mercoledì 30 luglio 2014

Il salotto di Luglio 2014 -

Dunque, bene o male siamo arrivati alla fine anche del secondo anno di attività. Ad agosto ci riposeremo un po’, giusto il tempo di ricaricare le pile, e poi a settembre daremo inizio, con rinnovata energia e qualche novità, al terzo anno. Il blog comunque non chiude in questo periodo, rallenta soltanto l'attività, sonnecchia un po', ma tutte le funzioni resteranno attive. Insomma, nel limite del possibile.





In questi ventiquattro mesi abbiamo messo in cascina qualcosa come seicento post, di cui una cinquantina sono stati ahimè oscurati su richiesta degli autori stessi per motivi quasi sempre editoriali.
Da sempre considero le opere pubblicate su queste pagine solo in prestito. Non ho mai preteso da nessuno l’esclusiva e su richiesta, anche non motivata, sono sempre pronto a “restituirle”. Anche se questo termine nel mondo digitale è improprio e l’operazione impossibile da esercitare.
Tuttavia è bene ricordare, che cancellare un post vuol dire semplicemente toglierlo dal blog, renderlo invisibile, ma una volta pubblicato, non lo si può eliminare completamente dal web, se non attraverso una procedura complicatissima e non alla mia portata. 
Le tracce (link) viaggiano libere nel web, l’indirizzo elettronico di un racconto, di una poesia, di un articolo, una volta postato, può finire ovunque: su Facebook, su Twitter, in un altro blog per esempio, in qualunque altro sito o in una email privata, e cosa succede quando questo viene cliccato a distanza di tempo? La cosa più evidente è che non si vede più nulla, il testo non appare, ma si attiva una procedura da parte di Google che prende il nome di ERROR 404.

Se il sistema rileva che il numero di questi ERROR generati è tale da costituire un disguido per l’utenza, ecco che Google fa l’unica cosa che gli sia al momento consentita, sottrae al blog di competenza dei punti SEO. In pratica, detto molto in breve per non abusare della vostra pazienza, riduce la visibilità del sito perché lo ritiene inaffidabile.

Persino il widget “Ti potrebbero anche interessare” continua a mandare l’icona di un post memorizzato, anche se questo è stato soppresso. Cliccando infatti sulla fotina potreste trovare la pagina vuota con la scritta “Spiacenti il post non esiste”. Non è grave, d’accordo, ma ammetterete che è seccante dover fare la pubblicità a un post ormai inesistente.
Il modo più corretto per ovviare a questi inconvenienti tecnici, sarebbe quello di cancellare il testo e sostituirlo con una dicitura: “Testo cancellato su richiesta dell’autore o dell’amministratore.” Solo In questo modo il post resta al suo posto senza generare un ERROR. Certo in questo caso la traccia è ancora troppo evidente e non risponde alle esigenze di colui che tout court, vuole scomparire dalla pagina web.
Non dimentichiamo però che insieme al testo vengono cancellati anche tutti i commenti che sono un corredo significativo per l’opera stessa e in qualche modo rendono il post patrimonio di tutti i lettori, e del sito che l’ha pubblicato.  Oddio, la questione sotto questo aspetto è delicata e meriterebbe un approfondimento a parte, ma in ogni caso e allo scopo di evitare ogni equivoco, ritengo che sia un diritto inalienabile dell’autore pretendere la cancellazione di una sua opera da un sito web.
Ciò premesso non mi resta che augurare a tutti buone vacanze.

(frame del 30/07/2014)


LE FIGARO.fr – Livres



UN ALGORITMO PER GIUDICARE LE QUALITA’ DI UN LIBRO


La casa editrice francese Short Édition sta sviluppando un algoritmo in grado di valutare la qualità dei testi. Ecco un’invenzione capace di far venire i sudori freddi ai critici letterari e agli editori a tutti i costi.

L’editore ha annunciato sul suo sito di aver avviato lo sviluppo di una equazione in grado di sviluppare in pochi secondi la qualità letteraria di un testo preso in esame.
Il processo alla base di questi calcoli complessi è abbastanza semplice. L’intelligenza artificiale della macchina si svilupperà all’inizio sulla base di 25.000 opere pubblicate dalla Short già valutate da cinque menti umane. […]
Il computer dovrebbe successivamente essere in grado di valutare un libro stesso sulla base di più criteri. L'algoritmo può eseguire la scansione in massa dell’ortografia, la punteggiatura, la ricorrenza dei modelli semantici (ripetizioni), il campo lessicale (lessico, registro di lingua) e la lunghezza delle frasi e paragrafi. Cosa ancora più complesso, si potrà misurare lo stile dell'autore, sulla base del numero di avverbi, aggettivi, pronomi, verbi, sostantivi usati e la leggibilità stessa del testo.

