venerdì 9 maggio 2014

De Luca Enrico (Erri) - Galleria di Poeti Contemporanei - ovvero - Poeti del XXI° secolo dall' A alla Zeta



Erri De Luca nasce a Napoli il giorno 20 maggio 1950. A soli diciotto anni (è il 1968) si trasferisce a Roma dove entra nel movimento politico Lotta Continua - una delle maggiori formazioni extraparlamentari di orientamento comunista rivoluzionario - divenendone uno dei dirigenti attivi durante gli anni Settanta. In seguito Erri De Luca impara diversi mestieri spostandosi molto, sia in Italia che all'estero: compie esperienze come operaio qualificato, autotrasportatore, magazziniere, operaio qualificato, camionista e muratore. Studia diverse lingue, tra cui lo yiddish e l'ebraico antico; inizia così a tradurre libri della Bibbia, cercando di mantenere la traduzione il più possibile aderente e fedele all'originale. L'esordio come scrittore risale al 1989, con il romanzo 'Non ora, non qui'. A questo debutto un po' tardivo sul panorama letterario corrisponde una produzione ricchissima.




Due

Quando saremo due saremo veglia e sonno
affonderemo nella stessa polpa
come il dente di latte e il suo secondo,
saremo due come sono le acque, le dolci e le salate,
come i cieli, del giorno e della notte,
due come sono i piedi, gli occhi, i reni,
come i tempi del battito
i colpi del respiro.
Quando saremo due non avremo metà
saremo un due che non si può dividere con niente.
Quando saremo due, nessuno sarà uno,
uno sarà l'uguale di nessuno
e l'unità consisterà nel due.
Quando saremo due
cambierà nome pure l'universo
diventerà diverso.


Considero Valore…

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente
e quello che oggi vale ancora poco.

Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che.

Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord,
qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.

da “Opera sull’acqua e altre poesie”


Mamm'Emilia

In te sono stato albume, uovo, pesce,
le ere sconfinate della terra
ho attraversato nella tua placenta,
fuori di te sono contato a giorni.

In te sono passato da cellula a scheletro
un milione di volte mi sono ingrandito,
fuori di te l'accrescimento è stato immensamente meno.
Sono sgusciato dalla tua pienezza
senza lasciarti vuota perché il vuoto
l'ho portato con me.

Sono venuto nudo, mi hai coperto
così ho imparato nudità e pudore
il latte e la sua assenza.
Mi hai messo in bocca tutte le parole
a cucchiaini, tranne una: mamma.
Quella l'inventa il figlio sbattendo le due labbra
quella l'insegna il figlio.
Da te ho preso le voci del mio luogo,
le canzoni, le ingiurie, gli scongiuri,
da te ho ascoltato il primo libro
dietro la febbre della scarlattina.
Ti ho dato aiuto a vomitare, a friggere le pizze,
a scrivere una lettera, ad accendere un fuoco,
a finire le parole crociate, ti ho versato il vino
e ho macchiato la tavola,
non ti ho messo un nipote sulle gambe
non ti ho fatto bussare a una prigione
non ancora,
da te ho imparato il lutto e l'ora di finirlo,
a tuo padre somiglio, a tuo fratello,
non sono stato figlio.
Da te ho preso gli occhi chiari
Non il loro peso
a te ho nascosto tutto.
Ho promesso di bruciare il tuo corpo
di non darlo alla terra. Ti darò al fuoco
fratello vulcano che ci orientava il sonno.
Ti spargerò nell'aria dopo l'acquazzone
all'ora dell'arcobaleno
che ti faceva spalancare gli occhi.


Botta di salvezza

Ho bisogno d’inventare una rima
tra quello che sta succedendo
e qualcosa di altro.
Ho bisogno di accoppiare un vicolo cieco
in cui mi sono cacciato
a qualche sconfinata prateria.
Mi fa da ormeggio per non naufragare.
Sono predisposto al soccorso della poesia,
che non è un’arte di arrangiare fiori,
ma urgenza di afferrarsi a un bordo nella tempesta.
Per me è pronto soccorso, la poesia,
non una sviolinata al chiaro di luna.



Elogio dei piedi

Perché reggono l’intero peso.
Perché sanno tenersi su appoggi e appigli minimi.
Perché sanno correre sugli scogli e neanche i cavalli lo sanno fare.
Perché portano via.
Perché sono la parte più prigioniera di un corpo incarcerato. E chi esce dopo molti anni deve imparare di nuovo a camminare in linea retta.
Perché sanno saltare, e non è colpa loro se più in alto nello scheletro non ci sono ali.
Perché sanno piantarsi nel mezzo delle strade come muli e fare una siepe davanti al cancello di una fabbrica.
Perché sanno giocare con la palla e sanno nuotare.
Perché per qualche popolo pratico erano unità di misura.
Perché quelli di donna facevano friggere i versi di Pushkin.
Perché gli antichi li amavano e per prima cura di ospitalità li lavavano al viandante.
Perché sanno pregare dondolandosi davanti a un muro o ripiegati indietro da un inginocchiatoio.
Perché mai capirò come fanno a correre contando su un appoggio solo.
Perché sono allegri e sanno ballare il meraviglioso tango, il croccante tip-tap, la ruffiana tarantella.
Perché non sanno accusare e non impugnano armi.
Perché sono stati crocefissi.
Perché anche quando si vorrebbe assestarli nel sedere di qualcuno, viene scrupolo che il bersaglio non meriti l’appoggio.
Perché, come le capre, amano il sale.
Perché non hanno fretta di nascere, però poi quando arriva il punto di morire scalciano in nome del corpo contro la morte.


