lunedì 2 giugno 2014

FEDERICO II - Appunti di Storia - Serenella

Federico Hohenstaufen di Svevia nacque a Jesi il 26 dicembre 1194 e morì in Puglia il 13 dicembre 1250.
Figlio di Enrico VI, detto il Severo o il Crudele, era nipote di Federico Barbarossa e discendeva per parte di madre, Costanza d'Altavilla, dalla dinastia normanna degli Altavilla, regnanti di Sicilia.
Fu re dei Romani, re di Sicilia, re di Germania e imperatore del Sacro Romano Impero.
La sua nascita era avvenuta in maniera singolare: essendosi sposata in età avanzata (più di 30 anni), Costanza partorì Federico a 40 anni, e molti non credettero ad sua gravidanza, che era di fatto molto importante per la successione al Regno di Sicilia. La donna si dice che facesse erigere un baldacchino nella piazza della cittadina di Jesi (non di Palermo, come erroneamente ebbe a scrivere il Villani) affinché tutti potessero assistere al parto e fugare così ogni dubbio.


Il Villani nella sua "Cronica" scrive:
« Quando la 'mperatrice Costanza era grossa di Federigo, s'avea sospetto in Cicilia e per tutto il reame di Puglia, che per la sua grande etade potesse esser grossa; per la qual cosa quando venne a partorire fece tendere un padiglione in su la piazza di Palermo e mandò bando che qual donna volesse v'andasse a vederla; e molte ve n'andarono e vidono, e però cessò il sospetto ».

Federico nel 1196, a soli due anni, fu eletto re dei Romani da suo padre, un anno prima del suo decesso.
Fu Costanza a governare il regno in nome del figlio, affidandolo alla sua morte (avvenuta quando lui aveva appena quattro anni) alla tutela del papa Innocenzo III, che riconobbe al piccolo Federico il titolo di re di Sicilia escludendolo, però, dalla successione imperiale a favore di Ottone IV di Brunswick, che dava garanzie di protezione alla Chiesa.

Federico fu conteso da diverse figure sia siciliane sia tedesche, comunque, nonostante il succedersi dei reggenti, il bambino ricevette a Palermo un'educazione cavalleresca che gli trasmise i molteplici stimoli che si potevano respirare nell' ambiente cosmopolita e culturalmente aperto della città (fu educato per un breve periodo anche da un imam musulmano oltre che da altri precettori, e questo lo portò  a sviluppare un'apertura mentale eccezionale per l'epoca).
La sua viva intelligenza, le nobili doti cavalleresche, ma anche l'asprezza del giudizio e la sua determinazione irremovibile colpirono gli osservatori già in quei primi anni.

In seguito, papa Innocenzo III, volendo riprendere vecchi progetti matrimoniali in funzione di un'alleanza con gli Aragonesi, concluse il matrimonio di Federico con Costanza d'Aragona, vedova del re d'Ungheria, di dieci anni più anziana di lui.
Nel 1208 il Papa lo dichiarò maggiorenne.

Venute meno le promesse di Ottone di Brunswick, nel 1212 il Papa, dietro la sua rinuncia al titolo di re di Sicilia in favore del figlioletto Enrico, attribuì a Federico il titolo di Imperatore. 
L'incoronazione avvenne a Magonza, nella Renania.

Morto Ottone IV, Federico ottenne la designazione anche dai principi teutonici e, ad Aquisgrana, nel 1215, si fece incoronare di nuovo nel duomo, dove tradizionalmente venivano incoronati i re tedeschi.
In quell'occasione sollevò pubblicamente la croce mostrando di voler condurre una crociata vittoriosa in Terra santa.

Alla morte di papa Innocenzo III venne eletto pontefice Onorio III e Federico, venendo meno all'impegno fatto a Innocenzo III di non unire mai il regno di Sicilia a quello di Germania, abbandonò la Germania a sé stessa, dopo aver fatto grandi concessioni ai feudatari e si trasferì in Sicilia cominciando a svolgere una propria politica indipendente dal Papa, fermo nell'idea, del tutto nuova, di trasferire il centro dell'Impero dalla Germania in Italia e di dare ad esso uno sviluppo mediterraneo.
Nel 1220, ottenne da papa Onorio di essere incoronato Imperatore anche nella chiesa di San Pietro a Roma: era la sua terza incoronazione come imperatore.

