venerdì 31 ottobre 2014

Nessuna risposta - racconto - Rubrus

Questa è una storia di fantasmi e inizia nel solito, trito, dozzinale modo, con la Strega, la Morte e il Diavolo che mi affiancano mentre torno a casa in una tarda sera d'ottobre.
«Ma quello come si è conciato? Mi sa che ha sbagliato festa» grida uno di loro. Aguzzo la vista e intravedo, in fondo al viale, la sagoma di Arlecchino. È un attimo e subito scompare, il costume che si confonde tra i colori frantumati dall'autunno.

lunedì 27 ottobre 2014

Mulini a Vento - Claudia - racconto - narrativa -

 
Il dehor del locale affaccia su una strada poco distante dal tribunale.
Gli automobilisti di passaggio non frenano mai bruscamente, scalano le marce  e girano la testa al finestrino con una discrezione che ricorda la ieratica lentezza delle parate.
Pensavo fosse il segno di una coscienza motorizzata di rango più elevato, poi ho scoperto che lo fanno per avere il tempo di spiare i colleghi seduti ai tavoli e la proposta quotidiana del sontuoso buffet dietro la vetrina.
Montagne di omelette, fontane di cruditè,  arabeschi di couscous e sfiziosi vassoi stracolmi di nachos e fajitas.
Nel retro una terrazza perimetrale ospita tre tavolini appartati, appesi fra i muri delle case che affacciano sul corso nascosto del fiume.

domenica 26 ottobre 2014

Poesie nella rete - Donne al quadrato - Antonia Storace


“Donne al quadrato”

Ci sono le donne….
e poi ci sono le donne donne
E quelle non devi provare a capirle,
sarebbe una battaglia persa in partenza.
Le devi prendere e basta.
Devi prenderle e baciarle,
e non dare loro il tempo di pensare.
Devi spezzare via,
con un abbraccio che toglie il fiato,
quelle paure che ti sapranno confidare
una volta soltanto,
a bassa bassissima voce.
Perché si vergognano delle proprie debolezze e,
dopo avertele raccontate, si tormenteranno
– in un agonia lenta e silenziosa-
al pensiero che scoprendo il fianco e mostrandosi umane
e facili e bisognose per un piccolo fottutissimo attimo,
vedranno le tue spalle voltarsi ed i tuoi passi allontanarsi.
Perciò prendile e amale.
Amale vestite, e senza trucco
che a spogliarsi sono brave tutte.
Amale indifese e senza trucco,
perché non sai quanto gli occhi
di una donna possono trovare scudo
dietro un velo di mascara.
Amale addormentate, un po’ ammaccate
quando il sonno le stropiccia.
Amale sapendo che non ne hanno bisogno,
sanno bastare a se stesse.
Ma appunto per questo,
sapranno amare te come
nessuna prima di loro.

(Antonia Storace)



venerdì 24 ottobre 2014

Blogroll di casaframe - Perchè JOBS ACT?


Jobs act : Espressione ingl. composta dai s. job 'lavoro' e act 'atto legislativo approvato e promulgato; legge'. (Treccani)

Perché - Jobs act - invece di - Piano di lavoro? Ma perché dire piano di lavoro risulta meno innovativo di Job act! Non ci sono altre spiegazioni plausibili. Siccome il paroloide di turno è cosciente che alla fine partorirà un topolino, s’è detto diciamolo almeno in modo strano. Ormai è una costante, dobbiamo rassegnarci a questi anglicismi oppure reagire, ma come?
Vi propongo due articoli sull’argomento:




JOBS ACT, PAROLA DI RENZI
(Silverio Novelli)

Parole strambe
È interessante notare la ferina capacità di Matteo Renzi di catturare gli umori della gente: nell’ultimo esempio riportato qui sopra, il giornalista Aldo Cazzullo raccoglie la testimonianza metalinguistica resa dallo stesso Renzi, il quale, appena sentito suonare un piccolo campanello d’allarme (le sane rimostranze della “signora” per «parole strambe» come jobs act), si affretta a proclamare: «basta anglicismi». Vediamo se sarà di parola, perché, viceversa, Renzi è affascinato dal potere seduttivo del “dimolo strano” che un paroloide può sprigionare. Il paroloide è tanto più esotico e malioso, quanto più lontano dal livello medio della lingua; tanto più circonfuso di un’aura di efficienza e pragmatismo, quanto più rivestito di tecnicismo angloamericano, stile Wall Street o White House…






