venerdì 12 settembre 2014

T’ARCORDA di Manrico Bacigalupi - poesia dialettale


T’ARCORDA 

Quando un po’ pu adrè che spuntea er sole,
sortea i bo’ , da a stala, ligà ar zogo ,
con atacà r’barocio e le …cicale
che l’arcontea de nautro dì de fogo ?


…Quando te caminea a piedi scauzi,
coi cuzoneti corti ( e le bretele )
e te sartea, chi e là…su e zù..a sbauzi…
( de fero, sotto i pe’, venia a pele ?)

Bastea ‘na cana en man : l’ea ‘na spada !
‘Nter “pradesel” … battagle a più non fae !
A sera, strachi morti, e sta’ masnada
de “combatenti”, a ca’..dovea tornae”.

‘Ntorno ar taolin a se sedea
con’en testa ancoa i zoghi dela strada!
Ma er tempo, ormai, da te pu’ né pretenda:

i zoghi jen finì…basta sognae !
Ma ‘na domanda ancoa a’ vogjjo fae:
a Punta Bianca, er sole…acoa i senda ??



RICORDI ?
..Quando , prima dell’alba,
uscivano i buoi dalla stalla, legati al giogo,
attccati al carretto e le cicale
che già cantavano di un altro giorno di fuoco ?

…Quando camminavi a piedi scalzi
con i calzoncini corti e le bretelle
e tu saltavi, di qua..di là..a sbalzi
e sotto ai piedi avevi una ”suola di ferro”?

Bastava una canna i mano : era una spada !
Nel praticello…battaglie a noi finire !
Alla sera, poi, stanchi morti , come una masnada
di combattenti , a casa si doveva tornare.

Intorno al tavolino si sedeva,
con in testa ancora i giochi della strada…
Ma il tempo, ormai, da te ,più nulla pretende…….

I giochi son finiti, basta sognare !
Ma una domanda, ancora, la voglio fare:
A “Punta Bianca”, il sole…ancora scende ?

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8 commenti:

  1. La poesia dialettale, quando è spontanea e sincera, ha sempre un posto speciale in questo blog. Molto godibile e ammirevole nella sua semplicità.
    Comprensibile a prima lettura anche per un lombardo come me, tuttavia non riesco ad individuare la provenienza, Veneto d'accordo ma che zona esattamente non saprei dire.

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    1. Rispondo a me stesso per dire che ho sbagliato clamorosamente l'origine di questo dialetto. Pare sia della Lunigiana, quella zona a confine con la Liguria e la Toscana, più esattamente a Castelnuovo Magra (SP), Notizia diffusa dall'autore stesso su facebook.

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  2. Questi versi potremmo definirli un < idillio >, parentesi di confessione personale
    in ambiente pastorale.
    Giochi di bambini poveri in tempi poveri, quando ci si trastullava con un niente.
    Eppure quanta fantasia a condire divertimenti all'aria aperta, in zoccoli di legno e calzoncini corti!
    Oggi i ragazzini viaggiano con telefonini ed altre diavolerie elettroniche, inchiodati su una sedia.
    Allora le brutture restavano chiuse fuori dalla porta, ora ci entrano in casa per ogni dove.
    Questa lirica è tra le più belle mai lette, con quella semplicità e comunicativa dirette proprie di tempi in cui la vita agreste ci rendeva tutt'uni con la natura.
    Un salto nel passato d'infanzia, e tanta tanta nostalgia per noi vecchi.
    In vernacolo e in traduzione il testo, entrambi splendidi nella resa d'immagini.
    Centodieci e lode, con abbraccio fraterno.
    Siddharta

    P.S.: L'Autore ha precisato che Punta Bianca è l'inizio dell'Appennino ligure, da dove verso sud si estende tutta la costa della Versilia.

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    1. Il Maestro Manrico Bacigalupi ha aggiunto altrove ( da Fb ):
      << Questa modestissima poesia vuole essere un ricordo della mia infanzia. i luoghi ed ll dialetto sono gli stessi che la tua adorata Santippe vedeva ed ascoltava quando andava in Colonia a Marina di Carrara. La "Punta Bianca " è l'inizio del'Appennino Ligure >>.
      Sid

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  3. A punta bianca il sole probabilmente cala ancora tutte le sere e sale ogni mattina, tutto il resto non è più come prima. (mannaggia la rima).
    Nelle case adesso c’è l’acqua corrente e ti puoi lavare quando vuoi anche in inverno senza che ti si geli il pisellino per il gran freddo, e se devi fare i bisognini non devi più attraversare la corte per farla in un buco pieno di topi. E la mammina ha una macchina che lava e asciuga la biancheria, poverina, non può più andare al fosso a ciacolare con le altre comari e spaccarsi le ginocchia e la schiena. Non può più nemmeno accendere il fuoco con le fascine e farsi venire le piaghe alle mani dalla liscivia. Il paparino invece ha un carrettino con quattro ruote di gomma che va da solo senza i buoi davanti, perché c’ha tanti cavalli nel cofano e quando piove non si bagna più nemmeno. E i bambini non hanno più i geloni e gli zoccoletti non vanno più di moda, ai piedi portano delle scarpette di gomma che costano uno stipendio di allora. I pidocchi sono morti e anche la fame è scomparsa. Però da mangiare c’è tutto quello che vuoi e l’unico imbarazzo è quello della scelta.
    Perché le poesie dei temp indrè non parlano mai di come si stava male quando si stava bene, mentre raccontano di come si stava bene quando si stava male?
    Mica solo tu sai… da vecchi si diventa nostalgici, non c’è niente da fare, è quasi una regola.

    Ps: Anche il dialetto è scomparso, adesso parlano tutti una strana lingua chiamata “itagliano”

    Orazio Coclite

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  4. I ricordi dell'infanzia sono di solito idilliaci, tutti noi ricordiamo con rimpianto, direi con affetto, quei momenti della nostra vita, quando tutto era teso all'avvenire.
    La vita era altra, certo, l'avanzare della tecnologia e della scienza porta a cambiamenti concreti che mutano usi e costumi.
    A noi questi tempi certamente paiono offrire ben poco, ma sarei curiosa, fra trenta o quarant'anni, di poter sentire parlare della loro infanzia i bambini di oggi.

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  5. LO SPECCHIO DEL PASSATO
    Immagini riflesse in un mondo senza Anima.
    Risa di bambini risvegliano in me i ricordi di un passato lontano dove dignità e rispetto erano l’unica ricchezza
    I Rioni ( anima della città ) dove la vita pulsava sanguigna per strada si giocava con giochi inventati dalla fantasia
    La fanciullezza scorreva felice paga del poco che aveva
    ad ogni angolo sprizzava la vita
    Le botteghe artigiane davano risalto al folklore creativo
    Rumori di vita profumi fanciulli che giocano il brusio delle massaie che si scambiano notizie su i fatti del giorno appena trascorso riempivano il quotidiano.
    Le malignità alla prima occorrenza lasciavano il passo alla solidarietà
    ai giorni nostri Tutto questo non esiste più
    L’anima rionale rivive solo nei ricordi di quei fanciulli oggi vecchi che quando passano di li sentono ancora il bisbiglio dell’ANIMA RIONALE VITTORIO.A

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  6. Io l'ho voluta leggere, anche se a fatica, senza l'aiuto della traduzione, perchè il dialetto, qualsiasi esso sia, porta con se la sua musicalità che poi è anche la sua forza. Disarmante la semplicità di questi versi che parlano di un tempo passato caratterizzato anch'esso da una quotidianità sempre uguale. Ma quanta poesia si respira. A rileggerti.

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