lunedì 29 settembre 2014

Musica appropriata - Serenella - Scrittura creativa

SCRITTURA CREATIVA
Scrivi un testo basandoti su questi elementi: 
LUOGO: Una spiaggia deserta - ORA: il tramonto - STAGIONE: estate - PERSONAGGI DEL DIALOGO: un uomo di mezza età, una ragazza poco meno che trentenne - ALTRI ELEMENTI: si sono conosciuti da qualche giorno ma è la prima volta che si incontrano per una passeggiata, da soli. Lui pensa di essere innamorato di lei ed ha deciso di dirglielo. Lei è perplessa. E’ molto più giovane e soprattutto ha avuto una grande delusione sentimentale e non ha intenzione di sbagliare ancora. Un pescatore, quasi in riva al mare sta aggiustando una rete da pesca. Da un baretto di legno sulla spiaggia, deserta, arriva una musica dolce …


Musica appropriata


Dalla finestra del piccolo bar sulla spiaggia, oltre alle note di "Strangers in the night", cantate dalla voce suadente di Frank Sinatra, uscivano bicchieri, piatti e stoviglie varie gettate da una mano evidentemente molto adirata, oltre che ferrigna.
L'effetto era bizzarro nel contrasto con la musica.
La coppia che stava passeggiando lì nei pressi si fermò sbigottita, poi, l'uomo, un omone di mezza età, gagliardo e vigoroso, trascinò quasi di peso la ragazza lontano da quello scompiglio.

Lei, minuta e spaventata, gli si affidava e si faceva trascinare senza opporre resistenza.
Giunsero alla riva in un battibaleno.
Lì, un pescatore canuto, con una lunga barba che lo faceva assomigliare ad un apostolo del vangelo, stava aggiustando una rete da pesca che dimostrava tutti i suoi numerosi anni.
Nel cielo tuoni e lampi si susseguivano senza soluzione di continuità. La pioggia non cadeva ancora, ma grosse nubi nere orlate di olivastro si accendevano in alternanza: ora più vicino, ora più lontano all'orizzonte.
Un forte vento agitava le onde che si riversavano con sempre più violenza sulla riva costringendo il pescatore ad un precario equilibrio.
La tensione era palpabile nelle persone e negli elementi atmosferici.
"Non dovreste rimanere fuori con questo tempo" - disse il vecchio senza girarsi, continuando il proprio lavoro.
"Anche lei dovrebbe ripararsi, fra poco il mare le strapperà la rete dalle mani" - rispose Raul di rimando.

Si allontanarono però, a cercare un riparo, e lasciarono il pescatore a bilanciarsi contro la furia del vento.
"Perché hai voluto che uscissimo con questo tempo?" - chiese Raul rivolto alla ragazza. "Saremmo potuti rimanere nella hall dell'albergo".
Lei scosse il capo: "Mi dispiace, mi dispiace..." proferì con voce appena percettibile.
"Va bene, ti dispiace, ma ora raccontami tutto. Cosa ti turba? Anche se non ti conoscevo, quando quindici giorni fa sono arrivato qui in vacanza, ho notato subito la tua aria angosciata e ansiosa".
"Aspetto un bambino". Lo disse in fretta, come per non poter tornare indietro, timorosa di non arrivare a finire la frase.
"Acc. e perché lo dici a me? Dillo al tuo lui..."
"No, non voglio... mi chiederebbe di sposarlo...
"E non è questo che vuoi?" non poté fare a meno di esclamare Raul.

Anna non rispose subito, rimase pensierosa, poi, quasi vergognandosi, sbottò: "Lo disprezzo, è un violento. Stiamo insieme da un anno, un anno di botte e di umiliazioni... e disprezzo anche me che ho accettato di subire i suoi modi violenti. Credevo di amarlo, di poterlo cambiare... ma ora... non voglio che mio figlio cresca in un clima di violenza!
Non sapevo con chi confidarmi, poi ho visto che ti interessavi a me, che mi guardavi con simpatia...", ebbe un attimo di esitazione e, aggrappandosi al suo braccio -"non so come fare! Aiutami, mi sembri una persona solida e affidabile" - concluse.

"Ho capito, è per la mia stazza", scherzò lui.
Anna lo guardò finalmente in viso, poi, dolcemente sospirò: "Si anche per questo. Se gli parlassi tu... sai, è anche un vigliacco".
Ritornando, passando davanti al piccolo bar in legno, sentirono le note di "The man I love" cantate da Ella Fitzgerald.

La finestra era chiusa, regnava la calma.

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1^ versione
Anna quella notte dormì con un leggero sorriso che le aleggiava sulla faccia, simile ad un angioletto felice.
Raul, invece, non chiuse occhio. Dopo l'ennesima sigaretta, finalmente si decise, prese carta e penna e scrisse un breve biglietto che lasciò al portiere di notte prima di lasciare l'albergo.
"Cara Anna, sono sicuramente anch'io un vigliacco. Perdona la mia fuga, ma sono sempre vissuto solo ed ho paura di non farcela a sostenere di punto in bianco una famiglia.
Sono sicuro che troverai la forza di reagire, il bambino che aspetti te ne darà la forza. Addio".


2^ versione
Anna quella notte dormì un sonno pacifico, Raul, invece, uno molto tormentato.
Era vero che provava simpatia per Anna, anzi, attrazione sincera. Gli sembrava fragile e bisognosa di protezione; lui sentiva il desiderio di formarsi finalmente una famiglia, ma non pensava di trovarsela così di botto già bella e fatta.
Avrebbe voluto più tempo per decidere; d'altra parte una decisione andava presa, e presto, prima che Anna ritornasse da quel bruto a parlargli. Non avrebbe saputo dove andare altrimenti.
Pensò alla sua casa animata da una presenza femminile e, più tardi, da una infantile da poter crescere.
Aveva goduto della vita in tutta libertà, ce l'avrebbe fatta a sostenere i vari condizionamenti che il cambiamento avrebbe comportato?
Era un decisionista. Decise di sì.

