mercoledì 9 aprile 2014

LA STAFFETTA - Riccardo Vandoni - (10)


di RICCARDO VANDONI



(Partenza)

Ascolto, tiepide, le luci della sera.
E tu che te ne vai, oltre la pioggia,
ti porti via sospiri e gratta e vinci,
la bambola di pezza e due magliette blu.
Domani tolgo con due gocce rosa
l’odore del tuo seno dal cuscino.
Poi chiudo gli occhi e sogno Maddalena.

(I° cambio)

E’ nuova la voce che sento.
Maddalena mi sfiora con insolita grazia,
mi parla e mi guarda con insolita grazia.
Notti di miele e giorni
trascorsi a cullarsi l’anima.
Nel mio letto-soggiorno con uso cucina
sono entrati cento violini tzigani.
Siamo troppi e troppo stretti.
Apro la finestra e volo lontano, via, insolitamente solo.

(II° cambio)

Daniela fa spola tra Roma e Firenze,
risolve sudoku
e sgranocchia verdi pistacchi.
Ha un odore di buono,
di caramella Mou.
Di notte mi abbraccia
con le sue gambe lunghe,
con le sue braccia lunghe:
una ragnatela d’amore.
Mi dice parole cortesi,
mi canta dolcissime nenie,
mi guarda con occhi da gatta,
ma io non so miagolare.
La sveglia mi sveglia alle 6 del mattino.

(III° cambio e arrivo)

Ascolto, torride, le luci della sera.
E tu che sei tornata, dalla pioggia,
ti sei portata appresso nella sacca
risate, cento film e tre poesie.
Domani appendo nel salotto blu
la foto del tuo seno a balconcino.

Poi chiudo gli occhi e sogno Maddalena.

12 commenti:

  1. E come in ogni staffetta che si rispetti si torna al punto di partenza...L'idea è fantastica Ric, e pensa che infatti più che la poesia in sè mi ricordavo proprio l'idea. Una metafora brillante per parlare di evasioni mentali e fisiche, o semplicemente di sogni chi lo sa...La verità la sa solo l'autore, no? Comunque il tutto ben vestito di immagini accattivanti, e che buono quello sgranocchiare pistacchi..non so dove ho letto che non c'è niente di peggio di un pistacchio chiuso :-) Sto divagando mi rendo conto ma è che con te non mi viene molto di fare la seria...Pardon, la poesia è bella assai, potente nella sua ironia e tenerezza insieme, bravo!

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    1. Grazie, Sara. Mi riconosci meriti che vanno sempre aldilà degli effettivi. Non sono un poeta, sono uno che ogni tanto scrive delle cose rincorrendo idee e sogni. Qui l'idea (non sono un poeta e quindi non mi vergogno di sottotitolare alla pagina 777) era quella che Maddalena resta comunque e qualche volta torna, sempre nei sogni e spesso nella realtà, aldilà delle esperienze che si accumulano. Ovvero che la donna o l'uomo della vita sono uno e soltanto uno. Si parla, celiando, di Amore Eterno? Boh, non so...vedi tu :)

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  2. E' stato detto < meglio pubblicare una silloge, piuttosto che una sola proposta poetica, perchè serve a lumeggiare maggiormente l'Autore dandone una visione d'insieme >.
    La tesi è suggestiva, ma personalmente resto sempre in bilico tra l'esprimermi in un giudizio complessivo generalizzato o limitarmi all'analisi di un singolo componimento.
    Perchè anche ciascuna lirica mi sembra meritevole d'attenzione particolare, quasi un gioiello da ammirare senza essere disturbati dall'intera collezione.
    La premessa è lunga, lo so, ma io son fatto così e non son riuscito a sottramicisi anche questa volta.
    E allora ripartendo, il tutto questo in lettura appare come espressione di una maturità poetica invidiabile.
    Dai titoli all'atmosfera che si respira.
    Gli uni dalle molteplici interpretazioni ( com'è difficile penetrare il pensiero intimo del Poeta... ), l'altra con un che di esclusivo e familiare nel contempo.
    Perchè in ciascuna di queste poesie ci leggiamo per intero: chi di noi in misura maggiore o minore può negare di averle vissute o almeno sognate queste sensazioni sospese?
    Maddalena, Daniela, e forse altre, in successione d'amore.
    Ecco, io vedo il tutto sotto la luce dell'estemporaneità.
    La sola ( al di fuori della gelosia vituperata ) che sappia mantenere vivo un rapporto ideale tra presenze e assenze, senza che venga guastata dalla routine della quotidianità.
    Se trattasi d'amore sensuale, nulla di meglio che l'incontrarsi a tappe per non rovinare le emozioni del nuovo e di precarietà, di fresco e di lontananza.
    In fin dei conti la vita come il mondo intero oscilla sempre tra poli opposti, il chiaroscuro uccide dentro.
    In conclusione, sia singolarmente che complessivamente, i testi suggeriti mantengono inalterate le ottime tonalità espressive.
    Un bel risultato, non c'è che dire.
    Invidiosa/mente, Siddharta

