mercoledì 4 giugno 2014

La santità di mio fratello Mario - FRAME - racconto


Di quella volta che appiopparono la santità a mio fratello Mario, in paese e dopo tanti anni se ne parla ancora. Gli amici del bar e di partito, nel timore che quell'incidente di gioventù possa nuocere alla sua carriera politica, rammentano il fatto sottovoce, mentre l’altra metà dei paesani, incredula e delusa, ancora non gli perdona il cambio di bandiera.

Ricordo che quella mattina nostra madre ci svegliò molto presto: «Sbrigatevi!» disse, «Vostro padre finalmente si è deciso, e ha promesso di portarci a Caravaggio.»
«Caravaggio?» domandò mio fratello con la faccia schifata, che di natura è sempre stato bastian contrario.
«Sì, oggi è il giorno della Madonna, ed è una gran festa al Santuario.»
Tanto alla Messa ci dovevo andare lo stesso, pensai subito, pertanto l’idea non mi parve così peregrina, mentre Mario era cocciuto e non capiva quale fosse la novità, poiché alla fine sempre in chiesa si doveva finire.
Vorrei per brevità e per non tediare nessuno arrivare subito al fatto, ma la memoria mi riporta inevitabilmente anche al viaggio, che fu senz’altro una delle nostre ultime avventure sulla seicento di papà. Che la “poverina” soffrisse il caldo per sua natura era noto a tutti, ma ciò che ancora ignoravamo, abitando in campagna e avendola acquistata di seconda mano, era che fosse intollerante anche al traffico e alle code.  Arrivati in vista del santuario, per nostra sfortuna e per una svista malandrina, ci imbottigliammo per le strade strette di Caravaggio e l’utilitaria cominciò a tossire, a emettere versi orrendi e a sbuffare fumi bianchi, tanto da indurre mio padre ad accostare in un praticello, per assisterla in qualche modo e se non altro per farla respirare meglio.
Per non perdere l’inizio della messa decidemmo di proseguire a piedi e di lasciare che la due porte controvento verdolina si riposasse all’ombra dei pioppi, sperando che si riprendesse in tempo per il rientro. Mio padre la benedì a suo modo ripetutamente, mentre la mamma, non osando contraddirlo apertamente in quei momenti e preoccupata per la vicinanza del campanile, lo assecondava con frettolosi segni della croce e lo invitava sommessamente ad abbassare perlomeno la voce.
Santa Messa cantata, visita alle bancarelle e trattoria prezzo fisso, furono un susseguirsi di piacevoli sorprese per il mio spirito semplice, mentre per mio fratello Mario, glielo si poteva vedere dipinto in volto, fu una vera sofferenza. Solo le grandi vasche con le enormi variopinte carpe, antistanti al maestoso Santuario, catturarono la sua attenzione e mentre io e i miei genitori riposavamo prima del rientro sul grande prato, lui instancabile si aggirava lì intorno, incapace di distogliere i suoi occhi dagli enormi baffuti pescioloni.
«Che succede!» esclamò improvvisamente mia madre, alzandosi in piedi di scatto.
«Che vogliono da noi?» aggiunse mio padre, incuriosito dalla gente che pareva venire proprio dalla nostra parte.
«Quello è Mario!» gridò mia madre intimorita, riconoscendo suo figlio in quel gruppo ancora lontano. Era bagnato dalla testa ai piedi e quando fu certa che fosse proprio lui, quasi svenne per lo spavento.
«Non è successo niente.» le disse un uomo, col volto eccitato che reggeva in braccio una bambina di quattro o cinque anni avvolta in un grande asciugamano.
Mio padre tolse lentamente e preventivamente le mani dalle tasche, ma per fortuna di mio fratello quel gesto minaccioso fu immediatamente rintuzzato.
«No, non è necessario…» fece quell’uomo che pareva veramente commosso, «Anzi,» aggiunse, con gli occhi lucidi e la voce rotta, «È stato proprio questo bambino coraggioso a salvare mia figlia.» Indicando Mario, che per la vergogna aveva abbassato subito gli occhi e si lasciava asciugare alla meglio dalla mamma.
«Sì, é vero!» disse un altro. «Ho visto tutto, perché nessuno si era accorto che la bambina era scivolata nella fontana e se non fosse stato per la prontezza e per il coraggio di quel bambino…»
Invano Mario cercò di spiegare che dopotutto l’acqua in quel punto non era alta e non era necessario neppure saper nuotare, ma nessuno parve sentirlo, forse per la confusione che si era creata improvvisamente intorno a noi.
I due genitori si strinsero calorosamente la mano e subito un applauso esplose come un boato. Volarono pacche sulle spalle, sorrisi a scacciare le lacrime e quasi per incanto si materializzarono intorno a noi amici, conoscenti, vicini di casa, e perfino lontani parenti.
 Un signore appena arrivato, uno che sapeva il fatto suo, si capiva da come parlava l’italiano, fornì una nuova versione dei fatti, che si scostava dalla prima solo per alcuni particolari insignificanti, ma intorno a lui si fece silenzio e al termine del racconto raccolse il consenso della maggioranza. Più volte dovette ripetere i fatti ricominciando con pazienza da capo per accontentare gli ultimi arrivati, ma tra questi, un tale con l’accento milanese si sentì in dovere di far notare che sul piazzale, là dov’era avvenuto il fatto, si raccontava già un’altra storia.
Allora tutta quella gente ci trascinò nostro malgrado, davanti alla facciata della cattedrale e lì ci unimmo ad un folto gruppo di fedeli, che effettivamente commentava l’evento nel quale mio fratello a stento si riconosceva.
Chi lodava il coraggio del bambino; si parlò anche d’istinto, di casualità, di fortuna, di un gesto eroico e qualcuno accennò per la prima volta all’intervento della Madonna che gli aveva guidato la mano. Un’atmosfera magica si era creata all’ombra della chiesa e una parola ormai aleggiava nell’aria, ancora nessuno aveva trovato il coraggio di pronunciarla ad alta voce, era solo un sussurro, poco più di un bisbiglio, ma rapidamente montò l’euforia e allora si osò parlare esplicitamente… sì, di miracolo.
«Non scherziamo con queste cose sacre.» disse timidamente una donna quasi in lacrime. «Andiamoci piano.»
E la maggioranza era ancora d’accordo che si dovesse parlare di un bel gesto e nulla più, ma arrivava gente da tutte le parti e tra gli ultimi e i meno informati si parlava ormai quasi apertamente d’intervento divino.