In Sicilia riformò i tribunali e l'amministrazione del regno riorganizzandone le strutture e creando nuove figure di funzionari.
Sotto di lui nobili e Chiesa persero feudi e giurisdizioni, mercati e porti, terre e sudditi, e inoltre con la confisca di castelli e fortificazioni (sottoposti direttamente all'autorità della Corona) fu sottratta ad essi la loro parte del potere.
Emanò un'importantissima serie di leggi tra cui le Costituzioni di Melfi (1231), un capolavoro di diritto, con le quali si sforzò di realizzare uno Stato organizzato e coerente che non prevedeva soltanto obblighi dei sudditi nei confronti del governo, ma anche dello Stato nei confronti dei sudditi. Era una novità assoluta e in molti hanno visto in lui il primo sovrano di stampo moderno. Federico stimolò anche l'economia del regno, intervenendo sulla struttura produttiva e cercando di rivitalizzare le città  (fra le altre fondò egli stesso Augusta e Altamura).
Nel 1224 Federico istituì a Napoli la prima università statale europea.

Dietro questi impulsi, nel 1226, nell'Italia settentrionale scoppiò un aspro conflitto con i comuni lombardi che volevano preservare l'autonomia dalle sue pretese di sovranità e sentendosi minacciati nella loro libertà avevano formato la seconda Lega Lombarda.
Questo primo conflitto (un altro avvenne successivamente con la sconfitta delle truppe imperiali, contro le quali si era schierato anche il papa - anzi, in proposito nel 1239 vi fu la seconda scomunica per Federico II -) non assunse proporzioni troppo vaste grazie all'intermediazione di papa Onorio e, alla morte di costui, del suo successore Gregorio IX, che impose, però, a Federico di tener fede all'impegno assunto e continuamente rimandato di partire per le crociate.

Nell'agosto del 1227 Federico II salpò da Brindisi a capo della missione in Terra Santa, ma la spedizione si interruppe subito per un'epidemia scoppiata a bordo. Lui stesso si ammalò.
Gregorio IX  interpretando la malattia come un pretesto per sottrarsi all'impresa, il 29 settembre lo scomunicò.

Noncurante dalla scomunica, Federico II si preparò a partire nel giugno 1228, ma la sua fu un'impresa particolare: invece di combattere intavolò un lungo negoziato con il nemico, il sultano d'Egitto al-Kamil ottenendo Gerusalemme, in cui si incoronò re accampando il diritto venutogli da Iolanda (o Isabella) di Brienne, che aveva sposato nel 1225, dopo la morte della prima moglie.
Oltre Gerusalemme, con abili negoziati ottenne Betlemme, Nazareth e garanzie di libero movimento per i pellegrini. Durante le trattative si intrattenne in discussioni filosofiche e scientifiche con dotti musulmani, il che gli procurò critiche e accuse di miscredenza.

Federico in effetti aveva contravvenuto agli impegni presi col papa. Non solo la sua crociata era finita con un negoziato (d'altra parte i cavalieri cristiani si erano rifiutati di ubbidire ad uno scomunicato), ma egli non aveva neppure rinunciato, una volta divenuto imperatore, al Regno di Sicilia, così come gli era stato richiesto già da Innocenzo III.

La tensione col papato toccò il limite di guardia in più occasioni. Nel 1241 Federico catturò al largo dell'isola d'Elba i prelati che intendevano raggiungere Roma per partecipare al Concilio generale indetto dal papa.
Nulla poté invece fare per impedire un nuovo Concilio, che il nuovo pontefice Innocenzo IV volle per sicurezza a Lione, nel 1245, sotto la protezione del re di Francia. Qui Federico fu accusato di spergiuro, rottura della pace, bestemmia ed eresia e l'assemblea deliberò la sua deposizione dal trono, anche se la decisione non ebbe alcun effetto pratico.

