domenica 4 maggio 2014

Siddharta (34) - Pensieri cinici quotidiani




A)– Pesi e misure.Caino, dopo aver ucciso il fratello, si meritò la protezione divina al grido di < Nessuno uccida Caino! >.
Chi mai poi avrebbe potuto ammazzarlo non è dato di sapere…
Comunque il fratricida col tempo si arricchì e per contare e difendere i suoi beni s’inventò i pesi e le misure.
All’inizio del mio lavoro giovanile fui assegnato all’Ufficio metrico locale e quale erede di Caino presi confidenza con la metrologia locale a garanzia delle transazioni commerciali.
Non essendomi però arricchito nel tempo a causa della mia vituperata onestà, non potei poi servirmene a scopi personali come il progenitore biblico…

A) – La musica.
L’onda di riflusso negativo la stiamo pagando proprio adesso.
Dopo decenni di disattenzione e trascuratezza nell’insegnamento scolastico della musica, ci troviamo del tutto a digiuno nella pratica di quest’arte.
Facciamo grandi scorpacciate d’ascolto, ma per lo più siamo incapaci di produrla personalmente.
La musica andrebbe coltivata come educazione culturale negli anni di formazione da studenti.
La sua importanza pratica si riflette sulla creatività, immaginazione, socializzazione dell’individuo.
Che già da neonato è in grado di reagire emotivamente e positivamente agli stimoli musicali.
Potenziando anche le sue abilità linguistica e di relazione.
I quali neonati reagiscono benissimo alla musica armonica e malissimo a quella dodecafonica.

C) – Non siamo i soli.
Seneca soleva arricchire i suoi scritti con florilegi, ammettendo così di cogliere spesso i fiori letterari < dai giardini degli altri >.
Un po’ come tutti noi…

SIDDHARTA
7.5.2014



A) – Il sogno.
Finalmente la Ministra Stefania Giannini parrebbe aver le idee chiare in tema istruzione, università e ricerca ( MIUR ).
Se tutto non verrà affossato dai soliti franchi tiratori parlamentari, i dottorati di ricerca dovrebbero far il loro ingresso nella scuola e financo nelle imprese ( dottorati industriali ).
In quest’ultimo caso per dar l’addio al capitano d’industria self made man, tutto intuito, per far luogo alla scelta mirata in un mondo produttivo globalizzato e specializzato.
Non è più possibile sbagliare impresa ( ad es. fabbricare saune da esportare in Africa equatoriale… ).
Ma i dottori e i dottorandi di ricerca farebbero un gran bene anche all’area degli editor, dei premi e concorsi letterari ( giurie condizionate dai pezzi da novanta inamovibili, di parte, incompetenti e confusionari ), persino del web a riduzione e controllo degli illusi aspiranti imbrattacarte.
Un sogno irrealizzabile? Massì, sognare non è vietato…

B) – E’ la fine.
Per buttarla alla Vico giusta la sua teoria dei corsi e ricorsi storici ( a periodi depressivi si alternano periodi di ripresa ed espansione ), dovremmo aspettarci alla fine del tunnel dell’attuale crisi socio-etico-politico-economico- religiosa la schiarita di un nuovo assetto di prosperità e progresso.
Vorrei sbagliarmi, ma a fronte della pressione islamica, delle popolazioni in movimento e delle economie emergenti ( Asia orientale, Africa del petrolio, ecc. ) ritengo che l’Europa occidentale, e segnatamente l’Italia, dovrà limitarsi a gestire il proprio declino irreversibile sotto i vari aspetti.
Ci sarà un sovvertimento mondiale che ci spazzerà via, come già per l’Impero romano dei tempi.

C) – Profondo nero.
Letta da qualche parte: < La tratta degli schiavi del passato era il mercato nero degli africani… >.  


SIDDARTA

5.5.2014


A) – Riconoscimento.
Recentemente, dopo la tentata asfissia finanziaria come ente inutile, la nostra prestigiosa Accademia della Crusca ha sollevato la < pretesa > di un riconoscimento costituzionale della lingua italiana, come per il tricolore e le minoranze linguistiche.
Personalmente non miro a tanto, ma all’impegno da parte dei letterati nella difesa della nostra lingua.
Non se ne può più dei loro attacchi distruttivi, e non solo nella parlata degli incolti.
<< Distrugiamo la gramatica. Io ho già cominciato a farlo >>, recitava un dazebao universitario negli anni della contestazione.
Che deve aver fatto proseliti, anche in tema di sintassi, interpunzione, ecc. , a giudicare dalla narrativa e dalla poesia dell’oggi…

B) – Lo spartito.
Il grande Maestro Toscanini un giorno ricevette in plico lo spartito di un giovane aspirante compositore.
Ecco la sua risposta, che potrebbe estendersi benissimo a tanta nostra letteratura ultracontemporanea spericolata :
< E’ pieno di cose nuove e belle.
Ma le cose belle non sono nuove e le cose nuove non sono belle! >…

C) – La fuga.
Oggi come ieri, tutto un mondo in fuga da una solitudine senza scampo.
Nasciamo, viviamo e moriamo soli.

