lunedì 26 maggio 2014

Ferrando Titti (Alleluhia) - Galleria di Poeti Contemporanei - ovvero - Poeti del XXI° secolo dall' A alla Zeta

Titti Ferrando,  dice di sé:
Sono nata a Biella e ho studiato architettura e lavorato a Milano fino alla mia partenza per il Brasile. Per vent’anni ho viaggiato tra il Sudamerica e l’Africa, dove sono nati i miei figli, cambiando stato, lingua, amici, case e scuole ogni due tre anni. È stata un’esperienza di vita ‘diversa’ piena ed appagante che ha cambiato il mio modo di vedere la realtà.
 Tornata in Italia ho eletto la campagna Toscana a mia terra d’adozione, per ricreare un microcosmo fatto di natura e animali, simile a quello dove ho vissuto e che ho molto amato, ma con in più l’arte e il ‘molto’ che l’arte rappresenta per me. Continuo a viaggiare ma adesso le mie mete sono a Oriente, verso le antiche civiltà e le nuove miserie.
La prima poesia l’ho scritta in prima media ed era una preghiera. Adesso non prego più, scrivo a periodi alterni, ma continuo a cercare e a cercarmi.


Dicono di lei
Questa sensibilità, anzi sensitività nei confronti della fine, della dissoluzione, impregna di sé ogni poesia: è una sensibilità barocca, ma senza gli eccessi espressivi del barocco. C’è anzi un dettato poetico preciso e scandito, alieno alle volute: una luce chiaroscurale netta, Caravaggesca. […] Avevo accennato a una dizione composta, elegante: basta scorrere i versi per accorgersi di come gli enjambement forti siano evitati o ridotti al minimo, il periodare sia ampio ma mai convoluto, e la tipologia versale rimandi alla tradizione della ballata (i parisillabi, soprattutto ottonari e decasillabi, prevalgono forse sui tradizionali imparisillabi), che è dopotutto il genere dove si mescolano specificità dell’io poetante e un senso di collettività, di destino comune che è difficile non trovare qui...
Davide Castiglione su "Il giardino dei poeti"


Se una notte d’estate

Se una notte d’estate un poeta
entrasse nel mio campo di girasoli
quando la luna s’allarga
e gli uccelli s’acquietano
quando, smesse le penne, il pavone
nel buio diventa vulnerabile e muto
e il dolore travestito da sorrisi
diventa lacrime

mi vedrebbe distesa nell’erba
avvolta nella mia storia come in un tralcio
di glicine che stritola piano e profuma,
a scalciare nell’aria orme di parole
non dette, d’amori non accolti.
Troverebbe il mio cuore annegato
nello stagno e i miei occhi sbarrati
sulle stelle aguzze.
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Lo sguardo dal ponte

Ci sono dappertutto comandamenti
infranti, anche sotto gli altari
e le colonne dei templi
e dietro ad ogni dio
c’è un uomo infelice che scappa
da qualcosa che non vale la fuga.

Ho gettato il mio sguardo dal ponte
e l’ho affogato nell’acqua storta
dei suicidi e di chi disorientato
dall’inverno, oppresso dal buio
che pesa sugli occhi,
non ha più fiato per le speranze.

Non credevo che la compassione
mi facesse cadere preghiere dalle labbra.
E Cristo dalla parte dei perdenti.

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Durante me

Questo gennaio a mezzo
mi pronuncia sottovoce
e riempie gli spazi fra di noi
solo nei contorni
premendomi contro le parole.
Tu dici che tutto va bene
che forse pioverà e che fa freddo.
E ti fai nodo alla cravatta.

In questi giorni di ghiaccio nei fossi
cerco quello che manca fra te
e le mie emozioni
e vado a letto con le scarpe
per infrangere i divieti
di un dio prepotente
che cancella le mie orme
perché tu non possa trovarmi.

Durante me, giorni di pioggia e altre cose
(ma noi donne siamo così brave ad aspettare).

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La quattordici

Nella penombra un solo raggio
per annodare la paura d’ossa e di capelli
e la fatica del passo.
Non voglio essere qui.

(E’ difficile stare in un sol posto
quando il tempo va per conto suo
e l’anima sospesa
confonde i sogni con la vita)

Vedo suoni, mangio uva dalla natura morta
alla parete
e riempio i miei stivali di pesci
e acqua di mare
mentre la morte, in piedi fra me
e la mia sconfitta
ha una lanterna in mano
e un lungo abito bianco.