Era dagli inizi degli anni Quaranta, da quando si erano fatte più aspre le sue controversie con il papato, che attorno a Federico si era creata una leggenda negativa che lo aveva identificato quale nemico di Dio, l'Anticristo da combattere con ogni mezzo.
Sul versante opposto vi era invece chi vedeva in lui il Messia, inviato sulla Terra da Dio a riformare la Chiesa corrotta, così come, con altri mezzi, aveva tentato di fare Francesco d'Assisi.

Federico si era di fatto attestato in una dura e spregiudicata lotta contro il papato convinto di essere il riformatore della Chiesa: si veda in merito, la lettera da lui inviata ai sovrani dei Regni europei nel 1245, nella quale Federico II dichiarava il suo proposito "di indurre i chierici di ogni grado, ma in prima linea quelli di grado più elevato, a vivere finalmente nella stessa condizione in cui vivevano nella Chiesa antica nella quale conducevano una vita apostolica e imitavano l'umiltà del Signore" (Acta Imperii inedita, II, nr. 46).
I ghibellini vedevano in lui il sovrano illuminato che avrebbe punito i preti indegni e restaurato la purezza della Chiesa. La propaganda guelfa, invece, lo definì come un ateo o un eretico epicureo (Dante stesso lo citò nel girone degli eretici vicino a Farinata degli Uberti) o, addirittura, come un convertito all'Islam.

La sua fine avvenne dopo breve malattia nel suo luogo di soggiorno preferito, Castel Fiorentino (presso Foggia), il 13 dicembre 1250. La salma fu portata a Palermo e collocata in un sarcofago nella cattedrale.

Sulla figura di Federico II, anche dopo la morte, si perpetuarono in modo amplificato, le stesse passioni, gli stessi entusiasmi e le identiche condanne che lo accompagnarono nella sua vita di imperatore. Ancora oggi rimane una figura discussa e studiata.

Federico II si mosse con spregiudicatezza e inventiva in un complesso scenario politico che egli influenzò fortemente e di cui fu protagonista per un cinquantennio: fin dalla sua tenera età fu un personaggio della storia.

La sete di sapere spinse Federico II a ospitare presso la sua corte importanti personalità della cultura: alla sua iniziativa si devono le traduzioni di opere di filosofia greca e araba fino allora sconosciute, in particolare quelle di Aristotele a cura di  Michele Scoto.
Federico ebbe poi rapporti col celebre matematico Leonardo Fibonacci e altri dotti ebrei, arabi e greci. In effetti Federico II  fu l' imperatore che favorì l'incontro delle civiltà greca, latina e araba.
Suo stretto collaboratore e portavoce fu Pier delle Vigne, anche se in seguito il loro rapporto finì male.
Nel suo trattato sulla caccia col falco, di cui era un appassionato, l'imperatore dimostrò uno spiccato interesse naturalistico; favorì la poetica con la Scuola Siciliana, che si era sviluppata alla sua corte ed ebbe termine con lui (egli stesso compose poesie di ricercata fattura: sono sei i componimenti che, con vario grado di attendibilità, diversi testimoni assegnano al nome di Federico. Pressoché certa è l'attribuzione della canzone De la mia dissïanza); fu collezionista di sculture e cimeli antichi (se ne fece riprodurre anche copie).

La sua lotta con il papato gli causò la fama, non comprovata, che fosse eretico (o quanto meno agnostico) e la leggenda che incarnasse nella sua persona l'Anticristo.
“E vidi salir dal mare una bestia piena di nomi di bestemmia”: così, traendo la citazione dal suggestivo testo dell’Apocalisse, papa Gregorio IX aprì la bolla in cui denunciava i delitti dell’imperatore Federico II, che i suoi ammiratori chiamavano "stupor mundi". Secondo il Papa, Federico considerava Cristo un impostore, metteva in dubbio la sua nascita da una vergine, e preferiva l’Islam al Cristianesimo. Non c’è da stupirsi se molti fedeli credettero veramente di riconoscere l'Anticristo nella sua figura .