SIDDHARTA
3.5.2014


A) – L’ottimo.
Dopo anni di servizio, mi lamentai col mio superiore per la qualifica di < distinto > affibbiatami ( si andava dal cattivo su su fino al distinto e quindi all’ottimo ).
Dopo tutto l’impegno da me profuso nello spianargli la strada, mi par d’avergli detto…
L’Eccellenza Megagalattica mi fissò sorpreso, sibilando < ma se do l’ottimo a lei, io a me cosa dovrei darmi? >!

B) – Ragazze madri.
L’Istituto per ragazze madri era una fondazione ad opera di una ricca zitella che avanti di morire aveva pensato di salvarsi nell’Aldilà.
Il fabbricato molto bello, con giardino, ecc. era circondato da un’alta recinzione, per impedire l’ < evasione > delle pulzelle.
Ogni stanza assegnata era attrezzata con angolo cottura, culla e fabbisogno vario.
L’assistenza medico-tecnico-pedagogica era ottima.
La Direttrice, persona competente e sensibile, ogni giorno mi recitava il rosario delle inadempienze all’interno dell’Istituto.
Come dirigente cercavo di tamponare.
Ma né lei né io riuscimmo mai ad impedire un comportamento ripetitivo delle ospiti.
Di notte le ragazze scavalcavano la recinzione, si accompagnavano al balordo di turno che le aspettava al di là del confine e poi all’alba facevano ritorno all’ovile.
Tempo un anno e abbandonai l’incarico per disperazione: le giovani erano del tutto intrattabili e incontrollabili.
Certamente non ero professionalizzato al riguardo.

C) -  La < E >.
La E è la lettera alfabetica più frequente in inglese.
<< Lo scarabeo d’oro >> è uno dei racconti più celebri dello scrittore americano Edgar Allan Poe.
Esso contiene un misterioso messaggio in codice che è stato decifrato ricorrendo alla frequenza statistica delle lettere in inglese.
Tale crittogramma conduce ad un altro mistero ancor più indecifrabile.

SIDDHARTA

1.5.2014



1° MAGGIO FESTA DEL LAVORO 

La canzone del disoccupato

Il lunedì vien dopo la baldoria,
e per finir in gloria
nessuno a lavorar.

Il martedì è quello susseguente,
non voglio più far niente,
non vado a lavorar.

Il mercoldì è il giorno di mercato,
sarebbe un gran peccato
se avessi a lavorar.

Il giovedì è il giorno di vacanza,
e come vuol l'usanza
assurdo lavorar.

Il venerdì è giorno benedetto,
io voglio stare a letto,
non anche a lavorar.


Il sabato è giorno di vigilia,
sarebbe meraviglia
vedermi lavorar.


E la domenica è il giorno di riposo,
sarebbe scandaloso
pensar di lavorar.

( rielaborazione della filastrocca < La canzone dello studente >, di Siddharta ).



A) – Il brodo di giuggiole.
Quand’ero studente universitario, nel tempo libero la mia massima aspirazione era quella di poter invitare a pranzo un qualche docente.
Quando vi riuscivo, andavo in brodo di giuggiole.
Proprietà e fluidità di linguaggio, profondità di pensiero, spirito di ricerca, naturale modestia.
Ascoltavo il professore di turno come ipnotizzato.
Poi la vita attiva non mi ha più gratificato così tanto: un mondo di vanagloriosi dediti solo ad ascoltarsi, inculturati e noiosi.
Il sapere è la sola condizione che rende l’uomo libero nel pensiero e nelle azioni, giustamente superiore su questa terra.
Basta che ne faccia buon uso.

