mercoledì 7 maggio 2014

NERONE - Appunti di storia - Serenella

Quando penso a Nerone mi vengono in mente due aspetti: quello caricaturale e pacioso interpretato di Peter Ustinov nel film Quo Vadis  e quello più determinato rappresentato in un documentario di Piero Angela.
Ultimamente alcuni studiosi attraverso un riesame critico di quello che i libri di storia ci hanno tradizionalmente tramandato, tendono a rivedere il giudizio negativo sul suo governo, che può essere attenuato dalla considerazione che la sua condotta immorale e violenta influì solo in parte e occasionalmente sull'amministrazione dello Stato, mentre non mancarono iniziative positive: provvidenze a favore del popolo e dei provinciali, opere pubbliche (in particolare il rifacimento di Roma dopo l'incendio, che venne eseguito in maniera oculata e attenta ad impedire nuovi disastri), il taglio dell'Istmo di Corinto, avvedute campagne militari affidate a valenti comandanti.

Tacito, nelle sue ricerche presso gli archivi imperiali, trovò delle liriche di Nerone scritte di suo pugno, con cancellazioni e aggiunte atte ad indicarne l'autenticità (spesso si era detto che Nerone commissionasse le sue opere a terzi).
A sostegno dei "revisionisti" neroniani, Tacito scrive anche: "Fin dall'infanzia aveva dedicato l'ingegno vivace ad interessi diversi: la pittura, la scultura, il canto, i cavalli, a volte la poesia, attività nelle quali dava prova di un certo fondo di cultura".

Certo, negli "Annali" Tacito ci riporta anche le numerose nefandezze che gli vengono attribuite, davvero raccapriccianti.

Nerone era nato ad Anzio il 15 dicembre del 37 d.c. da Gneo Domizio Enobarbo e Giulia Agrippina Minore (Agrippina aveva trent'anni meno del marito).
Svetonio riporta che il padre di lui, Gneo, era detestabile in ogni atto della sua esistenza; lo definisce frodatore, violento nella vita privata e scandaloso. Né erano stati migliori gli altri antenati Enobarbi, che, come dice Dione Cassio, avevano mostrato un'innata tendenza a lasciare il perdente per passare rapidamente dalla parte del vincitore, nonché di possedere una sfrenata passione per il teatro ed il circo, interessati soprattutto al sangue sparso durante i combattimenti gladiatori.

La madre, Giulia Agrippina, proveniva da una nobilissima famiglia: pronipote dell'imperatore Augusto, era figlia del famoso condottiero Germanico, figura carismatica che, unitamente alla moglie Agrippina Maggiore, era stata apprezzata dai suoi soldati e amata dal popolo romano.
Germanico nel 15 d.c., anche se con una vittoria non determinante, era riuscito a battere la coalizione germanica e aveva recuperato due delle tre aquile perdute nella famosa battaglia di Teutoburgo (teatro, al tempo di Ottaviano, dello sterminio delle legioni di Quintilio Varo, disastro che aveva portato lutti in quasi tutte le famiglie romane). Si può, quindi, immaginare di quanta considerazione potesse godere Germanico presso le genti italiche.

I maggiori storici, Tacito, Svetonio e Dione Cassio, non si sono espressi certo benevolmente nei confronti di Giulia Agrippina Minore, dipingendola bramosissima di potere, smodatamente avida, feroce nelle vendette.
Ma a volte gli storici esagerano.

Nerone fino all'età di 4 anni venne allevato da una zia, Domizia Lepida, sorella del padre: la madre era stata esiliata nell'isola di Ponza dal fratello, l'imperatore Caligola, sotto l'accusa di aver partecipato ad una congiura contro di lui.
Fu in questo periodo che Nerone ebbe i primi approcci con l'arte e la musica, che tanto influenzeranno la sua vita; sembra che suoi precettori siano stati un barbiere egiziano ed un ballerino.
D'altronde è noto che la personalità di ciascuno di noi si forma nei primi tre anni di vita.