A conclusione riportiamo alcuni giudizi espressi da Salimbene da Parma, a lui coevo, nel suo trattato "Chronica", dove anche se Fra' Salimbene si dilunga ad accusare Federico II di stranezze, ciò non gli impedisce di sottolinearne anche alcune virtù:

<E fu un uomo valente qualche volta, quando volle dimostrare le sue buone qualità e cortesie: sollazzevole, allegro, delizioso, industre. Sapeva leggere, scrivere e cantare; sapeva comporre cantilene e canzoni. Fu bell’uomo e ben formato, ma era di statura media…>

<Ancora sapeva parlare molte e svariate lingue>

<... e io lo vidi, e una volta gli volli bene>.

<…Si deve sapere che Federico non fu crudele come Ezzelino da Romano; ebbe molti detrattori e molti che gli tesero insidie […] volendolo uccidere, specialmente in Puglia e Sicilia e anche in tutto il regno>. 

Ed ancora: <…non fu, in assoluto, il martello dell’orbe, per quanto fu artefice di molti mali…>. 

<E, per farla corta, se fosse stato veramente cattolico e avesse amato Dio e la Chiesa e la propria anima, avrebbe avuto al mondo pochi uguali a lui nell’autorità>.





14 commenti:

  1. Eugenio Gambardella3 giugno 2014 13:41

    Davvero interessante. Un personaggio straordinario di cui conoscevo ben poco prima di leggere questa tua storia che mi ha veramente coinvolto. Ora capisco anche perchè una università partenopea molto nota porta il suo nome. Si, decisamente moderno e illuminato come imperatore e forse per questo considerato eretico dalla Chiesa. Grazie per questo tuo contributo. Alla prossima.

    RispondiElimina
  2. Impossibile non dare ragione a Eugenio Gambardella, al quale porgo un saluto di benvenuto su queste pagine.
    La prima cosa che fa impressione è riscoprire che l'Imperatore era nato nato a Jesi e morto in Puglia, come un cittadino qualunque della penisola. Be' uno da qualche parte deve pur nascere e morire, ma proprio a Jesi? Uno non lo crederebbe mai. Il novanta per cento del resto mi era ignoto, forse mi era stato detto, forse l'avevo anche studiato ma poi era finito nel classico dimenticatoio, Insomma una bella rinfrescata di memoria e una piacevole lettura.
    Grazie

    RispondiElimina
  3. Serenella Tozzi3 giugno 2014 19:48

    Innanzi tutto ringrazio Eugenio Gambardella per essere venuto a leggermi, mi ha fatto molto piacere, poi ringrazio Franco. In effetti Federico II è un personaggio che intriga molto per il carattere dimostrato; d'altronde crescere re e in confidenza con i papi gli avrà accresciuto quella spinta di coraggio necessaria per mettersi contro la Chiesa.
    Poi c'è quella sua italianità che lo rende caro ai nostri occhi: una meridionalità sentita la sua, ed è bello saperlo nato e morto nella nostra provincia come un cittadino qualunque, come dice Franco.

    RispondiElimina
  4. E' stata una piacevole sorpresa scoprire che questa volta avevi scelto Federico II.
    Ne sono stata molto felice, perchè sapevo che avresti fatto un ottimo lavoro, come negli altri tuoi approfondimenti.
    Questo personaggio mi è molto caro per le scelte politiche che fece e per l'acume intellettuale che dimostrò. Ne ero così affascinata che mi trascinai lungo la sua linea genealogica fino ad approdare all'ultimo degli Hohenstaufen, Corradino, il cui destino tragico (fu decapitato a soli sedici anni) ha suscitato l'interesse di poeti e narratori, oltre che di storici.
    Alla prossima

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Serenella Tozzi4 giugno 2014 23:53

      Sono contenta Claudia, e anche a me ha sempre affascinato questa figura aperta alla cultura, eclettica, così discussa (ancora oggi), ma che doveva avere delle doti di grande determinazione, curiosità, senso dello stato (inteso come organizzazione razionale dello stato).

