domenica 20 luglio 2014

Umberto Eco - da Il Pendolo di Foucault, cap 39


Un APS è un Autore a Proprie Spese

Da Il Pendolo di Foucault, cap. 39

«Prenda il caso De Gubernatis. Tra un mese, mentre già il nostro pensionato si macera nell’ansia, una telefonata del signor Garamond lo invita a cena con alcuni scrittori. Appuntamento in un ristorante arabo, molto esclusivo, senza insegne all'esterno: si suona il campanello e si dice il proprio nome nello spioncino. Interno lussuoso, luci soffuse, musiche esotiche. Garamond stringe la mano al maître, dà del tu ai camerieri e rinvia le bottiglie perché quell’annata non lo convince, oppure dice scusami caro, questo non è il cuscus che si mangia a Marrakesh. De Gubernatis viene presentato al commissario Caio, tutti i servizi aeroportuali sotto il suo controllo, ma soprattutto l’inventore, l’apostolo del Cosmoranto, il linguaggio per la pace universale, che se ne sta discutendo all’Unesco. Poi il professor Tizio, forte tempra di narratore, premio Petruzzellis del Gattina 1980, ma anche luminare della scienza medica. Quanti anni ha insegnato professore? Altri tempi, allora sì che gli studi erano una cosa seria. E la nostra squisita poetessa, la gentile Olinda Mezzofanti Sassabetti, l’autrice di Casti palpiti, avrà letto».


Belbo mi confidò che si era chiesto a lungo perché tutti gli APS di sesso femminile firmassero con due cognomi, Lauretta Solimeni Calcanti, Dora Ardenzi Fiamma, Carolina Pastorelli Cefalù. Perché le scrittrici importanti hanno un cognome solo, Ivy Compton Burnett e alcuni addirittura neppure il cognome, come Colette, e un’APS si chiami Olinda Mezzofanti Sassabetti? Perché uno scrittore vero scrive per amore della sua opera e non gli importa d’essere conosciuto con uno pseudonimo, vedi Nerval, mentre un APS vuol essere riconosciuto dai vicini, dagli abitanti del quartiere, e di quello dove ha abitato prima. All’uomo basta il suo nome, alla donna no, perché ci sono quelli che la conoscono da signorina e quelli che la conoscono da signora. Per questo usa due nomi […]


Subito dopo sarà presentata la nuova edizione dell’Enciclopedia degli italiani illustri, dove accanto a tre righe dedicate a Giuseppe Tomasi di Lampedusa saranno presenti dodici righe dedicate alla sfolgorante immaginazione plastica dell’APS Adeodato Lampustri.


«Il De Gubernatis» spiegò Belbo, «dovrà desiderare di essere presente nell’enciclopedia. Lo aveva sempre detto che quella dei famosissimi era fama fasulla, una cospirazione di critici compiacenti. Ma soprattutto capirà di essere entrato in una famiglia di scrittori che sono al tempo stesso direttori di enti pubblici, funzionari bancali, aristocratici, magistrati. Di colpo avrà allargato la cerchia delle sue conoscenze, ora se deve chiedere un favore saprà a chi rivolgersi. Il signor Garamond ha il potere di far uscire il De Gubernatis della provincia, di proiettarlo al vertice. Verso la fine della cena Garamond gli dirà di passare il mattino dopo da lui».
«E la mattina dopo viene».
«Ci può giurare. Passerà la notte insonne sognando la grandezza di Adeodato Lampustri».
«E poi?»
«Poi la mattina dopo Garamond gli dirà: ieri sera non ho osato parlarne per non umiliare gli altri, che cosa sublime, non dico i rapporti di lettura estenuanti, dirò di più, positivi, ma io stesso in prima persona ho passato una notte su queste pagine. Libro da premio letterario. Grande, grande. Tornerà alla scrivania, batterà la mano sul manoscritto – ormai sgualcito, usurato dallo sguardo amoroso di almeno quattro lettori – sgualcire i manoscritti è compito della signora Grazia – e fisserà l’APS con aria perplessa. Che cosa ne facciamo? Che cosa ne facciamo? Chiederà De Gubernatis. E Garamond dirà che sul valore dell’opera non si discute neppure un secondo, ma è chiaro che è una cosa in anticipo sui tempi, e quanto a copie non si andrà al di là delle duemila, duemilacinque al massimo. Per De Gubernatis duemila copie sarebbero abbastanza per coprire tutte le persone che conosce, l’APS non pensa in termini planetari, ovvero il suo pianeta è fatto di volti noti, di compagni di scuola media, di colonnelli in pensione. Tutte persone che l’APS vuole che entrino nel suo mondo poetico, anche coloro che non vorrebbero come il salumaio o il prefetto… Di fronte al rischio che Garamond si tiri indietro, dopo che tutti in casa, in paese, in ufficio, sanno che ha presentato il manoscritto a un grande editore di Milano, De Gubernatis farà i suoi conti. Potrebbe estinguere il libretto al portatore, chiedere la cessione del quinto, fare un mutuo, vendere quei pochi BOT, Parigi val bene una Messa. Offre timidamente di partecipare alle spese. Garamond si mostrerà turbato, la Manunzio non usa, e poi via – affare fatto, mi ha convinto, in fondo anche Proust e Joyce hanno dovuto piegarsi alla dura necessità, i costi sono tot, noi ne stampiamo per ora duemila copie, ma il contratto sarà per un massimo di diecimila. Calcoli che duecento sono di invio stampa perché vogliamo fare un battage come fosse l’Angelica dei Golon, e ne distribuiamo milleseicento. E su queste, lo capisce, niente diritti per lei, ma se il libro va, ristampiamo e a quel punto lei si prende il dodici per cento». […]