Di bocca in bocca la notizia si espanse, prese forma e vita propria e ritornò di nuovo sul prato, dove dei religiosi molto cauti, volevano sentire con le loro orecchie quanto fosse accaduto, prima di esprimere il loro autorevole parere. Cercarono di calmare gli animi, di indirizzare altrove le preghiere, di zittire i più infervorati, ma molti ormai erano quelli che gridavano in coro viva Mario e viva Maria. Nel frattempo intorno alla fontana, dov’era avvenuto il fatto, la gente in preda al fervore religioso immergeva le mani nell’acqua e si faceva il segno della croce, s’inginocchiava e pregava, mentre le enormi carpe ignare del pandemonio che si era formato intorno a loro, nuotavano tranquille nell’immensa acquasantiera.
Il sole si era adagiato sulla cima dei pioppi lungo il canale, quando la seicento lasciò la provinciale per imboccare la strada bianca che ci portava in cascina. Lungo il tragitto mio padre disse che per il bene di tutta la famiglia e soprattutto per Mario fosse meglio dimenticare l’accaduto, ma ben presto ci accorgemmo che purtroppo la notizia ci aveva preceduti e davanti al nostro portone si era adunata una piccola folla che aveva intonato il rosario.
Mio padre allora, per nulla rassegnato, prima mise in salvo Mario chiudendolo in casa al riparo dai fanatici, poi si unì a modo suo al coro delle litanie in onore di suo figlio. E se non sbaglio e la memoria non m’inganna, anche quella volta il suo canto pareva stonato, anzi, sono sicuro che il suo non fosse proprio latino, ma che pregasse in antico dialetto pavese, mentre mia madre, poverina, abbassava il capo per la vergogna e sottovoce lo invitava a tacere, perlomeno davanti al paese.



