lunedì 21 aprile 2014

SETTIMANA DI PASSIONE - PaleS - Primavera di poesie (19)


di PALE S

Sotto l'altare sfuma l'urlo
del venerdì.
Dopo la morte nasce la speranza.
Cresce nei riti l'attesa di Dio
- la veglia, il cero, l'annuncio pasquale
e poi la gioia: il miracolo è fatto.

Fuori la chiesa, piatto
questo week-end coi soliti feriti
malati, cronici

(fra loro anch'io).

12 commenti:

  1. Ho deciso di prolungare la raccolta, in fondo l'estate è ancora lontana. Però, scusatemi ma mi prendo ancora un po' di tempo prima di commentare questa poesia. Non so, non trovo le parole.

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  2. Bellissimo incipit, caro Pale, assertivo. Si ripiega in parte nel finale, come di consueto, forse un desiderio di spiegare. Ho letto da poco in una presentazione poetica che la poesia non dovrebbe dare risposte, porre solo quesiti, che questo sarebbe il suo scopo, instillare il dubbio, ventilare soluzioni, mai darne.
    Altrimenti, aggiungo io, non è poesia allo stato puro, ma composizione, bel parlare, begli effetti, didascalia, pedagogia ecc. ecc.
    Non so cos'ho fatto di male, non lo so,
    Questa è una bella poesia, dove 'i chiodi dei venerdi di ogni giorno' (forse ti ricordi di questo verso) sono costantemente infissi nella carne di tutti e, chissà, quale Pasqua potrebbe redimerci, riscattarci e liberarci dal male. Giovanni XXIII diceva di fidarsi di Dio che il dolore che ci da ora porterà a un bene che ora non vediamo, che Dio é incapace di farci del male.
    Sono questioni annose, millenarie, dovunque io spazi non si vede che ingiustizia, soprusi, abuso, dolore, malattia. Tutta colpa di una mela a quanto pare.
    Caro Pale, poesia riuscita, in effetti.
    Bravo!!
    Un saluto
    Anais

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    1. Che bel commento Anais!
      Io non sarei riuscito ad andare molto più in là del classico mi piace, non mi piace.
      Quindi secondo te lo scopo principale della poesia sarebbe quello di far riflettere, limitarsi a infondere dubbi, e astenersi dal dare certezze. Da un certo punto di vista è assolutamente vero, nessuno di noi possiede il talismano della verità, però, se mi posso permettere, non sarebbe meglio parlare di "condivisione"?
      Perchè porre dei limiti alla poesia? E come parlare d'amore, di amicizia, di speranza e di carità ( nel senso più ampio del termine) soltanto in forma dubitativa? Non so, io non la vivo solo in questi termini la poesia, per me è anche gioia, svago, spensieratezza, gioco... e per forza devo farmi venire il mal di pancia per scrivere poesie?
      La mia è una provocazione, pressapoco so cosa intendevi dire, ma l'argomento è interessante e non mi spiacerebbe sentire il suono di altre campane.
      Ciao

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  3. Serenella Tozzi22 aprile 2014 13:27

    Una poesia adatta a questi giorni di Pasqua ed è con sensibilità che hai colto il pensiero che può accompagnare questi giorni.
    La Chiesa è particolarmente bella ed addobbata, le musiche particolarmente mistiche, e l'atmosfera di serenità riesce ad alleggerire gli animi predisposti alla pacatezza. Poi, certo, una volta fuori da quell'ambiente gradevole tutto riappare nella sua realtà.
    Una poesia delicata nel dipingere le sfumature che si inseriscono fra misticità e mondo reale.

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    1. Tu mi tranquillizzi, la tua è una visione più serena... ops, non volevo alludere al nome:-)
      La poesia finisce con...

      coi soliti feriti
      malati, cronici

      e quel finale:
      (fra loro anch'io).

      Mi metteva a disagio.

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  4. A me, come ateo/agnostico/incredulo/pragmatista, ecc. ( non so ancora come definirmi ),questo testo appare di fantasia.
    Una costruzione letteraria di immagini suggestive e soggettive.
    Naturalmente non intendo offendere la sensibilità religiosa dell'Autore e dei lettori.
    Ma la libertà di pensiero mi solleva perplessità meditative.
    Nel senso che mi ritengo attore in prima persona su questa terra, senza abbisognare di intermediari presenti, passati o futuri.
    Spiacente/mente, Siddharta.

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    1. Serenella Tozzi22 aprile 2014 18:36

      E' questione di suggestione; secondo me, uno può essere anche ateo o agnostico, ma ciò non toglie che davanti a certe atmosfere si rimanga colpiti e la mente se ne adorni, abbia un attimo di illusione.