Più aiuto che una minaccia per gli editori
Tale novità suscita subito molte questioni morali. Sostituire l'uomo con la macchina non porterà inevitabilmente ad una normalizzazione del panorama letterario? Che cosa potrà dire circa la specificità di un autore – pensiamo per esempio a Louis-Ferdinand Céline, le cui qualità non sono in alcun modo riducibili alla somma di tutti questi criteri stilistici.
Questi dubbi sono legittimi, e l'editore vuole tranquillizzare tutti.  Non è nostra intenzione di sostituire la nostra redazione con un computer.
"Chiaramente, la macchina ci permetterà di risparmiare tempo prezioso per gli editori, che possono poi fare il loro lavoro, insostituibile, in modo più efficiente. Les mathématiques main dans la main avec la littérature, la technologie à l'aide de l'humain, et pas le contraire.

Par Claire Rodineau

Pernumian come genere letterario
di Romano A. Fiocchi

Il gabinetto del dottor Kafka non è un romanzo. Non è una raccolta di racconti. Non è un blog. Non è  un libro di documenti fotografici. Non è un saggio. Nel frontespizio lo si definisce “Piccolo memoriale illustrato di ombre e fantasmi”. [...] Alla fine ti resta una sola definizione possibile: Il gabinetto del dottor Kafka è un libro di Permunian. Punto. Come dire: un libro di Ceronetti è un libro di Ceronetti, punto. Scritture straordinariamente efficaci, in un italiano limpido e mordente, provocatorio nella loro bellezza. Entrambe scritture di poeti che si fanno prosatori, cronisti del proprio mondo interiore. Che denunciano la grande editoria quando fa libri di bassa qualità e la folla di scrivani che si proclamano scrittori. Così Permunian in vari punti del testo:

“L’unica cosa che conta non è saper scrivere, bensì recitare la parte di scrittori in quel reality di massa che è diventata la letteratura” (…) “L’ossessivo e assillante sciabordio quotidiano di chiacchiere letterarie, tutta quell’informe brodaglia che viene poi riciclata e trasformata dall’industria editoriale in manufatti librari, tutta quella disgustosa paccottiglia di compitini romanzati che furoreggiano nei salotti televisivi e nelle classifiche dei libri più venduti, da cui emana ormai un insopportabile tanfo di minestra riscaldata.” (…) “Un petulante balbettio letterario sale molesto da ogni parte d’Italia, è quella marea di grafomani incontinenti che non hanno nulla in comune con la letteratura (cantanti, comici, politici, magistrati, alienisti, maghi, casalinghe, prostitute, conduttori televisivi, ballerine e onanisti vari) e che producono quotidianamente tonnellate di mucillagine cartacea. Tonnellate di porcherie che ammorbano l’aria e ti investono in faccia appena ci si arrischi a mettere il naso in una libreria”. (…) “L’ultimo romanzo di una nota femminista italiana, un’orribile lesbica che s’è messa a scrivere romanzi pure lei come non bastassero già i comici e i cantanti…”






 Mary Novaria 
(Topanga, California)

Scrittrice della sandwichgeneration
Blogger: A Work in Progress - The Huffington Post

Su di me:
“Vivere tra due fette di pane, sperare nella sanità mentale, nel senso dell’umorismo e mantenere un po’ di grazia.”






Scrivere non è un lavoro, dicono i miei amici


Quello che i non-creativi pensano degli scrittori. Che non lavoriamo? Quando in realtà lavoriamo costantemente, al di là del numero di parole, degli articoli firmati o dei ricavi.

Se non pensi che scrivere sia un mestiere, perché non ti prendi una settimana di ferie e vedi quante parole riesci a produrre... Scopri come ci si sente a farlo... Informati su una malattia da assegnare a un tuo personaggio in fin di vita... Plasma alcuni dialoghi brillanti e realistici... Scrivi una seconda bozza... Invia quello che hai scritto al tuo editore... Riporta il tuo sedere sulla sedia per cambiare le cose che non gli sono piaciute... Invia una storia all'editor di un giornale, una rivista o un libro e poi attendi nel buio e in quel silenzio solitario una risposta che potrebbe non arrivare mai... Scrollati di dosso le ceneri e ricomincia tutto da capo... E poi dimmi che il mio non è un lavoro.