Agrippina, nel 41 d.c., dopo la morte di Caligola era rientrata prontamente a Roma, aveva affidato Nerone alle cure del precettore filosofo, Lucio Annèo Seneca (graziato da Claudio era rientrato anche lui dall'esilio), quindi nel 49 aveva sposato l'imperatore Claudio, successore di Caligola ed anche suo zio.
Nello stesso anno Domizia Lepida, sotto l'accusa di aver cospirato contro Agrippina, divenuta imperatrice, venne condannata a morte e Nerone, all'età di 12 anni, testimoniò contro di lei.
Domizia Lepida preferì togliersi la vita di sua mano.

Fu nel 50 che Lucio Domizio Enobarbo mutò il nome in Nerone Claudio Cesare, quando cioè, su suggerimento di Agrippina, l'imperatore Claudio lo adottò, benché Nerone fosse maggiore di qualche anno del figlio di lui Britannico.

Sempre per volere della madre, Nerone nel 54 sposò Ottavia, figlia dell'imperatore e, quindi, sua sorellastra, salvo ripudiarla nel 62, accusandola di sterilità, per passare immediatamente a nuove nozze con la bellissima e seducente Poppea Sabina.                                                                                                                                                                                                                                                                                                              
Poppea, più anziana di lui di sette anni, donna scaltra ed intelligente, considerata la donna più bella di Roma, era riuscita ad allontanarlo da Atte, una liberta che aveva destato per lungo tempo la passione di Nerone e ne era divenuta pubblicamente l'amante.
La povera, docile Ottavia, invece, fu assassinata in esilio nell'isola di Pandataria: aveva solo 21 anni.

Quando l'imperatore Claudio nel 54 morì, Agrippina Minore con l'aiuto dei pretoriani operò affinché Nerone venisse subito eletto imperatore nonostante l'esistenza di Britannico.

Britannico e Claudio morirono ambedue per avvelenamento, anche se per Claudio rimane qualche dubbio: forse si era trattato di un malore dovuto all'ingordigia. Britannico, invece, fu ucciso per ordine dell'imperatore Nerone durante un banchetto.

Conseguito il titolo di Imperatore a 17 anni, Nerone ben presto si era trovato in conflitto con la madre che tendeva ad usarlo come strumento per saziare la sua sete di potere.
Ad aiutarlo nel porre un freno alla sua intrigante ingerenza Nerone ebbe il sostegno di Afranio Burro (prefetto del pretorio e, quindi, di fatto colui che l'aveva aiutato nell'ascesa) e Seneca, che informarono l'azione di governo a criteri di oculata moderazione, tanto che i primi cinque anni del principato di Nerone furono considerati fra i più felici dell'Impero, anche per la pace sociale.
Il benefico influsso dei due consiglieri, che gli lasciavano spazio per sfogare le sue passioni, onde avere maggiore libertà di gestione nella cosa pubblica, naturalmente si scontrava con il risentimento di Agrippina.
L'uccisione di Agrippina, ordinata da Nerone e avvenuta presso Baia nel 59, e che parve a Seneca, se non a Burro, una necessità per la sicurezza dello Stato, se da una parte fu la liberazione da una soggezione dannosa, dall'altra costituì l'inizio di un governo dispotico, in quanto, sentendosi finalmente nelle mani il potere, Nerone diede inizio ad un governo che degenerò totalmente nel 62, alla morte di Burro.
Il valente consigliere venne sostituito con Ofonio Tigellino, un individuo depravato e senza scrupoli, il che indusse Seneca a rinunciare al suo compito di consigliere.

La passione di Nerone per l'arte drammatica e per i giochi, unita ad un desiderio di fama che si può definire puerile, deflagrò, spingendolo ad esibirsi sui palcoscenici come poeta e musico e a gareggiare nei circhi: il citaredo non aveva più freni.