B) – Crisi di coscienza.
Per molti di noi dovrebb’essere un dramma pesante l’insopportabilità della propria coscienza.
Come nel riconoscere che sì gli altri hanno ragione, ma riteniamo irrinunciabili le nostre convinzioni.
Col risultato di perseverare nell’errore pur di non ammettere d’aver torto a favore delle opinioni altrui.
La mia adorata Santippe, ad esempio, pur di non dover convenire d’aver sbagliato, si arrampica pericolosamente sui vetri dell’impossibile logico, nell’irrazionalità dell’assurdo.
Quante Santippe/i ci sono in giro, purtroppo…

C) – Crittografia.
VO DBSP TBMVUP B UVUUL L MFUUPSL.
Se userete la chiave ridotta di Cesare saprete cosa vi ho scritto…

SIDDHARTA
30.4.2014


A) – La solitudine dei numeri primi.
E’ il titolo di un fortunato romanzo di Paolo Giordano, tra l’altro imposto dall’Editor.
Il numero primo è quello diverso da 1 e divisibile solo per se stesso e per l’unità.
Sono numeri primi 2, 3, 5, 7, 11…
Essi sono infiniti.
Con un timbro postale del 1968 la città di Urbana ( USA ) celebrò la scoperta di un nuovo numero primo di Marsenne.          

B) - Camminare insieme.
La mia adorata Santippe mi ha messo tra le mani il periodico parrocchiale dal titolo < Camminare insieme >.
Non l’ho sfogliato, ma mi sono soffermato a pensare su quelle due parole, un verbo ed un avverbio.
Bellissima endiadi, mi sono detto. 
Poi ho visionato nell’immaginario una folla raccolta in cammino, solidale, piena di certezze e speranza.
Risalendo la fila della processione, sono giunto agli apripista tutti compresi nel compito del condurre la massa bisognevole.    
E subito mi sono scoraggiato: le solite facce da imbonitori, il parlare a vuoto, le sopravvesti riccamente intessute, le tenere mani di chi non ha mai conosciuto la zappa.
A quella vista interiore ho buttato la rivista nel caminetto.         
D’altra parte, a consolazione, mi son detto che altrove persino ai pregiudicati è consentito guidare politicamente milioni di seguaci adoranti.   

C) – Il culto della personalità.
Domenica  27 aprile 2014 nelle due Città eterne c’erano quattro Papi, di cui due viventi.
Come a dire che se la suonano e se la cantano tra di loro…

SIDDHARTA

29.4.2014


A – SRCM.
In servizio militare andavo spesso in addestramento al campo di tiro.
Si lanciavano tra l’altro le bombe a mano SCRM.
Su tre lanci, in media una non esplodeva.
Ricordo ancora con apprensione il maresciallo artificiere incaricato di farle brillare, quelle rimaste inerti sul campo.
Era un uomo d’età, certamente con famiglia: prima di accostarsi alla bomba dispersa si faceva sempre il segno della croce.
Uomo coraggioso e valoroso, dico io, che esponeva la vita per quattro soldi.

B) – Il risotto.
    Augusto Guido Bianchi, cronista milanese del Corriere della Sera, nel 1905 scrisse in versi la seguente ricetta del risotto alla milanese
    inviandola all’amico di lunga data Giovanni Pascoli:

 Occorre di carbone un vivo fuoco;
la casseruola; cento grammi buoni
di burro e di cipolla qualche poco.
Quando il burro rosseggia, allor vi poni
il riso crudo; quanto ne vorrei
e mentre tosta l’aglio e scomponi.
Del brodo occorre poi: ma caldo assai;
messine un po’ per volta, che bollire deve continuo, né asciugarsi mai.
Nel tutto, sulla fine, diluire
di zafferano un poco tu farai
perché in giallo lo abbia a colorire.
Il brodo tu graduare ben saprai, perché denso sia il riso, allor che è cotto.
Di grattugiato ce ne vuole assai.
Così avrai di Milan pronto il risotto.

Al che il Poeta così gli rispose con una controricetta romagnola:
Amico, ho letto il tuo risotto in …ai!
E’ buono assai, soltanto un po’ futuro,
con quei tuoi “tu farai, vorrai, saprai”!
Questo, del mio paese, è più sicuro
perché presente. Ella ha tritato un poco
di cipolline in un tegame puro.
V’ha messo il burro del color di croco
e zafferano (è di Milano!): a lungo
quindi ha lasciato il suo cibrèo sul fuoco.
Tu mi dirai:”Burro e cipolle?”. Aggiungo
che v’era ancora qualche fegatino
di pollo, qualche buzzo, qualche fungo.
Che buon odor veniva dal camino!
Io già sentiva un poco di ristoro,
dopo il mio greco, dopo il mio latino!
Poi v’ha spremuto qualche pomodoro;
ha lasciato covare chiotto chiotto
in fin c’ha preso un chiaro color d’oro.
Soltanto allora ella v’ha dentro cotto
Il riso crudo, come dici tu.
Già suona mezzogiorno…ecco il risotto
romagnolesco che mi fa Mariù.

