giovedì 17 luglio 2014

Venanzio Lucernoni - Poesia dialettale



Er giudizio de Dio

Quanno s’è presentata da San Pietro,
l’anima de Venanzio, sola sola,
“….me dispiace, te devo manna indietro
- je fa San Pietro – pe’ corpa de la gola.

E’ un peccato da poco, c’è speranza
che dopo un par de lustri in Purgatorio
a scontà li peccati de la panza,
te trovamo un ber posto ar refettorio,

a cucinà, frammezzo all’angioletti,
patate, abbacchio, cotiche e spaghetti”.
Venanzio ce rimase tanto male.

“Io – disse – vorrei esse’ giudicato
su la base de quanto ho cucinato
più che su quello che me so’ magnato”.

“No – fece er santo – questo qui nun vale.
Nun è peccato sta’ vicino ar gasse,
er peccato de gola è strafogasse”.

Venanzio prese allora ‘na padella,
mise l’ojo extra vergine d’oliva,
cipolla, rosmarino e coratella
e in paradiso se sentì un’evviva!

Salì un profumo talmente sopraffino
che invase tutto quanto er firmamento;
je s’accostò perfino un cherubino
che passava pe’ caso in quer momento

e je chiese, co’ la faccia stralunata,
si poteva assaggià ‘na forchettata.
“Nun c’è problema”, disse, e ner girasse

vide ‘na fila de santi lì vicino,
e prima che la fila terminasse
ce stava già chi se portava er vino
(pare che fosse un certo San Martino).

San Pietro, ner vedè tanto successo,
je prese er dubbio d’essese sbajato
e chiese un supplemento der processo
che ar Purgatorio l’aveva condannato.

E l’udienza se tenne in Paradiso
ar cospetto der Padre Onnipotente,
che vide tutti i santi cor soriso,
a chiedeje de esse’ più clemente:

“Uno che fa’ così la coratella
cià l’anima più nobbile e più bella”.
E er Padreterno sentenziò solenne:

“Venanzio sta co’ noi, qui ner Nirvana;
e visto che rimani, fa du’ penne,
come le sai fa tu, all’amatriciana!”.

E da quer giorno er Paradiso intero
è diventato tutto un ristorante,
e de specialità ce ne so’ tante
che ar Padreterno nun je pare vero:

coda a la vaccinara, bucatini,
abbacchio a scottadito, puntarelle,
pajata, cacciatora, lumachelle
e un trionfo d’arrosti e spezzatini.

Carciofi, trippa ar sugo brodettata,

e quarsiasi tipo d’insalata,

la cicoria de campo ripassata

e er venerdì, un ber fritto de paranza!

Pure li santi mo cianno la panza.

8 commenti:

  1. Se non mi sbaglio due quartine e due terzine fanno un sonetto. Con le rime più o meno ci siamo, ma poi diventa difficile suddividere le strofe. Il testo integro purtroppo non mi è arrivato ed è molto probabile che mi sia sbagliato. In ogni caso se la leggete tutta d'un fiato vi accorgete della musicalità sopraffina e l'ironia romana come sempre la fa da padrona. Complimenti a Serenella che l'ha segnalata.
    Le poesie dialettali sono fresche, leggere, mettono allegria e pertanto molto più indicate in questo periodo estivo, non trovate?

    RispondiElimina
  2. Appunto, Sig. Franco, l'ho proprio letta tutta d'un fiato e debbo dire che mi sono deliziato, e non solo per la voglia di assaggiare tutte quelle leccornie, ma per come è strutturata l'intera poesia. Mi viene in mente la poesia di Eduardo: De Pretore Vincenzo ( ma la poesia, non la commedia ): stesso impianto stessa ambientazione. Fantastica anche quella.

    Alex

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Alex per i tuoi interventi su queste pagine, sei il benvenuto.
      Ciao Franco

      Elimina
    2. Ciao Franco, grazie sei veramente un delizioso padrone di casa. Mi sono subito innamorato di questo blog per l'aria che vi si respira: c'è serenità, c'è silenzio e tutto ciò che si possa desiderare per fare della buona cultura ( sono un reduce del CdP e mi puoi capire ). Spero di poter dare un buon contributo. A presto.
      Alex

      Elimina
    3. Ah... ecco!

      Ci conto Alex :-)

      Elimina
  3. Serenella Tozzi18 luglio 2014 14:05

    A me piace questo scenario di Paradiso, pieno di bonari, voraci ghiottoni: vi si respira un'aria di sana goliardia romana. Tanto per rimanere in tema, la poesia va giù come un buon boccone che ti lascia un retrogusto gradevole.


    RispondiElimina
  4. L'ho riportato sulla mia home in facebook perchè eccezionale.
    Un furto autorizzato? La bellezza non può avere confini...
    Sid

    RispondiElimina
  5. "Le poesie dialettali sono fresche, leggere, mettono allegria e pertanto molto più indicate in questo periodo estivo, non trovate?" sì, trovo (vabbè io di poesia non e capisco un ciufolo, ma lasciatemelo dire lo stesso, dài...). Questa mi ha ricordato una scenetta di /con Aldo Fabrizi che recita una poesia credo di Belli in cui si parla di un sogno relativo ad una pantagruelica mangiata al termine della quale compare persino il Padreterno.

    RispondiElimina