E io, con occhi trasparenti
non so dove mettere il cuore
e continuo a inventare segreti
e perdoni per le bambole.

E non so amare che ombre.

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Cadenza d’inganno

È crudele sapere dell’ultimo
attimo il gesto e il respiro.
Cerco nella tua bocca il grido
che alza un volo di storni spauriti.
Vorrei rimettere il tempo
dentro agli orologi
perdere il senso del cielo
ma l’urlo mi brucia la schiena.
La linea del palmo che stringo
nel pugno è cadenza d’inganno
di poeti immaginati.
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In gemiti di passi incerti

Questo voler essere spazio
senza mai farmi radice
piuttosto aria tra le fronde
acqua in un vaso di coccio
cavallo di poca storia.
Provvisoria in ogni paese
come se non avessi
terra d’origine, punto d’inizio, corpo
ma solo innumerevoli piccole morti
che tintinnano come sonagli
ma solo innumerevoli piccole morti
per ognuno che ha camminato
con me per un tratto.

Tutto diventa chiaro a distanza
_quando si conosce l’epilogo_
ma adesso resto in mezzo alla strada
che non so dove andare.
-
-

Il poeta

Si ascoltava parecchio
si ascoltava pensare perché
era di poche parole a voce bassa
nelle sue poesie.
Credeva d’aver dato molto
ma quando l’amore vacillò
si strinse nelle spalle, lo lasciò andare.
No tengas pena, lei pensò,
fa male quell’ordine stretto
di cose negate
ci vuole coraggio per stare da soli.
La parola non è mai innocente
neanche quella dei poeti.

font:
Il giardino dei poeti

13 commenti:

  1. Un applauso a questa poetessa... mi sembra uan scrittura delicata, consapevole di sé, complimenti

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  2. Serenella Tozzi26 maggio 2014 15:08

    (E’ difficile stare in un sol posto
    quando il tempo va per conto suo
    e l’anima sospesa
    confonde i sogni con la vita)

    Un verso che mi piace molto, che dice tutta la sospensione dell'animo che non chiede, ma che vive, e si aggrappa alla fantasia per procedere. Così lo leggo.

    Trovo molto bella anche "In gemiti di passi incerti", così significativa, che ci riporta alle tante figure che ci hanno accompagnato nel corso della vita, che hanno dato corso alla nostra ...
    Ho sempre apprezzato le poesie di Titti per la loro delicatezza, espressa quasi in sotto tono, di una dolce bellezza.

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  3. Alleluhia ha sempre avuto una marcia in più, una delle poche persone incontrate nel web con le stigmate del poeta. La sua presenza nel sito era uno stimolo costante a migliorarsi e un orgoglio per tutti quanti. E' un grande piacere per me averti su queste pagine.
    Un saluto, ovunque tu sia.

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  4. Meravigliosa poetessa!

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  5. splendida Poetessa!!!!

    -Mauric(c)io-

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  6. Un nome, una garanzia...I tuoi versi sono concerti indimenticabili e io ne sento molto la mancanza. Un abbraccio

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  7. Sono davvero contenta di ritrovarti, leggere le tue poesie è appagante!

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  8. Non saprei fare una scelta tanto sono belle queste poesie! Come legate da un solo respiro, un battito mai riposto, un pensiero appena sussurrato , una fede che non ti lascia andare. E' stata una splendida lettura.

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  9. Franco Cordelli, giornalista, scrittore, critico letterario, degli sperimentalisti ha detto < E' un modo di scrivere che mostra la volontà di essere originali, di mettersi in mostra >.
    Siddharta

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  10. Anche se in ritardissimo, ringrazio tutti di cuore e ringrazio anche “...l'anonimo Siddharta” che ha messo in luce un tratto della mia penna che non conoscevo, perché "la volontà di mettersi in mostra” non fa parte del mio modo d'essere. Almeno credo. Ma non si finisce mai d'imparare!

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  11. Pietro Zurlo4 marzo 2015 20:15

    Rivedo in questo Siddharta un amico che ho conosciuto in web tempo fa con i suoi graffianti commenti...ma l'amico di cui parlo, era molto ma molto più graffiante!!!

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  12. Non ho mai smesso di amare la tua poesia, perché ha una sua naturale raffinatezza ed una indubbia originalità. Un abbraccio.nunzia

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  13. Sono contento di rileggerti...sei una marea emotiva ...un caro saluto . indio

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