Mariangela Paone

Dopo aver lavorato per varie testate italiane, Mariangela Paone si è trasferita a Madrid nel 2008. Collabora con El País dal 2010 e ha un blog. Scorrendo le pagine culturali delle principali testate europee non mi capita spesso di incontrare il nome di un concittadino, senza contare che della situazione tragica della Grecia ritengo non se ne parli mai abbastanza. Ecco le ragioni di questo post dedicato alla saggistica.
I motivi di questo silenzio: scaramanzia?, fifa boia di fare la stessa fine? Non lo so, in ogni caso la vicenda greca andrebbe analizzata meglio e dovrebbe farci riflettere. Peccato che questo libro non sia uscito in Italia, ma non disperiamo, forse arriverà presto anche da noi.
(frame)

Le quattro stagioni di Atene

Il crollo della Grecia è stata una delle grandi tragedie dell'Europa contemporanea. Questo paese è passato da essere il simbolo del boom economico, con i Giochi olimpici del 2004, per diventare un cataclisma completo, quando si è scoperto all'inizio della crisi che tutti i conti erano falsi e che il disavanzo era insostenibile. Poi cominciò un lento declino che ha gettato i cittadini nel vuoto: la crisi ha trascinato il ceto medio nella povertà. La gente non aveva i soldi per pagare le bollette ed è stata costretta a passare al riscaldamento a legna. Ma le tragedie sono grandi notizie, come evidenziato da Mariangela Paone in questo libro di storie del disastro greco.
Paone, calabrese con sede a Madrid, ha iniziato un viaggio in Grecia come freelance nel 2012, per constatare in prima persona cosa stava succedendo in quel paese. I suoi articoli su El pais ne sono una chiara testimonianza. Qualcuno ha detto che il giornalismo è dire alla gente ciò che accade alle persone, e questo è esattamente quello che fa in questo libro: le sue pagine sono piene di Greci la cui vita è diventata una lotta quotidiana per la sopravvivenza: i lavoratori della televisione pubblica hanno chiuso le trasmissioni durante la notte, il ragazzo che distribuisce cibo in strada, l'odore del fuoco nelle strade di Salonicco ("In casa mia, siamo stati due anni senza riscaldamento") ... Il suo resoconto sul rialzo del partito neo-nazista Alba Dorata è da brividi e molto ben documentato.

 Il libro è narrato con pochi aggettivi, ma trasmette una profonda empatia, perché è scritto come un qualunque cittadino del Mediterraneo avrebbe potuto fare. 
(Guillermo Altares)


Racconto o romanzo, ma la differenza dov'è?

Quali sono le differenze tra un racconto e un romanzo? Non è banale affermare che la differenza più evidente sta nell’estensione: un racconto è breve, un romanzo è più lungo. Volendo stabilire dei limiti approssimativi, una storia raccontata con un numero di parole variabile tra 1000 e 20.000 viene chiamata “racconto”. Oltre le 20.000 parole siamo dentro un romanzo. Questo a grandi linee, visto che la letteratura non è basata sulmetodo scientifico. (scrittura creativa)

“Dunque il romanzo si distingue dal racconto essenzialmente per la maggiore lunghezza e per la complessità delle vicende e dei personaggi.” Pertanto il romanzo breve e il racconto lungo stanno nella “terra di mezzo” là dove le capre si confondono con i cavoli, e il compito di scovare la sottile differenza tra i due generi, dove non abbia provveduto l’autore a fare chiarezza, è di competenza della casa editrice e di scarsa importanza per il lettore. Quasi sempre è un fatto di convenienza, ed è più facile spacciare un racconto lungo per un romanzo e non il contrario.
Un esempio per tutti – Diario di un Killer sentimentale di Luis Sepùlveda, pubblicato nel 1996 da Guanda è stato messo sul mercato come romanzo e nonostante non superi la cinquantina di pagine, mentre di recente e più coerentemente è stato inserito nella collana di Racconti Famosi del Sole24ore. Punto!
Poi se scopri cos’è l’uno, per somma o per sottrazione magari riesci a farti un’idea di cosa sia l’altro. Forse, perché non è detto! Ma cominciamo dal più semplice a definirsi, il romanzo,  in quanto sull’altro fronte dovremmo poi fare delle distinzioni sul monologo, la lettera, la novella… eccetera…


Poetika.it chiude i battenti
Dopo quasi dieci anni di attività, a settembre il sito letterario Poetika.it conclude definitivamente il suo viaggio nel web. All’origine della decisione, “diatribe sempre più violente, utenti vittime di stalking, psicopatici pedofili, hacker che hanno violato alcuni profili personali, il tutto condito da sempre più frequenti minacce di denunce nei nostri confronti.”

