lunedì 19 maggio 2014

Ferrari Curzia - Galleria di Poeti Contemporanei - ovvero - Poeti del XXI° secolo dall' A alla Zeta a

Curzia Ferrari (Milano, 27 maggio 1929)
Nata da padre genovese e madre lombarda, frequenta gli studi classici e contemporaneamente il liceo artistico. Studia russo. La introduce nel campo del giornalismo Giovanni Titta Rosa invitandola a collaborare a La Fiera Letteraria. È stata sposata con il maestro di musica Domenico Ferrari. Ha due figli e due nipoti. Ha raccontato la sua relazione con Salvatore Quasimodo in Dio del silenzio.
Ha curato rubriche d'arte su L'Avanti, Critica Sociale, L'Indipendente, Letture, Historia. Negli anni Settanta per il settimanale Gente ha svolto inchieste in URSS. Ha scritto programmi per la RAI-TV e condotto il programma radiofonico "Poesia nel mondo". Dal 1995 collabora con elzeviri a Il Giornale di Brescia. Fra i riconoscimenti più importanti, il Premio del Presidente della Repubblica Italiana, la medaglia d'oro di benemerenza civica del Comune di Milano, l'Ordre del Arts e des Lettres dell'Académie de France.


Jasmine Royal

Non esco quasi più dal mio quartiere. Com’è alta
la predella del bus! E guai se nel metrò
si inceppano le meccaniche scale! O sortilegio
delle mie stanze dove più non si avvera
la schiusa delle uova – tutto è compiuto! -
ma salda mi configuro negli spazi, gli odori,
i colori – senza l’ostinazione del sembrare
ciò che fui, quando il respiro era suono,
il passo un flash e stellati dal trucco – gli occhi,
due girasoli. Il profilo dell’estuario è buono
come un  grissino al mais. Tra i ripari profuma
Jasmine Royal – un’abitudine antica
per essere a me stessa ancora gradita.

Sto in un fondiglio di grumi. Tranquilla.
E Dio soltanto può rubarmi il tempo.

da Pietra (Aragno, 2013)


Lode alla notte

La notte passerà, non appartiene a nessuno
nemmeno a questio effimeri versi. Tutti vanno a dormire
lei passa e nessuno la guarda. Oh notte, cassaforte regale
dove ruzzola l’oro delle stelle, non staccarti dalla mia sponda.
Mi taci nel buio se non metto le mani alle orecchie. Fai la ronda -
delusa, chiusa come il supermercato la domenica.
Rimani sui miei piedi nella strettoia del corridoio -
perno di metallo fino all’occhio giallo del giorno -
prendo un’aspirina sennò muoio – mi rispondi “Torno!”
Lo so, e io ti aspetto – maliarda. Ecco la stuoia
della tua innamorata servile – colei che ti guarda.


SCRIVERE da Lucertola (2011)

Sul marmo delle facciate. Sul ferro
delle saracinesche. Sui muri, le carrozze
del metrò.
Lasciare il segno.
Temo sia questo della scrittura
il pegno assolto-la protesta per credersi qualcuno.
Si intrecciano i rami dei caratteri-
Anche i più strani-
Come una catena di mani
senza identità.

da Lucertola (2011)


PAESAGGIO

... e ancora ricordo la pietra fusa incandescente
sulla mia pelle fragile, quasi invisibile mughetto ‒
inconsapevole alter-ego delle mie vene ‒ il contrasto,
la profusione dello scarlatto e la veggente
notizia. Colorata la notte. M’ero scoperta, per sempre,
ai piedi del sangue. La sorte ‒ un ossimoro liso ‒
il campo irrigidito ritraendosi verso il dirupo imminente,
giù, come un giocattolo. Cresce la vita ‒ e tu,
sconosciuta a te stessa, ghiaccio bollente.


DUALISMO PERFETTO

Non sapeva la Neve cosa l’aspettasse. Il suo volto
candido, gelato ‒ è stato imporporato da un tale
che senza pietà addosso le è piombato.
Ha alzato la testa per poterlo guardare. Era il Sole.
Si udì nel meriggio una lotta. Scricchiolava la strada.
Lui aveva la frusta nelle mani e la picchiava ‒
non per cattiveria ‒ abitudine al maschio mestiere.
Tenendo dentro sé una domanda ‒ vada come vada ‒
resisterò ‒ disse la Neve ‒ e con l’ombra ‒
quando la voce si fa lieve ‒ a Dio chiese ragione
di quella tenzone. In un viaggio a gomito ritorto
tutto fu chiaro: entrambi nell’eccesso universale ‒
un guizzo delle palpebre, senza di te non vivo...

Con l’ultimo bus filava la Neve alla stazione
nominata Marzo. In lui scomparì. La lotta
fra il sole e il diaccio
divenne un abbraccio.