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    1. Grazie Sid. Ho spiegato ad altri come, nelle intenzioni, la poesia fosse una. Il fatto che ti piacciano tutte e quattro mi fa felice quattro volte di più, quindi. :)

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  3. Apprezzate la prima e l'ultima, sorrette da un ritmo allegro e divertito. Ho avvertito il mormorio placido di un ruscello che nel suo scorrere cattura lo sguardo di chi lo osserva, seduto sotto un albero.
    Le altre, un po' meno: mi son sembrate artefatte, costruite a tavolino, appesantite dalla ripetizione di alcuni versi e, soprattutto, dall'intromissione dei violini tzigani che, come la vedo io, hanno solo la funzione di strappare una lacrima di compartecipazione emotiva :-))

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    1. La poesia è una ed i ritmi diversi avevano l'intenzione di descrivere donne e atmosfere diverse. Magari non ci sono riuscito ma le intenzioni erano quelle. La prima e l'ultima strofa riportano alla stessa donna che torna...ma Maddalena è Maddalena. Non c'è niente da fare :)
      Grazie, Salvo, spero di rivedervi. Mi mancano un po' quelle serate calde di poesia e lasagne. Oddio...più le lasagne che la poesia...

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  4. A me non sembra una silloge, l'ho letta come se fosse una sola poesia. Sono fasi di un sogno o di realtà, poco importa in poesia, in rapida successione ma il soggetto è sempre lo stesso, lui e le altre che fanno la staffetta.
    Mi piace questo verseggiare molto musicale, con l'uso prevalente dell'endecasillabo, ma si capisce benissimo che sei andato ad istinto e te ne sei fregato, giustamente, di tenere il conto delle sillabe. Il risultato è ottimo, ed è quello che conta.
    Un modo il tuo di intendere e fare poesia che mi trova completamente d'accordo.
    Bravo per me.

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    1. Caro Franco, sei sempre anche tu molto gentile. Ho già sottotitolato e quindi non c'è più niente da spiegare, ma avevi capito benissimo. Come hai capito che ho l'endecasillabo nel sangue (purtroppo). Dico purtroppo perché credo sia un difetto e non un pregio, una specie di gabbia dalla quale non è sempre facilissimo uscire. Quando mi viene un verso vado a contare e le sillabe sono 11. Maledizione, mi dico, voglio scrivere in versi sciolti.
      Beh, per me è complicato quasi sempre e quasi sempre loro, gli endecasillabi, di soppiatto tornano a galleggiare!

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  5. Serenella Tozzi10 aprile 2014 14:35

    Se dovessi trovarle un aggettivo la definirei una poesia monella, sbarazzina; si, perché anche a me sembra un unicom poetico. Si destreggia con sveltezza nei versi ed anche il tema si presta. Una staffetta allegra, scanzonata.

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    1. Pensa a come allegria e tristezza sono stati d'animo confinanti, Serenella. Quando ho scritto questa cosa ero a pezzi ma mi rendevo conto di quanto le situazioni fossero precarie, mutabili, differentemente leggibili. Ho dentro di me una cosa che mi ha sempre salvato nelle situazioni emotive difficili. La capacità di cogliere il lato umoristico delle cose. A quello mi aggrappo e cerco di sorridere :)

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  6. Ma che bella questa staffetta di sentimento e situazioni sentimentali:-) un bel ritmo e atmosfere diverse e raccontate con ironia. I tzigani per me sono il top e anche le ripetizioni le trovo appropriate , rendono pienamente l'idea. Molto bravo!

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    1. Grazie anche a te, Loretta.

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