C) – Se.
Se dio può e non vuole è crudele.
Se vuole e non può è impotente.
Se non può e non vuole non esiste.
( rilettura di Jonathan Preest da parte del Sid )

SIDDHARTA

27.4.2014


A) – Archimede e il fenomeno del 3,14…
Com’è noto il < pi greco >  ( π )  ha un valore pari a 3,14…
Il che significa che se con un filo costruisco una circonferenza di un metro di diametro, poi taglio il filo e lo stendo a terra a mo’ di segmento, quest’ultimo avrà la lunghezza di mt 3,1415926535…
Archimede ( 287-212 a.C. ) la sapeva lunga…
Ma già secoli prima del siracusano la Bibbia ebbe a cimentarsi con una specie di pi greco.
Secondo il primo libro dei Re 7, 23  nel tempio del re Salomone costruito nel 950 
a.C. esisteva un lavacro bronzeo:
< Poi fece il «Mare» di metallo fuso, che aveva dieci cubiti da un orlo all'altro; era di forma perfettamente rotonda, aveva cinque cubiti d'altezza, e una corda di trenta cubiti ne misurava la circonferenza >.
Di qui si deducono le misure del diametro e della circonferenza del bacile, e quindi del pi greco pari a 3.
Mica male l’approssimazione dati i tempi, non è vero?
Curiosità: il 3,14 è un numero decimale illimitato non periodico, detto anche numero trascendente o eterno.
Dopo la virgola seguono miliardi di cifre.
Ad oggi pare che si siano calcolati 51 miliardi di decimali del  π ! 

B) – HAL.
Tutti ricordano < 2001: Odissea nello spazio >, il film di Kubrick del 1968.
Ed anche HAL, il computer cattivo di bordo poi disattivato.
Ma forse non sapete che HAL era una sigla criptata: sostituendo ciascuna lettera con la successiva si ottiene IBM.
Ma l’IBM di allora, leader nel settore, non poteva consentire di abbinarsi ad un cervellone informatico mal funzionante e maligno…

C) – Predizioni.
Michael Stifel ( 1487-1567 ), matematico-astronomo-astrologo tedesco di fama, profetizzò la fine del mondo per il 3.10.1533 alle ore 8 del mattino( sul giorno esatto gli storici sono in disaccordo ).
Poiché fallì nella previsione, fu inseguito dal popolo inferocito che voleva giustiziarlo.
Si salvò appena in tempo rifugiandosi in un carcere…

SIDDHARTA
25.4.2014



A) – L’equilibrio.
Sicuramente ci avrete badato anche voi.
Appena si compie un’azione lodevole, subito il male si prende la rivincita.
Naturalmente non ho pretese scientifiche, ma la lunga esperienza di vita mi ha più volte confortato in tal senso.
Chi va in Chiesa a pregare con le labbra, poi torna a casa per niente confortato: anzi è quella l’occasione migliore per esplodere in una seria di alterchi verbali e manuali della peggior specie.
Il mio principio s’espande anche ad altre occasioni.
Se sono generoso col prossimo e non ne faccio mistero, eccoti subito che tra le mura domestiche o nelle relazioni sociali è tutto un fiorire di proteste contro i poveri, gli immigrati, i diversi, ecc. considerati fannulloni, pericolosi, un peso sociale a nostro carico…
In conclusione sono convinto che bene e male siano in costante duraturo rapporto di equilibrio tra di loro: se si pende da una parte, subito l’altra si prende la rivincita pareggiando i conti.
Come i liquidi versati nei vasi comunicanti.
Illuminanti le iniziative politico-economiche a favore dei più deboli di questi giorni.
E allora?
Parrebbe più conveniente restare immobili e non alterare gli assetti esistenti…

B) Lo spoglio.
Fin dentro gli anni sessanta il conteggio delle schede elettorali avveniva manualmente.
Ricordo la sala del palazzo governativo attrezzata con una serie sterminata di calcolatrici vecchia maniera e con uno stuolo di operatori che si avvicendavano a turno anche di notte, tra una confusione indescrivibile.
Ho sempre nutrito dubbi sull’esattezza dei risultati e tante certezze sulle manipolazioni.
Chissà se all’epoca il referendum istituzionale del 2.6.1946 abbia espresso effettivamente la volontà popolare sulla scelta della forma repubblicana anziché quella monarchica…

C) – Il posto.
E’ stato detto che l’unico posto dal quale s’è certi di restare inamovibili sia la fossa dopo morti.
Ma forse, aggiungo io, nemmeno quella...

