mercoledì 24 settembre 2014

CORE ‘NNAMMURATO - Eugenio Gambardella - Poesia napoletana



CORE  ‘NNAMMURATO


Vedimmece cchiu’ tarde
a primma sera
quanno tramonta ‘o sole
mmiezo ‘o mare…
te voglio parla’ ‘e nuje
cu’ ddoje parole,
sincere, comm’ ‘o core
‘nnammurato;
te voglio fa’ capi’,
bellezza rara,
che simmo nate apposta
pe’ sta’ ‘nzieme;
vedimmece cchiu’ tarde
a primma sera.

               

Dicembre 2000                                                                                 E. Gambardella

14 commenti:

  1. Bella poesia davvero, il video non è all'altezza, ma di meglio non so fare, ti dovrai accontentare dei miei complimenti per il testo.
    Ciao

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    1. Grazie Franco. Invece l'incipit della Ciarda di Monti mi è piaciuto molto. Sono contento che ti sia piaciuta. Grazie di nuovo per i tuoi apprezzamenti. A presto.

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  2. Sette endecasillabi di rara bellezza...Bravo Eugenio...e bellissimo l'accompagnamento e quindi, un bravo anche a Franco MELZI.

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    1. Certo, ho apprezzato anch'io il commento musicale. E grazie anche a te, Pietro, per le belle parole che mi hai dedicato: fa sempre piacere ricevere un giudizio lusinghiero da un esperto e bravo poeta dialettale quale tu sei. A presto.

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  3. C'è uno stretto legame fra musica e poesia: certo le canzoni napoletane colpiscono per la loro romantica dolcezza, e questa poesia delicata e appassionata ne esprime tutta l'anima.

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    1. Si, Serenella, è proprio così: il dialetto è il veicolo ideale per esprimere sentimenti profondi. Grazie per il tuo commento che giunge sempre puntuale e gradito.

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  4. Amo il dialetto napoletano, quindi amo la tua poesia.
    Questi versi respirano e come prendere una boccata di iodio. Si sente lo sciabordio dell'acqua sulla riva mentre il silenzio tutt'intorno pesa più dell'Universo. Sono versi d'amore e quindi sono le parole dell'anima.
    Piaciuta

    Se non ti offendi e con il tuo permesso ti lascio questa per continuare la tua.

    Pigghia
    'n varca
    niscèmu fòra
    a largu jemu.
    'ntra l’occhi
    t’ guardari
    un vasuni
    t’addari.
    L’amuri
    vogghiu
    fari.

    Ciao Lucia

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    1. Ciao Lucia, non per ricambiare subito l'apprezzamento, ma anche il tuo dialetto è stupendo, e la tua poesia è una vera gemma: mi è piaciuta moltissimo. E il titolo? La vorrei conservare. Grazie, comunque, per il tuo commento che ho apprezzato molto. Spero di rileggerti presto.

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  5. Una cosa che sempre mi ha colpito è il lessico napoletano che varia da autore ad autore.
    Per esempio don Pietro Zurlo usa un linguaggio semanticamente ricercato, difficile, forse d'antan.
    Invero consulta certi classici dizionari in vernacolo da far paura...
    Tanto da dover ricorrere spesso ad un apposito glossario interpretativo.
    Qui invece si capisce tutto di primo acchito: anche quel cuore malandrino che vuole incontrare la sua lei sul far della sera, un classico espediente...
    Una dichiarazione d'amore semplice semplice come s'usa tra persone normali.
    Qui retorica e paludamenti poetici sono banditi: una profferta d'amore chiara e diretta, con Shakespeare una volta tanto messo in soffitta.
    Interessante anche la scansione formale, che alleggerisce la lettura.
    Ottimo, direi.
    Siddharta

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    1. Grazie Sid. La tua analisi sul dialetto napoletano è assolutamente condivisibile. Per quanto riguarda il linguaggio usato, molto dipende, secondo me, dall'area geografica di provenienza da parte di chi scive. Ma è fondamentale, in ogni caso, la correttezza formale. Non è facile scrivere in napoletano e molti ( non è il caso dei poeti di questo blog) si avventurano e francamente capita di leggere delle cose orribili. Anche io, spesso, vado in difficoltà e faccio molta attenzione, mi documento, prima di scrivere. L'autore ( e che autore!! ) al quale mi ispiro, per quanto riguarda la forma, è Salvatore Di Giacomo: una esclamazione, un verbo, una parola qualsiasi che lui ha usato in qualche sua poesia fa testo, è Vangelo insomma, per quanto attiene all'aspetto formale. Poi, tutti possiamo sbagliare e il refuso, scrivendo in napoletano, è sempre in agguato.

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    2. Pensa, Eugenio, che un comune caro amico napoletano di facebook lamenta di non capire la scrittura di Pietro Zurlo.
      Il colmo direi, se non fosse che anche dalle mie parti il vernacolo del capoluogo e dei paesi pochi chilometri distanti dal mio usano un dialetto tra loro differenti anche se simili.
      Quindi presumere di esprimersi in quello verace resta un'opinione.
      Bene dici sul fatto di appoggiarsi ai nostri maggiori e di usare la massima cautela nel linguaggio vernacolare scritto.
      Per quanto mi riguarda, avendo sempre parlato in famiglia, a scuola, col prossimo in italiano chiaro, sono letteralmente incapace di scrivere in dialetto.
      Mi meraviglio di come abbia fatto don Pietro, nativo di Ostuni, ad appropriarsi con disinvoltura della parlata napoletana.
      Che sia merito della moglie?
      Sid

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    3. Ecco, a proposito di "refusi", nel mio precedente intervento ho scritto "scive" al posto di "scrive", nonostante abbia riletto prima di pubblicare. Questo capita talvolta e bisogna rassegnarsi.

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  6. Caro Epi...Qualche parola ricercata e più ostica la devo cercare per forza se si vuole scrivere in versi rimati e complicati. Ma non sempre succede ciò...spesso sono versi puliti e facili e maggiormente sono i piccoli pensieri come la suddetta lirica.

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  7. Ad esempio di facile apprendimento è questa quartina in endecasillabi:
    "Ormaje hammo tuccato proprio ’o funno…
    rint’a ll’itaglia nosta chiena ’e ’mbruoglie;
    ce sta chi t’ha menato ’a nave affunno
    e chi pe’ ddì: he sbagliato hadda patì."

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