      Elimina
  5. Una nota un po' marginale su un personaggio un po' al di fuori del suo tempo. Federico è caro a alchimisti esoterici e gente che, in genere, si appassiona dell'occulto.
    Epicentro di tutte questi discorsi è Castel del Monte, che, effettivamente, è pieno di riferimenti simbolici, astrologici ecc ecc. e la cui reale funzione è tuttora discussa.
    In realtà, più che per questo, Federico II è importante come figura storica. Forse il suo essere nato in Italia lo rese più benevolo verso il nostro paese di quanto non avvenne col Barbarossa.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Serenella Tozzi5 giugno 2014 00:03

      E' vero, in molti attribuiscono riferimenti astrologici ed esoterici alla costruzione.
      Ricordo anch'io l'impressione che provai quando giunsi a Castel del Monte e mi trovai davanti quel suo castello ottagonale ammirevole nella sua perfezione geometrica. Si levava su quella collina spoglia emblematico e conturbante (però all'epoca intorno vi era una grande foresta).
      Si dice che sia stato ideato proprio da Federico II che, visto che era un appassionato cacciatore, lo usasse per le sue battute di caccia col falcone.

      Elimina
  6. Riallacciandomi alle considerazioni finali di Serenella, alcune note aggiuntive.
    Frà Salimbene da Parma ( 1221-1288 ), come in uso tra < gli intellettuali > del tempo, a causa della scarsità della costosa pergamena sapeva a memoria tutta la Bibbia.
    All'epoca quest'ultima era considerata la madre di tutte le conoscenze e quindi in via interpretativa capace anche di prevedere il futuro.
    Fin da giovane il frate francescano, poggiandosi anche sulle teorie dell'abate Gioacchino da Fiore esperto in materia, s'era convinto che nel 1260 ci sarebbe stata la venuta dell'Anticristo a far piazza pulita del mondo corrotto.
    Individuandolo come altri in Federico II di Svezia, grande nemico del papato, per molti l'Anticristo personificato ( ma che in passato aveva invece ammirato, come ben dice la nostra storica Serenella ).
    Ma quando venne a sapere della sua morte nel 1250, ben prima della storica data dell'apocalisse, all'inizio non ci volle credere.
    Perchè la catarsi dell'umanità non s'era ancora compiuta...
    Appena però realizzò la verità, frà Salimbene ci rimase molto male: gli era crollato addosso tutto il sistema di previsione in cui aveva creduto per tant'anni...
    Brava la nostra puntigliosa Serenella.
    Siddharta

    RispondiElimina
  7. Ciao Serenella.
    E così hai aperto un pentolone di notizie. Un grande uomo, magnanimo in gioventù, ma diventato particolarmente diffidente in vecchiaia.
    Mi avvicinai alla sua persona a scuola, perché era stato un grande mecenate per le lettere. Il volgare nacque proprio sotto il suo regno, chiamato "volgare siciliano aulico" solo perché la sede era situata a Palermo. Io, ragazzina, amai i vari Jacopo Lentini, Ciullo d'Alcamo e vai... E da quel tempo ampliai le mie conoscenze sulla sua persona Tu senza volerlo, mi hai dato l'opportunità di riaprire con la tua ricerca i cassettini della memoria.
    Come sempre, hai steso una relazione interessante non facendoti sfuggire nulla.
    Federico II è stato veramente un grande, anche nel campo esoterico.
    Brava! E grazie.

    RispondiElimina
  8. Avvincente ed esauriente. Una vera manna per chi ha come me ha scordato troppe cose, anche perché poco invogliato a studiarle bene ai tempi del liceo (avevo un professore che ci faceva addormentare tutti) - la colpa era di certo anche mia però, eh, non è che mi assolvo...

    Franco "Pale"

    RispondiElimina
  9. Serenella Tozzi11 giugno 2014 14:05

    Grazie Elisa, Sid e Pale. E sì, ce ne sarebbero di notizie su questo personaggio.
    Ad esempio che il figlio di lui, Enrico VII, fu spesso in disaccordo col padre col quale, sostenuto dai comuni della Lega Lombarda entrò in conflitto aperto nel 1234, ma fini per arrendersi e il padre lo fece imprigionare in Calabria, dove morì, pare suicida, nel 1242.
    La vita non è sempre rose e fiori per nessuno di noi a quanto pare.

