domenica 4 maggio 2014

Cinema "Naïf " - Quarta fila, poltrona 7 - Riccardo Vandoni - cinema


La sedia della felicità - Carlo Mazzacurati
The Grand Budapest Hotel - Wes Andersen


Cinema “ Naïf "
Ero molto fiducioso, questa settimana. I film in uscita o quelli che avevo intenzione di vedere mi sembravano, sulla carta, buone cose.
Attendevo con un po’ di ansia il nuovo ed ultimo film di Carlo Mazzacurati, regista che ho sempre amato tantissimo e che purtroppo ci ha prematuramente lasciati di recente. I suoi “Vesna va veloce” e “La Passione” mi sono sembrati, a loro tempo, dei piccoli gioielli. Soprattutto il secondo, con uno strepitoso Silvio Orlando e impreziosito da mille personaggi solo abbozzati ma coloratissimi, mi era parso un modo straordinario e modernissimo di fare cinema. Aspettavo davvero con impazienza questa ultima prova che qualcuno ha definito il suo testamento, “La sedia della felicità”.

Bene…mi aspettavo di più e di meglio. Qualcosa di affascinante c’è anche qui. Mi ha colpito ad esempio il modo di creare immagini, un modo che usa i colori e le prospettive e le cattura per modellarle ad uso della macchina da presa. Al di là di questo, cioè di una tecnica registica di primissima qualità, il film mi ha lasciato più di un dubbio. Qualcuno ha voluto trovare metafore e la critica ha spesso sottolineato i risvolti psicologici e sociali della storia. A me è sembrata una favola semplice semplice senza complicazioni e sovrastrutture in cui padrona è la voglia scanzonata di raccontare storie e personaggi senza un vero filo conduttore. Persino le interpretazioni di Mastrandrea e Battiston, volutamente caricatissime ed artefatte, sembrano sottolineare la sfera favolistica in cui tutto si muove. Insomma un film curioso da vedere ma non il miglior film di Mazzacurati.


Anche Wes Andersen e il suo “Grand Budapest hotel” mi incuriosivano. Di Wes ricordavo lo squinternato “I Tenenbaum” ed il romantico seppur visionario “Moonrise Kingdom”. Qui il regista americano esagera in un umorismo di maniera che mai arriva diretto e che alla lunga infastidisce. Fantastica l’impalcatura scenografica e stupendo l’uso dei colori che lo rende a tratti un ipnotico caleidoscopio. Ma il resto? Il resto mi ha lasciato più di una perplessità…

11 commenti:

  1. Con "la sedia della felicità" mi hai incuriosita, mi piace il sottofondo fiabesco nei film, tra i miei registi preferiti c'è Silvio Soldini che della fiaba ha fatto il suo sigillo in alcuni dei suoi film. Quindi lo vedrò e ti farò sapere.Per quanto riguarda Grand Budapest Hotel concordo con te sulle perplessità per un film che è sfizioso e bizzarro dal punto di vista scenografico ma pesante davvero per quanto concerne sceneggiatura e trama. Mi sono chiesta se avessi perso il senso dell'umorismo, perchè ho intuito ce ne fosse, ma era distante anni luce dal mio e mi sono quasi addormentata...

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  2. A proposito di < naif > e < Aldilà >, preferirei naïf e Al di là...
    Puntigliosa/mente, Siddharta.

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    1. Io non vedo nessun errore, forse hai le lenti appannate, guarda meglio ;-) hi...hi...hi...

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    2. Cito dell'enciclopedia Treccani. Aldilà: non esiste una norma generale che regoli la scelta tra la grafia con univerbazione e la grafia separata. Naif: scritto spesso senza dieresi.
      Comunque grazie, sid. Non saprei ormai come fare senza le tue puntuali lezioni.

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    3. ...dall'enciclopedia. ..☺

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    4. Caro Ric, apposta ho usato il condizionale dubitativo...
      Come sai, sono della vecchia, vecchia guardia e resto attaccato pervicacemente agli insegnamenti scolastici del tempo.
      Argini travolti inesorabilmente dal prevalere del dire quotidiano.
      Nessuna presunzione di conoscenza, ma commovente inutile difesa di un passato remoto linguistico.
      Antica/mente, Sid.

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    5. interessante la questione dell'Al di là / Aldilà. Io la vedo così: "al di là" come locuzione va senza dubbio separato; "Al di là" come luogo, invece, può e forse anzi meglio scriverlo tutto attaccato perchè lo si considera una parola sola (prevengo il buon Sid: non so se lo "Al di là" luogo esiste, ma la parola, senza dubbio, sì). I sostantivi, anche quelli che indicano luoghi, tranne pochi (L'Aquila), sono parole uniche. In generale, lo diceva Sabatini l'altro ieri, si va verso una "sostantivizzazione" - a volte eccessiva - dell'italiano. Se dovessi fare il gioco della torre, sceglierei "Aldilà", ma se sono possibili tutti e due e lo dice la Treccani... ipse dixit.

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    6. Vedi caro Sid?
      Questo succede a fare commenti che nulla hanno che fare con l'argomento di cui all'oggetto, cioè il cinema, se non sbaglio.
      D'accordo, la lingua, la grammatica, il lessico, in un sito come questo non sono mai argomenti a sproposito, però santa polenta fino a un certo punto, non siamo dietro i banchi della scuola e certe cose si potrebbero tralasciare.

      Perchè poi succede che si finisce per parlare di tutto tranne che di cinema e non mi sembra corretto nei confronti dell'autore Ohibò :-))))).
      Un commento tira l'altro, sono come le ciliegie. Io stesso ci sto mettendo del mio e mi scuso tanto con Ric per questa interferenza.
      Non è successo nulla, per carità, si fa tanto per parlare, ma altri commenti che niente hanno a che fare con l'argomento in questione saranno cancellati.
      Pace e bene a tutti.

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  3. Grazie Ric,
    hai stuzzicato la mia curiosità, buona la dritta per il film di Mazzacurati. Del resto, Vesna va veloce era piaciuto anche a me.
    Inoltre sono completamente d'accordo con Sara, anch'io adoro Soldini. Non centra nulla ma fa niente, va bene così.

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    1. Tu e Sara avete ragione. Il Soldini di "Le acrobate", "Pane e Tulipani" e "Agata e la tempesta" è un autore fantastico. Meno quello successivo di "Giorni e nuvole" e "Il comandante e la cicogna". Spesso col tempo si perde un po' di genialità e di entusiasmo. A volte è facile fare il primo film o scrivere il primo libro, sempre complicato ripetersi sugli stessi livelli.
      A proposito. Ho visto un'opera prima davvero notevole. Andateci prima che la tolgano dagli schermi perché è troppo bella (sigh). E' "Il mondo fino in fondo" dell'esordiente Alessandro Lunardelli. Ne parlerò la prossima settimana. Nel frattempo fidatevi!

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  4. Serenella Tozzi7 maggio 2014 00:08

    Ehi, Ric, ma la poltrona 6 in quarta fila è sempre libera? :-))
    Non so molto di cinema attuale, ma ricordo la piacevole sorpresa quando ho visto Pane e Tulipani: mi era parsa una boccata di aria fresca, così pulito, semplice, brioso.

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