Fu durante il soggiorno ad Anzio di Nerone e Poppea che Roma prese fuoco: il furioso incendio durò ininterrottamente per nove giorni, dal 19 al 28 luglio del 64.
Nerone fu accusato di esserne l'autore: a sua volta, per difendersi, egli incolpò i cristiani.
Nessuna delle due accuse sembra comunque essere veritiera.
Per gli edifici di Roma, massime per le residenze popolari, si usava molto legno, in particolare per le strutture dei solai e dei tetti; l'arco di pietra o laterizi, elemento impegnativo e costoso, era riservato alle opere imponenti e prestigiose. Ancora molto legno era usato per arredi, strumenti e focolari: non erano rari, perciò, i casi di incendio; tanto più che le costruzioni si ergevano molto vicine le une con le altre. Si dice, inoltre, che i costruttori, almeno inizialmente, per speculare sull'avvenimento nulla avessero fatto per frenare il fuoco, anzi, avessero contribuito in qualche modo ad aizzarlo.
Comunque, con l'accusa contro i cristiani Nerone, cosciente o no, fu l'artefice della loro prima persecuzione (non fatta per motivi religiosi): furono arsi vivi, crocefissi, dati in pasto ai cani.
Non bisogna dimenticare che la maggior parte degli adepti cristiani erano schiavi o di condizione infima, un nulla nella scala sociale (la religione cristiana era considerata appunto una religione di schiavi): una genia ritenuta fonte di rivolte e di avversione verso lo Stato.
È vero che Nerone sfruttò il disastro cittadino per farsi costruire una sontuosa dimora nella vasta zona dell'Esquilino e del Palatino, la Domus aurea. Dice Tacito: "...dove non tanto erano da ammirare gemme, ori, e ingegno costruttivo, quanto terreni coltivati e laghi: di qua parchi con foreste, di là liberi spazi e prospettive..."

Nel 65 Nerone, scoperta una congiura contro di lui (a dettarla si dice siano stati lo spreco di denaro pubblico, le vanitose stravaganze e il diffuso senso di paura che cominciava a diffondersi), mandò a morte molti membri della gioventù dorata romana e intellettuali, fra i quali Seneca, sebbene, a quanto dicono Tacito e Svetonio, egli ne fosse estraneo, perché si era ritirato in solitudine e lontano dalla politica.
Nello stesso periodo anche Poppea, che era incinta per la seconda volta, morì; pare per un calcio dello stesso Nerone.
Dopo pochi mesi Nerone sposò Statilia Messalina  (da non confondersi con la più nota e vituperata Valeria Messalina, terza moglie di Claudio).
Scarse sono le notizie su Statilia Messalina: si conosce che era bella e sensuale, ma anche colta e raffinata, dotata di una personalità piuttosto scaltra, simile a quella di Poppea. Fu vicina al marito in Grecia e nel suo periodo di massimo splendore, ma non appena ne ebbe intuita la fine ormai imminente si defilò abilmente e addirittura non partecipò alla sua cerimonia di sepoltura.

Dopo le nozze, nel 66 d.C., soddisfacendo un'antica aspirazione di lui, Nerone e Messalina avevano intrapreso un viaggio in Grecia; qui Nerone partecipò a gare di ogni sorta (naturalmente vincendole tutte), sia equestri che poetiche, ottenendo grandi acclamazioni.
Tornato a Roma nel 68, a riconoscimento dell'accoglienza ricevuta, deliberò immediatamente la libertà alla Grecia, trasformandola da provincia a Stato federato (quindi libera da tributi); ma dopo la lunga assenza si trovò a fronteggiare le aperte ribellioni delle più importanti province.
Abbandonato man mano dai suoi governatori e privo dell'aiuto dei pretoriani, che nutrivano rancori verso di lui, fu dichiarato nemico pubblico dal Senato e costretto a fuggire e a nascondersi presso la villa di un suo liberto sulla via Cassia, a pochi chilometri dal centro di Roma.
Il 9 giugno del 68 d.c. si diede la morte aiutato dal suo segretario Epafrodito, lamentando che con lui moriva un grande artista; aveva 31 anni.
Fu devotamente sepolto da Atte in Campo Marzio.