    RispondiElimina
  10. Eccomi qui, un po' in ritardo, a dirti che anch'io ho apprezzato la scelta del personaggio. Ho trovato in particolare curioso il racconto del parto pubblico di cui non avevo sinceramente memoria. Un personaggio controverso e affascinante così come si evince anche dai tuoi approfondimenti. Un uomo moderno che ha contribuito notevolmente alla cultura del tempo. Ecco qui per gusto personale avrei indugiato un po' di più ma la mia è una deformazione studentesca :) La tua ricerca è come sempre stimolante e degna di attenzione. Un abbraccio

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Serenella Tozzi15 giugno 2014 12:47

      Hai ragione Sara, letterariamente è un argomento importante ma, sai com'è, si teme sempre di dilungarsi troppo, così si danno accenni per chi, poi, voglia approfondire.
      Avevo pensato all'inizio di mettere qualcosa in più, e mi ero anche preparata sulla cosìddetta Scuola Siciliana.
      Te l'aggiungo qui di seguito.

      La letteratura italiana è nata tardi rispetto a quella francese e provenzale (la lingua d'oil e la lingua d'oc) e questo è avvenuto per la frammentazione politica e amministrativa del paese che ha indotto all'uso dei dialetti come conseguenza dell' isolamento delle varie regioni, se non delle città e dei paesi.
      Anche se nei decenni precedenti si erano già registrati episodi di poesia in volgare italiano, è solo grazie ai funzionari e dignitari di Federico II, i cosiddetti Siciliani, che si arrivò alla creazione di una vera e propria "nuova società letteraria" che porterà alla "lingua del si".
      Federico II e i suoi figli (Manfredi, Enzo di Sardegna e Federico d'Antiochia) favorirono e coltivarono personalmente la poesia, e forse per questo alla corte siciliana si poté formare un mondo culturale che diede vita alla prima scuola poetica italiana.
      Per Federico II ed i suoi seguaci la poesia fu principalmente uno svago (in essa si ritrovano influssi principalmente della lingua d'oc, raffinata, colta e cortese, e della lingua d'oil francese). Forse alcuni testi dei Siciliani furono musicati, ma certamente non dai poeti stessi che, a differenza dei trovatori, non erano letterati e musicisti allo stesso tempo.
      Tema principale, naturalmente, era l'amore, il "fino amore" , ma anche l'amore sensuale è stato cantato. Sono rari i riferimenti alle vicende storiche coeve e assenti i riferimenti autobiografici (peccato!).
      Agli influssi provenzali e francesi si aggiunsero presto quelli di una poesia più popolaresca, originaria della Sicilia stessa (e della quale ancora si continua a discutere). Del resto non tutti i poeti, a cominciare dallo stesso imperatore, erano siciliani.
      Il linguaggio usato era basato su un fondo dialettale siciliano (forse messinese), certamente più accentuato negli originali perduti, dato che i testi giunti fino a noi furono trascritti due secoli più tardi da copisti toscani.
      I più importanti autori del gruppo furono il notaro Giacomo da Lentini, del quale ci sono giunti una trentina di componimenti (a lui si attribuisce la nascita del sonetto: la forma metrica del sonetto, con le due quartine e le due terzine legate dalla rima sono, quindi, di origine siciliana), e Giacomino Pugliese, tra tutti ritenuto il più ricco d'ispirazione, fresco e vivo (le sue poesie hanno toni meno sostenuti rispetto ai suoi contemporanei ).
      Si aggiungano, poi, Pier della Vigna, Cielo d'Alcamo con la sua famosa "Rosa fresca aulentissima" e Rinaldo D'Aquino, appartenente forse alla famiglia di SanTommaso e, a detta di alcuni, studioso e valletto falconiere di Federico II.
      Le poche poesie dell'imperatore arrivate a noi sono scarsamente considerate dal punto di vista letterario.


      Elimina
    2. Ma grazie Sere, non dovevi, comunque grazie :)

      Elimina