mercoledì 23 aprile 2014

il Post it di Rubrus

Leggevo sul blog una recensione relativa ad un film sulla Intelligenza Artificiale.
Lascio la parola, a questo punto, a Fredric Brown. Ha già detto tutto lui.

LA RISPOSTA

Solennemente, Dwar Ev procedette a saldare l’ultimo collegamento con oro puro.
Gli obiettivi di una dozzina di camere televisive erano puntati su di lui e lanciarono attraverso l’universo una dozzina di immagini di ciò che stava accadendo.


Si raddrizzò e accennò col capo a Dwar Reyn, mentre si avvicinava all’interruttore generale. L’interruttore che avrebbe collegato, in un solo colpo, tutti gli enormi elaboratori elettronici di tutti i pianeti abitati dell’universo - novantasei miliardi di pianeti! - in un supercircuito che avrebbe in tal modo costituito un supercalcolatore, una macchina cibernetica che avrebbe racchiuso in sé le conoscenze di tutte le galassie.
Dwar Reyn rivolse una breve allocuzione ai trilioni di individui che lo stavano guardando e ascoltando.
Quindi, dopo un attimo di silenzio, disse: «Ora, Dwar Ev».
Dwar Ev fece scattare l’interruttore.
S’innalzò un possente ronzio, l’immane ondata d’energia di novantasei miliardi di pianeti.
Vivide scintille lampeggianti scoccarono lungo il quadro dei comandi lungo miglia e miglia, poi si quietarono.
Dwar Ev arretrò d’un passo ed esalò un profondo sospiro. «L’onore di porre la prima domanda è tuo, Dwar Reyn».
«Grazie», replicò Dwar Reyn.
«Sarà una domanda alla quale nessuna singola macchina cibernetica ha saputo rispondere».
Si voltò a fronteggiare la macchina. «Dio, esiste?».
E la possente voce rispose senza un attimo di esitazione, senza il più piccolo scatto o ticchettio: «Sì, ora esiste».
Un improvviso terrore contorse il volto di Dwar Ev.
Fece un balzo verso l’interruttore.
Un fulmine d’insopportabile luminosità cadde dal cielo senza nubi folgorandolo, e fuse l’interruttore, inchiodandolo per l’eternità.


FREDRIC BROWN - 1954

9 commenti:

  1. Questo raccontino è secondo me un concentrato di tematiche.
    Ne sfioro due.
    In primo luogo, faccio notare come, nel 1954, quando i computer erano quasi fantascienza, Brown già parlava di qualcosa che poteva assomigliare ad internet.
    In secondo luogo, faccio notare che l’autore tocca sì il tema della rivolta della creatura contro il creatore (che sta già in Frankenstein e che nel ’54 si era già visto più e più volte) ma marginalmente, quasi incidenter tantum: bastano due righe, anche se molto incisive, ed è bell’e fatto. Mi pare centrale, invece, il tema della trasposizione di tratti squisitamente umani in personaggi che non sono umani.
    Una caratteristica (forse “la” caratteristica) della macchina è di svolgere compiti umani – zappare la terra, lavare i panni ecc.
    Il progresso tecnico ha al centro l’affidare alla macchina il più umano dei compiti: pensare.
    Oggi le macchine non pensano, si sa. Fanno calcoli molto complessi e molto meglio di noi, ma rimangono calcoli. Calcolare, però, è già tratto distintivo umano (gli animali più evoluti sanno eseguire semplici operazioni aritmetiche, ma nulla più).
    La fantascienza, però, si proietta nel futuro.
    Qui abbiamo un futuro nel quale l’uomo delega alla macchina la Domanda con la maiuscola, ossia la ricerca di senso. La risposta (NB: sotto certi aspetti, proprio come nel mito biblico dove la conoscenza del bene e del male comporta la cacciata dall’Eden) è la morte. Non tanto perché sapere è morte, ma perché affidare ad altro la risposta è rinuncia all’umanità e quindi morte (opinione personale: siamo noi che abbiamo la conoscenza del bene e del male e adesso ce la dobbiamo gestire).
    Una nota sul genere.
    Chi dice “non mi interessa la SF perché parla di cose che non esistono”, a mio modestissimo parere non capisce niente – e scusate il cattivo francese.
    Se ci facciamo fare una caricatura, scopriamo (e siamo sempre un po’ perturbati, da questo) che il caricaturista non inventa nulla. Esagera tratti nostri (o della nostra società) che non sappiamo e/o non vogliamo vedere. Li esaspera in modo che non li si possa ignorare, ma rimangono nostri e vederceli davanti... be’, fa anche un po’ paura. Ci mette comunque in crisi o discussione.
    In sintesi: il confronto col disumano (alieno, computer, androide, mostro) ci porta ad interrogarci, con lo strumento dell’esasperazione, sull’umanità, nostra e del nostro mondo.
    So perfettamente che si continuerà a dire “sì ma quelle robe lì non esistono”. Per carità... gusti. Li rispetto. Tendo ad avere lo stesso approccio verso le opere che parlano d’amore, dopotutto...