SIDDHARTA

23.4.2014

29 commenti:

  1. Chi lo sa se esiste davvero una legge di compensazione universale. E' un concetto che sentivo ripetere dalla mia mamma, quando le cose andavano male attendeva fiduciosa la fine della sfiga, lei la chiamava provvidenza ma il concetto è chiaro. La saggezza popolare non fa cenno a questa legge di compensazione, ma avverte che, dope lu ride vè lu piagne, e non dice il contrario. Anzi da tutte le parti si dice chi vive sperando muore eccetera eccetera. Il maestro mi perdonerà se oso trattare argomenti filosofici di tale levatura con tanta leggerezza, il mio peso specifico è così insignificante che non conosce le profondità di pensiero e non mi resta che galleggiare in superficie. :-)

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    1. < dopo lu ride vè lu piagne >.
      Dalle mie parti è più corrente il detto < dopo la pioggia viene il bel tempo >.
      L'inversione suddetta si riscontra anche nell'adagio < su allegro, che dopo questa malattia ti aspetta solo la salute... >.
      Sulla filosofia: preferisco la nostra spicciola di tutti i giorni a quella paludata e involuta di Cacciari and company.
      Filosofica/mente, Sid.

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  2. Tu sai quanto mi attragga la parola equilibrio anche se in contesti diversi. In questo devo dire che a parte la metafora dei vasi comunicanti che trovo molto appropriata, mi sembra che la legge dell'equilibrio tra bene e male rispecchi l'equilibrio di fondo per chi ci crede. Voglio dire che la bilancia pende in relazione alla positività o negatività della persona. Essere ottimisti o pessimisti per intenderci porterà a vedere bene e male squilibrati sulla famosa bilancia. Poi c'è la filosofia popolare consolatoria per cui i proverbi accarezzano le cattive sorti con promesse suadenti che chissà quando si verificheranno...Da me si dice che dopo la tempesta c'è sempre il sole o qualcosa del genere...Il mio problema è che non ho equilibrio neanche nel definirmi, mica lo so se sono pessimista o ottimista, diciamo che vado a minuti...Scusa il tenore veramente basso di questo intervento...Equilibrio, che parola difficile Sid

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    1. Effettivamente quando si dice che il tale è < persona equilibrata >, subito scattano i punti di vista personali.
      Può esserlo benissimo per noi e non per altri.
      Soggettivando, mi par di capire che tu, al pari di me, cammini sul filo del rasoio ( ah, benedetto Somerset Maugham... ).
      Ed ecco che subito mi smentisco: mi ritengo soggetto < molto equilibrato >, ma l'adorata Santippe e gli sguardi terrei del prossimo mi dicono tutto il contrario...
      Affettuosa/mente, Sid.

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  3. 3) ovvio che no. Ci sono le riesumazioni. I tempi di sepoltura e dissepoltura dipendono dai comuni.

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    1. Quindi, restando in punta di logica, mi dai ragione: non si può stare tranquilli neppure nella fossa...
      Una volta di più le massime nella loro stringatezza sovente prestano il fianco anche all'esatto contrario, con buona pace di tutti.
      Sid

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  4. Certo. E' il problema delle proposizioni universali, affermative o negative che siano: basta che siano smentite in un solo caso e crolla tutto.
    Vedrai che avendo tempo riuscirò a parlare di logica minor e logica maior...

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  5. Riso crudo quanto ne vorrei, oppure ne vorrai?

    E il midollo????
    La ricetta tradizionale del risotto alla milanese prevede l'aggiunta del midollo. Che fine ha fatto il midollo?

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    1. Hai ragione, però l'indimenticato Artusi prevede anche una ricetta senza midollo di bue. Perchè più leggera.
      Nei nostri lustri, poi, la mucca pazza l'ha fatto bandire...
      Sid

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    2. Sul condizionale ( vorrei ): ma forse un refuso dall'originale che non ho, chissà.
      Sid

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  6. I numeri primi di Marsenne, da non confondersi con quelli propriamente detti. Sono due cose diverse, un po' come la serie Fibonacci.

