domenica 7 settembre 2014

La storia di Lido - Claudia - narrativa

Tardi e caldo.
Bologna è tutto un buco in vista dei mondiali.
L'Hera scava fosse nelle stradine del centro e il comune ha sguinzagliato i carri attrezzi, cani grossi per la deportazione di auto et similia a centocinquanta euro a botta.
Casa mia sta fra due cantieri e fra due buchi.
Quando passo davanti al primo ci sento voci dentro, come la caverna di Aladino e appena arrivo al Barwie scopro che Loop ci s'è tuffato dentro, Sira e Sud l'hanno seguito a ruota. Così qualcuno, non ho ancora capito chi, s'è calato nella fossa a recuperare i cani.

-Quei geni dell'Hera hanno preso un tubo- dice Lido, mi va a prendere una rossa (non vuole che me la schiumi da sola, dice che faccio schifo come a farmi le paglie), urla da dentro - ci hanno fatto una piscina-
-Chi c'è nel buco? - gli chiedo, quando mi appoggia la birra.
Stiamo tutti sotto il portico, finalmente le gambe sotto i tavolini e le teste girate alle transenne, come un branco di vecchi.
-C'è Calimero in tu buco, e chi ha da esse?- Calimero è compaesano di lido, ma al contrario di Lido non parla l'italiano. Parla solo il pugliese.
Per qualche strana ragione, quando Lido racconta di lui, lo fa in un italiano imbastardito.
Arriva Lajd, nel frattempo. Si mette anche lui per un secondo a guardare verso il buco, poi pesca una sedia, chiede una moretti e dice- uh quando nell''83 sono andato in prigione in Tunisia avevano aperto un buco nella strada della prigione e c'era un cammello ...-
ma Lido non lo lascia finire- Hai rotto u cazzu Lajd con la prigione e i cammelli-
In effetti di qualunque cosa si parli, Lajd finisce per tornare sempre lì, prigione e cammelli.
Due palle così, insomma. Una volta diceva dell'etimo del suo cognome So-fi, che significava saggezza, e non so come dalla saggezza è passato in un batter d'occhi ai cammelli e al gabbio nell'ottantatrè.
Mistero.
Comunque Lido lo zittisce. Lajd si siede, dà un sorso alla Moretti, rolla una canna e si mette a guardare il buco anche lui.
Restiamo così, il portico un forno e Calimero che dal fondo della fossa cerca di convincere col dialetto i cani che non vogliono uscire.
-Al paese mio c'è una storia della fossa- dice Lido.
Io non posso farne a meno, prima che Lajd possa dire cammello dico:
Lido, raccontacela.

La storia della fossa.

A Tricase, sua nonna, classe '19, era una delle poche che fumava per strada.
Il paese non si scantava di omosessuali che s'erano fatti preti perchè è meglio un prete in più e una checca in meno, ma si scantava della vecchia vestita a lutto dall '89 che camminava sulla via del mare nascosta dal fazzoletto nero e dalla scoliosi che le aveva fatto crescere la gobba.
Si scantavano perchè anche se non le vedevano la faccia, vedevano il fumo della sigaretta.
Lillina, la vecchia, se ne fotteva altamente. Suo fratello no, infatti s'era fatto prete.
Arrivava a mare e prendeva le sue cozze. Com'era venuta tornava, sempre fumando, e la gente mormorava che sant u cristi a osti.
A casa teneva la pentola di cotto, con l'acqua sempre dentro, d'inverno come d'estate; in quella pentola ci cuocevano le cose, ore e ore.
Poteva essere spezzatino di cavallo, oppure fagioli e cotiche.
D'estate erano fagioli a cui avrebbe aggiunto le sue cozze.
Quando l'acqua calava, Lillina metteva, finchè i fagioli avevano l'odore perfetto della cottura. E allora ci buttava il pescato.
Stava per farlo anche quel giorno, ma le pigliò un colpo e morì a due passi dal camino.
Un mese prima a Taurisano, un paese vicino, era morta Adele, una ragazza di neanche vent'anni.
Com'era tradizione i suoi le avevano foderato la bara con i vestiti che le piacevano di più e ce l'avevano stesa sopra col suo tubino dei diciott'anni. Di fianco le avevano posato tutte le altre cose care: il portagioie con le iniziali, i diari della Smemoranda, l'album delle fotografie. L'avevano seppellita e avevano sussurrato-speriamo che hai tutte e cose, creatura, per stare comoda Di Là...-
Che si erano dimenticati un prezioso l'avevano saputo ventotto giorni dopo, quando Laurè aveva sognato la sua migliore amica.
Si erano parlate del più e del meno nel sogno, poi Adele le aveva detto: i miei si sono dimenticati di una cosa, me la devi far portare.
-Da chi?- aveva chiesto laurè.
-Da una signora di Tricase, domani-
-Come si chiama Adè?-
-I miei la conoscono- aveva detto Adele- mi deve portare l'orso di pezza- poi prima  di svegliarsi Laurè aveva sognato una vecchia e la sua sigaretta.
Il giorno dopo lesse i necrologi, andò dai genitori dell'amica e parlò con la madre.
Quella si mise a piangere, scomparve nella camera che era stata di sua figlia e tornò con un orso di pezza. Disse:
- Ce l'ha da sempre-
Laurè le mostrò l'elenco dei morti, chiese: quale?
-Andiamo a Tricase- rispose lei e strinse l'orso al petto.
I genitori di lido conoscevano la famiglia di Adele, promisero il trasporto.
Misero l'orso nella bara di Lillina, sotto al santino del marito, di fianco alla borsa di coccodrillo con cui s'era sposata.
Lillina se la portò.
Il giorno dopo il funerale Laurè sognò di nuovo Adele. In mano aveva l'orso di pezza.
-C'è ancora una cosa-disse Adele- una cosa che si è scordata l'altra famiglia-
Prima che la vecchia facesse in tempo ad apparire in sogno a qualcuno, magari Lido, scavarono la terra dalla fossa e riaprirono la bara.
Si erano dimenticati le sigarette.


