lunedì 22 settembre 2014

UN INCONTRO CHIAVE - frame - Scrittura creativa

SCRITTURA CREATIVA

Scrivi un testo basandoti su questi elementi:

LUOGO: Una spiaggia deserta - ORA: il tramonto - STAGIONE: estate - PERSONAGGI DEL DIALOGO: un uomo di mezza età, una ragazza poco meno che trentenne - ALTRI ELEMENTI: si sono conosciuti da qualche giorno ma è la prima volta che si incontrano per una passeggiata, da soli. Lui pensa di essere innamorato di lei ed ha deciso di dirglielo. Lei è perplessa. E’ molto più giovane e soprattutto ha avuto una grande delusione sentimentale e non ha intenzione di sbagliare ancora. Un pescatore, quasi in riva al mare sta aggiustando una rete da pesca. Da un baretto di legno sulla spiaggia, deserta, arriva una musica dolce …

font: http://www.oggiscrivo.it/




UN INCONTRO CHIAVE




Il sole esausto, ma ancora minaccioso, cercava un varco tra le fresche valli dei Monti Sibillini, mentre sulla spiaggia ormai deserta, Mario spegneva gli ombrelloni uno ad uno senza affanno, quasi con rassegnazione. L’estate era breve su quel tratto di costa selvaggia e l’hotel alle sue spalle si sarebbe svuotato entro pochi giorni.

«Quando parti?» domandò il Signor 48.
«Domani mattina.» rispose la Signorina 29.


Mario alzò gli occhi su quella strana coppia e notò che l’avvocato, così lo chiamavano i clienti sulla spiaggia, aveva le spalle più curve del solito e visto di dietro, con quel passo trascinato e la testa piegata in avanti, sembrava improvvisamente invecchiato. Eppure era ancora un bell’uomo e la signorina dell’ombrellone in prima fila, con l’aria un po’ triste e un libro sempre tra le mani, non sembrava indifferente alle attenzioni di quel turista con l’accento del nord. Se ne intendeva Mario, faceva il bagnino da una vita e gli bastava una sola un’occhiata per capire certe cose. Eh sì… andavano proprio d’accordo quei due. Lui aveva impiegato un paio di giorni ad avvicinarla. Poi li aveva visti prendere il pattino per fare il bagno al largo, e quando erano tornati a riva, l’avvocato gli aveva rifilato una bella mancia.

«Resta ancora qualche giorno. Almeno fino a domenica, poi...»

«No, non posso…» rispose la signorina con la treccia lunga e nera, una delle poche persone che passando davanti alla sua barca gli regalava un sorriso. Di solito i turisti sembravano ignorarlo, mentre rammendava le sue vecchie reti. Lei invece lo salutava come se lo conoscesse da sempre. Era la prima volta che Gabriele la vedeva insieme a quel tipo. Un signore di mezz’età che le stava appiccicato come un francobollo. Troppo giovane per essere il padre, forse soltanto un amico, chissà… ma quanto parlava.

«C’è qualcuno che ti aspetta a casa? Dimmi la verità.»
«Nessuno, tranne Bubu.»
«Chi?»
«Bubu, il mio cagnolone…».
«Non scherzare, dai…»

«Buonaseeera…» fece il barista, con aria d’intesa e il sorriso che riservava ai clienti abituali, «Accomodatevi, prego, vi porto il solito?» Senza aspettare risposta, Giorgio si infilò dietro il bancone del bar e alzò il volume dello stereo. Non poteva sbagliare, quei due prendevano da almeno una settimana sempre i soliti aperitivi: lui un Negroni di quelli tosti, ci capiva l’avvocato, e lei, insegnante di francese, una ciofeca multicolore alla frutta senza alcol che inventava al momento. Due clienti puntuali come un orologio svizzero. Arrivavano alle diciotto e trenta in punto, stesso tavolo, stesso CD dei Pooh, Marlboro lui Muratti lei, e alle sette spaccate alzavano gli zoccoletti e se ne andavano col sorriso sulle labbra. Una volta li aveva sorpresi al tavolo mano nella mano, un’altra lui aveva detto qualcosa e lei aveva risposto no! Ma non era il solito no delle donne che vuol dire sì, era proprio un no deciso, tanto che lui, l’avvocato, era diventato serio serio. Strano, perché di solito rideva sempre, e aveva motivo di essere contento, perché alla sua età, quando gli capitava ancora una bella ragazza così?

«Buonasera signorina» disse il portiere in maniche di camicia e la cravatta blu di traverso, porgendo la chiave della stanza, la numero 29: singola con servizi, secondo piano, balconcino vista mare, TV, aria condizionata supplemento cinque Euro al giorno.