    Pare che esistano cacciatori di numeri primi Marsenne, infatti dopo un certa soglia diventa impossibile scovarne senza l’ausilio di potenti calcolatori elettronici.
    Stimolato dal PCQ mi sono affacciato su internet e ho scoperto che alla fine del 1800, un tale di cui non ricordo il nome, scoprì un numero primo di quasi venti cifre, diciannove per l’esattezza. L’ultimo numero primo scoperto è dell’anno scorso e ha quasi diciottomila cifre. Avete capito bene, un numero con 18.000 cifre.

    Purtroppo in questo spazio riservato al commento, non è possibile digitare i numeri delle potenze, quindi resta difficile da spiegare.
    Comunque ci provo

    M2 = 2 (alla seconda) -1 = 3
    M2 = 2 (alla terza ) -1 = 7
    M3 = 2 (alla quarta ) -1 = 15
    eccetera


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    1. Taluni hanno affermato che la letteratura non potrebbe esistere senza la matematica.
      Quest'ultima addirittura tiranna: quando s'impone un numero fisso di cartelle per un testo, nella metrica sillabica e strofica, nel numero delle copie stampate, ecc. ( ognuno può divertirsi a scoprirne la presenza... ).
      Sono contento che la mia passione per i numeri trovi un poco di rispondenza!
      Sid

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  7. a) Il mio amatissimo professore delle medie diceva sempre: "prima dei compiti fate un bagno d'umiltà e dopo averli fatti ripetetelo..."
    b) sulle ragioni ci sarebbe molto da dire, così come sulle logiche che guidano le opinioni e dunque sulle coscienze. Le verità sono infinite, siamo solo noi ad essere finiti purtroppo.
    c) aspetto con ansia, curiosa/mente

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    1. Su C):
      Cara Sara, sei tu che devi trovare la chiave, peraltro di facile accesso.
      In caso di difficoltà ti darò indicazioni.
      Sid

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  8. Più cinico di così... oggi, non si poteva!

    1°Maggio
    Per carità, dissacriamo pure anche il primo maggio, facciamo pure ironia sulla festa dei lavoratori, ma non so perchè, di questi tempi, non mi viene da ridere pensando ai veri disoccupati. Non sono portato al piagnisteo e penso che i giovani d'oggi debbano reagire a questa situazione con più energia, ma senza fare della demagogia, oggi potevi ricordare il primo maggio diversamente, meno cinico del solito insomma.
    Pace e bene Maestro, avrai i tuoi buoni motivi e io sono curioso di sentirli.:-)

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  9. 45% di disoccupazione giovanile.
    Penso che abituatisi a non lavorare, i disoccupati cassintegrati si trovino magnificamente a passare le giornate senza far niente.
    Con un minimo stipendiale ed a carico dei genitori è meglio evitare lavori pesanti, noiosi, disdicevoli, godendosi la giornata libera e andare a spasso.
    Dalle mie parti torme di giovani ciclisti in età lavorativa se ne vanno a tutte l'ore per le strade a respirare l'aria buona, anzichè cuocersi gli ammenicoli davanti gli altiforni.
    Il lavoro non lo cercano nemmeno più: hanno capito che si sta meglio ad oziare.
    Nei giorni festivi, prefestivi, ponti, vacanze, ecc. inforcano moto di grossa cilindrata o s'avviano in macchina a milioni intasando strade, autostrade, stradine, spiagge e località montane, ci dicono le statistiche.
    Una vera pacchia quel tanto loro tempo libero.
    Sid

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    1. Corrige: ammennicoli...

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    2. Caro Sid, non sono completamente d'accordo,c'è un fondo verità in quello che dici ma secondo me sei troppo severo nei confronti di questa generazione, e se anche fosse vero, abbiamo delle responsabilità alle quali non possiamo sottrarci :-) tuttavia rispetto come sempre la tua opinione. Ci mancherebbe altro, volevo soltanto darti l'opportunità di chiarire meglio il tuo pensiero, che tra l'altro mi era già ben noto. :-)))
      Democratica/mente
      frame

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    3. Caro Franco, alle ore 18 di oggi, festa dei lavoratori, il gruppo musicale di Torino gli < Statuto > hanno cantato una canzone dal ritornello chiaro e forte:
      << In fabbrica non ci voglio più andar... meglio un posto al sole >>.
      E se lo dicono loro...
      I nostri giovani nullafacenti non devono preoccuparsi per la pappa: ogni giorno nel mondo si buttano via un miliardo e mezzo di tonnellate di cibo ancora buono!
      Sid

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  10. In conclusione...oggi si è svolta la festa degli "sfaticati" - E si...poiché non credo che i disoccupati oggi erano in piazza a festeggiare, come pure i veri lavoratori, che stanchi del lavoro colgono l'occasione per riposarsi e dedicarsi alla famiglia. Ma allora, mi chiedo, e lo chiedo anche a voi: Chi c'era oggi in piazza a festeggiare???