11 commenti:

  1. Serenella Tozzi5 giugno 2014 14:58

    Ahahah!!! Veramente esilarante; il tutto è tratteggiato con sottile divertente ironia. Tuo padre, poi, con le sue litanie... :-)))
    Hai tratteggiato con tale realismo che mi sembrava di essere lì, da parte, in un angolino a godermi le varie scene e a ridere come una matta.
    Bravo, bravo, bravo.

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    1. Non è la prima volta che lo pubblico, e qualche bigotto in passato si è sentito offeso, insomma sono stato accusato di averla buttata in macchietta. Non era mia intenzione ma capisco che l'argomento è delicato. Le mie intenzioni erano diverse,non volevo assolutamente scrivere una cosa seriosa e pertanto sono felice ti sia divertita.:-)

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    2. Serenella Tozzi6 giugno 2014 00:07

      C'era da immaginarselo che qualche bigotto si sarebbe risentito, qualche povero di spirito :-)

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  2. Finalmente un racconto gradevole, semplice, accattivante, in prima persona.
    Senza voli o appesantimenti letterari, ancorato a episodio alquanto verosimile alla luce del desiderio sociale e individuale del soprannaturale.
    Confortato dalla religiosità dei luoghi.
    Il metafisico in contrapposizione alla più concreta praticità verbale e comportamentale della gente adusa al poco, tipico delle campagne.
    Lourdes, Fatima, Mediugorje, ecc., in fondo nate sull'onda del fanatismo ingenuo delle folle, supportate dalla condiscendenza clericale.
    Per certuni da meditare.
    Ottimo lo stile, pulito e scorrevole.
    Siddharta

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    1. Non ha certo pretese letterarie questo racconto, è stato scritto con leggerezza e solo per puro divertimento.
      Pensa che non ho mai sentito imprecare mio padre una sola volta in vita mia e non abbiamo mai avuto una seicento, inoltre sono figlio unico e la prima volta che ho messo piede a Caravaggio avevo già i capelli bianchi. Chissà che mi passava per la testa quando ho concepito questa storia strampalata.
      Grazie


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    2. Serenella Tozzi6 giugno 2014 00:09

      Ah! Gli artisti sono imprevedibili. :-) Non ti stupire quindi. :-)

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    3. Non è rilevante che la vicenda sia o meno autobiografica.
      E' importante aver reso il tutto aderente all'ambiente della gente di paese.
      Sid

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  3. Una bella presa di giro, in leggerezza. Storia divertente e ben orientata nel tempo grazie a pochi ma precisi particolari, fa sorridere largo - e naturalmente l'ironia che la attraversa è del tutto benefica, non scherziamo.

    Franco "Pale"

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    1. Mia madre non avrebbe approvato, col passare degli anni era diventata bigotta, mentre mio padre, che aveva la grazia della fede semplice e pura, ne avrebbe sorriso. Si sarebbe divertito. Quello era l'unico mio obbiettivo e sono felice che tu abbia condiviso.
      Ciao

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  4. Racconto che ricordavo, piaciuto allora e piaciuto adesso.L'ironia ti appartiene, scrivere così come sai fare tu non è facile, ma sei bravo tu! riuscendoci molto bene.( certo ti è venuto ancora più facile scrivere perchè il protagonista è il mio amico Mario, e lui si presta a tutto.Salutamelo e digli che le mando un bacio.) Un abbraccio Franco....Lu

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    1. ...epperò, son passati cinque anni, sembrano pochi invece sono tanti. Mario è sparito dalla circolazione, ormai si annoiava con me, come dargli torto:-)
      E' bello risentirti, ciao

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