feroce e guerriero; aveva chiesto ai fratelli Nicolò e Matteo Polo, padre e zio di Marco, di consegnare una propria lettera al Papa con la richiesta che gli fossero inviati 100 monaci per convertire i Mongoli al Cristianesimo. Ma l'allora Papa Gregorio X non ritenne di accogliere questa richiesta.

Subito dopo la morte di Qubilai avvenuta nel 1294, comparvero i primi segni di decadenza nel grande impero, le province dell'Asia centrale ed occidentale da un lato, quelle russe dall'altro, cominciarono a distaccarsi dal governo centrale di Pechino.In Cina, nel 1368, il "Movimento unitario cinese" nato dal malcontento della popolazione rurale, sotto la guida di un monaco buddista fondatore della dinastia Ming, costrinse l'ultimo imperatore tartaro a fuggire in Mongolia.La dominazione mongolo-tartara era finita e il vastissimo impero di Gengis Khan definitivamente concluso.

Anche la Via della seta perse la sua unicità politica tornando a frantumarsi sotto i domini di principati locali i quali traevano le loro ricchezze dal taglieggiamento dei commercianti che dovevano attraversare le loro terre e dal rapimento dei viaggiatori da vendere come schiavi sui loro mercati.





11 commenti:

  1. E' un personaggio che mi ha sempre affascinato. La sua vita e le sue gesta sono state ampiamente raccontate in televisione, nel cinema, molto poco invece ho tratto dalle mie letture. Quindi ho scoperto un sacco di cose nuove leggendo questi appunti.
    Ottimo lavoro di raccolta e di selezione delle notizie.

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  2. Interessante articolo sul "Uomo del Millennio" appena passato, secondo il Washington post.
    http://archiviostorico.corriere.it/1996/gennaio/02/uomo_del_millennio_Gengis_Khan_co_0_9601022964.shtml

    http://archiviostorico.corriere.it/1996/gennaio/02/uomo_del_millennio_Gengis_Khan_co_0_9601022964.shtml


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  3. Brava Serenella, questo tipo di lavoro è utile sia a spolverare la memoria che ad acquisire nuove nozioni con argomenti sempre interessanti.

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    1. Serenella Tozzi16 aprile 2014 00:35

      Bé, Sara, pensa che Gregorio X è il Papa che fu eletto dopo che per tre anni non erano riusciti a nominare il nuovo Papa: anzi, siccome non si arrivava alla proclamazione, i viterbesi, che evidentemente avevano perso la pazienza, segregarono a forza i cardinali nella grande sala del Palazzo Papale di Viterbo, dove erano riuniti, senza permettergli contatti con l'esterno e riducendogli il vitto. Pare addirittura che sia stato scoperchiato il tetto della sala per costringerli ad accordarsi sul nome da prescegliere.
      Bei caratterini una volta!
      Gregorio X è stato un buon Papa ed è stato fatto beato.

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  4. Eccomi, tienile d'acconto queste tue ricerche, puoi ampliarle col tempo anche con aneddoti e, per dare una forza a questa tua interessante ricerca, trovare una editore anche a livello scolastico e non solo cartaceo. Hai un modo piano di narrare che tutto scivola piacevolmente.
    Bella questa tua ricerca su i Grandi che han fatto la Storia.

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  5. Una bella ricostruzione storica in sintesi, che dà contezza di un < Carlo V > orientale sufficientemente illuminato nelle conquiste per quei tempi e cultura.
    La ricostruzione procede senza fronzoli badando all'essenziale, fornendo una disamina in successione dei fatti.
    Alla fine sorge spontanea la morale sui grandi imperi: nessuno di essi resiste nel tempo
    quando accorpa popoli, tradizioni, lingue diverse.
    Sintetica/mente, Siddharta.

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  6. Ancora un ottima sintesi, ben inquadrata da ogni punto di vista, utilissima a tirare le fila, a contestualizzare, a chiarire senza mai pesare. Per uno come me, un merito non dappoco. Grazie Serenella.

    Franco "Pale"

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    1. mi scuso per l'apostrofo di "un'ottima", la tastiera non deve aver recepito l'input del dito medio - almeno questi errori non li fo!

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    2. Serenella Tozzi21 aprile 2014 17:06

      Non ti preoccupare, Franco "Pale", conosciamo tutti i tiri mancini che può tirare l'uso della tastiera :-)

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  7. Serenella Tozzi21 aprile 2014 17:03

    Un sentito ringraziamento a tutti i commentatori. Fa piacere trovare rispondenza su quanto si scrive e soprattutto riscontrare interesse da parte dei lettori: in fondo sono parti di storia che si possono leggere ovunque, ma quello che mi piace, come dici Sid, è cercare di sfrondare dai fronzoli e riportare l'essenziale, badando, per quanto posssibile, a non dar corso alle dicerie che trovano poco fondamento nella realtà dei fatti.

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  8. Anche questa una bella storia davvero. Ho sempre pensato a lui come ad un personaggio mitologico, pieno di fascino e di mistero. Ora, grazie a questo tuo lavoro, ne apprezzo meglio il significato storico e le sue qualità di uomo e di condottiero.

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