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    1. Serenella Tozzi2 maggio 2014 13:23

      I politici e i loro porta borse?...

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  11. Secondo me Sid la regola del giusto mezzo non guasta mai, tra tradizione e innovazione c'è una via d'incontro e a quella bisognerebbe mirare perchè l'una non può esistere senza l'altra...imparare dal passato guardando al futuro, credo possa esistere pacificamente ed esteticamente questo connubio, sono gli estremi che guardo con ansia e preoccupazione...In "fuga" spingi un tasto dolente, la socialità che è insita in ognuno di noi non è altro che il motore della fuga di cui parli, il mezzo più usato per esorcizzare le nostre solitudini, tanto che gli individui "asociali" sono considerati devianti e forse sono solo irriducibili realisti, gli antieroi per eccellenza. Amara/mente

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    1. La saggezza alberga dalle tue parti.
      Il mio < estremismo intollerante > è solo una provocazione letteraria...
      Il nuovo sulle radici del passato, per non dimenticare e nel contempo non stravolgere tutto, questa la via da battere.
      Nell'ultima tua considerazione mi ci colloco largamente.
      Con simpatia, Sid.

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  12. Certo la prosa di oggi, mi riferisco soprattutto a quel tipo di scrittura che si legge sul web e su certa carta stampata, non è più quella dotta di fine ottocento; patrimonio esclusivo di una classe sociale privilegiata.
    Il popolo dei semicolti, di cui mi dis-onoro di far parte, ha diffuso attraverso i media e la stampa stolta e compiacente il suo linguaggio grezzo e sgrammaticato, che ahimè attecchisce come la gramigna in ogni dove, e a poco valgono gli sforzi di taluni letterati, ultimi testimoni del bel dire, contro il morbo che affligge il Bel Paese: il modernismo infuturato, termine a te caro.
    Immagino la tua grande sofferenza nel dover leggere e commentare le nostre strofette e le nostre storielle, che per eccesso di autostima osiamo talvolta definire letteratura.
    In tutta sincerità non posso nemmeno darti torto, ma tra gli pseudo scrittori/poeti del web, secondo il mio modesto parere, esistono due principali categorie.
    La prima, la più esigua, è composta da persone che sanno di non dover dimostrare niente a NESSUNO, mentre nella seconda, la maggior parte, ci stanno quelli che si dannano per dimostrare di essere QUALCUNO.
    Tutti insieme però, e di questo bisogna prenderne atto, partecipano a gran bel gioco, danno sfogo alla passione dello scrivere e in fondo non fanno del male a niuno. Nemmeno al nostro beneamato ITAGLIANO.
    Chissà se mi HO spiegato;-)

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    1. Ti hai spiegato benissimo: intanto noi due avremmo già imparato ad adeguarci alquanto...
      Comunque dei miei conoscenti meridionali non fanno che scendere e salire lo Stivale.
      Essendo il Nord ed il Sud nient'altro che punti cartografici convenzionali, inveretendoli potrebbero salire al Sud e scendere al Nord...
      Sid

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  13. Serenella Tozzi6 maggio 2014 23:53

    Che temi importanti hai tirato fuori, Sid... istruzione, università e ricerca; corsi e ricorsi storici; pressione islamica e sovvertimenti economici.

    In quanti, dopo la riforma Gentile sulla scuola si sono adoprati per apportare modifiche al sistema scolastico, ma poi...
    L'Italia è il paese delle corporazioni purtroppo... è difficile approdare ai veri cambiamenti.