Dopo nove anni di onorato servizio, scrive Anna Mazzoccante sul sito il 14/02.2014, il nostro bellissimo viaggio poetico si conclude qui. Siamo felici di questa esperienza, abbiamo imparato tanto, ci siamo arricchiti di poesia, di storie, di amicizie, di vita stessa, ma come ogni cosa, ha un inizio e una fine, anche Poetika chiude il suo ciclo.
E’ il dramma di ogni social network, sostiene AdrianoGabellone uno dei fondatori del sito, non sempre gli utenti si gradiscono l'un l'altro, e spesso accade che inizino a volare parole inopportune. Ovviamente noi si interveniva sempre cercando di mediare alla situazione, anche perché molte volte la colpa stava nel mezzo. Alcuni di "voi", infatti, sanno fare della provocazione una nobile arte, per poi però venirsi a lamentare quando ricevono in tutta risposta una più esplicita e meno simpatica offesa.
Essia, noi si è sempre cercato di iniettare un effetto calmierante, ma con il passare del tempo e l'aumentare degli utenti, questi episodi si sono presentati sempre più frequentemente, con continue richieste nei nostri confronti di intervenire e prendere provvedimenti. Già a questo punto vi lascio immaginare quali toni avesse assunto l'entusiasmo iniziale di cui parlavo. Ingenuamente sperando comunque che le problematiche si limitassero a queste, con il tempo invece si verificarono eventi ancor più spiacevoli: diatribe sempre più violente, utenti vittime di stalking, psicopatici pedofili, hacker che hanno violato alcuni profili personali, il tutto condito da sempre più frequenti minacce di denunce nei nostri confronti. [...]
Ebbene, Poetika si stava pian piano svuotando, conclude con amarezza il responsabile di Onirica Edizioni, sempre meno commenti, sempre meno pubblicazioni... ma sempre le stesse polemiche.
Il motore su cui girava poetika, vecchio di quasi 10 anni e ormai inadeguato, si spegnerà a settembre. Non è dato a sapere che fine farà tutto il materiale archiviato in questi anni.

La notizia vera purtroppo non è la scomparsa di un sito, non è il primo caso e non sarà l’ultimo a fare questa fine. Il web del resto rigenera e ricicla tutto nello spazio di una frame e gli utenti, anche i più affezionati, non avranno difficoltà a trovare una nuova cuccia virtuale. A far riflettere piuttosto è la litigiosità che continua a serpeggiare nei social network in generale, e in particolare là dove il commento è parte fondamentale e meccanismo insostituibile. 



reblog: poesiaescrittura di Giuseppe Barreca

Massimiliano Maestrello. "Queste stanze vuote", Edizioni La Gru 2014



Raccontare l’età cruciale tra l’adolescenza e la maturità è impresa ardua. Soprattutto in un’epoca come quella attuale nella quale i confini tra le età sfumano, e la classica distinzione tra le diverse fasi dell’esistenza è messa in discussione. Sia da situazioni oggettive che impediscono la “crescita”, sia, talvolta, da una sorta di pigrizia mentale che rende insopportabile l’abbandono di fanciullezza e adolescenza. I ragazzi protagonisti del libro di Massimiliano MaestrelloQueste stanze vuote (Edizioni La Gru 2014), hanno quantomeno il merito di provare, spesso senza accorgersene, a varcare la soglia tra la fanciullezza e un’età indefinita, più o meno adulta. È questo credo il tema dominante di una raccolta di racconti che si snoda felicemente affrontando il tema della problematica, oscura, spesso drammatica, “maturazione” di giovani ragazzi...



Milano allagata 8/07/2014
Ci risiamo un'altra volta. A Milano non è una novità che il Seveso faccia i capricci, e la situazione nelle altre città italiane quando piove a dirotto non è dissimile. Adesso le chiamano bombe d'acqua, anche se gli esperti ripetono che questi fenomeni sono tutt'altro che eccezionali. In ogni caso la situazione mi ha ricordato una poesia che avevo letto tempo fa, quasi per caso. Il poeta è scomparso da quasi vent'anni e non ho idea di quando sia stata scritta, ma certamente è quanto mai ancora di attualità. E poi, ogni occasione è buona per una bella poesia... nevvero?