Fino a che scrivo loro stanno con me

Più invecchio e più le persone che ho conosciuto non ci sono più.
E io non riesco a fare pace con nessuna di queste assenza.
Allora che faccio? Scrivo.
Prendo un episodio del passato e mi metto a scrivere.
Dentro al passato quelli che tu ami, stanno tutti là, non ci manca nessuno.
E allora scrivendo costringo queste persone, che si sono andate a cacciare in quell’aldilà senza il mio permesso a essere di nuovo con me.
Fino a che scrivo loro stanno con me.


Rammendare l’assenza…

Ci sono persone assegnate che non riescono
a incontrarsi mai e s’aggiustano ad amare
un’altra persona per rammendare l’assenza.
Sono sagge.


Non ora…non qui

Quando morì non me ne accorsi.
Dormivo sulla sedia, le mani intrecciate alle sue,
gli occhi miei chiusi e i suoi aperti verso di me.
Quando sciolsi le dita dalle sue fui solo al mondo.
Fu la mia porzione quella donna venuta fino a me.
Edificammo contentezze,
lenticchie di festa minore ma continua.
E’ stata poco con me,
una breve durata nel corso della vita,
però è venuta.
Sono stato una persona in questo mondo
non solo per i primi dieci anni della vita,
ma anche nei sette del matrimonio.
Essere al mondo, per quello che ho potuto capire,
è quando ti è affidata una persona
e tu ne sei responsabile
e allo stesso tempo tu sei affidato a quella persona
ed essa è responsabile per te.
Sette anni non furono pochi.
Anche se fossero stati la metà o la metà ancora,
non sarebbe stato poco.
Non ci si può lamentare della brevità, non è giusto,
ma della lunghezza sì.
Ho avuto imbarazzo a vivere ancora.
Non provo dolore nel vedere il cielo
qualche volta uguale
a quello di un agosto
passato insieme in vacanza,
però arrosisco di poterlo guardare,
di essere rimasto.
Di questo per me si tratta,
di essere il resto di alcune persone,
delle loro sottrazioni.


Il contrario di uno

Entrò nel buio delle coperte e mi copri tutto il corpo sol suo.
Stavo sotto di lei a tremare di felicità e di freddo.
Le nostre parti combinavano una coincidenza,
mano su mano,
piede su piede,
capelli su capelli,
ombelico su ombelico,
naso a fianco di naso a respirare solo con quello a bocche unite.
Non erano baci, ma combaciamento di due pezzi.
Se esiste una tecnica di resurrezione lei la stava applicando.
Assorbiva il mio freddo e la mia febbre,
materie grezze che impastate nel suo corpo tornavano a me sotto peso di amore.
Il suo teneva sotto il mio e il mio reggeva il suo,
come fa una terra con la neve”


Io te vurria vasa’…

” Io te vurria vasa’ “, sospira la canzone
ma prima e più di questo io ti vorrei bastare,
io te vurria abbasta’,
come la gola al canto come il coltello al pane
come la fede al santo io ti vorrei bastare.
E nessun altro abbraccio potessi tu cercare
in nessun altro odore addormentare,
io ti vorrei bastare,
io te vurria abbasta’.
” Io te vurria vasa’ “, insiste la canzone
ma un pò meno di questo io ti vorrei mancare
io te vurria manca’,
più del fiato in salita
più di neve a Natale
di benda su ferita
più di farina e sale.
E nessun altro abbraccio potessi tu cercare
in nessun altro odore addormentare,
io ti vorrei mancare,
io te vurria manca’.






6 commenti:

  1. Con Montedidio gli ho voluto tanto bene. Ma tanto tanto.
    E 'Aiuto', inserito nella raccolta 'Il contrario di Uno', è uno dei racconti più belli che abbia mai letto.
    Avercene.

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  2. Serenella Tozzi9 maggio 2014 15:34

    E' un poeta che ti coinvolge Erri De Luca, e quanto amore per le persone amate.

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  3. Io voglio sposarlo, ho inoltrato richiesta di matrimonio :-)

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  4. Su < Due > di Erri De luca.
    Sul due la letteratura è ricchissima, dalla filosofia alla teologia, all'esoterismo, alla cabala, alla matematica, ecc.
    Infatti:
    - rappresenta i due principi opposti: bene e male, spirito e materia, fondamenta del manicheismo;
    - in filosofia la diadi indica il principio di non contraddizione;
    - nella Cina mistica ( yin e yan ) s'identifica col segno yin, elemento femminile del Creato;
    - nella cabala rappresenta la saggezza, ma S. Tommaso lo vedeva come un numero infame ( ! );
    - in matematica è l'unico numero primo pari.
    Potrei dilungarmi all'infinito, ma mi fermo qui.
    Avrete già capito che sul due le idee nel tempo si sono moltiplicate, accavallandosi: nella poesia proposta non mi sembra che emergano delle novità.
    Potrebbero esser prese per elucubrazioni scontate di un liceale o giù di lì...
    Perplessa/mente, Siddharta.

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    1. Corrige: De Luca...
      Sid

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  5. Non ho mai letto nulla di suo, e per il momento non ho nessuna intenzione di colmare
    questa lacuna. Le sue poesie invece mi piacciono abbastanza, non mi entusiasmano ma perlomeno si possono leggere senza doversi spremere le meningi, e questo al giorno d'oggi per me è già molto.

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