A testimonianza del revisionismo neroniano, riportiamo due brevi stralci di quanto Massimo Fini, giornalista, scrittore, drammaturgo ha scritto nel suo libro: "Nerone. Duemila anni di calunnie".
"La realtà è che Nerone fu un grandissimo uomo di Stato. Durante i quattordici anni del suo regno l'Impero conobbe un periodo di pace, di prosperità, di dinamismo economico e culturale quale non ebbe mai né prima né dopo di lui. Certamente fu un megalomane, un visionario, uno che, direbbe Nietzsche, pensava in grande stile e che cercò di modellare il mondo sulle proprie intuizioni e immaginazioni, l'artefice di un'arditissima rivoluzione culturale con la quale intendeva dirozzare i romani e indirizzarli verso la mentalità e i costumi ellenistici, molto più civili e raffinati. Fu un uomo in grande anticipo sui suoi tempi, un bizzarro incrocio fra un principe rinascimentale, dalla cultura e dai gusti sceltissimi, a volte persino barocchi, e un teppista, un ragazzaccio avido di vita e di piaceri.
... omissis ...
Chi lo capì fu la plebe romana che lo amò sempre moltissimo. Tanto che se esiste una leggenda negativa su Nerone ce ne fu anche una positiva coeva alla sua fine. Anche la plebe romana, per motivi diametralmente opposti a quelli degli autori cristiani, si rifiutò di credere che l'imperatore fosse morto davvero e coltivò a lungo l'illusione che, prima o poi, sarebbe tornato per renderle giustizia."


11 commenti:

  1. Ho sempre pensato che per questa rubrica, "Appunti di storia" fosse un titolo accattivante, un po' vecchiotto, ma anche riduttivo e non rendesse giustizia al lavoro così minuzioso e completo di Serenella. E con questo Nerone sei andata molto oltre i semplici appunti, hai messo insieme un quadro di una completezza straordinaria.
    Questi articoli meritano di essere più visibili sul web, gli dovremo fare una copertina come si deve... Niente paura, ghe pensi mi! Intanto complimenti da parte mia.

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    1. Serenella Tozzi8 maggio 2014 22:29

      Grazie Franco. Aspetto, allora, e sono convinta che sarà davvero un bel lavoro.

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  2. Il povero Nerone, come anche Caligola, è stato probabilmente vittima del fatto che tutti gli storici romani erano di estrazione aristocratica, pertanto chi, come Nerone, si oppose al Senato facendo magari leva sul popolo (populismo d'antan, lo si potrebbe chiamare?) venne dipinto come un tiranno.
    Il poveretto, tra l'altro, non crebbe in quella che si può definire "una famiglia felice".
    Studi ancora più recenti, magari discutibili, ma interessanti, basandosi sui ritratti imperiali - i romani non idealizzavano troppo le fattezze dei loro imperatori - hanno ipotizzato che Nerone ed altri imperatori un po' chiacchierati soffrissero, in età non più giovanile, di patologie vere e proprie.
    Qualcuno ha anche ritenuto di individuare i sintomi dell'avvelenamento da piombo o mercurio, se non ricordo male (del resto i giunti delle tubature erano in piombo ed erano pochi, all'epoca, ad avere l'acqua corrente in casa).

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  3. Certo, anche il saturnismo dice Rubrus.
    Di mio, vorrei ricordare la vulgata sul caso costruita ad arte dal cristianesimo nel corso dei millenni.
    Con odio e senza carità.
    Come sempre, quando si tratta-va di denigrare gli oppositori visti come nemici acerrimi.
    Con l'occasione rammento la malignità con cui il nome di Nerone è stato associato al famigerato 666 dell'Apocalisse.
    Secondo una certa cabala, il numero 666 corrisponde in trascrizione alfabetica a Nero Caesar ( Cesare Nerone ).
    Identificandolo così alla Bestia o Anticristo.
    Ottima la ricostruzione storica.
    Siddharta

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  4. Ah certo... come dimenticare il "Quo Vadis" di Sienkiewicz? e la versione di Mann?
    Ironia della sorte: Nerone - che comunque approfittò degli incendi che distrussero Roma per acquisire a poco prezzo le aree devastate su cui fece erigere i suoi palazzi - fu accusato di aver fomentato la "leggenda nera" dei cristiani e divenne lui stesso "leggenda nera".
    In realtà la damnatio memoriae fu iniziata anche dai suoi successori - Vespasiano, Traiano ecc distrussero la domus aurea per costruirvi le proprie terme ed il Colosseo che sorge al posto di un laghetto e che deve il suo nome ad una statua - colossale - di Nerone che stava lì davanti raffigurato con le fattezze di Elios, il sole.