Poesia di Massimo Grillandi
Temporale a Roma

La pioggia ha reso monda  la città,
ha lavato le cupole sonore,
ha ravvivato gli ori, ha posto nuove
luci sul fiume,  tra le nubi rade
è già il presagio che ritorna il sole.
Nitidi i tram sui lucidi binari
fendono le vie fresche, sulle piazze
barocche  scorre il traffico più snello.

Diranno poi i giornali che al Tufello
delle baracche sono state invase
dall'acqua, che famiglie hanno perduto
le masserizie e la squallida casa.
I Parioli  però hanno goduto
della pioggia, le ville sono nuove
o quasi, le maioliche di Vietri
.sono più lustre. Tra poco usciranno
i servi in rigatino  con i  cani
preziosi a prendere aria. Il manovale
polveroso al ritorno piangerà
 la precaria  baracca di lamiera.



reBlog:





...mai mi son creduto il felice proprietario di un “talento"

“Ho cominciato la mia vita come senza dubbio la terminerò: tra i libri” (p. 29). Nel ricostruire la genesi del suo rapporto con le parole e la scrittura, Jean-Paul Sartre(1905-1980) ne Le parole (1964, trad. il Saggiatore 1964 e succ., da cui traggo i numeri di pagina dei passi citati), traccia un ritratto originale, assieme amaro e ironico, degli anni della sua adolescenza. È proprio allora, infatti, che si forma quella che egli definisce, nella chiusa del libro, una sorta di benefica “follia” (Ciò che mi piace nella mia follia è che essa mi ha protetto, fin dal primo giorno, contro le seduzioni dell’“elite”: mai mi son creduto il felice proprietario di un “talento”, p. 174), ossia la predilezione per la scrittura, la convinzione che la letteratura sia una sorta di missione affidata a pochi chierici...

leggi l'articolo 

Giuseppe Barreca su Poesia e scrittura 26.06.2014





E’ morto Giorgio Faletti, alias Vito Catozzo


Avevamo la stessa età. Lo sapevo da quando con Vito Catozzo mi faceva crepare dal ridere che era del 1950, lo credevo milanese come me invece era di Asti e non avevo avuto notizia della sua grave malattia. La notizia della sua scomparsa, un fulmine a ciel sereno, una tramvata sui denti, oggi, al telegiornale delle tredici.
E’ recente anche la scomparsa della poetessa Spaziani, della quale non ho scritto nulla, anche se l’avevo inclusa nella mia personalissima rassegna dei Poeti Contemporanei dall’A alla Zeta. Sono arrivato soltanto alla effe e non ho fatto in tempo, ma per lei farò un’eccezione e quando sarà il momento le dedicherò un post.

Ma torniamo a Giorgio Faletti che per dirla alla Cyrano, era uno e fu tutto, comico cabarettista, cantautore, scrittore, attore, e infine anche pittore ma soprattutto, fu artista. E qui la rima ci sta d’incanto, perché anche lui le amava e basta leggere il suo capolavoro, Minchia Signor Tenente, per capirlo.
Dunque dicevo, l’ho amato come comico,  come cantante e attore un po’ meno, come pittore l’ho ignorato, ma come scrittore mi aveva veramente stupito. Ho letto i suoi primi due libri, “Io uccido” e “Niente di vero tranne gli occhi”, e mi sorprese la sua straordinaria capacità di inventare trame così complesse e intelligenti, non certo per la qualità della sua scrittura, che francamente non trovavo all’altezza della sua fama. La critica era rimasta disorientata al momento del suo grande successo, quattro milioni di copie soltanto per il primo romanzo non succede di frequente in Italia. E qualcuno, il solito furbetto di cui non ricordo il nome, era salito sul carro del vincitore e l’aveva definito addirittura il miglior scrittore italiano vivente.  Dalle parti in cui scrivo una cosa del genere si chiama “fare l’invidia” nel senso che per scaramanzia è sempre meglio non esprimere certi complimenti, altrimenti il diavolo poi si vendica. E porco il mondo che c'ho sotto i piedi, volendo guardare, così è stato. In vita ha raccolto molto e avuto tante soddisfazioni ma le critiche non l'hanno risparmiato, saranno i posteri a dare la giusta dimensione a questo eclettico artista. A me piace concludere con una battuta di Arbasino che vuole anche essere un augurio: uno scrittore giovane di successo, in Italia è una “brillante promessa”, per il resto della vita “emerito stronzo” per diventare poi, ma soltanto da morto, “grande maestro”. Addio Giorgio.
(frame 04/07/2014)



