lunedì 14 aprile 2014

’NA LUGGETELLA - Pietro Zurlo - Primavera di poesie (15)


di PIETRO  ZURLO


'Ncopp’a nna luggetella ’e paraviso,
’o mes’e maggio ricamava e ccose;
n’auciello int’a cajola steva appiso
e tu affacciata stive miez’e rrose.
Ncopp’a sta luggetella ’e paravise.

T’annascunnìve ’a faccia, ire scurnòsa,
mmece io da sotto te mannavo ’e vase;
po’ te dicevo: scinne cu’ nna scusa
ma mamma toja chiammava: Marì trase!
E sse scurava ’o sole e tutt’e ccose.

Ma ’o mes’e maggio profumava ’e sciure
e chill’addore te scetava ’o core;
metteva ’e scelle stu pensiero mio
e ncoppo ’a luggetella se fermava.
Pe’ sta vicino a tte cu chilli sciure.

Oi luggetella!… tiemp’e primm’ammore…,
tu m’arricuorde ’a primma gioventù;
ancora nun s’arrènne chistu còre…
eppure ’o ssape ca… nun ce staje chiù!
Ncopp’a sta luggetella int’o paese.

E mo’ addò ce steva ’o primmo ammòre…
ce sta sultanto 'nu barcone 'nchiùso;
chiù nun ce stanno ’e sciure dint’e tteste,
e manco l’aucièllo canta a stesa.
Nisciuno chiù s’affaccia cu' 'nu sisco…
da chella luggetella ’e paraviso!…

PICCOLO GLOSSARIO
-Luggetella= Loggetta, balconcino;
-Ire scurnosa= Eri vergognosa;
-Metteva 'e scelle= Metteva le ali;

-'E sciure dint'e tteste= I fiori dentro i vasi;

11 commenti:

  1. E' una bella poesia, scritta secondo i canoni della tradizione napoletana. All'inizio quando lui dice, dai scendi, trova una scusa, non ho potuto fare a meno di pensare a fatti mandare dalla mamma a prendere il latte. Ma anche l'accostamento con Giulietta e Romeo e persino nel Cyrano di Bergerac c'è una scena molto bella in cui c'è di mezzo un balcone, un donna affacciata e l'innamorato che manda baci e sospiri.
    Lì ci sono anche i tuoi ricordi che la rendono particolarmente viva, facile immaginare quanto ti sia chiara questa poesia.

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    1. chiara = leggesi cara.
      Eppure gli occhiali sono nuovi, è il cervello che è rimasto quello di prima :-)

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  2. Una bella poesia in dialetto, mista di nostalgia e disincanto.Una lingua carica di sentimento e forza espressiva. Che bello, mi hai ricordato il mio papà quando cantava in napoletano, quanti ricordi...Grazie per questo inserimento :-)

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  3. L'Autore allega anche un glossario più consistente per una migliore comprensione del testo:

    -’Ncopp’a na luggetella=Sopra un balconcino,
    -N’auciello int’a cajola….=Un uccello nella gabbia era appeso al muro,
    -Ire scurnosa=Eri vergognosa,
    -Mmece io…=Invece io di sotto ti mandavo baci,
    -Scinne cu na scusa=Scendi, trova una scusa,
    -Marì, trase=Maria, entra dentro,
    -E se scurava…=E si oscurava il sole ed altre cose,
    -Profumava ‘e sciure=Profumava di fiori,
    -E chill’addore te scetava….=E quel profumo risvegliava il cuore,
    -Metteva ‘e scelle=Metteva le ali questo mio pensiero,
    -Nu barcone nchiuso=Un balcone chiuso,
    -’e Sciure dint’e teste=I fiori nei vasi di terracotta,
    -Canta a stesa= Cantare a squarciagola,
    -Cu nu sisco=Con un fischio,
    -Da chella lugegtella=Da quel balconcino.

    **** ****
    Commento di Siddharta:

    Al 13° verso: " metteva le ali questo pensiero mio ". E' il motore portante di tutta la costruzione poetica. Sembra estrapolato da un'antica lirica greca, nella sua semplicità e potenza.
    Quando si è innamorati non si poggia sulla volgare terra, pare di volare alto verso un sentimento che non è di questo mondo.
    A ben guardare, cos'è l'amore mistico dei Santi?
    Nient'altro che l'amore terreno con le ali , verso un metafisico agognato e sconosciuto, ma a portata di mano. Chi ama non è di quaggiù.
    Uno stralunamento dove tutto quanto è tangibile pare dissolversi in un'unica potenza interiore e superiore nel contempo.
    Leggiamo questi riferimenti oggettivi ( il balconcino, le rose, la gabbietta, il sole, i profumi...): non sono altro che materialità sospese sulla spinta naturale del cuore, proteso a congiungersi con la sua parte distante. In fin dei conti la danza dell'innamoramento che cerca la conclusione nell'atto d'amore. E quindi in ultima analisi una follia della ragione contro tutto e contro tutti.
    A costo della vita, in quel momento messa in gioco per dar luce ad un'altra vita.
    Il resto della lirica d'amore? Nient'altro che l'impalcatura di tutto questo.
    Meravigliosa/mente, Sid.

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  4. Serenella Tozzi15 aprile 2014 14:59

    Una bella lirica dove il prepotente amore giovanile è reso palpitante dai versi. Ci vorrebbe un accompagnamento musicale, magari con pianoforte e mandolini, a completare la suggestione... e calarsi completamente nella romantica Napoli di una volta.

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  5. Dov'è finito il mio commento? Pietro

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  6. Il web gioca di questi scherzi.
    Specie se si tenta di cancellare una pubblicità asfissiante, gli hacker ti mandano un virus micidiale e ti puniscono facendo sparire tutto!
    Sid

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  7. Caro Sid. ti avevo ringraziato per aver postato la lirica suddetta e ringraziato anche Franco Melzi per questo blog, nonché Sara e Serenella, la quale dice che sulla stessa lirica andrebbe bene un accompagnamento musicale. In quanto a ciò, le dico che la stessa ha vinto un concorso di Poeti e Compositori e che esiste un disco e che la stessa lirica è cantata da un mezzosoprano. Solo che all'epoca, l'intero disco non è stato mai lanciato e che giace tutt'ora inedito.

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    1. Serenella Tozzi15 aprile 2014 19:03

      Ho visto bene, allora.
      Perché non provare a metterlo in circolazione? magari anche inserendo il brano su you tube.
      Bisogna insistere, oggi come allora, ma credo ne valga la pena.
      In bocca al lupo, quindi.

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  8. Adoro i dialetti, in modo particolare quello napoletano. Molto bella e musicale la tua poesia
    Ciao, Rita

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  9. Io ho invece una difficoltà terribile con i dialetti. Devo tradurre e questo ostacola, almeno nel mio caso, l'immediatezza del rapporto autore-fruitore. Qui ho percepito la grande musicalità della composizione, che è propria del dialetto napoletano, ed ha ragione chi ha detto che bisognerebbe musicarla, una cosa così!
    Capisco a naso che sei bravo e mi congratulo per la grande spigliatezza del verso!

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