12 commenti:

  1. Be', se non scrittura creativa questa, con ben due soluzioni a disposizione. Si vede che l'ha scritto una donna, in entrambe le soluzioni lei dorme sonni tranquilli, mentre lui non si da pace... e pensare che i guai li ha combinati lei, e adesso aspetta che qualcuno le tolga le castagne dal fuoco :-)))) E' proprio un bel tipo questa tua... per caso ti ricorda qualcuno di tua conoscenza?
    Che fantasia Serenella, ma quando le pensi... di notte?

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  2. A pensarci bene le soluzioni sono ben tre!

    La finestra era chiusa, regnava la calma. E' conclusivo.

    Le altre due soluzioni sono facoltative... be' insomma, aspettiamo chiarimenti.

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  3. Insomma, narrativamente parlando, la palla è passata a "lui" (Raul) . Soluzione n° 3 (o quattro) partendo dalla seconda versione "Quando, la mattina dopo, lui le parlò, aprendole il suo cuore, lei distolse lo sguardo con un gesto di diniego. "Perchè?" chiese Raul. Anna attese, prima di rispondere e, quando lo fece, la voce di Sinatra coprì la sua, così che Raul dovette ripetere quello che credeva, o temeva, di avere sentito. "E' per quel che ho imparato" aveva detto Anna. "Imparato?" disse Raul sovrastando la voce di Sinatra. "A fare da sola" rispose lei dirigendosi verso il bar.
    La musica, indifferente, continuava a suonare.

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    1. Fantastico, Rubrus, fantastico!

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  4. Ahaha! Visto!
    E' certo che gli epiloghi possono essere più di uno: io sono per il finale "0", cioè vorrei affidare la parola "fine" alla fantasia del lettore, lasciando la conclusione in sospeso; in questo caso racchiusa nelle parole delle due canzoni menzionate.
    E' una mia caratteristica (spesso tacciata di pigrizia) quella di lasciare indeterminati i finali, ed effettivamente non so giudicare se significhi davvero mutilare uno scritto oppure arricchirlo. In fondo lascio sempre delle sottili tracce che dovrebbero indurre chi legge a trarne le conclusioni...
    Sarebbe interessante sapere che ne pensano gli altri.

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  5. Aaaaah... vexata quaestio! Io la vedo così: se nel racconto uno mette le premesse perchè il lettore possa immaginarsi il finale o, addirittura, più finali alternativi, va bene anche perchè il lettore, poi, il finale se lo immagina come vuole lui - e questo è qualcosa che nessun autore riuscirà mai a fare. Se invece le premesse sono troppo confuse, o incongruenti, e alla fine non ci si capisce nulla, è un disastro.
    Penso che uno dei finali più riusciti in questa tecnica sia "Gioco d'ottobre" di Ray Bradbury, forse persino superiore a "la zampa di scimmia" (ma adesso non apriamo il dibattito sui generi, sul racconto più bello ecc. sto usando questo racconto come esempio). Metto i link ai due racconti ( http://taurie-2020.livejournal.com/204061.html) - ( http://www.scheletri.com/racconto1212.htm)

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    1. Merci beaucoup!

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    2. Serenella Tozzi1 ottobre 2014 20:00

      Sono andata a leggerli tutti e due: inquietante "Gioco d'ottobre" di Ray Bradbury, ma io preferisco "La zampa di scimmia", forse perché aborro la violenza. Trovo che come narrazione i due racconti siano alla pari, davvero ben scritti ma, forse Ray Bradbury la fa un po' troppo lunga, mentre Jacobs il suo lo ammanta di mistero fino alla fine, soprattutto alla fine che lascia in sospeso. L'altro è più macabro e nonostante la non definizione finale, anche solo per l' idea (inaccettabile) lascia un senso di orrore e ripulsa.

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    3. Diciamo che, secondo me, Jacobs pesca più nel gotico "classico" (la favola dei tre desideri) e quindi rimanda al soprannaturale. Fondamentalmente il tema della hybris e della seduzione. Bradbury pesca più nel psicologico, cioè parte da contesti realistici che tutti possiamo vedere o sperimentare e gradualmente ci porta ad estremi (tanto più "forti" quanto più "innocente" è la vittima) che ci lascia dedurre senza mostrarli, lasciando che sia il nostro intelletto a fare il resto. Lavora più sulla psicologia.

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  6. Sì, quando termino di leggere un racconto, classico o contemporaneo, poi parto per la tangente.
    Cioè proseguo la trama con la fantasia, giungendo spesso a conclusioni sconclusionate...
    Così per i film ( ad es. Kurosawa ), la pittura, ecc. ( non parliamo poi della poesia altrui, che rifarei sempre tutta da capo. Della mia non sono mai soddisfatto appieno... ).
    Ciò non toglie che i finali anche aperti degli Autori mi siano di stimolo comunque, apprezzandone l'intelligenza.
    Come in questo caso ( e la pillola? e l'interruzione di gravidanza, e... e... ).
    Siddharta

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  7. Fico, mi sono sempre piaciuti i finali aperti :)

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  8. Io invece preferisco la versione n.2. E non certo perchè amo il finale tipo: "...e vissero felici e contenti", ma perchè mi sembra la soluzione più normale soprattutto per lui: Raul ha la possibilità di formarsi una famiglia e forse potrebbe non avere altre occasioni. Perchè non accettare? Comunque anche io questo caso, dopo aver letto il racconto di Franco, l'esame della scrittura creativa è stato brillantemente superato. Brava Serenella.

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