37 commenti:

  1. Di Faletti non ho letto niente.
    Lo conoscevo come attore di rivista e per poco altro, per cui mi sorpresi quando si propose come scrittore di successo.
    Chissà, se mi resterà vita a sufficienza, colmerò la lacuna.
    Quando una persona di valore diparte, sento sempre un grande vuoto dentro di me.
    Siddharta

    RispondiElimina
  2. di lui ho letto l'ultimo, o credo fosse l'ultimo, 'Tre atti e due tempi', perché parlava di calcio. non che io ami il calcio, ma mi piacciono le storie con piccole morali eroiche, e di solito le storie di pallone ne contengono una. poi il libro non parlava di calcio, o meglio, non soltanto, ma è andata bene così e il libro l'ho letto volentieri.
    ero partito prevenuto, pensando che il cabarettista di vito catozzo non avesse i numeri per scrivere una storia che meritasse di essere letta - per supponenza mia immagino, o spocchia - e invece sbagliavo. trovo che Faletti avesse un gran senso del racconto, e la percezione esatta del punto fino a cui poteva spingersi.
    Penso che per scrivere buone storie non occorra un talento straordinario o unico, ma piuttosto che sia sufficiente trovare il fulcro su cui appoggiare il peso. ecco, credo che Faletti avesse cuore, mestiere e buone leve.

    RispondiElimina
  3. Era certamente un artista a tutto tondo. Io non ho mai letto i suoi libri, perché non amo il genere e diffido dei libri che vendono tanto, ma è innegabile la sua insaziabile curiosità, e poi quell'aria, davvero, un po' così, con quegli occhi che, anche quando faceva ridere, avevano un'ombra...

    RispondiElimina
  4. Non sarà stato il più grande scrittore italiano, ok, ma è stato probabilmente quello nei cui confronti si sono rincorse più maldicenze - a cominciare da quella, velenosa, secondo la quale non era lui a scrivere i suoi libri perchè si avvaleva di ghost - writers. Un'avversione forse degna di miglior causa e a formare la quale, temo, contribuiva l'atteggiamento di una certa critica parruconesca che vede con disprezzo qualunque best seller in quanto tale e che è probabilmente la principale ragione per la quale gli italiani non leggono molto (ma SI leggono molto all'interno di certe conventicole dove ce la si canta e ce la si suona). Dei suoi, sorprendente, anche se magari non sarà stato un capolavoro immortale, "Io uccido" - l'esordio. Era "americano?"... bah, per me è un pregio. Diversissimi (e migliori e sintomo di una ricerca stilistica e tematica) gli ultimi "Tre atti e due tempi" e "Appunti di un venditore di donne".

    RispondiElimina
  5. mai mi son creduto il felice proprietario di un “talento"

    A proposito di Sartre e della modestia in genere, io diffido delle persone che si definiscono tali perchè chi sa è consapevole di sapere, però il concetto espresso dal filosofo è molto più sottile, e non comprende gli "sboroni del web" che dietro l'anonimato e sottoforma di "commenti" elargiscono verità come fossero caramelle. O forse sì?!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Dubito che Sartre scrivesse < elite > così ( il solito refuso ).
      Comunque su < ... mai mi son creduto il felice proprietario di un “talento” >.
      Credo che molti autori nel tempo si siano sorpresi dell'attenzione dei lettori ai propri scritti.
      Proprio perchè non credevano alle loro capacità letterarie.
      L'avvedersi delle proprie qualità non credo sia un atto di presunzione.
      D'altronde si è sempre in pochi di fronte alla massa di ignoranti.
      Sid

      Elimina
  6. Bravo a Barreca per aver postato questo bello scorcio su Sartre, altro francese dal cranio indescrivibile. ciao a tutti e buona settimana!

    RispondiElimina
  7. Poesia:

    Cade la pioggia e allaga viale Zara
    Sì che, più che camminar, si ammara
    la folla strepita e il sindaco rampogna:
    "Brutti delinquenti, sistematici la fogna".

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "sistemateci" e non "sistemaci" - errore di battitura.