Al momento della firma del contratto l'APS non si è curato di leggere né comprendere le dieci pagine fitte di clausole, tra le quali quella che entro un anno l’editore ha il diritto di mandare al macero le copie invendute, a meno che l’autore non le rilevi a metà prezzo di copertina. Durante l’estate (culmine dei fastigi) arriverà il premio Petruzzellis, con dono di una copia della Nike di Samatrocia realizzata in vermiglione (materiale molto lucente simile al cinabro).


Sarebbe infine arrivato il momento della verità, un anno e mezzo dopo, Garamond gli avrebbe scritto: Amico mio, lo avevo previsto, Lei è apparso con cinquant’anni di anticipo. Recensioni, lo ha visto, a palate, premi e consensi della critica, ça va sans dire. Ma copie vendute pochine, il pubblico non è pronto. Siamo costretti a sgomberare il magazzino, a termine di contratto (accluso). O al macero, o lei le acquista a metà prezzo di copertina, com’è suo privilegio.


De Gubernatis impazzisce dal dolore, i parenti lo consolano, la gente non ti capisce, certo che se eri dei loro, se mandavi la bustarella a quest’ora ti avevano recensito anche sul Corriere, è tutta una mafia, bisogna resistere.
Delle copie in omaggio ne sono rimaste solo cinque, ci sono ancora tante persone importanti da locupletare, non puoi permettere che la tua opera vada al massacro a far carta igienica, vediamo quanto si può racimolare, sono soldi ben spesi, si vive una volta sola, diciamo che possiamo acquistarne cinquecento copie e per il resto sic transit gloria mundi.
Alla Manunzio sono rimaste 650 copie in fogli stesi, il signor Garamond ne rilega 500 e le invia contrassegno. Consuntivo: l’autore ha pagato generosamente i costi di produzione di 2000 copie, la manunzio ne ha stampate 1000 e ne ha rilegato 850, di cui 500 sono state pagate una seconda volta. Una cinquantina all’anno, e la Manunzio chiude sempre in forte attivo.
E senza rimorsi: distribuisce felicità.












5 commenti:

  1. Serenella Tozzi20 luglio 2014 13:50

    Spietata esposizione dei fatti.

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  2. Be'... è chiaramente una parodia sulle debolezze umane e quella parte di editoria che le sfrutta per proprio tornaconto. Volutamente grottesca in qualche frangente e anche datata, non più molto attuale come storia. Però mi sembrava abbastanza divertente, ma niente di più. Poi ci sono autori che accettano queste condizioni ben sapendo a cosa vanno incontro, non tutti sono così sprovveduti. Sperem!

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  3. Il Pendolo non son più riuscito a leggerlo dopo le prime cinquanta pagine.
    Penso che un autore abbia già detto tutto il dicibile nel bestseller che lo consacra all'attenzione del pubblico ( in questo caso < Il nome della rosa > ).
    Poi il resto è tutta rimasticatura.
    Siddharta

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    1. Anch'io mi sono fermato molto prima del 39mo capitolo.
      Questo brano l'ho trovato sull'antologia che mia figlia aveva al classico. Me lo sono dovuto ricopiare, non si trovava sul web per intero, solo qualche accenno.
      Adesso sì :-)

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  4. Sconfortante e veritiero... quanto è deleteria la ricerca della fama...

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