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    1. Serenella Tozzi8 maggio 2014 22:25

      Non furono i palazzi a richiedere tanto dispendio di denaro da parte di Nerone, fu il Palazzo: la Domus Aurea.
      Davanti all'entrata principale era posta la colossale statua dell'imperatore nelle vesti del dio sole.
      La Domus coi suoi giardini si estendeva per circa 250 ettari e i molti accorgimenti tecnici che furono adottati nella costruzione ebbero ripercussioni sul futuro, non ultima l'ideazione della volta della cupola di una grande sala ottagonale dei convivi, che si dice fosse girevole.
      La Domus Aurea era considerata splendida, rivestita di ori, avori e pietre preziose; per questo fu chiamata così.
      I dipinti che rivestivano le sue pareti erano di una raffinatezza esemplare, tanto che grandi pittori dell'antichità, calandosi dall'alto con delle corde attraverso buchi fatti nel terreno che loro credevano appartenenti a delle grotte, cominciarono a ricopiarli. Da qui la definizione di "grottesche" per le loro riproduzioni. Fra i tanti che se ne avvalsero basti ricordare Pinturicchio, Ghirlandaio, Raffaello, Giovanni da Udine e Giulio Romano. Anche Michelangelo ebbe maniera di calarsi nelle cosiddette grotte.
      Ancora oggi, benché sia stata depredata e distrutta, fa sentire la sua maestosità.
      Ho avuto la fortuna di visitarla prima che ne impedissero l'accesso per questioni di sicurezza, e ne ho tratta un'impressione indimenticabile.
      Fortunatamente si prevede che sarà possibile visitarla nuovamente dall'estate prossima.

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  5. Dovizia di particolari molto interessanti in questa bella biografia dii Nerone, cui viene restituito un profilo molto più realistico e meno caricaturale.
    Continuo ad apprezzare con convinzione la misura con cui proponi queste tranches di storia dicendo ciò che c'è da dire, con la capacità di restare leggera.
    (Ma il saturnismo degli antichi romani, se non sbaglio, era per via del vino tenuto nelle botti di piombo, no?).

    Franco "Pale"

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  6. Serenella Tozzi8 maggio 2014 22:21

    Gli antichi romani usavano recipienti di piombo per uso alimentare e anche i tubi che trasportavano l'acqua erano di piombo.
    Ricordo un divertente epigramma di Marziale in cui si pentiva di aver bevuto di nascosto l'acqua che sgorgava a casa di un amico (era una cosa per ricchi) perché gli era venuto un gran malessere. Pensava di essere stato punito da qualche deità per l'illecito commesso.

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  7. Ciao Serè. Hai fatto veramente un bel lavoro. Un piccolo trattato di ampio respiro, non hai lasciato nulla per strada... forse quell'omissis mi ha dato l'opportunità di collegare la figura di Nerone a personaggi più recenti della nostra storia, così per essere maligna.
    Brava!

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  8. Ottima ricerca Serenella, ricca di spunti interessanti. Bello seguirti in questo lavoro, brava tu a rendere gli argomenti accattivanti. E quando si parla di storia non è da tutti :-)

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  9. E' stato molto utile leggere questi appunti su Nerone. Per anni, forse causa una cattiva informazione scolastica, abbiamo coltivato una immagine del tutto negativa di questo personaggio storico e lo abbiamo sempre ricordato come l'autore dell'incendio di Roma e di altre nefandezze. Questa accurata analisi storica ci restituisce invece un Nerone affatto banale ed insulso, capace di grandi iniziative culturali e politiche. Non è un caso che i romani continuassero ad amarlo
    anche dopo la sua morte.

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