      Elimina
  8. Serenella Tozzi12 luglio 2014 13:19

    La poesia di Massimo Grillandi è bella nel suo descrivere un'immagine di Roma immediatamente dopo un temporale, ma la condizione umana descritta sembra adattarsi agli anni cinquanta, non più all'attualità.
    In quegli anni, però, la precarietà era normale e trovare lavoro o un appartamento in affitto non era difficile, o quasi impossibile come ora.
    Gradevole l'uso degli endecasillabi, anche se imperfetto, specialmente nelle cesure metriche; rimane comunque una piacevole lettura.

    RispondiElimina
  9. Poetika] Genus irritabile vatum. Però l'asino casca su questa frase: " E’ il dramma di ogni social network, sostiene uno dei fondatori del sito...". Ecco... è (anzi, era) un sito di poesie o un social network? perchè non è mica la stessa cosa, secondo me.

    RispondiElimina
  10. Bisogna intendersi su cosa si intende per “Social network”, Ma se vogliamo cavillare, giusto per il gusto di parlarne allora direi che un sito di poesia e narrativa con l’iscrizione obbligatoria, dove tutti i partecipanti possono consultare i profili degli altri e contattare le persone interessanti per chiedere e ottenere informazioni anche di carattere personale, che cos’è, se non un Social network? A molti quel social davanti disturba, ma i meccanismi dei siti letterari, blog e simili, in genere permettono di condividere pubblicamente attraverso i commenti le proprie opere e nel caso ottenere maggiori informazioni attraverso una rete interna. Se voglio avere notizie su un partecipante, oltre a poterlo contattare direttamente posso chiedere di lui all’amico che lo ha fatto iscrivere, per esempio. E’ in questo modo, inevitabilmente, che si sviluppano relazioni sociali tra gli iscritti.
    Sono i comportamenti umani, le relazioni conseguenti che trasformano un Network letterario in un posto virtuale per incontri, scontri e confronti, che talvolta da virtuali si trasformano in qualcosa di molto più concreto. Poi se vogliamo sottilizzare e trovare le differenze tra il più grande di tutti i social network, cioè Facebook, e i siti letterari comunemente intesi, possiamo anche trovare delle differenze, che secondo me non sono sostanziali.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se non è zuppa è pan bagnato...
      OK., avanti tutta.
      Sid

      Elimina
  11. Nel sito letterario inteso in senso più rigoroso ha la preminenza il "testo" (poesia, prosa, quel che è) nel "social network" prevale e predomina la funzione connettiva tra gli utenti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Forse le due anime tendono adesso a confondersi.
      Ne so qualcosa dalle parolacce per i miei commenti...
      Sid

      Elimina
  12. sì, senza dubbio. Però, guarda - e noi ne siamo un esempio - uno può dissentire anche radicalmente dalle opinioni altrui, ma l'essenziale è che la critica, anche aspra, sia rivolta al testo e non all'autore. A mio parere, ma posso sbagliarmi, quando lo scontro diventa da oggettivo a soggettivo è l'inizio della fine. Un po' ingenuamente, forse, ma io continuo a credere nel "calculemus!"

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, è così.
      Sid

      Elimina
    2. Serenella Tozzi14 luglio 2014 16:17

      Sono d'accordo anch'io.
      E' giusto poter criticare un testo secondo il proprio punto di vista, e ciò in considerazione che dal momento che il testo viene pubblicato in un sito si debba considerare che avvenga per ottenere un giudizio dai lettori. Naturalmente l'urbanità obbligherebbe ad una certa misura: dissentire non significa arrivare all'offesa, soprattutto scadendo nel personale.
      Ho sempre pensato che i letterati (chi scrive dovrebbe essere considerato tale) dovrebbero possedere una sensibilità d'animo maggiore rispetto alla normalità: e non mi si vengano ad elencare gli atteggiamenti nefasti e negativi di certi personaggi della letteratura, per me restano carenze.

      Elimina
  13. Il romanzo è una storia d'amore e il racconto è la passione di una notte (N. Ammanniti)
    Elisa

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ah... allora non ho speranze. Dovrò accontentarmi di sveltine

      Elimina
    2. Più lungo meno lungo... mi sembra una diatriba goliardica.
      Il dramma vero è quando l'Autore si dilunga per pagine e pagine con una parola per riga ( ad esempio nei dialoghi ) col solo fine evidente di occupare quanto più spazio possibile..

      Elimina
    3. Integro la firma sopra: Siddharta

      Elimina
  14. Su < Libro en El Pais >: chi è l'estensore del pezzo?
    Siddharta

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Un certo Guillermo Altares, io l'ho soltanto tradotto alla meno peggio.
      Se clicchi su < Libro en El Pais > in cima e scritto in rosso, vai diretttamente sulla pagina del quotidiano spagnolo.

