venerdì 2 maggio 2014

Gelosia… canaglia - Riccardo Vandoni - narrativa



“Ma come l’hai guardata, quella?”
“Dici a me, scusa? Quella chi?”
“Come quella chi! Quella… la bionda con minigonna che è appena entrata”
“E’ entrata una minigonna? Non ho visto, lo sai che detesto la Formula1”
“Mi prendi per il culo come al solito? Ma se l’hai squadrata come fosse un Tolouse Lautrec!”
“Ah, sì... adoro Lautrec, me lo porterei appresso anche ai grandi magazzini”
“Falla finita. Lo sai che mi da fastidio che guardi le altre... e poi con quella faccia”
“E’ la faccia che ho e in fondo ci tengo. La scambierei solo con quella di Marlon. E poi chi dovrei guardare? Sono quarant’anni che guardo te e ti conosco come le mie tasche. Seconda di seno, taglia 42, 36 di scarpe, 52 chili, 88/57/ ...scusa non ricordo i centimetri del sottoscala”

“Ma perché sei così?”
“Così come?”
“Così stronzo”
“Ecco, lo sapevo. Inizi per una cazzata e poi esageri”
“Non esagero. Com’è uno che esce con me e guarda le altre?”
“Normale, direi”
“Normale? Che diresti tu se guardassi tutti i fighi che passano?”
“Commenterei con te. Hai visto quello che culo sodo? E quell’altro, che pacco? Secondo me è rinforzato da un bel po’ di garza! Ecco cosa farei. Riderei…”
“Sì certo, lo dici perché non lo faccio”
“E certo... ho sposato Santa Maria Goretti”
“Non si tratta di Santa Maria Goretti. Si tratta che tu passi la giornata a fare il cretino”
“Ecco, lo sapevo. Siamo passati dalla minigonna al cosmo. Dal contingente all’infinito, a tutte le minigonne del mondo. Io faccio il cretino. E quando? Come? Perché?”
“Perché non lo so. Ma quando…, sempre. Appena puoi, appena hai due minuti di tempo e due occhi che ci stanno, che si fanno guardare. Prendiamo le tue allieve. Non ce n’è una che non sia carina e che la passi liscia”
“Ma che dici, Gabri, cosa dici. Ho sessant’anni e a sentire te corro dietro a minigonne e ragazzine con gli occhi…come erano gli occhi?”
“Appunto, hai sessant’anni e dovresti smettere di fare il deficiente. L’hai fatto per tutta la vita. Ma non sei stanco, ancora? Gli occhi erano due occhi qualunque, verdi, blu, azzurri, neri…intanto ti piacciono tutti. Basta che siano accompagnati da un bel culo…”
“In effetti se sono accompagnati da un bel culo è meglio. E’ vero, meglio che da soli. Sai il culo è un mondo, un mondo da scoprire. Come Marte. Ci sarà l’acqua, lì sopra, oppure no?”
“Non ce la faccio più!”
“Brava. Allora se non ce la fai più, smettila, falla finita, mucchela. Pianta la bandiera della resa. Non ce l’hai? Te la compro?”

La gelosia. Una malattia che non perdona. Ne soffre anche Monica Bellucci. Dice: “Come è possibile? Chi tradirebbe Monica Bellucci?”. Niente di più falso. La tradirebbero in mille: qualche omosessuale latente, il suo compagno che magari è stanco della solita minestra e ne vuole un’altra, qualcun altro a cui quella vocina rimbomba fra l’incudine e la coclea.
Vittorio Sgarbi ha confessato pochi giorni fa in televisione di convivere da 5 anni con una donna che pretende con lui la castità assoluta. Se capitasse a voi non vi chiedereste come mai vi costringono ad un supplizio così terribile e vi domandereste se il vostro partner non cerca soddisfazioni sessuali altrove?

Ho sempre pensato che la vostra gelosia (la “vostra” perché io non sono geloso) nasca dal fatto che voi avete fatto o fareste le cose che immaginate possa fare l’altro. Se siete dei santarellini come fate a pensare che lei possa avervi detto che è andata dal parrucchiere ed invece si è ficcata in un motel con il vostro miglior amico? San Francesco non era mica geloso di Santa Chiara. Lei gli diceva “Stasera vado a cena da papà” e lui non si faceva mille pippe mentali temendo che lei andasse, scollacciata, in discoteca a fare la lap-dance. Non gli poteva proprio venire in mente. Non conosceva né discoteche né lap-dance. Ma mentre lui passeggiava tranquillo per Assisi e cercava pietre per la chiesa nuova, lei lo tradiva (e per l’eternità) con Uno con cui non si può competere… con l’Amore assoluto.

11 commenti:

  1. Veramente cercavo il Tango della gelosia, ma non quello anni trenta della Nilla Pizzi, bensì la versione della Conny Francis, chi se la ricorda. Poi ho scoperto che ci sono un sacco di canzoni su questo argomento. Da Bobby Solo a Vasco Rossi, dalla Nannini ai Modà. Ho scelto il molleggiato che quando canta mette allegria e quando parla fa cadere le palle. In questo caso il testo non è male, non ho controllato ma forse è di Mogol, spero vada bene così.

    Parafrasando il titolo del racconto direi: Benedetta... benedetta ironia :-)
    Simpaticissimo.

    RispondiElimina
  2. Serenella Tozzi2 maggio 2014 13:16

    Una scenetta esposta con una semplicità imbarazzante, in cui in molti sarà dato riconoscersi. E già, chi non ha mai assistito o partecipato ad un simile dialogo? ;-))
    Brutta bestia la gelosia, quando si insidia non va più via. Però, nei giusti limiti, se non rasenta la patologia, in fondo è sinonimo d'amore.
    Una scena ben esposta, che ben si equilibria fra ironia e descrittiva realtà.
    Bella anche la canzone, e belle e azzeccate le parole. Hai fatto bene, Franco, a scegliere questa di Celentano, si attiene molto al racconto.