Ma che lingua parli? Parlo l'ital-english
Il nostro vocabolario è sempre più una colonia anglosassone. Esterofili per forza e per pigrizia
(Daniele Abbiati)
Neanche a farlo apposta, sono appena ( just in time ) tornato da un corso di aggiornamento professionale sul project financing (finanza di progetto). Ottenendo due miseri punticini, i primi di una ahimè lunga serie che dovrò accumulare se vorrò (e nonostante tutto lo voglio, è un must ) continuare ad appartenere alla community dell'Ordine dei giornalisti…

giovedì 23 ottobre 2014

CLAUDIA RUGGERI *** la Beatrice dell'inferno minore *** di Augusto Benemeglio


Ma l’avete vista bene Claudia Ruggeri, questa Beatrice da inferno minore , questa lamentatrice notturna , questa poeta maledetta salentina che canta i suoi versi non con l’arpa o la cetra , ma con la virile spada e il fragile cristallo dei vetri infranti: “cavami da le piume gli insulti lo sfrenìo / la velocità indifferenziata che era danza / o salto, che ormai non muove semplicemente / mi rende probabile”
L’avete vista mentre scioglie il suo canto, con quei versi  pazzi , che stridono sulle rotaie di un treno  facendo scintille , versi farfalle colorate, senza misura e senza schemi, senza vere ali, versi che non sanno volare, né rimanere in terra, versi dannatamente barocchi , seppur nuovi, diversi, folgoranti , improbabili, che ti arrivano come una dissonanza di schonberghiana memoria, o lo smembramento di un pensiero, o un frammento di vicenda fantasmica,  e che tuttavia ti affascinano,  t’ammaliano , s’inarcano come un cavallo imbizzarrito, o una chitarra di vento curvo che t’imprigiona nella sua spirale di sensi? L’avete vista quando alza le braccia come ali bianche di un gabbiano in riposo, e si mette poi le mani sul capo per un posa verso l’eterno? L’avete vista questa dea splendida e nera che consuma ogni giorno il mondo con la sua presenza, come se fosse l’ultimo giorno. Avete visto le sue lacrime versate per le strade di Alessano, dove rincorreva l’ombra di don Tonino Bello, il magnifico guerriero della pace?, l’avete vista, la “nostra” Claudia  mentre  sale già una scala, su su, verso  il cielo?

martedì 21 ottobre 2014

GIUSTIZIA INGIUSTA - Serenella - Narrativa


Piove a dirotto. Un vero e proprio diluvio. Un uragano!
"Ahahah! Certo non ho usato - bomba d'acqua -  il modo di dire di moda", si disse Susy, diminutivo di Susanna.
La donna odiava tutti i termini nuovi "tirati fuori dal nulla", diceva. Amava la lingua italiana e aborriva tutte le parole straniere, specie inglesi, che si stavano sempre più intrufolando, per lo più senza necessità, in quella che considerava la dolce e nobile lingua.
Si girò verso il marito, tutto preso dal giornale e che forse non l'aveva proprio ascoltata.
"Che dici, reggeranno le tegole o avremo da mettere i catini agli angoli"?
Era un grosso problema quello del tetto, bisognava proprio ripararlo; ma come regolarsi coi permessi, con la burocrazia lenta e onerosa che incartava sempre più gli inermi cittadini?

lunedì 20 ottobre 2014

Mezzo Loto - Uriah - racconto

La mia ragazza sostenne di avermi salvato la vita perché il camion, durante l’incidente, aveva distrutto completamente il posto accanto al guidatore, quello che di solito occupavo io.
Quando accadde - il giorno in cui la sua macchina venne travolta – la mia fidanzata stava andando a scopare con un altro, l’assistente del corso di filosofia teoretica. Una parola che riuscivo a mala pena a pronunciare: teoretica?
In ospedale mi confessò quel tradimento senza alcun pudore, mentre osservavo le sue dita tumefatte che spuntavano dal gesso appena steso. Era serena. In un bicchiere sopra il comodino c’era l’anello che le avevo regalato due anni prima, spaccato in due metà quasi perfette. Erano stati costretti a tagliarlo, disse, per poterle salvare il dito. Mi pregò di riprenderlo e mi lasciò quel giorno stesso.
Come spesso accade, l’incidente le aveva mostrato le cose da una prospettiva differente. Né migliore né peggiore, solo differente.

