venerdì 11 aprile 2014

IL PESCO - Loretta - narrativa


 E' nato per caso su un giardino a terrazza e nell'angolo più angusto,
quasi a raschiare con il suo giovane tronco il muro. Perché in realtà di un recinto si tratta, o meglio di una grande vasca di cemento riempita di terra. Nessuno calpesta quel prato: si dovrebbe scavalcare il muretto e poi lo spazio è così stretto che i due pini , piantati anni addietro, ora si toccano. Sopra quella scatola verde si affaccia un balcone, un tempo arioso e grande ora ridotto ad una sorta di stanzetta/veranda dalle vetrate scorrevoli con  tende veneziane d'occasione che, a rispecchio del tempo, cambiano scenario e  da quel palcoscenico, come una vedetta  sulla torre, si affaccia lui: il guardiano del pesco. Fin dalle prime foglie lo ha cresciuto con amore dissetandolo con acqua fresca e nutrendolo con terriccio fertile.


Incontrarlo con la brocca in mano era consuetudine e ne parlava con
vanto come un padre orgoglioso.
"Di sicuro qualcuno avrà gettato un
osso di pesca proprio qui. “Chi sarà stato?" mi chiese un pomeriggio
mentre era intento a raddrizzare il fusto della giovane pianta. Non ebbe
da me risposta perché in cuor mio sentivo che non lo voleva sapere veramente.
Quel lavoro di corde e picchetti lo assorbiva con tale
entusiasmo che il suo aspetto di uomo tristemente solitario svaniva in
quell' angolo  verde e le sue dita noccolute e consumate  dall'età e dal
lavoro, nel fare quei cappi riacquistavano un'agilità che, dal giorno in
cui lasciò la sua  cara e frettolosa Milano per questo limbo tranquillo ,credeva persa.

Così ben sostenuto  il giovane  pesco affrontò  il
vento rigido del suo primo inverno, s'imbiancò di neve magica a
febbraio e  a marzo, nonostante il clima impietoso di una primavera
tardiva, sbocciarono, e la notizia mi fu data con la gioia che può dare
un lieto evento multiplo, ben  trentadue  fragili, teneri, piccoli fiori rosa.
Effettivamente vedere quell' arbusto già fiorito allargava il cuore di
chiunque  si trovasse a passare di lì. Sembrava  che con la
sua piccola chioma fiorita invitasse il passante distratto a sedersi su
quel muretto e sotto la sua timida ombra  rinverdire lontani ricordi
fino a toccarli ma, a parte qualche passero e una famigliola di bruchi
che banchettò, famelica ,con circa la metà dei fiori, nessun altro
essere vivente raccolse l'invito.
Il nostro amico corse ai ripari come un fulmine ma ormai il danno era fatto e,
come se non bastasse , a completare l'opera distruttiva  fu  un violento
temporale che ridusse il numero dei futuri frutti ad otto.
A maggio i conti non tornarono perché, e ne ignoro tutt'ora la causa,
le pesche furono solo quattro ma diventarono  tanto  grosse e belle  da
compensare la delusione del numero.

Fu a quel punto che "il guardiano del pesco" onorò  a pieno il
titolo da me conferitogli.
Pensare di soddisfare quella voglia di pesca appena raccolta che da un
po’ di giorni mi prendeva  era pressoché impossibile: se non lo vedevo
fuori o sul balcone di certo lo immaginavo scrutatore dietro i vetri,
finché un giorno , accorgendomi del numero  ulteriormente dimezzato,
la voglia divenne tentazione e poi furto.
Senza il minimo rimorso gustai a pieno  tutta la bontà  che quel frutto
seppe darmi, riuscendo perfino a sostenere lo sguardo chiaro e indagatore
del mio vicino quando mi elencò il risultato della sua opera:
"Sono proprio delle pesche di buona qualità: due le ho mangiate ma non erano
 proprio mature, una è stata raccolta...ora resta l'ultima, spero di trovarla
ancora appesa al ramo quando sarà ben matura!":
Ritornai in casa proponendomi di evitare il suo sguardo
per un po’, proposito che divenne necessità quando la sera stessa mio
marito, mi disse con fare sorpreso : " Ma sai che quell' alberello  là
fuori ha fatto una pesca, e pure buona!".
Quest' anno il raccolto promette bene, quasi quanto i miei  buoni propositi 
di non toccare i frutti altrui eppure  ogni tanto avverto un piccolo cedimento
...in fondo l'osso lo avevo gettato io.


Molto umilmente Loretta

13 commenti:

  1. Una storia che prende per mano il lettore, suggerendogli di osservare le meraviglie della natura con sguardo meno distratto.
    Ai due protagonisti non interessa parlare di sé, vogliono solo condividere l’esperienza vissuta col pesco. Che per fortuna non si arrende, regalando alla fine gli agognati frutti.
    La scrittura è piana, evita i sobbalzi, dà conto delle attese crescenti, e infine premia: le pesche sono succose … e gustose!
    Il guardiano del pesco non può che essere contento della “monelleria” rivelata solo alla fine: gli ha dato la possibilità di impegnarsi proficuamente, mentre a noi, molto distanti dalla scena, ha regalato un sorriso che, pur non essendo saporito, lascia comunque in bocca un che di dolce.

