mercoledì 2 luglio 2014

Post it di Rubrus - Sherlock Holmes in Tribunale.




Negli ultimi tempi, in TV, e quasi facendosi concorrenza, sono state trasmesse due serie che hanno per
protagonista il detective ideato da Sir A. C. Doyle.
Si tratta, in realtà, di attualizzazioni, poichè, nella prima, di produzione inglese ("Sherlock"), il nostro eroe indaga nella Gran Bretagna contemporanea ed è alle prese con casi che sono vere e proprie "metainvestigazioni" sulla falsariga di quelle originarie (Mastino dei Baskerville in testa). Nella seconda "Elementary", invece, di produzione USA e che si svolge anch'essa ai giorni nostri, Holmes, è emigrato negli States e Watson è una donna.

Al di là della diatriba legale connessa ai diritti sulle opere di Doyle (cfr )  credo che, dal punto di vista letterario, sia interessante il quesito: "fino a che punto l'aggiornamento di un personaggio immaginario è utile o necessario e fino a che punto si può spingere senza diventare un altro personaggio?"  Un esempio tra tutti e che dimostra che la questione, diritti d'autore o no, sia tutt'altro che nuova: l'Ulisse dantesco non è quello omerico.

9 commenti:

  1. Serenella Tozzi2 luglio 2014 15:19

    Io non credo che si debba snaturare un protagonista ambientandolo in altra epoca e sotto diversi panni. Se ne perde tutto il fascino della collocazione, se ne fa altro personaggio.
    Per l'Ulisse: Dante non poteva che inserirlo fra i consiglieri fraudolenti visti tutti gli inganni che Omero gli addebita, a partire dal cavallo di Troia, per arrivare alle bugie dette ai suoi marinai per assecondare la sua sete di avventura.
    Ma l'Ulisse di Dante è anche un eroe moderno, che vuole conoscere e procede con sprezzo della vita, quindi un coraggioso da ammirare. Fanno prova le parole che gli attribuisce: "Fatti non foste..."
    Anche per gli antichi greci Ulisse era un guerriero valoroso e un grande navigatore da ammirare per il suo coraggio e la sua furbizia.
    Cambiava solo la morale nei due periodi storici.

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    1. Sono d'accordo con te - anche se temevo di farmi fuorviare, nel mio giudizio, dalla mia affezione per il personaggio originale. Le storie attualizzate non sono fatte male, il personaggio è fedele, tuttavia va perso il fascino della rappresentazione di un'epoca che Doyle (forse non del tutto consapevolmente) seppe rappresentare così bene. Ecco, io credo che oggi l'Holmes autentico sarebbe sorpreso deluso ed esterrefatto innanzi a tanto dilagante irrazionalismo, malgrado il progresso tecnologico. E questa riflessione mi induce un racconto/pastiche in cui Holmes e Watson, indagando su HG Wells, salgono sulla macchina del tempo e arrivano ai giorni nostri, trovandosi un pochino "spaesati" :-)

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  2. Si è tentato anche di riesumare Hercule Poirot se non sbaglio e chissà quante altre operazioni di questo tipo sono state messe in atto. Sinceramente non saprei rispondere alla domanda. Dal punto di vista letterario non credo che sia tutto lecito. Di solito sono operazioni commerciali che non aggiungono nulla di significativo, ma non mi sono mai posto il problema seriamente.

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    1. E' sicuramente una operazione commerciale, non letteraria. Certo, c'è un lato positivo: un personaggio attualizzato è un personaggio vivo, che ha qualcosa ancora da dire dopo che il suo tempo è passato: pensiamo a tutte le trasposizioni contemporanee, per esempio, di Amleto; tuttavia, io credo che perchè ciò sia serio è necessario che si rispetti lo spirito del personaggio e non lo si alteri, mantenendolo in confronto se non in contrasto coi nuovi tempi. Credo che in questo l'Holmes inglese sia più fedele di quello americano. Invece, paradossalmente l'Holmes cinematografico interpretato negli ultimi film da R Downey jr, benché ambientato nell'epoca che gli è propria, quella vittoriano / edoardiana, è troppo diverso da quello originale.

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  3. ciao a tutti! a me invece è un'operazione che piace molto l'idea di sottoporre grandi classici a un trattamento di revisione. poi magari i risultati possono non essere dei più felici, ma l'idea di fare un tentativo non la trovo sbagliata a priori. personaggi iconici come Holmes possono sopravvivere a qualsiasi trattamento, persino ad Hollywood, che come sappiamo lava più bianco. Doyle, se potesse, probabilmente avrebbe qualcosa da ridire, ma dovrebbe consolarlo il fatto di aver consegnato alla storia della letteratura un personaggio di tale potenza da riuscire a sfuggire al segno del tempo. di recente hanno passato due film del rifacimento inglese e li ho trovati godibili. quelli con Downey jr li ho visti a suo tempo e ho apprezzato anche quelli, proprio perché molto diversi dall'originale. ciao!

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  4. U', disgraziato! ogni tanto ti fai vivo. Mah, oddio, penso che a tutto ci sia un limite. Lo Holmes di Cumberbatch lo trovo magari inutile, ma divertente e, direi, fedele. Quello di J.LMller, invece, lo trovo un po' troppo schizzato (e la Watson di Miss Liu mi pare strizzare l'occhio al politically correct da un lato e, dall'altro, ad evitare la fondamentale domanda: ma Holmes era gay?). Resta il fatto che i diritti di "Elementary" valgono un milione di dollari, e questo spiega un sacco di cose. Secondo me, il miglior Holmes, avuto riguardo a testi ed interpretazione, resta quello di Jeremy Brett (che, poverino, alla fine fu anche lui ossessionato dal suo personaggio, proprio come Bela Lugosi).

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  5. ( SEGNALAZIONE )
    Caro Rubrus, come già detto altrove sono del tutto a digiuno della materia ( confondo bellamente gialli, polizieschi, noir, ecc. ).
    Ma mi sono imbattuto in Google nelle recensione del libretto < La vera nascita di Maigret > di Francis Lacassin, Medusa, Milano, pgg 136, euro 14,50.
    Recensione di Alessandra Stoppini del 28.11.2013.
    E pure nel pezzo di Andrea Kerbaker ( docente universitario, scrittore e critico letterario ) dal titolo < Simenon riletto - Le vere origini di Maigret > del 19.1.2014 sul Domenicale del Sole24Ore.
    Se non ancora letti, ti possono interessare?
    Siddharta

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  6. Certo che sì, grazie! li cerco subito.

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  7. Ieri ho visto su Rai2 e per la prima volta una puntata di Elementary.
    Niente male come produzione, ma questa operazione più che una rilettura in chiave moderna di S.H. mi pare proprio solo una trovata pubblicitaria. Chiamare Watson la Liu poi è veramente ridicolo. Ci mancava soltanto che pronunciasse la celebre frase, elementare Watson e poi stavamo nel grottesco. Il telefilm però reggeva benissimo anche senza queste stravaganze. Un'altro "mentalist" in giro sul piccolo schermo.

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