PASQUA 2012

Che premura! Mi sono persa nel calendario della cucina
e Tu mi inviti alla casa del Re. Si allarma il tempo.
Già penso all’abito fino, ma sono più rospa dell’ortica
e traballo... Che figura farò? Magari inciampo, mi
spezzo una caviglia,
per la fretta di correrti incontro finisco nelle
secche dei caselli, delle tangenti. Perdona
se tardo. Conosci i miei tumefatti timori ‒ il mio canto
stretto nella trappola delle inquietudini.




8 commenti:

  1. Su < Jasmine Royale >.

    Mètro o metró?
    Da Google:
    Si sente dire sia la mètro che il metró e ciascuno dei due ha una sua giustificazione.
    Quando si inaugurò la ferrovia sotterranea di Parigi, nel 1900, questa venne ufficialmente chiamata chemin de fer métropolitain, “ferrovia metropolitana”. Naturalmente, per far prima, si abbreviò in le métropolitain; e ancora in le métro (Che in francese si pronuncia con l’accento sulla o finale). Quel le, articolo maschile, si spiega col nome maschile chemin de fer, che in italiano corrisponde al nome la ferrovia, femminile. Abbreviando anche da noi, “la (ferrovia) metropolitana” dovrebbe diventare la metro, pronunciata con l’accento grave sulla e: la mètro.
    Ma questo ci fa sentire un po’ provinciali, ed eccoci a dire e scrivere, anche sui giornali il metró (con accento acuto sulla ó) forse per ritrovare un po’ di Parigi anche a casa nostra.
    Non è una colpa grave. Perdoniamocela e siamo felici quando prendiamo il metró.

    ( Attenzione almeno all'accento grave, dico io... ).

    Ah, sul contenuto.
    A me quei < dove più non s'avvera la schiusa delle uova - tutto è compiuto > e < gli occhi, due girasoli > fanno un pò impressione,
    Ma ognuno canta la vecchiaia a modo suo...
    Attenta/mente, Siddharta.

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    1. Corrige: Royal

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    2. Serenella Tozzi20 maggio 2014 10:41

      Scusa, Sid, essere "provinciali" perché non si accettano le regole altrui? a me, al contrario, pare che ci si debba considerare provinciali se si accettano.

      Per quanto attiene alle poesie di Curzia Ferrari, le trovo particolari, molto aperte e istintive.

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  2. Mi piacciono queste poesie. Pollice in su !
    Forse il personaggio ha tratto vantaggio dalla notorietà derivata dalla tresca con Quasimodo, è probabile, ma ormai, a distanza di tempo la faccenda non ha più molta importanza. Restano le sue poesie e mi dispiace di non saper dissertare sugli accenti come il maestro, io purtroppo in questo settore resto, nonostante l'impegno, un ignorante patentato e ho soltanto tre gradi di giudizio a mia disposizione. Infatti le poesie mi piacciono, mi sono indifferenti, oppure non mi piacciono affatto. Di più non saprei dire senza ciurlare nel manico.

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    1. Al momento della Ferrari ho commentato solo la prima, che non mi è piaciuta ( anche per quell'accento grave, che però potrebb' essere anche un refuso di trascrizione... ).
      Purtroppo nei miei giudizi vengo ripreso sovente proprio per la chiarezza della scelta di campo...
      Sid

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    2. Ma per carità, non mi permetterei mai di riprenderti, la mia è soltanto invidia. Lasciarsi influenzare da un accento grave o acuto non è da tutti. ;-)
      Sei un simpatico snob, caro Sid, continua così. Non cambiare proprio adesso, mi raccomando.

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  3. Su < Lode alla notte >.
    Ma, insomma...
    Ci leggo molta retorica.
    Penso che per incensarla, la notte, si possa ricorrere anche ad un armamentario lessicale più semplice e scorrevole.
    Chissà perchè taluno, quando s'accosta alla sua Musa, cade subito preda di parole e concetti arzigogolati.
    Incapace di esprimersi come respira, cioè senza cannette d'ossigeno nel naso!
    Insofferente/mente, Siddharta

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  4. Su < Scrivere >.
    Qui siamo ad una poetica più umana...
    Il graffitismo è ormai considerato una vera e propria arte.
    Certo, disturba se su qualsiasi supporto, ma è indubbio che in qualche modo intriga.
    Una maniera come un'altra, dice la lirica, per uscire dall'anonimato, per gridare al mondo di esistere.
    Intanto mi meraviglia sempre la sicurezza nell'uso delle bombolette spray, senza sbavature e ripensamenti.
    ( E dai con quell'accento grave... ).
    Brontolona/mente, Siddharta.

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