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    1. A proposito di macchine infernali e di F. Brown, il tuo commento mi ha ricordato il racconto dal titolo strambo, ETAOIN SHRDLU. Dove si racconta di una macchina, per l’occasione una Linotype, che prende coscienza di sé, e apprende attraverso i testi che vengono digitati sulla sua tastiera. Dopo aver stampato testi sindacali si rifiutava di lavorare più di otto ore al giorno e nei giorni festivi. Sin quando al proprietario venne l’idea di fargli leggere tutti i testi conosciuti del Buddismo. La macchina apprese così dell’inutilità dell’azione e raggiunse il Nirvana, tacendosi per sempre.
      Ci sono testi di fantascienza che andrebbero rivalutati, ma che ci vuoi fare, certi intellettuali hanno la puzza sotto il naso e disprezzano la letteratura di genere per principio, senza neppure conoscerla.

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    2. A volte il primo ed essenziale requisito per essere ritenuto un grande autore è quello di essere morto.
      Il tempo, per fortuna, è più galantuomo dei critici.
      Ciò detto, credo che dietro ci sia, anche ma non solo, il disprezzo nostrano per la cultura scientifica (disprezzo che è solo paravento per l'ignoranza). Per essere un buon autore di SF devi anche capire scienza e tecnologia. Per molti scrittori e critici... troppa fatica.
      Non è un caso che l'Italia sia indietro, quindi, in campo culturale (e sottolineo "campo culturale" perchè la cultura è una) rispetto ad altre nazioni.

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    3. Anch'io vorrei essere come quella Linotype, caro Franco...
      La tastiera al posto della mente.
      Dopo tutto quello che mi son sorbito in novant'anni dovrei tacermi per sempre.
      E con me il mondo intero.
      Invece non abbiamo compreso la lezione e valiamo meno della macchina intelligente.
      Sid.

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  2. Serenella Tozzi24 aprile 2014 14:59

    Mistero. Tutto è mistero, io non mi stupisco più di nulla, perché penso che tutto possa essere.
    Però!.. leggo che sei restio a leggere le opere che parlano d'amore, questo sentimento così necessario per l’essere umano.
    "L'amor che move il sole e l'altre stelle..." diceva Dante.
    Certo ti daranno fastidio le troppe parole che si spendono, spesso a vanvera, su di esso.
    Anch'io, però, credo che così come per la scienza in avvenire, anche per l'amore contino più i fatti che le parole che gli girano intorno.

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  3. In effetti sono portato a ritenere che ci sia un rapporto di proporzionalità inversa tra autenticità e/o veridicità di un concetto (o di un sentimento) e numero delle parole usate per esprimerlo.
    E credo anche che le parole si inflazionino, come la cara buona vecchia lira: più le usi, più perdono senso.
    Fermo restando il diritto incontestabile all'espressione individuale di qualunque moto dell'animo umano (salvi i limiti del buon gusto, del rispetto e quelle robe lì), come lettore, secondo me il troppo stroppia (qualunque troppo eh?.
    Non voglio fare il cinico (o forse sì ehehe), ma è l'argomento più gettonato e parlarne tanto può essere un modo per praticarlo meno.

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  4. La fantascienza è la branca del pensiero che ha il merito di anticiparci le meraviglie della tecnologia scientifica del futuro.
    Spesso azzeccandoci in tempi più o meno lunghi.
    Il racconto proposto, invero geniale in prospettiva, conchiude in modo diverso dalla mia lettura e sensibilità.
    L'elaboratore < totale >, comprensivo del sapere di tutte le galassie e quindi dell'universo/i è già < Dio >.
    Perchè la conoscenza assoluta è il divino stesso che la mente intelligente ( umana o meno ) s'è creato nella speranza/certezza di accedervi un giorno.
    Dio esiste da sempre e prospera alla grande: il totem iniziale è ora un gigante che diverrà buono secondo la mia FS quando il sapere cosmico avrà fatto piazza pulita di ogni residua pretesa superstizione.
    Questo Post it di Rubrus è da meditare.
    Per contrastare la vecchia stantia minaccia di un Trinariciuto bieco e violento, figlia di religioni a sopraffazione.
    Comunque il nostro Rubrus è tutto da leggere, per le sue idee chiare e distinte alla Cartesio.
    Filosofica/mente, Siddharta.

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    1. E continuo.
      Insisto parlando da retore e semplificando.
      Il dio della conoscenza assoluta non può uccidere l'uomo ormai sapiente, perchè uccidendo il sapere ucciderebbe se stesso.
      Sid

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  5. Beh, nel racconto è l'uomo che costruisce la macchina definitiva che gli si ribella. È un tema ricorrente nella fantascineza non solo libresca. Da hal 9000 a terminator, da matrix a io robot. È, se vogliamo, il tema della distopia per eccellenza.

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