martedì 15 aprile 2014

LA FONTE BIANCA - Damiano Lentisco - Primavera di poesie (16)


di DAMIANO LENTISCO

Mani enormi
mi strapparono
dal buio sicuro e caldo
alla luce accecante e fredda.
Una brutta esperienza. 
Che paura! 
Ma un gigante mi sorrise 
mentre piangevo, 
mi tranquillizzai 
sdraiato sulla montagna franata, 
mi dissetai ad una fonte bianca 
dove trovai il coraggio di vivere.

8 commenti:

  1. Buonasera Damiano,
    Forse è allegorica, ma non ha molta importanza, di sicuro gli scampati pericoli, i grandi spaventi fanno apprezzare di più la vita. Alla paura succede il sollievo e si rinnova la voglia di vivere.
    Buona per me.
    Franco

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  2. Serenella Tozzi16 aprile 2014 00:07

    La vedo come una nascita: il ventre è buio e rassicurante, mentre la luce deve essere accecante quando appare per la prima volta. Poi, le mani del dottore e, finalmente, la prima poppata.
    E, si, deve essere proprio così... ma chi se lo ricorda! La trovo simpatica.

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  4. Sì l'ipotesi della nascita ci sta. In questo caso la "montagna franata" è un'immagine suggestiva. Poesia forse un po' troppo narrata per il mio gusto, ma gradevole nel complesso.

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  5. Perdonami ma mi sembra più prosa che poesia. Stai raccontando un'esperienza drammatica ed ha tutta l'aria di essere un racconto. Breve e conciso ma un racconto.

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    1. Se così, nè più nè meno di quanto si legge correntemente nella poesia c.d. contemporanea, tanto difesa dai Poeti prosatori.
      Invece io vi leggo tanta, tanta liricità e delicatezza espressiva.
      Sid

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  6. Poche poesie mi sono restate nel cuore e nella mente da quando bazzico i luoghi web della poesia.
    Questa è una di quelle.
    L'ho già commentata a suo tempo altrove e per la prima volta mi ripeto sulla stessa proposta con altre parole, certo di rafforzarne il pensiero.
    La sensibilità del nostro Autore nel ripercorrere con l'immaginazione l'evento più importante della vita, cioè la nascita, traspare meravigliosamente in lettura.
    E la bravura nel tratteggiare con tono leggero e lirico il momento del travaglio e del parto non ammette < ma e se > di sorta.
    Si dice da più parti: ma il tema dev'essere più intuito che esplicitato, in poesia.
    Ebbene, qui ci siamo in pieno, se persino talune lettrici si sono affacciate timidamente all'esatta interpretazione.
    Questo conferma come la chiarezza del significato possa trasparire in tutta la sua evidenza pur in presenza di intelligenti metafore letterarie.
    Ma fissiamo l'attenzione sul verso di chiusura < ... dove trovai il coraggio di vivere >.
    Credo che la forza travolgente dell'evento si concentri in queste parole.
    Il coraggio di vivere, perchè poi l'esistenza ulteriore, con le sue vicissitudini per lo più drammatiche, ne richiederà parecchio.
    Da dove può scaturire allora?
    Dalla prima poppata materna che infonde calore e tenacia, proprio quella che a me ed a tanti altri sventurati fu negata da subito.
    Bravissimo, Damiano.
    Luminosa/mente, Siddharta.

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  7. E sì! Nascere deve essere una brutta esperienza, per fortuna non la ricordiamo se non in certe paure infondate che a volte ci assalgono,dicono gli esperti. Per quanto mi riguarda associo l'angoscia che mi provoca una lunga galleria proprio alla nascita, alla luce dell'ignoto accecante. La tua poesia Damiano mi fa venire in mente anche la situazione attuale degli esodati che strappati da grandi mani al loro sicuro presente e prossimo futuro stanno adagiati sulla montagna franata della politica in attesa che un gigante ,non buono , ma intelligente e capace, riesca, per il miracolo della sopravvivenza, a mantenere le promesse che per tutta la loro vita altri hanno fatto non mantenendole.Una poesia dal linguaggio chiaro che si fa si fa portavoce di molteplici interpretazioni. Letta con vero piacere.

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