lunedì 28 luglio 2014

Il post- it di Rubrus - le puzzette dei batteri.


Nella nostra infinita presunzione, pensiamo che la capacità di mutare l’ambiente sia esclusiva della nostra specie. È un modo come un altro per sentirci “altri” dalla natura.
In realtà, l’ossigeno che respiriamo è un prodotto di scarto, né più ne meno che i gas serra. L’ossigeno, in sé, infatti, è nocivo alla vita e, se fosse esistito sin dall’inizio, la stessa non sarebbe nata.
I primi organismi viventi producevano ossigeno come risultato e scarto dei processi nutrizionali.


 “Puzzetta oggi, puzzetta domani” i ciano batteri e le alghe azzurre modificarono l’atmosfera del pianeta (proprio come oggi noi stiamo facendo immettendo nell’aria anidride carbonica e metano) e, alla fine, riuscirono a sopravvivere solo quegli organismi, dai quali discendiamo, che impararono a sfruttare l’ossigeno.  
Morale: se riusciremo ad adattarci ai cambiamenti che noi stessi produciamo, sopravvivremo, altrimenti...
Ma adattarci vuol dire essere più intelligenti e più tecnologici, non meno. Gli uomini hanno sempre pensato di essere troppi per la Terra (addirittura, la sovrappopolazione era una delle spiegazioni usate per la guerra di Troia, fatta scoppiare per far diminuire il numero degli uomini), e sempre sono stati smentiti. Se oggi avessimo la capacità scientifica e tecnologica di cento anni fa moriremmo di fame.
Dobbiamo quindi accrescere la nostra conoscenza, specie la nostra conoscenza in campo scientifico (batteri che mangiano la plastica, plastica biodegradabile, spugne che assorbono il petrolio già esistono) senza nascondere la testa sotto la sabbia di fronte ai problemi che scienza e tecnologia pongono nel momento stesso in cui offrono le soluzioni.
Certo, la storia dell’Isola di Pasqua o dei Maya (la cui civiltà si estinse probabilmente per uno superfruttamento del suolo) non incoraggia molto.
Ma non c’è scelta.

Non ci si può fermare e indietro non si torna. L’unico modo di fermarsi è morire.

4 commenti:

  1. Insomma mi pare di capire che secondo te il futuro dell’umanità è governato da forze ineluttabili, e pertanto inutile dannarsi, tanto il nostro destino è già segnato?
    Se sì, io sono d’accordo, sono fatalista per principio, per natura e convenienza. A che serve preoccuparsi tanto?
    Le preoccupazioni dei catastrofisti mi lasciano in verità abbastanza indifferente, però, se proprio ne dobbiamo parlare, direi che l’occidente dovrà rassegnarsi a fare posto all’altra parte di mondo, altrimenti soccomberà. Contro la fame e la miseria non ci sono frontiere in grado di respingere l’attacco. Però abbiamo gli arsenali pieni di bombe atomiche, non è detto che restino inutilizzate per sempre. La pazzia umana, quella sì che non ha limiti. Quindi non disperiamo, e confidiamo in una guerra atomica, in una colossale epidemia o in qualche altra catastrofe naturale, capace di azzerare l’orologio della storia.

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  2. Be' no, io credo nel libero arbitrio, ma da qui a credere al delirio di onnipotenza ce ne corre. Oggi, secondo me, stiamo nascondendo la testa sotto la sabbia di fronte a una marea di problemi oppure ci rifugiamo in dolci utopie reazionarie o miracolistiche, ma destinate al fallimento. La storia ci insegna che simili strategie hanno sempre portato al disastro (tipo quelli che suonavano sulla tolda del Titanic mentre la nave affondava), ma non credo che siamo condannati a ripeterle, anche se, certo, la probabilità è molto alta.
    Ripeto se riusciremo ad adattarci ai cambiamenti che noi stessi provochiamo sopravviveremo, ma per adattarci dobbiamo cambiare. Noi invece tendiamo a perpetuare modelli e comportamenti che ci fanno più comodo.

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  3. Serenella Tozzi30 luglio 2014 16:16

    Sopravviverà il più adatto, lo dice Darwin. :-) Il mondo è sempre stato in costante mutamento e la graduale evoluzione della specie è stata sempre legata a questo mutamento.

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  4. Animo, tra qualche miliardo di miliardi di anni la stella < Sole > aspirerà la Terra e tutto sarà finito...
    Siddharta

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