«’sera» rispose Anna con il cuore in gola a corto di fiato «Il conto per favore… parto domani mattina presto, preferirei pagare questa sera.»

Eh vai…Una in meno!, pensò il giovane portiere. Ci lascia Signorina? Che peccato… disse invece con malcelata tristezza. Poi si girò verso il casellario e con la stessa faccia tosta porse la chiave 48 all’avvocato che, scuro in volto e non solo per la tintarella recente, era entrato nella Hall nello stesso istante in cui l’ascensore si chiudeva.

«Parte anche lei, avvocato?»

«No, io resto fino a Natale!»

Uh… che bello, disse Luciano, mentre pensava brutto polentone scherza pure, ma non te la prendere con me se la tua amica ti ha mollato e stasera ti manda in bianco!
Poverino, bisbigliò invece la figlia del titolare che aveva assistito alla scena e sapeva della tresca: le donne delle pulizie non parlavano d’altro. E poverina disse anche Antonietta, la cameriera in sala da pranzo. Stasera la 29 era triste, parte, un po’ mi dispiace. Anche al 48 giravano stasera, aveva una faccia… disse Luigi mentre sparecchiava i tavoli, non gli andava mai bene niente, a ‘sto morto di fa...

Morto di fame un corno! Sbottò il maître, mettendo fine alle chiacchiere, il 48 è uno pieno di grana, la Maserati qui fuori è la sua, e di quelle smortine lì, ne trova quante ne vuole. Zitto tu che di donne non capisci niente, ribadì il cuoco, la 29 è la meglio di tutte, ve lo dico io che la conosco. Non è la prima volta che la signorina viene in questo albergo, ma prima stava con un altro. Non mi è mai piaciuto quel tipo, un antipatico che non vi dico, ha fatto bene a mollarlo.

Eccolo lì, ha parlato Casanova, esordì Maria, la titolare dell’albergo che si era affacciata in quell’istante in cucina e sembrava la più informata di tutti:

«Spreparate pure il tavolo della Signorina 29 e anche quello del Signor 48, niente colazione domani mattina, hanno deciso di partire questa sera stessa e a quanto pare… insieme!».

(frame del 20 settembre, 2014)



17 commenti:

  1. Be'... io almeno ci ho provato! :-)
    E' la prima volta che mi cimento con questo genere. Volevo saperne di più su questa scrittura creativa, di cui si sente tanto parlare nel web. Se qualcuno volesse provare, sarei ben lieto di pubblicare i risultati di questo esperimento.
    Non è difficile, basta seguire le dritte e con un po' di fantasia se ne possono scrivere delle belle ah ah ah.
    Avanti scrittori, fatevi sotto.

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  2. Fica l'idea delle chiavi! Attraverso quell'elemento hai trovato un taglio personale e regalato verve e motore alla storia trasformandola in un racconto corale

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    1. Meno male, temevo fosse banalotta come idea, invece... Danke :-)

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  3. Un piccolo mondo quello degli alberghi e delle pensioni, tanti occhi ad osservare le storie che vi si svolgono; e sì, deve essere proprio così e se ne devono vedere delle belle.
    Hai svolto una storia simpatica e originale nonostante la banalità degli spunti di partenza.

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    1. In effetti... la traccia portava solo ad una storia d'ammmore, anche un po' scontata, insomma un siparietto rosa. Roba che non oso trattare, preferisco buttarla in caciara.

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  4. Effettivamente le premesse sono un po' vincolanti e portano verso una storia d'ammore.
    Magari riesco a rimediare.

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    1. Quanti ne vuoi far fuori? :-)))

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  5. Non è male proprio per nulla. Forse ha il profumo del tempo passato: negli alberghi si può fumare ancora?

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    1. Grazie grazie.
      Diciamo che è ambientato negli anni 80/90, quando i Pooh andavano ancora di moda, le chiavi non erano schede elettroniche, e quando un piccolo tratto di mare tranquillo, forse, alla fine d'agosto, lo si poteva ancora trovare. Comunque, nei baretti sul mare, con tutte le vetrate aperte, ho notato che la gente fuma ancora.

