giovedì 11 settembre 2014

Loi Franco - Galleria di Poeti Contemporanei - ovvero - Poeti del XXI° secolo dall' A alla Zeta


Poeta, saggista e critico, Franco Loi è nato a Genova il 21 gennaio 1930, ma vive dal ’37 a Milano, città di cui ha abbracciato il dialetto come cifra della propria vena poetica, coniando un linguaggio vernacolare ibrido che attige a piene mani da idiomi, gerghi e idioletti raccolti negli ambiti popolari e proletari della città e dell’hinterland. Dopo aver fatto l’operaio ed essersi diplomato in ragioneria, dal 1960 al 1983 Franco Loi si impiega all’ufficio stampa della Mondadori. Attualmente collabora al supplemento culturale della domenica de Il Sole-24 Ore. Incomincia a scrivere a 35 anni e la prima pubblicazione di alcune poesie avviene nel 1972 sull’Almanacco dello Specchio. Successivamente pubblica una ventina di libri con raccolte di poesie o poemi, fra cui ricordiamo: Strolegh, Teater, L’Aria, Liber, L’Angel, Amur del temp.



Forsi û tremâ cume de giass fa i stèll
 da "Lünn" (1982)

Forsi û tremâ cume de giass fa i stèll,
no per el frègg, no per la pagüra,
no del dulur, legriâss o la speransa,
ma de quel nient che passa per i ciel
e fiada sü la tèra che rengrassia…
Forsi l’è stâ cume che trèma el cör,
a tí, quan’ne la nott va via la lüna,
o vegn matina e par che ‘l ciar se mör
e l’è la vita che la returna vita…
Forsi l’è stâ cume se trèma insèm,
inscí, sensa savèl, cume Diu vör…


Forse ho tremato come di ghiaccio fanno le stelle

Forse ho tremato come di ghiaccio fanno le stelle,
no per il freddo, no per la paura,
no del dolore, del rallegrarsi o per la speranza,
ma di quel niente che passa per i cieli
e fiata sulla terra che ringrazia...
Forse è stato come trema il cuore,
a te, quando nella notte va via la luna,
o viene mattina e pare che il chiarore si muoia
ed è la vita che ritorna vita...
Forse è stato come si trema insieme,
così, senza saperlo, come Dio vuole...


Vòltess
 da "Lünn" (1982)

 Vòltess, sensa dagh pés, cume se fa
quand ch'i penser ne l'aria slisen via,
vòltess per abitüden lenta, sensa sâ,
cume quj donn che per la strada i gira
la testa per un òmm, in câ, o sü la porta,
vòltess per simpatia d'un rümur luntan,
o d'una runden sü nel ciel stravolta,
vòltess sensa savè, per vuluntâ
d'un quaj penser bislacch, o per busia,
vòltess per returnà, che smentegâ
sun mì che dré di spall te rubaria
quel nient del camenà, quel tò 'ndà via.

Voltati

Vòltati, senza dar peso, come si fa
quando i pensieri nell'aria scivolano via,
voltati per abitudine, lenta, senza senso
come quelle donne che per strada girano
la testa per un uomo, in casa, o sulla porta,
voltati per simpatia d'un rumore lontano,
o d'una rondine su nel cielo stravolta,
voltati senza sapere, per volontà
d'un qualche pensiero bizzarro, o per bugia,
voltati per ritornare, che dimenticato
ci son io dietro le spalle per rubarti
quel niente del camminare, quel tuo andare via.


Dent la paròla vèrta mí me pèrdi,
deventi i ròbb del mund, l’aria che passa,
quèla parola che sta dedré de l’aria
e se fa ciara aj ögg che stan nel temp,
e se mí parli sù no chi l’è ‘l parlà,
l’è ‘l vent che parla cul mè d’un sentiment,
ché nient se fa del nient e nel pensà
la vûs che mí me ciama me vègn dent.

Dentro la parola aperta io mi perdo,
divento le cose del mondo, l’aria che passa,
quella parola che sta dietro l’aria
e si fa chiara agli occhi che stanno nel tempo,
e se io parlo non so chi è il parlare,
è il vento che si dice col mio sentimento,
poiché niente si fa dal niente e nel pensare
la voce che mi chiama mi viene dentro.

*

Quan’ nüm dísum cultüra, dísum nagott.
L’è tütt un büscià e sòtt gh’è minga ‘l vin,
ch’în quatter j òmm che san e cent ch’imbröja,
e milacent che curr al ner del vin…
Un füm che cuatta ‘l mund de vècc e mort,
tra i càlis che se arsa, un gran magnà,
spüssa che figa passa, e dré di port
la man di làder scunfüsa ai leterâ.