Blogroll di casa frame - Poesia e Scrittura di Giuseppe Barreca




LA CHIMERA
Sebastiano Vassalli
Einaudi 1990


Il romanzo La chimera, scritto da Sebastiano Vassalli e pubblicato da Einaudi nel 1990, rinnova felicemente lo stile del romanzo storico, richiamandosi a I promessi Sposi di Alessandro Manzoni. Il libro di Manzoni è infatti un modello, sia narrativo, sia storico; la vicenda raccontata ne La chimera è ambientata nel medesimo secolo di quella di Renzo e Lucia (sebbene avvenga qualche anno prima) e nel medesimo ambiente politico, ossia il Regno di Milano posto sotto il dominio dell’imperatore spagnolo…




Lo ricordo benissimo questo romanzo, anzi, con riferimento alla streghe e quant’altro, lo cito ancora a mia moglie per prenderla in giro, che è di quelle parti ed è tanto orgogliosa della sua Novara. J
E’ un romanzo stupendo che mi stregò sin dalle prime pagine. Giuseppe Barreca ha ragione a considerarlo un classico, tant’è vero che l’ho trovato persino sulla Antologia della letteratura italiana di mia figlia al liceo classico. Ne volevo anche pubblicare un assaggio sul blog, ma sono contento che l’abbia fatto lui. Nel caso vi venisse voglia di leggerlo, sappiate che sul web si trovano numerose versioni in PDF scaricabili gratuitamente.
(frame)

mercoledì 15 ottobre 2014

Cambio turno - racconto (Rubrus)


«Serataccia, eh?».
L’uomo doveva essere il portiere di notte, quello che Guido non aveva mai incontrato.
Stava seduto al banchetto d’ingresso – era esagerato chiamarla “reception”, dato che si trattava di una pedana larga un paio di metri e alta uno e venti. Leggeva un libro e la sua faccia era vecchia e saggia come la pagina ingiallita che aveva davanti. La faccia di uno cui fa piacere raccontare qualcosa.
«È successo un casino» disse Guido «Un tale aveva alzato troppo il gomito e Alì non gli voleva dare più da bere. Il tale ha detto che i beduini come Alì, visto che rompono tanto con questa storia dell’alcool, avrebbero dovuto tornare ad abbeverare i cammelli».
«Un vero signore».
«Ma innocuo. Alì ha fatto finta di niente e quello è andato avanti a sbraitare per un po’. Alla fine, quando ha capito che Alì non gli dava corda, stava per lasciar perdere. Non sarebbe successo niente se non avesse sboccato addosso al tizio lì vicino. Ecco, quello non era innocuo».

lunedì 13 ottobre 2014

Larocchi Marica - Galleria di Poeti Contemporanei - ovvero - Poeti del XXI° secolo dall' A alla Zeta

Marica Larocchi
Lombarda di madre slovena, vive e lavora a Monza. Poetessa, saggista e traduttrice, studiosa della poesia francese del XIX secolo. Si è laureata nel 1968 presso l'Università Statale di Milano con Luigi de Nardis e Sergio Antonelli con una tesi sulla cronologia dell'opera Illuminations diArthur Rimbaud. Negli anni 90 ha fatto parte della redazione di Anterem.
Ha pubblicato diverse raccolte poetiche tra cui Lingua dolente (1980), Fato (1987), L’oro e il cobalto (2011), Le api di Aristeo (2006), La cometa e l’ibisco (2013); e opere in prosa tra le quali Il suono del senso (2000), Carabà (2000), Rimbaud, un racconto (2005), Luogo e formula (2009). Ha tradotto Arthur Rimbaud (1992, 2004), i poeti Parnassiani (1996), Baudelaire (2012, 2013), R. Radiguet (2005), P.J. Jouve (2006), e l’opera omnia di Jean Flaminien (2001-2012).

