giovedì 3 aprile 2014

SENZA FREGI - Maurizio - Primavera di poesie - (4)


di MAURIZIO


Ops... Scusate l'intrusione.
Camminavo quatto quatto sulla strada qui di dietro,
quella in ombra e senza pece destinata agli inservienti,
non volevo disturbare, ma un topicco accidentale
(uno spigolo maligno) già, mi ha fatto ruzzolare.

Non vi dico che dolore...
Ho iniziato ad inveire emettendo versi strani,
poi qualcuno m'ha sentito, ho pensato -che figura!-
mentre invece li ha graditi.
Deve avermi un po' confuso con qualcuno del mestiere,
forse ho l'aria dell'artista, boh!... però m'ha fatto entrare.

Che emozione ritrovarsi tra funamboli e cantori
ma è evidente che col palco non ho nulla da spartire.
Sono un umile passante senza fregi da mostrare,
solo, ho un modo personale di rispondere al dolore
istintivo e un po' volgare, da poeta occasionale.

Certo, fosse a voi gradito,
basta un urto, uno sgambetto
che ravvivi il mio travaglio
e ritorno a verseggiare sull'assito

10 commenti:

  1. Benedetto il ruzzolone che ti ha fatto scrivere poesie cosi' belle!

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  2. Qui è il dolore fisico che fa verseggiare - dal mio punto di vista, sicuramente più produttivo rispetto alle ferite d'amore di cui non se ne può più.
    Il mondo dei funamboli meglio di quello reale (che in realtà offre poche emozioni)?
    Sì, ancora una volta. Passi leggeri che non vogliono lasciare orme definite e ammiccamente ironici raccomandano di non prendersi sul serio e che comunque la vita vale la pena coccolarla, qualunque sia la prospettiva da cui la si guardi..
    A chiudere il cerchio, non badare a un commento come il mio, incasinato e privo di suggestioni, di cui nemmeno a me è chiaro il significato :-))

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  3. Serenella Tozzi4 aprile 2014 16:14

    Un'impronta ironica e forse di critica questa tua poesia.
    Molto simpatica direi.
    Qualcuno mi parlava del Parini e del tono de "Il giorno"... e, si, il paragone mi sembra pertinente.
    Ciao Maurizio (usi ancora il ricciolino?).

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  4. Il testo parla chiaro, Maurizio chiede il permesso di prendere parola pur non sentendosi poeta e alza il ditino ammiccando e chiedendo benevolenza, altrimenti mi tolgo di torno, dice senza mezzi termini. In realtà dice molto di più, comunica il suo stato di malessere e lo fa usando bene le parole, con l'occhio asciutto e conoscendo il valore dell’ironia. È comprensibile che tu sia affezionato a questa bella poesia, e hai ragione ad esserne fiero, però se mi posso permettere una certa confidenza, mi auguro per te che questo non resti soltanto un esercizio di bella calligrafia, ma che rappresenti un trampolino di lancio. Come si dice in questi casi, devi prendere un’asta più lunga per saltare il fosso e dimenticare le scorciatoie.
    La poesia io non so ancora bene che sia, però non è figlia della modestia, vuol essere presuntuosa e se necessario battere i pugni sulla tavola e farsi ascoltare senza chiedere permesso… altrimenti, in tutto questo bailamme chi ti sta ad ascoltare? Quando è il momento uno deve dire quello che deve dire e s'ciao.
    Chissà se sono riuscito a spiegare quello che avevo in mente.