8 commenti:

  1. Allora, per chi non lo sapesse L'Hera è un'azienda che opera nel settore del riciclaggio e tanta altra bella roba, insomma quel che oggi si dice una multiutility, di Bologna e in tanti altri comuni. Magari leggendo ci si arriva lo stesso, io con wikipedia ho fatto prima.
    Ho apprezzato anche l'uso del termine "scantari", chi è siciliano o legge Camilleri sa cosa vuol dire gli altri si informino, e poi lo stile è moderno e diretto, i giovani parlano anche così, e poi il ritmo è incalzante. La storia in fondo è quella che è, in mille parole o circa non è che si può fare molto di più. Insomma mi è piaciuto tant'è vero che l'ho pubblicato subito, il tempo di leggerlo.

    RispondiElimina
  2. Già, la storia è quella che è, però quando l'ha raccontata non ho resistito. Infatti la storia di Lido è di Lido :)
    Tale e quale, senza che ci abbia messo mano o che l'abbia corretta. Sono contenta che ti sia piaciuta. E' piaciuta anche a me. Grazie Franco, ciauu

    RispondiElimina
  3. "scantare" in effetti è verbo che i lettori di Camilleri conoscono .
    La storia,- se da una parte ci riporta al mondo dei sogni premonitori, del lotto, del "dammi i numeri", dall'altra è parente stretta di una variante della leggenda metropolitana della autostoppista fantasma (tizio dà un passaggio a una ragazza, la ragazza ha freddo , tizio le dà un giaccone, quando torna a riprenderselo scopre che la ragazza era morta anni prima, aprono la bora e la trovano, lì, intatta, col giaccone addosso).
    Quello che cambia, e che le da' spessore, è ,da un lato, la preparazione che è data dalle storie precedenti, sia a livello di linguaggio, sia a livello di struttura un po' surreale, un po' stralunata.
    E' come se fungessero da preparazione attraverso gradi successivi e progressivi di bizzarria. Il famoso climax che aiuta a sospender l''incredulità.
    Oltretutto, questi pezzi hanno anche un'altra funzione: creano un ponte tra storie attuali e storie passate realizzando una sorta di comunanza.

    RispondiElimina
  4. vero :) parlo di 'scantare' :)
    e sì, il senso è quello.
    grazie Rub

    RispondiElimina
  5. Serenella Tozzi9 settembre 2014 13:24

    Molto accattivante questo racconto e l'atmosfera che hai saputo creare. Già la presentazione: il luogo, le buche, i particolari personaggi, le abitudini al bar e, poi, la storia che viene raccontata.
    L'aneddoto, nato in altro ambiente e raccontato in un contesto moderno, assume una particolare suggestione, diventa verosimile... e rimane, comunque, una bella storia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. sì, è una bella storia anche secondo me, ed ha l'emblematicità della parabola senza per questo perdere la 'confidenza' col 'tessuto umano'.
      Quando il ragazzo l'ha raccontata ascoltavano tutti.

      Elimina
  6. Non sono un appassionato di racconti, comunque all'occasione li leggo interessato.
    La storia qui ha un ritmo incalzante, in progressione a singhiozzo, costruito stranamente, di un modernismo accattivante.
    I discorsi spezzati si inseguono senza respiro, il tutto in un'atmosfera surreale, tra realtà e fantasia.
    Certo, ci vorrebbe a supporto anche un minimo di conoscenza localistica per meglio apprezzare.
    Comunque l'impatto su un mondo ed una mentalità altri è notevole, uno squarcio improvviso per chi non è del posto.
    < Scantare > non so cosa significhi, mai sentito, ma non corro alla spiegazione internet: lo lascio lì, irrisolto, come un lemma da girarci intorno, dal significato incerto e sconosciuto per il lettore straniero...
    In conclusione, un'ottima proposta.
    Siddharta

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Sid. Comunque 'Scantari' vuol dire: fare paura.
      In siciliano naturalmente.
      Camilleri lo usa spesso e se il verbo è stato traghettato dalla nicchia dialettale all'utenza nazionale è grazie a lui :)

      Elimina