venerdì 4 aprile 2014

RICORDO DI BOBINO - Augusto Benemeglio - (6)


di AUGUSTO BENEMEGLIO


Sto con la brezza marina sul viso
sugli occhi insonni
ruvida carezza  di nulla
una  leccata di  mano
e una bevuta nella tazza
( ma non è vero, è solo ricordo)
                              
Un giorno ti portai
a fare il bagno dai  marinai
dove stanno morti e vivi
ti lasciai sullo scoglio all’ombra
e mi tuffai
onda su onda ( tremavo)
mi schiaccerà
e non tornerò più a riva
quel pezzo di mare
mi sembrò di una lunghezza
sconfinata
ma tornai a riva
fra i ricci i gridi gli spruzzi gli specchi
e te che mi facevi le feste

Ero come risorto

7 commenti:

  1. Serenella Tozzi5 aprile 2014 02:22

    Che bella questa immagine: tu e Bobino, il mare e il pericolo. Poi tu risali fra la gioia e le feste del tuo cane che ti ha di nuovo vicino.
    E' un ricordo caro che si tramuta in immagini vive e non solo visive, ma di sensazioni piene.
    Anche questa una bella poesia.

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  2. Eh... che dolce questa poesia. Una sintesi riuscita di un momento particolare. Due gioie in una: lo scampato pericolo e le feste del cane.
    Momento indimenticabile.

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  3. bellissima immagine.. il mare, la tua paura di non farcela e la chiusa con Bobino che fa le feste e ti fa sentire risorto.... Gli animali sonp i nostri compagni di vita, fedeli e pronti ad amarci fino alla fine.. bellissima poesia!

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  4. Fa parte di una raccolta di liriche dedicate al mio "Bobino", uno yorkishire, che morì nell'autunno del 2003. Il luogo dove si svolge questa vicenda è reale ( nelle acque antistanti la sede dell'Associazione dei Marinai d'Italia di Gallipoli), ma è anche simbolica (potrebbe essere una specie di ADE dove Ulisse incontra i morti, ma poi riesce a tornare indietro) e anche il viaggio per quel breve pezzo di mare, potrebbe essere l'ultimo ,quello quasimodiano della vita (ognuno sta solo nel cuore della terra trafitto da un raggio di sole ed è subito sera), o quello montaliano dell'osso di seppia, che anche tra l'onde terribili, nella sua inettutidine, ma anche nella sua leggerezza, continua a galleggiare. La risurrezione immette qualche elemento escatologico, quasi an passant. Il ritorno sugli scogli e al suo cane Argo è chiaramente quello di Itaca. Ciascuno di noi vorrebbe tornare nella sua Itaca, dove in realtà non è mai stato, da dove - dice Eliot - non è mai veramente partito. .

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    1. Di sicuro quell' < an passant > è un refuso.
      Provvedo io al corrige: en passant.
      Sid

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  5. Voglio prendere la storia per vera, perchè così mi piace.
    Ed anche perchè suscita in me ricordi lontani.
    Quando quindicenne attraversai a nuoto il grande lago e poco prima della riva mi impaniai in un'ampia striscia di alghe avviluppanti.
    Con la forza della disperazione me ne liberai, giungendo a salvezza stremato: rovinato a terra, dormii d'un sonno profondo per più di tre ore, in piena solitudine.
    E poi la mia bassottina nana a pelo ruvido: un amore reciproco disinteressato durato quindici anni.
    Ora riposa in giardino sotto il calicanto odoroso.
    La lirica in lettura mi ha preso così come la si legge, chiara nella forma e coinvolgente nel significato.
    Senza fronzoli letterari.
    Per essere Poeti non occorre arrampicarsi sui vetri, basta esprimere con semplicità sentimenti ed emozioni propri della quotidianità del vivere.
    Donando immagini vivide che si stampano nella memoria.
    Distinta/mente, Siddharta.










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  6. Ringrazio l'Anonimo per la correzione del refuso e - soprattutto - per la sua testimonianza, che in qualche modo rende universale un accadimento, un sentimento,
    un soffio di memoria che ritorna improvviso nella tua vita e si fa poesia. Ovviamente sono d'accordissimo con la chiusa siddhartiana. In fondo - diceva non so se Flaiano o qualcun altro battutista che ora non ricordo - il genio è un colpo di tosse, così la poesia è un po' come lo sguardo di un fanciullo ripieno dello stupore di vivere.
    Grazie.
    Augusto

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