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  5. Non posso che ringraziarvi per l'attenzione, che mi fa sentire un po' in colpa per il fatto che, non frequentando molto questo blog, non ho potuto fare altrettanto con le vostre proposte. Spero comunque di poterlo fare prossimamente.
    A Loretta vorrei dire che, non so, forse avrei preferito evitarlo, il ruzzolone; ma non è che ne sia proprio convinto. In ogni caso...troppo buona. Grazie!
    A Salvo: come non badare al tuo commento, visto che qui e altrove, mi gratifica, e a volte anche immeritatamente. E comunque se il significato del tuo commento non ti è chiaro, alla prima occasione te lo spiego :-))) Grazie anche a te.
    A Serenella: ok, ironica e critica, direi che può andare. In quanto ai ricciolini, purtroppo solo nel nome, visto che quelli che avevo in testa col tempo si sono un po' ammosciati
    (evitare le battute, grazie). Per finire, sul Parini; come fai a conoscere il postino di Locate? Sei per caso anche tu di queste parti? :-)) Eggrazie.
    A Franco infine: ti ringrazio innanzitutto per l'ospitalità. Per quanto poi riguarda il tuo commento, tu ti sei spiegato chiaramente, sono io che non ho afferrato bene.
    Troppo buono quando definisci questa mia -una bella poesia-, ma di certo non può essere considerato un esercizio di bella calligrafia, in quanto... va beh, mi permetto di risponderti su questo, trascrivendo qui una strofa di una mia pubblicata -altrove-
    "Ho perduto la mia calligrafia / non avendola usata per vent'anni / e in parte l'abitudine alla vita / non avendola scritta nel contempo". E ancora: se la Poesia vuole che si battano i pugni sulla tavola, vuol dire che non sarò mai un poeta, ma solo un menestrello di passaggio che è convinto che non serva urlare se si ha da dire qualcosa.
    Ma forse, come ti ho anticipato, non hoi capito bene cosa volevi intendere.
    Ti ringrazio ancora sentitamente e... azzarola quanto ho scritto. Pardon

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    1. Vabbe', battere i pugni è un espressione troppo forte. Intendevo dire che se si vuole dire qualcosa bisogna farlo con convinzione ed era riferito all'inizio troppo timido... ops scusate l'intrusione. Tutto qui.:-)

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  6. Très gentil, Chiara

    @Franco: Era solo un pour parler. Tutto qui :-)))

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  7. Ti si vede, Maurizio, eccome se ti si vede bene dentro questa protesta solo apparentemente sottovoce, dietro le educate rimostranze, dietro la pazienza di Giobbe che fa tirare avanti e il proposito di fare un passo indietro al bisogno. Come di consueto c'è un carico notevole di umanità, di sensibilità, di dolore e il filo di dolce narcisismo snob (che ben conosco ;-) ) che fa sentire unici, speciali e un po' incompresi.
    La poesia è godibile e io fo l'antipatico che non sono: ti fo le bucce sulla forma: se la vuoi come una filastrocca (e a me sta bene!), con gli ottonari che rimbalzano a ogni verso, niente da dire. Se la vuoi meno battuta, più "poesia" ecco forse c'è da pensarla diversamente almeno a tratti, per il suono.
    Un caro saluto.

    Franco "Pale"

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  8. Costante anticonformismo intellettuale ( anche nella metrica del verso, per lo più raddoppiato ), merce rara che rende lo scritto meritevole di plauso.
    Taluno vi ha intravvisto una filastrocca, e se sì per me impreziosita dalla musicalità del rigo.
    Comunque non ci giurerei su siffatta tipologia poetica.
    A me il tono serioso rammenta la profondità del danno esistenziale, con un tocco di fatalismo che attenua il lamento dell'io sconvolto.
    Qui non è solo l'Autore che parla, ma siamo tutti noi.
    Perchè nessun umano è risparmiato dal grottesco incedere degli eventi.
    Poi, certo, vi sono taluni che sembrano calamitare le sofferenze della sorte, come dei predestinati alla sventura.
    La lirica vorrebbe esorcizzare la forza del destino < cinico e baro > per dirla alla Pannella, ma ben si comprende l'inutilità di tanto sforzo.
    E allora facciamoci cantori del gioco, chè tanto non v'è altro da fare.
    Il testo in lettura, come già detto, è altamente significativo nel contenuto, sorretto da un'invidiabile forma scorrevole che alleggerisce il peso delle parole.
    Angosciosa/mente, Siddharta.

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