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    1. E' vero salvo, in realtà il mio vicino ed io eravamo solo presi dalla piantina: lui ad accrescerla con amore esclusivo e io a controllarla da lontano come l'avessi data in adozione. Grazie per il commento

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  2. Be' insomma, molto umilmente mica tanto, il racconto sembra sbarazzino ma non lo è affatto. Mi sembra piuttosto una parabola in chiave moderna, il messaggio è lì da qualche parte, qualcosa mi riporta perfino al peccato originale, alla tentazione del demonio, insomma e insomma su quei buoni propositi di non toccare i frutti altrui ci si potrebbe costruire sopra fantasie di ogni genere, ma non mi voglio spingere troppo in là, mi accontento di ciò che dici, semmai quello che volevi dire veramente me lo scrivi in un prossimo racconto.
    Ciao e fai la brava, non buttare più i noccioli nel giardino del vicino di casa ;-)

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    1. Fantasioso e profondo il tuo commento, potrebbe essere addirittura l'incipit della prossima storia a più mani. In realtà questo racconto ha un seguito tristissimo che in un giorno così primaverile non mi sento di raccontare. ciao

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  3. Era un pezzo che non leggevo "noccoluto".
    In realtà, a parte lo "oion to glykomalon" ecc ecc la signora non ha nessuno motivo di sentirsi colpevole. Non avesse buttato il nocciolo...

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    1. Grazie Rubrus, in effetti "noccoluto " sa di letteratura d'altri tempi, ma penso che i vocaboli se sono adatti a ben descrivere una situazione o cosa vadano usati.
      Abbiamo la fortuna di avere una lingua talmente ricca! ( almeno quella)

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  4. Sfido il lettore che non abbia controllato l'esattezza numerica delle pesche in detrazione...
    O forse è una mia deformazione mentale per l'aritmetica.
    Bello il regionalismo < osso di pesca >...
    Direi che tutto il racconto si regge sulla trovata dell'ultimo inciso < ... in fondo l'osso l'avevo gettato io >, come chiave di volta del pregresso.
    Narrativa a brani successivi, in raccordo espositivo.
    Molto semplice, quasi favoletta per adulti davanti al camino, con invenzione finale a mò di giustificazione morale.
    Il testo per niente impreziosito, ad evitare pesantezze non funzionali alla storiella.
    Beh, gradevole, per niente cerebrale se si esclude la conta dei frutti...
    La sottoscrizione a chiusura: la modestia è anche una virtù!
    Piacevol/mente, Siddharta.

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    1. Sid ma te lo immagini quel piccolo alberello che sfida anche l'ultima neve di primavera portando a maturazione gli ormai risicati frutti? Grazie per il commento sempre accolto come un frutto prezioso anch'esso e messo ad arricchire la mia umile tavola.. Un saluto

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  5. Serenella Tozzi11 aprile 2014 21:05

    Che bello questo racconto, Loretta. Sarà che anch'io amo tutto ciò che riguarda la terra, gli alberi e le piccole azioni umane che, benché semplici e naturali, sanno destare comunque curiosità e interesse.
    Ti dirò che mi sono sentita vicina al guardiano del pesco... come lo capisco. Anch'io ho piantato due ossi di pesco, e sono nati due alberi. Ho il pollice verde.
    Uno aveva fatto i fiori (otto), poi, la mia nipotina ha pensato bene di raccoglierli.
    L'altro per ora ha fatto solo foglie, ma lui sta in una zona d'ombra... e io spero ancora.
    Un racconto scritto benissimo è stato un piacere leggerlo.
    P.S.
    L'anno prossimo non ti dimenticare dei buoni propositi fatti. :-))

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    1. Ma sai che in qualche modo provavo un pizzico di gelosia come se il pesco fosse a tutti gli effetti una mia creatura. (Dio che pensiero assurdo! )Abbi cura dei tuoi alberelli , vedrai che frutti! Conosco la gioia di veder fiorire una pianta non esposta al sole, ne ho una in giardino , ahimè a nord che prima fa i fiori poi le foglie. Dapprima i fiori erano pochissimi e di un rosa pallido, ma col tempo deve essersi abituata all'ombra e la sua chioma e una nuvola rosa.Grazie per il commento molto bello e ricco di un vissuto partecipato. ( chissà se si può dire, ci vorrebbe la luce di Sid)

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    2. Serenella Tozzi12 aprile 2014 15:57

      Allora il mio, quello che ha già messo le foglie non farà i più i fiori. Peccato. Forse c'è stato troppo vento al tempo che doveva essere della fioritura e lui ne avrà sofferto. Però stanno crescendo bene tutti e due, belli dritti.
      Vi terrò informati. :-)

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  6. A me e piaciuta molto la parte che descrive il rapporto tra il guardiano e il pesco. Grazie ad essa e per suo tramite il comportamento dell'io narrante e degli altri acquista un peso specifico diverso

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    1. Grazie Claudia per quanto hai espresso. Un saluto

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