    RispondiElimina
  3. Il racconto è divertente e ben scritto, ironico e vivace, si legge in un soffio ma questo non basta a farmi dire sì perchè non credo ai "non gelosi dichiarati", non ci ho mai creduto e mai ci crederò. La gelosia è il virus dell'amore e non ha età, finchè si è innamorati si è gelosi, lo si può nascondere bene, ma lo si è. E non è neanche e soltanto una questione fisica, si può e spesso si è gelosi del contesto fisico, emotivo, spirituale, intellettuale, gravitazionale che si è costruito con l'altra persona e le possibili invasioni di campo o quelle effettive sono motivo di scontro con se stessi e con l'altro. Marcare il territorio è un istinto che l'uomo non ha aggirato se non a parole. Il concetto di possesso è seppur sbagliato imprescindibile dal vincolo dell'amore, perchè non c'è vincolo più forte dell'amore stesso .Questo è il mio pensiero ovviamente, sono consapevole di essere anni luce da te :-) Bravo!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, Sara, però permettimi di dissentire almeno in parte.
      Ho due figlie. Pensi che non le ami o non le abbia amate? Bene, non sono mai stato geloso di loro. Né di mia moglie e nemmeno delle mie cose. Significa credo che nel mio DNA il cromosoma della gelosia, ammesso che esista, non c'è. Tu dici che la gelosia è il virus dell'amore ma l'amore non dovrebbe avere virus al suo interno altrimenti occorrerebbero palliativi che inevitabilmente quell'amore minano. Credo che in amore dovrebbe dominare la fiducia e che la gelosia (a meno non sia patologica e lo è spesso) nasca dai comportamenti inusuali o discutibili dell'altro/a. E' certo che una volta che alligna è quasi impossibile allontanarla o debellarla ma lei è nata e si è fatta forte in noi non per nostra colpa. Se avessi beccato mia figlia in comportamenti non in linea con quelli che ritenevo corretti certamente mi sarei posto nei suoi confronti in maniera diversa e sarebbero nati in me mille dubbi. Credo non si tratti di marcare il territorio ma di consolidamento o meno della fiducia che ognuno di noi ripone nell'altro.
      Parlando delle cose e non delle persone, mio padre era geloso di tutto, anche delle sue cravatte e se gliene chiedevi una lui prima blaterava e poi passava una serata di merda. A me puoi chiedere tutto, non perché io sia generoso ma perché non sono geloso delle mie cose. Tutto qua.

      Elimina
  4. Davvero divertente.
    Mi ha fatto pensare a Cara ti amo, Elio e le Storie Tese.
    Per me quella canzone è una figata.
    Spero che i detrattori del rock demenziale non mi tirino pietre.
    Comunque bravo!

    RispondiElimina
  5. Racconto che all'apparenza sembra viaggiare esclusivamente sui binari del già detto e ascoltato - e letto.
    La considerazione finale, assolutamente inaspettata, rimescola le carte (per fortuna), aggiungendo nuovi sapori alla mini-storia.
    Riguardo alla gelosia, penso che con l'avanzare dell'età essa sia nel rapporto di coppia sempre meno un problema assillante. La maturità acquisita permette di liberarsi di certe fissazioni, privilegiando il ricordo delle esperienza fondanti di una vita trascorsa insieme.

    RispondiElimina
  6. Dopo aver letto un < pezzo > letterario, mi dedico ad altro.
    Ecco che, in tutt'altre faccende affacendato, spontaneamente mi sorgono le osservazioni a commento.
    Guardare fisso negli occhi le minorenni, peggio se proprie studentesse, comporta gravi rischi di galera.
    I professori a scuola e fuori scuola dovrebbero evitare linguaggi pesanti...
    Siddharta

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sid, non faccio lezione a scuola e le mie allieve hanno almeno 25 anni. Con tutto ciò non le insidio e il racconto era di pura fantasia. Per quanto riguarda il linguaggio penso che sia più o meno quello che sento parlare. Noi naturalmente siamo molto ma molto più garbati :)

      Elimina
    2. Ma certamente, Ric.
      Mi riferivo al messaggio del racconto da me ripreso nei due punti.
      Laddove un professore non dovrebbe esprimersi in tal modo, per la sua natura formativa e didattica.
      Abbiamo già al nostro attivo un campione nazionale censurabile e per età e per esempio sociale.
      Magari in narrativa potremmo esimerci...
      Sid

      Elimina
  7. Scusami Ric ma tu stai estendendo il campo a rapporti che con quello di coppia hanno poco a che fare. Parli di figlie e di cravatte e credo che questo rientri nel concetto esclusivo di possesso. La gelosia nel rapporto di coppia, di questo parlavo, è un fatto naturale che probabilmente come dice Salvo si va ad aggiustare con gli anni, ma che riguarda tutti a prescindere dai comportamenti dell'altro...Puoi dirmi quello che vuoi ma non ci credo a un amore immune da gelosia se di amore si tratta.

    RispondiElimina
  8. Qualunque uomo sposato, o comunque con una compagna accanto, si è ritrovato in una situazione simile, sentendosi rimproverare di " guardare le altre ". Ma questo racconto, al di la delle cose già sentite, è scritto veramente bene, con stile ed ironia, e poi con un finale che nessuno si aspettava, e che mi è piaciuto molto. E' bello ritrovare il Sig. Vandoni che ho già avuto modo di apprezzare su altri siti letterari. Alla prossima.

    RispondiElimina