      Perchè non provi anche tu a imbastire una storia senza pretese seguendo la traccia, dai, per una volta può essere divertente e poi chissà, magari ti ripiglia l'estro di scrivere.
      Ciao

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  6. Il discorso/dialogo indiretto forse dovrebbe rispondere a precise regole formali.
    Così almeno direbbe una scuola di scrittura creativa ( giusto il proemio... ).
    < spegneva gli ombrelloni > probabilmente non passerebbe, anche se immaginifico.
    < passo strascicato > mi piace di più.
    Oggi per i bagnini professionali le regole sono ferree, salvaguardare i bagnanti e non attendere al rammendo delle reti da pesca.
    Scriverei < cinque euro al giorno >.
    Idem < hall >.
    La storia è superveloce, leggera, da gossip estivo, col solito mutar d'accento femminino a stoccata finale.
    La Maserati colpisce duro, è irresistibile...
    Bello il titolo, doppiamente allusivo.
    Siddharta

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    1. Il bagnino si chiamava Mario, il pescatore invece Gabriele, ho messo i nomi apposta per non confondere i personaggi, ma non fa nulla non è rilevante. I miei bagnini facevano di tutto tranne quello a cui erano preposti, ne ho conosciuti almeno una ventina e di loro ho capito una cosa sola: sono una casta. Intoccabili e indispensabili.

      All'esame di una scuola creativa direbbero molto di più, tu sei stato troppo buono. La faccenda delle maiuscole però è controversa. Non esistono regole che indichino la maiuscola per hall di albergo ma per convenzione nell'ambiente si usa così. Euro, euri, euro, non ho mai capito come sia più giusto, sicuramente come suggerisci tu.
      Grazie per aver letto.

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    2. Quando i personaggi sono tanti, comincio a confondere...
      Ah, l'età!
      Per il resto, sai, esprimo solo opinioni: è sempre meglio che suonarcela e cantarcela tra di noi...
      Fraternamente, Sid.

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  7. secondo me, meglio "euro" indeclinabile (v. Treccani http://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/domande_e_risposte/grammatica/grammatica_062.html; nello stesso senso, con qualche perplessità, l'Accademia della Crusca http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/plurale-euro).
    Sui nomi. La densità dei nomi in un racconto, specie se breve, è problema risalente. Secondo me è essenziale che, a parte il nome, ci sia nel personaggio un tratto distintivo che lo identifichi bene. E, a mio parere, anche per quello Achille era sempre "piè veloce". Pensiamo poi ai soprannomi: il Biondo, il Gobbo ecc. Penso che ci siamo capiti.
    Penso che per identificare bene un personaggio, in modo che resti impresso nella mente del lettore, che così non fa confusione, sia necessario un po' di tempo.
    Per questa ragione nei racconti brevi, dove il tempo non c'è, è bene connotare immediatamente i personaggi, usando caratteristiche individuabili all'istante. E, naturalmente, non usarne troppi.
    Ovviamente, opinioni che, anche se valide, non sono certo regole matematiche.

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    1. Come nella storia di Pierino il lungo e Giuseppe il corto? Che alla fine ti accorgi che i personaggi sono soltanto due e non quattro?
      Chiamali come vuoi ma io, per esempio faccio sempre molta confusione con i nomi e sono stranieri proprio vado in pallone anche se i personaggi sono pochi.
      Capacità di concentrazione molto limitata, sempre la testa nelle nuvole, e se uno legge male, di conseguenza dicono gli esperti, non può scrivere bene. Per questo motivo e per altri ancora non sono diventato uno scrittore. Sono soltanto un uomo che scrive.

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  8. Ah be'... alla distrazione non credo che ci sia rimedio, però non credo che si possa dare la colpa all'autore se questa, nel lettore è congenita. Certo, l'autore deve cercare di incuriosire il lettore e rendersi parte diligente nell'imprimere nella mente dello stesso lettore i personaggi. Però penso che sotto una certa soglia di semplificazione non si possa e non si debba scendere. Penso che si debba andare incontro al lettore, non fino a - per esempio - togliere personaggi che la storia richiede (o che anche solo sono interessanti, benchè marginali). In questi casi estremi penso che valga la pena ricordare che, al "lettore" (ma è il caso di continuare chiamarlo così?) restano sempre i cartelli stradali e i baci perugina.

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    1. Come al solito arrivo tardi ( ma lo sai che solo ora comincio ad orientarmi in questo blog; ad esempio non mi ero accorto delle stanza; a proposito, ho visto che anche io ho la mia stanza: evviva! ), ma in tempo per leggere il tuo racconto che scaturisce dalla tua stessa proposta di scrittura creativa. Esperimento ben riuscito a giudicare dal risultato. Il racconto mi è piaciuto molto e mi è sembrato di vedere ad uno di quei film che venivano girati 30/40 anni fa sulle spiagge. Io non ho esperienza in questo tipo di esercizio letterario, ma ho motivo di ritenere che la cosa avrà un seguito.I miei complimenti.

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    2. Chiedo scusa, ma noto la presenza di qualche refuso: stanze/vedere uno.....pardon!

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