giovedì 9 ottobre 2014

Blogroll di casaframe . Racconti di Aisha Cerami su Nòva







Invidie di un operaio
Aisha Cerami

Nicola lavora in fabbrica ormai dal 2015. Da dieci noiosi anni è una delle mani veloci di una lunga catena di montaggio. Con un centinaio di persone, a lui estranee, costruisce minichiese da tavolo. Nicola si occupa solo di mettere la croce sulla facciata. Accanto alla sua mano destra c’è un enorme barattolo stracolmo di croci di plastica in miniatura. Lui ne prende una e, appena sul nastro passa la chiesetta, la piazza sul granello di colla attaccato alla porta.

Per un periodo si è anche occupato di stampare il Padre Nostro sulle magliette. Era un incarico più creativo. Poteva scegliere i colori, la grafica e le foto da usare come sfondo. Ma si è giocato il posto facendo lo spiritoso con una fanciulla. Anna, la sua vicina di banco, era addetta agli occhiali da sole. Li lucidava e li riponeva nella scatola. Era bellissima e Nicola, pur di avere le sue dolci attenzioni, le aveva permesso di sbirciare il suo lavoro. Distratto dalle cosce lunghe, dai capelli profumati di lavanda, dal sorriso malizioso e dai seni strizzati nel grembiule, aveva piazzato come sfondo alla preghiera una mucca da latte con le poppe grosse. Neanche lui sa come sia riuscito a tirar fuori una mucca da un file pieno di facce di Gesù. Comunque era successo, e per ciò era stato mandato a casa fino a quando il nuovo capo l’aveva riassunto per pietà.

Adesso, seduto per nove ore al giorno, si annoia a morte. Invidia quelli che nell’altra ala del capannone dipingono le corone delle Madonne da vendere a Carnevale. Si accontenterebbe anche di appiccicare le etichette sulle bottiglie di grappa Lazzaro o sul vino di Cana. Anche quelli sono impieghi divertenti. Ogni tanto un goccetto se lo fanno, i fortunati che operano in quel reparto…

Ma poi Nicola pensa che non si deve lamentare. Il lavoro è un bene prezioso, ed essere stati assunti dalla ditta “Oggetti sacri” è un vero miracolo.


giovedì 2 ottobre 2014

NIENTE STORIE D’AMORE - Rubrus - Scrittura creativa

SCRITTURA CREATIVA
Scrivi un testo basandoti su questi elementi: 
LUOGO: Una spiaggia deserta - ORA: il tramonto - STAGIONE: estate - PERSONAGGI DEL DIALOGO: un uomo di mezza età, una ragazza poco meno che trentenne - ALTRI ELEMENTI: si sono conosciuti da qualche giorno ma è la prima volta che si incontrano per una passeggiata, da soli. Lui pensa di essere innamorato di lei ed ha deciso di dirglielo. Lei è perplessa. E’ molto più giovane e soprattutto ha avuto una grande delusione sentimentale e non ha intenzione di sbagliare ancora. Un pescatore, quasi in riva al mare sta aggiustando una rete da pesca. Da un baretto di legno sulla spiaggia, deserta, arriva una musica dolce …



NIENTE STORIE D'AMORE

«Adesso le chiederà di uscire».
«Sai qualcosa che io non so?».
«Antonio mi ha detto che le ha proposto una gita in barca, e non una volta, tutte le sere. Ma lei ha sempre rifiutato. In ogni caso, non avevo bisogno di Antonio, per saperlo. È evidente che il nostro amico col riporto si è preso una bella cotta».
«Insomma sei un esperto d’amore. Deve esserti facile. Fai il barista da una vita».
«Non credo nell’amore». Il barista grasso alzò il bicchiere e lo scrutò come se pensasse di trovarne un po’ sul fondo