Quando diciamo cultura, non diciamo niente.
È tutta schiuma e sotto non c’è vino,
ché quattro sono gli uomini che sanno e cento che imbrogliano
e millecento che corrono al nero del vino…
Un fumo che copre il mondo di vecchi e morti,
tra i calici che si alzano, un gran mangiare,
puzza di fica passa, e dietro le porte
la mano dei ladri confusa ai letterati.

(da Isman, Einaudi 2002)


7 commenti:

  1. Mi piace questo poeta, riesce a trasmettere un senso di partecipazione al vivere comune.

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  2. Be', un Poeta con al "P" maiuscola.... molto delicato...

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    1. Concordo. Non intendevo "questo poeta" in senso diminutivo, ma proprio per sottolineare poeta. Forse avrei dovuto scrivere la P maiuscola per meglio chiarire il pensiero. :-)

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  3. Da quel che ho letto finora, invece a me costui non piace per niente.
    Oggi danno del poeta a tutti, cani e gatti...
    Siddharta

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    1. Sono passati quarant’anni da quando Einaudi ha pubblicato il suo poema Stròlegh, pertanto rassegnati, non è da oggi che lo definiscono “Poeta”. In fondo sono quelli della tua generazione che lo hanno incoronato tale, non prendertela con quelli di “oggi”, questa volta non c’entrano nulla.
      Che poi a te questo poeta non piaccia è del tutto legittimo, ma liquidare con tanto disprezzo un personaggio di levatura come Loi, è altrettanto discutibile.

      Inoltre questo “Signor Nessuno” come lo definisci tu, ha vinto anche lui qualche piccolo premio, certo mai così tanti e così importanti come alcuni dei nostri comuni amici, ma insomma, qualcosa di buono nella vita ha combinato anche lui… poverino.

      Oltre alle raccolte di poesia Loi ha anche scritto, nel 2001, un libro di racconti intitolato "L'ampiezza del cielo" ed ha pubblicato diversi saggi. Loi è stato vincitore del Premio Bonfiglio per la raccolta Stròlegh, del premio Nonino per Liber e recentemente ha ricevuto il Premio Librex Montale e il Premio Brancati 2008 (sezione poesia) con il libro Voci d'osteria. È stato insignito dalla Provincia di Milano della medaglia d'oro e ha inoltre ricevuto dal Comune di Milano l'Ambrogino d'oro e il "Sigillo Longobardo della Regione Lombardia"[1]. Ha contribuito a numerose riviste e lavora tuttora per Il Sole 24 ore.

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    2. Guarda Franco che mi riferivo a quanto hai pubblicato in questa sede su di lui.
      E' impossibile conoscere tutto di tutti.
      Rimanendo agli assaggi qui letti, pur non essendo un parruccone, non ho apprezzato tra l'altro il vocabolo osceno dell'ultima inserzione.
      Poteva risparmiarselo/celo.
      Gli inserti qui proposti mi hanno sconsigliato di approfondire il personaggio.
      Che poi oggi taluno cammini sugli allori, non mi commuove: un sacco di autori vanno per la maggiore solo perchè spinti adeguatamente anche solo per interessi economici.
      Ora però voglio scandalizzarti: pure Pasolini non lo sopporto. Ho cercato di leggerlo più volte, ma arrivato a metà ho sempre battuto in ritirata.
      Incompatibilità caratteriale, che ci vuoi fare...
      Più vollte ho tentato ad esempio di vedere quel < Salò o le 120 giornate di Sodoma >, ma lo schifo ha avuto la meglio.
      Il relativo cd è ormai sepolto da qualche parte.
      In conclusione, perchè devo farmi piacere per forza un autore?
      Nello specifico, ma che vada a da via i ciap, per restare al milanese d'adozione.
      Sid

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  4. Anch'io ricordo ancora con angoscia quel tremendo film, a quei tempi la cultura di sinistra riusciva a imporci anche queste nefandezze, facendole passare per opere d'arte. Purtroppo la cacata pazzesca di Fantozziana memoria ancora non aveva fatto giustizia di certa cultura. Preferisco ricordare il Vangelo secondo Matteo, grande film, mentre le sue poesie non le ho mai digerite. Ma il mancato apprezzamento l'ho sempre attribuito alla mia sommaria preparazione letteraria. Mi riconcilio con lui pensando a Ragazzi di vita, e Uccellacci uccellini con Totò.
    Per quanto riguarda il poeta in questione, non fartene un cruccio, non è la prima volta che pubblico poesie di questo poeta e pensavo che tu lo conoscessi meglio. Nema problema!

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