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    2. Certo Serenella, in me gioca anche una sorta di rabbia per il dentro e il fuori.
      Perchè in duemila anni e più nulla è cambiato nell'umanità, malgrado preghiere, salmi, processioni, belle parole.
      Martìri, guerre, stragi, arricchimenti, dogmi, ecc. ma il potere ed il popolo non sono migliorati.
      Chiunque dotato di buon senso capisce che la questione non va.
      Ovviamente anche cambiando latitudini e culture il dramma non muta.
      La poesia in proposta lo dice chiaramente, precedendomi.
      Invero è scritta bene, ma è la ciclicità dell'evento che mi stravolge e mi impedisce un sereno giudizio letterario.
      Pale è Autore di lungo corso e non viene messo in discussione.
      Sid

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  5. E dopo letta la suddetta dotta lirica, letto i commenti altrettanto dotti degli intervenuti mi son sentito più di prima...impreparato e rincitrullito. Ma riflettendo mi son detto: ad ognuno il suo...il Padreterno che tutto vede e provvede mi ha inculcato la parola semplice per gli uomini altrettanto semplici. Ad altri lo scrivere dotto...ad altri il senno e la comprensione del verbo!!!!! Boh!!!! Che ho detto?????????????????

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  6. Grazie a tutti:
    a Franco che mi ha pubblicato al volo (poesia di Pasqua scritta giusto l'altroieri, mi è venuto voglia di metterla perché attinente al momento) e ci è ritornato sopra così come Serenella e Sid (che in fondo mi ha pure sdoganato).
    Grazie del passaggio a Pietro Zurlo e grazie ad Anais per il suo commento articolato.
    Grazie a tutti per l'interesse quindi.
    Aggiungo ancora qualcosa, stimolato dall'invito di Franco: difficile dire qualcosa su cosa è o cosa dovrebbe essere la poesia. Credo che in modo più o meno definito, ognuno di noi abbia la sua opinione. Io ad esempio, certo di sbagliarmi, non do troppa retta a chi dà la sua definizione assoluta. E anche il concetto del "non-detto" non è così facilmente definibile o quantificabile.
    Molto banalmente, credo a poesie belle e a poesie brutte con tutti i punti intermedi di sfumatura sulla retta.
    Sono possibilista, esattamente come dice Franco: per me è poesia - bella, riuscita - anche quella che sa far ridere o sorridere nel modo giusto. La poesia non è solo quella dei critici, degli intellettuali. Non è migliore o peggiore quando è comprensibile o incomprensibile: ci sono poesie che francamente non son stato capace di intendere e che pure mi hanno emozionato; altre che mi hanno irritato. Come pure ho letto poesie in apertura totale che ho condiviso e altre che ho abbandonato dopo due versi.
    Penso che chi scrive poesia debba sempre provare a migliorarsi senza però violentare mai la propria natura. Ognuno ha la sua e la segua senza per forza dovere obbligarsi ad essere altro da sé - ecco io penso questo.
    Tornando sulla mia poesia, ho provato a mettere in risalto la constatazione "de visu" della dicotomia tra la capacità, il dono (perché forse è anche un dono) di avere fede vivendola pienamente (settimana di passione, con passione) e all'opposto, l'incapacità di chi "fuori la chiesa" non riesce in alcun modo a passare sopra tutte le domande senza risposta così come sopra le proprie ferite.
    Volevo far notare a tutti che, nonostante si possa dire definire tutto sommato chiara nel lessico, ecco, nonostante questa "chiarezza" mi pare che nessuno l'abbia letta nello stesso modo. Evidentemente, anche le poesie "dette", "chiare", possono essere lette su più livelli, ossia interpretate diversamente, anche se tolgono il disturbo (o il fascino, a seconda di come la si pensi) di una traduzione preliminare.

    Un saluto a tutti.

    Franco "Pale"

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  7. Il Natale e la Settimana Santa, inizio e conclusione dell’esperienza umana di Cristo.
    Per il fedele praticante, momenti fondanti per rivedere criticamente il proprio operato, guardare in alto e dare senso alle proprie sofferenze, viatico obbligato per tutti.
    Dall’altra parte, stanno quelli che ritengono che i momenti “forti” delle cerimonie religiose siano solo una messa in scena per tranquillizzare le anime semplici e impedirgli di ragionare esclusivamente con la propria testa (come può sostenersi che il dolore patito sia fonte di redenzione per sé e gli altri?).

    Penso tuttavia che per tutti, credenti e non credenti, la scelta fatta non sia mai quella definitiva, non suscettibile di ripensamenti.

    Una poesia stringata, quella di Pale, che giustamente non prende posizione, capace comunque di “fotografare” senza ironia, suggerimenti, ammiccamenti, il dilemma esistenziale per eccellenza: è più giovevole, per la propria tranquillità interiore, credere o non credere?
    E, in questo senso, l’ho molto apprezzata.

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  8. Come dici tu caro Pale anche le poesie più chiare giungono in modo diverso ad ogni lettore, questo significa che non c'è differenza con la poesia ermetica, chiusa, misteriosa. Ognuno di noi ha una storia che è solo sua e riceve da ogni poesia un messaggio che è unico e personale.
    Nella tua poesia leggo il significato della mia pasqua, nient'altro che un giorno qualunque e là fuori nulla cambia.
    Bravo neh!!

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