    Sulla situazione socio-economica in evoluzione a livello globale, un altro purtroppo... In Italia i più stanno perdendo anche la speranza. Cosa molto triste.
    Ma io credo che si debba combattere questa tendenza e reagire in qualche modo. Come? Boh! Si aspettano suggerimenti.
    Intanto possiamo alleggerire un po' la tensione celiandoci su :-))

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  14. [E' la fine]. Le analogie col periodo che precedette la fine dell'Impero Romano d'Occidente sono notevoli. Ritengo che l'Europa stia lentamente retrocedendo dal ruolo di protagonista della storia. Un percorso iniziato nel 1917, quando il destino dell'Europa fu deciso dalla Rivoluzione Russa e dall'ingresso degli USA nella prima guerra mondiale, proseguito nel 1943/45 con la spartizione dell'Europa fra stati extraeuropei (Usa e Urss) e che oggi vede il mondo sinoarabo prevalere a poco a poco sull'Occidente.
    La vera incognita però è quella ambientale. Sono convinto che il nostro pianeta non si possa permettere il modello di sviluppo occidentale. Già oggi si vedono le avvisaglie. I cambiamenti climatici possono produrre cataclismi economici, prima ancora che naturali, devastanti. E a livello globale, senza stare a distinguere e/o sovvertendo i vari rapporti di forza fra le diverse aree geopolitiche del mondo.

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  15. L’ora di musica nella scuola era diventata una burletta anche ai miei tempi. Gli insegnanti poi non erano mai all’altezza del compito e loro per primi se ne fregavano. Noi a Lodi ne avevamo una tanto rintronata che subiva gli sberleffi di tutta la classe senza reagire, eppure il voto più basso era sette.
    Certo è che fino agli anni trenta/quaranta, nelle famiglie della buona società, salvo rare eccezioni, e alle femmine soprattutto, si insegnava musica e anche bel canto. Ma era pur sempre una ristretta cerchia di persone. Non te lo dimenticare mai, erano i soliti fortunati, quattro gatti in tutto!
    Il popolo, la massa insomma, se voleva sentir musica doveva aspettare che passasse la banda del paese. Naturalmente c’erano anche le feste sull’aia e le sagre con l’albero della cuccagna, dove qualcuno cacciava dall’armadio la fisarmonica, il mandolino (come mio padre) e facevano un po’di musica in allegria. Di buona qualità? Ma per favore...
    Per carità, nei locali alla moda e nei Tabarin suonavano delle ottime orchestrine, ma quelli che si potevano permettere ‘sta roba erano sempre la minoranza. E non parliamo dei teatri come La Scala, un tempio riservato a pochissimi anche sul loggione, e se ci pensi bene pure il grammofono era privilegio di ricchi. Poi finalmente arrivò la radio e anche il panettiere e il pescivendolo poterono rallegrarsi di qualche bella canzone senza aspettare che passasse l’organetto sottocasa. Se avevi una bella voce potevi sempre cantare nel coro della chiesa. Io avevo la fortuna di avere lo zio che suonava l’organo della chiesa e qualche volta mi faceva salire in cielo per pompare il mantice. Era il massimo delle mie aspirazioni allora. Con quella leva in mano mi sembrava che fossi io stesso a far uscire la musica dalle canne.
    Anche oggi a scuola la musica è studiata poco e male, ma le scuole private abbondano in ogni dove e frotte di ragazzi frequentano questi corsi di musica anche a pagamento. Anche i conservatori sono molto frequentati e senza bisogno del precettore. Quindi dire che oggi la gente capisca meno di musica rispetto ai nostri tempi è solo uno dei tanti luoghi comuni, il solito lamento dei nostalgici dei temp indrè. Rispetto a prima ci sono molti più spettacoli di musica di tutti i generi, logicamente quella classica un po’ di meno. Però ci sono i cd alla portata di tutti, c’è persino Youtube che è gratis, e volendo tra i tanti canali TV trovi sempre qualcosa d’ascoltare. Pertanto smettiamola di dire che una volta era meglio, sempre questo ritornello alla fine rode il cervello, ma poi in questo caso, mi dispiace per te caro Sid, ma non è assolutamente vero. Anche numericamente parlando, quelli che ascoltano e capiscono di “bbbuona musica” sono moti di più rispetto a prima. Non lo dico io, lo dice il buon senso, basta guardarsi intorno e ascoltare. E’ cambiata la moda, si ascoltano anche altri generi musicali, che forse a te non piacciono ma fattene una ragione, perché così è anche se non Ti pare.
    Ciao brontolone ;-)))) guarda che pizza mi hai fatto scrivere ;-)

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  16. Ma guarda che è pacifico che l'ascolto della musica oggi sia di massa.
    Invece puntavo l'attenzione sul fatto che < fare musica > ( cioè suonare uno strumento ) ora come allora è virtù di pochi.
    In altre parole lo Stato dovrebbe rivalutarne seriamente l'insegnamento nei corsi legali scolastici.
    Come in altre Nazioni, ove l'apprendimento della musica rientra nell'impegno didattico fin dall'infanzia.
    Sid

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