giovedì 17 aprile 2014

il Post it di Rubrus

Esiste una preghiera che dice più o meno così:

Che Dio mi conceda la serenità
di accettare le cose che non posso cambiare,
il coraggio di cambiare quelle che posso cambiare,
e la saggezza di distinguere tra le due.
Vivere giorno per giorno,
godersi un momento per volta,
accettare le avversità come una via verso la pace,
prendere, come Lui fece,
questo mondo corrotto
per quello che è,non per quello che vorrei,
confidare che Lui sistemerà tutto
se mi abbandonerò alla Sua volontà.
Che io possa essere
ragionevolmente felice in questa vita
e sommamente felice accanto a Lui
nella prossima, per sempre.

(Reinhold Niebuhr)


Eppure io, che in fondo sono un tipo di poche pretese, mi accontento di questa:

Che Dio mi conceda la serenità di accettare ciò che non posso cambiare, la tenacia di cambiare ciò che posso e la fortuna di non fare troppe cazzate.

(Stephen King)

12 commenti:

  1. La seconda non mi pare una preghiera. Anche se non ha molta importanza, perchè il Signore guarda le intenzioni e non si sofferma sulle sottigliezze linguistiche. Però...
    Quando si parla con Dio e di Dio, non si può invocare la fortuna, altrimenti non è una preghiera. Insomma la buona sorte e disegno divino sono cose diverse. Però non mi chiedere perchè, me l'hanno spiegato tanti tanti anni fa e l'ho dimenticato;-)

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    1. Niehbur era un pastore protestante mentre King mette in bocca la "preghiera" a un sacerdote cattolico (si trova in "Le notti di Salem").
      In realtà [Dal Vangelo secondo Matteo 5,43-48
      In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste ]
      Senza rendere troppo "ponderoso" il tema, che secondo me è trattato da King con una levità "calviniana", l'invocazione affronta il tema del caso e dell'imponderabile - che innegabilmente governano quello che ci capita e le nostre stesse azioni, il più delle volte tutt'altro che dettate da coscienza e volontà, rimettendo il mistero (o la fortuna o il caso o il caos o comunque ciò che non riusciamo a comprendere e definire) nelle mani di un'entità superiore.

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    2. Serenella Tozzi18 aprile 2014 22:30

      Pannella e i Radicali, dicono: "Fai quel che devi accada quel che può".

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    3. E l'antico saggio frigio storpio stoico Epitteto sentenziava < vinca chi deve vincere >, da me parafrasato in < accada quel che deve accadere >.
      Più determinista di così si muore!
      Sid

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  2. La prima volta che ho letto parte (la prima) di questa preghiera è stato quando ho letto "Mattatoio v" di Vonnegut, libro immenso che consiglio a tutti. La rivisitazione di King non la conoscevo e mi trova d'accordo per metà. Il concetto di fortuna legato al fare cazzate è pertinente secondo me per una parte della vita, quella assai giovanile, poi la fortuna diventa altro, diventa scusa e alibi per responsabilità respinte o non assunte. Un concetto che rimane valido solo negli eventi che su cui non si può intervenire...

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  3. In effetti viene spesso attribuita a Vonnegut, ma secondo l'opinione più accreditata, è di Niebuhr (http://it.wikipedia.org/wiki/Reinhold_Niebuhr). Le c**te non sono prerogativa giovanile, solo che crescendo le chiamiamo in un altro modo (diventiamo bravissimi in questo) e troviamo mille percorsi causali alternatitivi che le giustifichino esimendo noi stessi dalla responsabilità. Ogni azione, anche quella compiuta con le migliori intenzioni e con il massimo di diligenza, può comportare sviluppi del tutto imprevedibili e estranei al nostro controllo. Se poi le intenzioni non sono le migliori e la diligenza non è massima...beh allora resta solo da sperare che non vada a finire troppo male. Questo secondo me il senso dell'invocazione.

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  4. E' quello che penso almeno una volta al giorno, di solito al mattino.
    Buona Pasqua a tutti.
    Rita

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  5. Risposte
    1. Serenella Tozzi18 aprile 2014 22:27

      Buona Pasqua Rubrus.

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  6. Da tanto tempo ho smesso di pregare.
    Da quando ho capito che è inutile pregare i santi ed assimilati che non vogliono fare miracoli.
    Mi attengo al brocardo latino < vivere onestamente, non danneggiare il prossimo, rendere a ciascuno il suo >.
    E vivo beatamente senz'altre preoccupazioni.
    Serena/mente, Siddharta.

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  7. E ti par poco? (in realtà i santi non sono dispensatori di miracoli magari a pagamento, anche se molti e per molto tempo, compreso il clero, li han considerati così) a me pare tanto, invece. Un obbiettivo non facile ma che, se conseguito, dà soddisfazione.

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