      Elimina
    2. L'introduzione in corsivo, va be', quella l'ho scritta io, c'è qualcosa che non ti quadra, o semplice curiosità?

      Elimina
    3. Mah, semplicemente per sapere a chi rispondere in commento.
      Temo sempre che sia stesura dello stesso autore evidenziato.
      Sid

      Elimina
  15. Questo è un saggio. Chi fosse interessato alla narrativa sul tema può leggere i tre libri di P.Markaris "Prestiti scaduti", "L'esattore" e "Resa dei conti" che compongono la cd "trilogia della crisi". Per un sunto, e per conoscere un po' l'autore, v. http://www.globalproject.info/it/produzioni/la-grecia-di-petros-markaris/13865

    RispondiElimina
    Risposte
    1. L'Italia fotocopia della Grecia?
      Comunque io amo ricordarla come culla della nostra cultura, madre della mia generazione classica.
      Sid

      Elimina
  16. Graecia Capta etc etc, assolutamente, ma anche "Italiani e Greci, una faccia una razza", tutti, ahimè, nel recinto dei PIGS (Portogallo Italia Grecia Spagna)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. PIGS?
      Questa non l'avevo ancora sentita, ma dall'acidità direi che è di origine anglosassone.

      Elimina
  17. Troppo forte questa Mary Novaria!
    Leggete l'articolo intero, vale per tutti. Anche per quelli che scrivono sui muri, per diletto o per passione, e per tutti quelli che prima di scrivere dimenticano di accendere il cervello.

    RispondiElimina
  18. ecco adesso con questo gabinetto di Kafka mi avete incuriosito.. chi mi passa il file .doc, .epub, o .pdf?
    Tocca andare in libreria? davvero?!
    vabbuò.
    bell'articolo. e viva la Nazione Indiana! ciaoooo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Pensavi che lo regalassero vero?
      Questi sputano nel piatto dove mangiano, ma mica sono scemi. :-)

      Elimina
  19. No, Franco... questi sputano nel piatto dove mangiano gli altri. Per inciso, a quanto leggo, l libro ha tutte le caratteristiche per non piacermi. A rischio di apparire, a seconda dei punti di vista, autoritario o rozzo, penso che la domanda "di cosa parla" riferita a un libro e rivolta all'autore sia lecita. O l'autore lo sa o non lo sa. Se non lo sa, non vedo perchè lo dovrei sapere io, o spiegarglielo io - e comunque non mi va di perdere tempo con uno che parla a vanvera o solo per sentire il suono della propria voce. Se invece lo sa, ma non lo vuole dire, sono fatti suoi. Rispetto la sua decisione e non sto a sentirlo. E' un po' come Pennac che parlava del diritto di non leggere. Certo che c'è, ci mancherebbe altro. E uno non dovrebbe essere neanche tenuto (se non a titolo di cortesia) a spiegare perchè non legge. Nessuno però mi toglie dalla testa che se il pubblico lo interpretasse in massa come il diritto di non leggere Pennac, il nostro vedrebbe la faccenda un po' diversamente...

    RispondiElimina
  20. Ovvio che il suo piatto piange.
    E poi, non fa che ripetere quello che tutto il mondo dice: tutti scrittori. La sua è un'accusa.
    Scrittori buoni e cani non solo abitano ai piani alti, si trovano ovunque e fortunata io, purtroppo grande lettrice, di incappare bene... purtroppo non sempre.
    E... ora? La vendita del libri è calata e i librai non pagano più gli editori.
    Ci sono delle persone che non hanno mai preso un libro in mano, e forse, ora, nemmeno un giornale. Gli unici che per il momento lavorano alla grande nel campo sono i ghost writer e lo si può intuire per chi. E io? Scribacchio perché mi piace...
    ciao Rubrus
    Elisa

    RispondiElimina
  21. Serenella Tozzi31 luglio 2014 16:49

    E' molto chiaro quanto da te riportato sui post oscurati, e mi rendo anche conto come non sia poi così gratuita la cancellazione, visto che può ingenerare discapito attraverso una minore visibilità del sito.
    Bisognerebbe salvare capra e cavoli, non credi? Non sarebbe giusto non poter trovare soluzioni... magari riuscendo a salvare i commenti che accompagnavano il testo che, comunque, dovrebbero rimanere patrimonio degli utenti.

    RispondiElimina